mercoledì 29 dicembre 2010

IRAK, LA RAGAZZA CHE SFIDA L'ISLAM CON LO SMALTO E LA MODA "EMO"


Unghie e vestiti neri ma niente velo. Ban, 15 anni, combatte gli ayatollah con la moda occidentale "emo".

Mostra con orgoglio, appeso al collo, uno scheletro in argento che suona la chitarra. Le unghie sono laccate di nero o verde, forse per prendere in giro il colore dell'Islam. L'abbigliamento è quello scuro e cupo degli «emo» la generazione di giovani pessimisti e decadenti, che si innamorano del rap di Eminem e perdono la testa per Twilight, la storia del vampiro che ama un'adolescente.
Non siamo in qualche capitale occidentale dove i ragazzi che mettono al centro le «emo»zioni sono la nuova generazione nichilista. La ragazza conciata da emo e fotografata da un giornalista del Los Angeles Times, senza farsi vedere in faccia, vive a Najaf, città santa degli sciiti. La prima adepta della generazione emo in Irak si chiama Ban (il cognome non viene rivelato per evitare ritorsioni) e ha solo 15 anni.
La sua storia sembra incredibile, ma Ban ha già un seguito fra le compagne adolescenti sui banchi di scuola. Non solo: l'abbigliamento, i guanti a rete, gli anelli, i bracciali e la moda emo serve per contrastare il grigiore del velo islamico o della tunica nera che le donne sciite indossano.
Ban ha aperto gli occhi con l'invasione americana dell'Irak. Suo padre, medico, è caduto in un'imboscata. Si è salvato, ma nel tritacarne della guerra fra sette l'avevano messo sulla lista nera delle esecuzioni. Allora ha dovuto fuggire nella città santa degli sciiti, Najaf, perchè i sunniti lo volevano morto.
Ban si è sentita morire senza più amici, abituata solo ai funerali delle vittime del conflitto e sempre più oppressa dai costumi islamici. Lei che indossava jeans e girava a capo scoperto nella capitale doveva piegarsi al velo, anche integrale. «Gli ayatollah sono andati oltre - spiega la ragazzina al Los Angeles Times -. Tutto è diventato haram (proibito), dalle unghie laccate al trucco. Qualsiasi cosa è no, no, no».
La ragazzina sprofonda nella depressione e si aggrappa a internet, dove viene attratta da Evanescence, una banda musicale fondata dalla texana Amy Lee, che ama vestirsi di nero, in contrasto al rossetto color fuoco. Ban impara a memoria strofe come «la paura è solo nella tua mente (...) povera, dolce, innocente ragazza asciuga le tue lacrime».
Durante un viaggio di ritorno a Bagdad scopre che suo cugino e altri amici sono attratti dalla generazione emo. Ban si trasforma con ciondoli a forma di teschio e guanti in lattice. Li nasconde sotto il velo integrale, ma a scuola comincia a farsi vedere. All'inizio la prendono per matta. Porta sandali e non scarpe chiuse. Su una calzatura disegna un teschio e sull'altra un angelo. Sui banchi di scuola recluta altre emo, che creano un clan. Al gruppo si contrappongono le ragazze apparentemente rigorose, che gli "angeli" di Ban chiamano Hakimus, un nomignolo derivato dagli Hakim, potente famiglia religiosa e politica sciita.
Le ragazze emo scaricano da internet la musica rap di Eminem e guardano assieme film come Twilight. «È così romantico», sospira Ban, ma la sua rivolta generazionale non è fatta solo di emozioni. Sui banchi di scuola le emo irachene disegnano graffiti sulla lotta degli "angeli" mettendo in allarme i professori. Ban ha addirittura osato presentarsi in classe con il ciondolo dello scheletro che suona la chitarra sopra il velo integrale. (Fonte: http://www.ilgiornale.it/ , 21/12)

E dopo una raffica di lunghi post, vi saluto per qualche giorno! Buon Anno !
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DONNE, MATRIMONI ED IMMIGRAZIONE

IMMIGRAZIONE, FALSI MATRIMONI: SEI ARRESTI NEL SALERNITANO

http://lacittadisalerno.gelocal.it/dettaglio/immigrazione-falsi-matrimoni:-sei-arresti-nel-salernitano/2775852

MAROCCHINO ACCOLTELLA LA FIGLIA PER RELAZIONE CON UOMO SPOSATO

http://www.ansa.it/web/notizie/regioni/lombardia/2010/12/25/visualizza_new.html_1646707793.html Leggi tutto ...

