sabato 21 marzo 2009

"LE ALGERINE AL VOTO, TRA DELUSIONI E SPERANZE" di Rachida Slimane

Algeria. Al via la campagna elettorale per la presidenza della Repubblica. Si voterà il prossimo 9 aprile.

Tempo di elezioni, in Algeria. Il 9 aprile prossimo, cittadini e cittadine andranno alle urne per eleggere il nuovo presidente della Repubblica. Elezioni senza storia, dicono però in molti, e risultati scontati in partenza. Abdelaziz Bouteflika, il presidente uscente, riconfermerà se stesso. Di nuovo grazie al voto delle donne? Probabilmente è quello che spera. Nello scorso gennaio, intanto, ha ratificato con decreto presidenziale la Cedaw, la Convenzione per l'eliminazione di tutte le discriminazioni verso le donne, bloccata da anni. Ma adesso le associazioni chiedono riforme solide, e sostanziali. Interventi efficaci, e non di facciata. Il rischio in agguato, denunciano, è l'arretramento progressivo della generale consapevolezza sull'uguaglianza tra donne e uomini. Lo confermano i risultati di un sondaggio ed una ricerca realizzati a livello nazionale dal CIDDEF, Centre d'information et de documentation sur le droit de l'enfant et de la femme, che ha riproposto un modello realizzato nel 2000 dal Collectif Maghreb Egalité… Per capire la portata del rischio, dicono al CIDDEF, basta un solo dato, quello della percentuale dei favorevoli a donne deputato o sindaco scesa dal 73 percento di otto anni fa al 53 per cento di oggi…
Tempo di elezioni, in Algeria. Il 9 aprile prossimo, cittadini e cittadine andranno alle urne per eleggere il nuovo presidente della Repubblica. Elezioni senza storia, dicono però in molti, e risultati scontati in partenza. Abdelaziz Bouteflika riconfermerà se stesso. Il presidente uscente corre infatti per la terza volta, - cosa resa possibile dalla modifica dell’articolo 74 della Costituzione (da lui proposta, e recentemente ratificata dall'Assemblèe Nationale), che elimina il limite al numero di mandati per la più alta carica dello Stato -, e soprattutto controlla saldamente informazione e esercito. Nessuno degli altri candidati, dicono in coro gli algerini, può dargli concretamente fastidio. Erano 11, le candidature depositate il 23 febbraio scorso al vaglio del Consiglio Costituzionale, organismo preposto alle leggi elettorali, ne sono state ammesse cinque. Nessuna spiegazione, sul motivo delle esclusioni. Tra i candidati ammessi c'è una donna, è Louisa Hannouna, segretaria generale del PT, il Parti des Travailleurs, che si presenta per la seconda volta alle elezioni presidenziali. E dovrà vedersela con uno scenario abbastanza in movimento, sul fronte della questione femminile nazionale. Se è vero infatti che qualche miglioramento sul piano dei diritti delle donne c'è stato, è anche vero che la consapevolezza della società algerina rispetto all'uguaglianza tra donne e uomini pare essere notevolmente arretrata. Rispetto al 2000, si è ridotta per esempio di ben nove punti, dal 44 al 36 per cento, la percentuale degli algerini favorevoli ad una donna alla presidenza della repubblica. È quanto emerge dai risultati di un sondaggio ed una ricerca realizzati a livello nazionale dal CIDDEF, Centre d'information et de documentation sur le droit de l'enfant et de la femme, presentati nel corso di una conferenza stampa promossa presso l’Institut national de la santé publique (Inps), ad Algeri. Realizzati su un campione significativo di adulti, uomini e donne, e di adolescenti tra i 14 e i 17 anni, sondaggio e ricerca, titolata "Conoscenza dei diritti delle donne e dei bambini: opinioni, attitudini degli algerini adulti e degli adolescenti", rivela senza mezzi termini una spaccatura netta della popolazione in due correnti, i favorevoli all'effettiva uguaglianza tra donne e uomini, ed i contrari. Con una curva in discesa dei primi rispetto ai secondi (che avanzano). Ne è prova, la contrazione al 36 per cento - avvenuta in otto anni – della percentuale di favorevoli ad una donna presidente; tendenza confermata anche rispetto all'elezione di donne all'Assemblèe Nazionale, il Parlamento, o alle wilaya, i comuni, che registra dati ancora più marcati: 73 per cento di favorevoli a donne deputate o sindaco nel 2000, 53 per cento oggi. Per Nadia Ait Zai, presidente del CEDIFF, non è una sorpresa. "Volevamo capire se la concezione dell'uguaglianza tra donne e uomini fosse veramente regredita, come molti indicatori ci segnalano, e i dati lo hanno confermato. Se si vogliono proporre soluzioni mirate, ed evitare di girare a vuoto, c'è bisogno di conoscere veramente cosa pensa la gente. Per questo, abbiamo adottato il metodo della comparazione, e riproposto il modello di un sondaggio realizzato nel 2000 dal Collectif Maghreb Egalité (noto gruppo composto da giuriste femministe dei tre Paesi del nord Africa, Marocco, Algeria e Tunisia, nato per analizzare le leggi che regolano la partecipazione egualitaria delle donne, e formulare proposte e correttivi, ndt)".