"VOLEVA FARE LA KAMIKAZE". E IL PADRE LA UCCIDE

La tragedia in un villaggio rurale al confine con l'Iran, luogo di scontro tra sciiti e sunniti.

Il gesto considerato "eroico" in Iraq. Ma la polizia teme anche il delitto d'onore.

Eroe o assassino? La polizia irachena sta investigando i motivi che hanno spinto il piccolo commerciante di polli e pecore Najim al-Anbaky a strozzare e poi sgozzare sua figlia, la 19enne Shahlaa, circa tre settimane fa nella loro casa alla periferia del villaggio di Mandali. «Il caso è aperto. Se fosse confermata la versione del padre, secondo il quale avrebbe fermato la ragazza che era stata reclutata da al Qaeda per compiere un attentato suicida contro i pellegrini sciiti in arrivo dall'Iran, questi sarebbe immediatamente scarcerato e con il massimo del rispetto. Ma non è escluso si tratti dell'ennesimo delitto d'onore, da perseguitare con severità», sostengono gli agenti intervistati dai media locali.

LE DONNE IN IRAQ - Quella che emerge dal dramma di Shahlaa è in ogni caso un'altra prova delle complicate condizioni di vita per le donne nel profondo Iraq rurale. Mandali è un villaggetto della regione di Diala, un centinaio di chilometri a nord est da Bagdad, poco lontano dal confine con l'Iran. Luogo di scontro frontale tra sciiti e sunniti, dove i kamikaze di al Qaeda hanno causato migliaia di vittime tra le masse di pellegrini iraniani che annualmente transitano in bus da queste parti per raggiungere le città sante di Najaf e Karbala. Negli ultimi giorni la tensione è alle stelle. Sta infatti terminando il mese santo di Moharram, quando i pellegrinaggi sono più frequenti. Al Qaeda sta rialzando la testa.

I PRECEDENTI - Già nel passato ha utilizzato donne per gli attacchi sucidi. È più difficile controllarle ai posti di blocco. Mancano poliziotte. E loro possono nascondere le bombe sotto la «baja», il vestito lungo. Si calcola che dalla guerra del 2003 al Qaeda abbia reclutato oltre 180 donne «martiri» a Diala. Ci sono vedove, ragazzine inesperte, orfane, persino minorate. «Sapevamo che Shahlaa al-Anbaky era in contatto con al Qaeda. Per questo ci eravamo recati a perquisire la casa del padre», ammette il portavoce della polizia locale, maggiore Ghalib al-Karkhi. Come irrompono nell'abitazione però l'uomo li anticipa veloce. «Ho ucciso mia figlia. Stava per farsi saltare in aria. Il suo corpo è nascosto presso il nostro giardino». Se così fosse, avrebbe ben poco da temere dalla legge. Altre fonti nella polizia sottolineano però che già nel 1984 Najim aveva pugnalato a morte una sorella per difendere il buon nome della famiglia. Uno delle centinaia di delitti d'onore che insanguinano annualmente il mondo musulmano. La figlia potrebbe avere avuto una relazione senza essere sposata, forse con un militante di al Qaeda. Sin dalla crescita degli attentati nel 2005 è emerso che uno dei trucchi utilizzati dagli estremisti islamici è avere rapporti sessuali completi con le fidanzate, che così si mettono automaticamente in rotta con le famiglie e nelle mani dei loro reclutatori. (fonte: http://www.corriere.it/ , 27/12)

Intanto Pakistan si è fatta esplodere la prima donna kamikaze:

http://www.adnkronos.com/IGN/News/Esteri/Pakistan-la-prima-donne-kamikaze-fa-una-strage-46-morti-e-100-feriti-a-Khar_311458363767.html Leggi tutto ...

IO, MARTIRE DI AL QAEDA


Storia della studentessa modello che dopo centinaia di sermoni ascoltati su You Tube ha cercato di assassinare un parlamentare laburista in maggio.
Arrestata e condannata al carcere a vita per aver cercato di ammazzare a colpi di coltello il parlamentare laburista Stephen Timms, la studentessa Roshonara Choudhry, ventuno anni, un curriculum scolastico di altissimo livello, iscritta al King's College di Londra, ha spiegato alla polizia che è stato You Tube a spingerla verso il tentato omicidio.
Un lavaggio del cervello durato centinaia di ore. Giorni, settimane, mesi, passati ad ascoltare i sermoni del predicatore radicale saudita Anwar al Awlaki, uno degli ispiratori di Al Qaeda nello Yemen accusato in queste ore di essere l'ideatore del fallito "complotto dell'inchiostro", il piano per far saltare in aria due cargo diretti a Chicago utilizzando dell'esplosivo nascosto nella cartuccia del toner di due stampanti trasformate in bombe. La colpa di Timms? "Ha votato a favore dell'intervento militare in Iraq", dirà la studentessa.
L'interrogatorio di Roshonara Choudhry pubblicato dal Guardian è uno straordinario e in qualche modo sconvolgente viaggio nella testa di una ragazazza estremamente dotata decisa a diventare una martire. "So che ho rovinato la mia vita, ma ne valeva la pena. Penso che il mio gesto abbia un valore per i milioni di iracheni che stanno soffrendo a causa della guerra". Che cosa ha cambiato la sua coscienza?
Roshonara, che da qualche mese ha scoperto casualmente le prediche di Anwar al Awlaki sul web ma che non è mai entrata in contatto con organizzazioni radicali, il 27 aprile decide di abbandonare il College, colpevole tra l'altro secondo lei di avere assegnato un premio a Shimon Peres. Taglia i ponti con i compagni, si isola e lentamente si forma l'idea di dovere agire. Il messaggio che arriva da internet è chiarissimo. Martellante. Ineludibile. Non si confronta con nessuno, non ha mediazioni. Agisce da sola. Il 14 maggio, velata, aspetta Timms nel suo collegio a est di Londra e lo colpisce due volte. Non riesce a finirlo perché fermata da una guardia del corpo del parlamentare. Quattro ore più tardi è seduta in ufficio della polizia. Ed è lì che racconta.
"Negli ultimi mesi ho imparato molto sull'Islam. Ho ascoltato le prediche di Anwar al Awlaki. Parlava della jihad".

E' per questo che hai agito?

"Sì. Ho pensato che fosse un fatto di lealtà nei confronti dei fratelli e delle sorelle in Palestina. Ho pensato di lasciare il College. E ora credo semplicemente di avere fatto quello che dovevo fare. Non possiamo rimanere seduti a guardare mentre i nostri fratelli e le nostre sorelle stanno soffrendo. Sapevo che per il gesto che ho fatto sarei stata uccisa o arrestata. Ero consapevole che non sarei tornata a casa". Nella sua testa ribalzava una parola sola: combattere. Ora il computer è spento. E anche la sua possibilità di vivere nel mondo. (Fonte: http://www.lastampa.it/ , 4/11)

A proposito del velo:

http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/mondo/2010/11/26/visualizza_new.html_1677120557.html Leggi tutto ...

venerdì 24 dicembre 2010

giovedì 23 dicembre 2010

ARRIVA FATIMA, L'ANTI-BARBIE ISLAMICA CON IL TURBANTE

L’azienda iraniana FAM sta preparando il terreno per il lancio della loro nuovissima bambola musulmana, destinata a diventare il nuovo emblema per tutte le giovanissime del Medio Oriente. Fatima è il nome scelto per fare breccia nei cuori delle bambine, che si troveranno a giocare con una bambola dalle fattezze caratteristiche del popolo islamico, non ultimo quindi un vistoso turbante e velo per coprire il viso.
Ovviamente in una sorta di provocazione, Fatima si pone come sul commercio come l’anti-Barbie tentando di contrastarne il dominio assoluto, traendo diretto spunto dalle tradizioni della cultura mediorientale: la Barbie occidentale e senza veli non è infatti adatta ai costumi islamici e per questo motivo sarebbe opportuno sostituirla con una decisamente più adatta.
Ma non è il primo tentativo, nel passato altre due bambole Sarah e Dara hanno provato a sfondare i confini del mercato nazionale, ma non riuscirono nell’impresa; complice il look troppo strettamente legato al popolo iraniano (o alla Repubblica Islamica Iraniana?) (Fonte: http://www.notiziae.com/ , 20/11) Leggi tutto ...