E Sei candidati alle elezioni presidenziali, e tra loro una donna. Ma il candidato di pietra è ancora l'astensionismo (Fonte: Women in the city )
Fanno riflettere, anche i dati complessivi della ricerca, aggiunge la responsabile Imane Hayef Ighilahriz: in otto anni, il numero degli algerini refrattari in generale ai valori dei diritti delle donne è raddoppiato – oggi riguarda un buon 23 per cento della popolazione totale -, effetto della risorgenza in seno alla società di istanze conservatrici. Altrettanto elevati i dati della violenza contro le donne e i bambini: negli ultimi 12 mesi, il 7 per cento della popolazione femminile totale, adolescente e adulta, ha dichiarato di aver subito violenza fisica o psichica da un familiare… Per realizzare tecnicamente, e valutare, il sondaggio 2008, il Ciddef si e rivolto alla agenzia spagnola l’Agence de coopération technique espagnole (Acte) che ha messo a disposizione "l'esperienza messa a frutto negli ultimi trentanni, spiega Sergio Blanco, rappresentante di Acte. "Dopo la morte di Franco, c'è stato bisogno di elaborare meccanismi che consentissero di radicare i valori egualitari nella società spagnola. È stato quindi interessante studiare i mezzi che hanno permesso l'adattamento delle leggi a valori di apertura in seno alla società.". Per la presidente del Cediff, il punto è proprio questo, "è inutile approvare emendamenti alle leggi vigenti senza elaborare meccanismi per incidere a livello sociale. È vero che la legislazione algerina per le donne è migliorata dal 2005, soprattutto con gli emendamenti apportati al Codice della Famiglia, ma vediamo che questo non è sufficiente né a tutelare né a promuovere i diritti delle donne nella nostra società. Le discriminazioni permangono, mentre regredisce la stessa percezione sociale dell'uguaglianza tra donne e uomini".

Gli emendamenti di cui parla Nadia Ait Zai sono il fiore all'occhiello della politica per le donne (e della campagna elettorale) del presidente uscente Bouteflika, che lo scorso 21 gennaio ha pure ratificato con decreto presidenziale l'adesione dell' Algeria alla Cedaw, la Convenzione ONU per l'eliminazione di tutte le forme di discriminazione verso le donne. Protestano le associazioni femminili, certamente tra le più combattive nel panorama magrebino, che nonostante tutte le dichiarazioni fatte, numerose sono ancora le norme di legge profondamente discriminanti verso le donne. In sostanza, poco ha fatto il presidente uscente per rimuovere i veri ostacoli all'uguaglianza tra donne e uomini formalmente prevista dalla Costituzione. Qualche esempio? Bene le norme sulla nazionalità che permettono alle donne sposate al estero di trasmettere la nazionalità algerina ai loro figli, ma molto meno bene il sistema di quote adottato per migliorare la rappresentatività femminile nei luoghi della decisione politica che non prevede alcun meccanismo incisivo sui partiti, rimasti assolutamente maschili. Ancora meno bene, il mantenimento della norma che prevede per le donne la figura di un tutore, wali, che autorizzi ogni loro decisione, compresa quella del matrimonio.
Che farà, che cosa prometterà questa volta alle donne (per avere il loro voto) Abdelaziz Bouteflika che al Paese tutto ha già promesso un rilancio economico di 150 miliardi di dollari in cinque anni, e la modernizzazione delle istituzioni socioeconomiche? Gli prometterà un Codice di Statuto personale finalmente emendato dai riferimenti alla sharia? Le donne lo voteranno ancora come il meno peggio, l'unico in grado di contenere l'onda islamista? Nato nel 1937, combattente nella guerra di liberazione nazionale, ministro degli Affari esteri al tempo del defunto presidente Houari Boumediene, presidente della repubblica per la prima volta nel 1999, Bouteflika è l'autore della “Carta per la democrazia e la pace”, il documento della "riconciliazione nazionale" approvato nel 2005, che sostanzialmente ha messo una pietra sopra i massacri degli anni Novanta. Responsabilità diretta dei gruppi armati islamismi e dell'esercito, che fecero più di centomila morti in dieci anni, donne e ragazze in grande maggioranza. Colpevoli di "modernità". Colpevoli di fitna. Volevano andare a scuola, uscire e viaggiare da sole, volevano vestirsi alla moda che gli piaceva, portare il velo e andare alla moschea secondo coscienza. Furono le grandi vittime della tragica transizione politica algerina. Le associazioni femminili da Algeri a Orano ne ricordano il sacrificio, insieme a quello delle combattenti della Guerra di Liberazione. Sono le donne occidentali ad essersene dimenticate, lamentano. Strette tra un presente scivoloso e un futuro di possibili agguati illiberali, voteranno ancora Abdelaziz Bouteflika le associazioni femminili algerine il prossimo 9 aprile? Ma soprattutto, in quante andranno a votare?

8 commenti:

gabbianourlante ha detto...

... interessante questo blog... lo metto tra i miei link. grazie della tua visita

Alessandra ha detto...

Grazie a te, spero che tornerai a farmi visita! :-)

CloseTheDoor ha detto...

Recentemente leggevo che il conflitto annoso sul ruolo delle donne in Algeria deriva non solo da un conflitto fra islam e modernita', ma anche da un conflitto interetnico fra arabi e berberi.
I berberi sono un popolo nomade, che era stanziato in Maghreb molto prima dell'arrivo degli arabi da est, e pur essendosi convertiti all'islam hanno una cultura *matriarcale*.

Alessandra ha detto...

Infatti le donne berbere sono più libere rispetto alle arabe.

Stefano Maestri ha detto...

Speriamo che le donne votino bene.
I successi di certi partiti criminali, dipendono anche dal voto di femmine idiote.

Alessandra ha detto...

In effetti pare che per esempio per l'elezione del Governo di Hamas a Gaza, sia stato determinante il voto FEMMINILE (bel paradosso!).

Anonimo ha detto...

La ringrazio per intiresnuyu iformatsiyu

Anonimo ha detto...

La ringrazio per intiresnuyu iformatsiyu