SUDAN, RAGAZZA INDOSSA I PANTALONI: FRUSTATA IN PUBBLICO

http://www.ilquotidianoitaliano.it/gallerie/2010/12/news/sudan-16enne-frustata-in-pubblico-ha-indossato-dei-pantaloni-video-43403.html



LA RIBELLIONE DELLE DONNE DEL SUDAN

http://www.ilpost.it/2010/12/16/la-ribellione-delle-donne-del-sudan/

e per finire:

SUDAN, SFILATA DI MODA INDECENTE: 8 UOMINI E UNA DONNA CONDANNATI A 40 FRUSTATE

http://www.blitzquotidiano.it/cronaca-mondo/sudan-sfilata-moda-indecente-condannati-40-frustate-671433/ Leggi tutto ...

martedì 21 dicembre 2010

IMMIGRATI: ITALIANA SPOSA CLANDESTINO IN CHIESA AD ALBENGA, ATTO REGISTRATO IN COMUNE

Genova, 4 dic. - (Adnkronos) - ''E' stata applicata la legge''. Cosi' il sindaco di Albenga, Rosy Guarnieri (Lega Nord), commenta con l'ADNKRONOS il caso del matrimonio celebrato in chiesa tra una trentanovenne cittadina di Albenga e un ventottenne marocchino non in regola con il permesso di soggiorno.
''L'uomo - spiega il sindaco - lavorava in Italia con un regolare permesso di soggiorno. Quando i due hanno deciso di sposarsi lui non era in possesso del rinnovo del permesso, non so per quale motivo. Quindi l'ufficiale di stato civile non ha accettato la trascrizione della richiesta di matrimonio. Un provvedimento introdotto di recente dal ministro Maroni prevede infatti che per la pratica matrimoniale entrambi gli aspiranti coniugi siano in regola con le norme sulla cittadinanza e sul soggiorno in Italia".
"I due - continua il Sindaco - si sono rivolti alla Chiesa, che non richiede questo adempimento. Hanno seguito l'iter richiesto, corso prematrimoniale e altre pratiche, e sono stati sposati. E' avvenuto nei primi giorni di aprile, poco dopo il mio insediamento. Il matrimonio, naturalmente, in base alla legge, e' valido anche per lo Stato italiano. A questo punto l'ufficiale di stato civile ha registrato l'atto". "Se e' un modo per aggirare la legge Bossi-Fini non lo so - dice ancora il sindaco - non conosco la coppia''.
Chi conosce i due sposi e' don Berto Musso, arciprete della cattedrale, che ha celebrato il matrimonio. ''In queste cose - spiega - andiamo con i piedi di piombo. Personalmente e' il primo matrimonio del genere che ho celebrato, in passato abbiamo avuto altre richieste di questo tipo e non le abbiamo accettate''.
''Quando i due - riferisce il sindaco- ci hanno chiesto il matrimonio in chiesa, subito abbiamo risposto di no. Poi sono tornati una seconda e una terza volta, li abbiamo conosciuti e abbiamo capito che non si trattava di un espediente per ottenere la cittadinanza italiana e si e' deciso di celebrare il matrimonio. Sono due brave persone, spero che lui trovi presto un lavoro''. Leggi tutto ...

ISLAM: FIRENZE, A REGGELLO RAGAZZA TORNA A LEZIONE DI MUSICA SENZA CUFFIE

Firenze, 15 dic. - (Adnkronos) - Dopo giorni di roventi polemiche politiche, sembra avviarsi a una soluzione la vicenda della ragazza di 13 anni cui il padre (un marocchino di fede islamica) aveva imposto di non frequentare le lezioni di musica perche' 'da infedeli', obbligandola poi a mettere le cuffie in classe, in una scuola media di Reggello (Firenze). Oggi per la studentessa e' stato il primo giorno di lezione senza cuffie isolanti.
Lunedi' c'e' stata infatti una riunione tra la preside dell'istituto, i professori e il padre che, alla fine, ha concesso alla figlia di seguire le lezioni di musica. ''Non condivido, ma mi adeguo - avrebbe detto l'uomo al termine della riunione - se la legge italiana obbliga ad ascoltare la musica in classe, non posso far altro che rispettare le regole''. Sulla vicenda erano state presentate anche interrogazioni parlamentari. Leggi tutto ...

martedì 14 dicembre 2010

MUSICA VIETATA IN CLASSE. A FIRENZE UN ALTRO BIMBO VITTIMA DEL PAPA' ISLAMICO

... E DEL "BUONISMO ALL' ITALIANA" !

La bambina con le cuffie di Reggello non è l’unica. Lei che viene costretta dal padre a mettere dei tappi nelle orecchie per non ascoltare la lezione di musica non è sola. Le note un po’ stonate di un flauto dolce che diventa musica da infedeli, da maledire, da vietare, sono già state un problema. Questa volta la soluzione è stato tappare le orecchie alla bimba, quattro anni fa un alunno di Pian di Scò, a pochi chilometri da Firenze, veniva fatto uscire dall’aula: esiliato dall’ora di musica perché per lui era materia impura.
Complice - allora come oggi - la scuola. Dall’altra parte un uomo che non fa sconti, che non vuole sentire ragioni. «O così o niente. O così o mia figlia a scuola non ci viene più», ha detto il padre di Reggello. Frasi identiche dell’altro genitore: «O trovate una soluzione oppure a scuola il mio bambino non lo mando più».
Hanno vinto loro, i padri padroni, i fanatici, quelli che non mediano perché tanto sanno che alla fine la spuntano loro. E infatti le insegnanti hanno ceduto. Con i tappi alle orecchie una volta, con l’esonero l’altra. Bambini esiliati, fatti sentire diversi. Ogni volta che si presenta l’insegnante di musica uno corre via, l’altra si mette la cuffia. Allontanati e isolati dal resto dei compagni. «Le istituzioni sono state sconfitte», ripete il consigliere Costantino Ciari. «Ma noi non ci arrendiamo, andiamo avanti, vogliamo combattere questa mentalità, questo buonismo all’italiana che ci fa male, che danneggia anche questi bambini che a scuola invece vorrebbero andare come tutti gli altri». Eppure Ciari sembra solo. Perché neppure in quel caso nessuno si oppose? Perché il preside della scuola non riuscì a difendere il diritto all’istruzione per quel ragazzino?
L’ora di musica non è come l’ora di religione
, è una materia obbligatoria prevista dal programma. Non si può evitare. «Non può passare questo concetto. Chiudere un occhio significa far vincere l’integralismo, e non dobbiamo permettere - dice la parlamentare Souad Sbai. Questo è razzismo, possibile che non se ne sia accorto nessuno? Ma che fine faranno questi ragazzi che crescono nell’integralismo più cupo? Che futuro avrà la bambina in quella famiglia?». Eppure i genitori davanti alla scuola media di Reggello restano imperturbabili. «Ma come, se ne parla ancora?», dice una mamma. «Facevo parte del consiglio d’Istituto - spiega un’altra- e la soluzione di tapparle le orecchie proposta dalla preside fu votata all’unanimità. Sembrava un ottimo compromesso: lei era isolata e tutti erano contenti». Questi sono solo due casi, ma quanti ce ne sono in Italia? Leggi tutto ...

venerdì 10 dicembre 2010

CUFFIA ISLAMICA NELL'ORA DI MUSICA

La figlia va a scuola con la cuffia nelle orecchie perché il padre non vuole che ascolti la lezione di musica: «roba da infedeli». Succede alla scuola media di Reggello.

REGGELLO (FIRENZE) — Da oltre un anno, una quindicenne segue le lezioni di musica con i tappi alle orecchie. Così ha voluto suo padre, Omar, marocchino di fede islamica che considera la musica impura, una «roba da infedeli». Succede alla scuola media statale di Reggello, dove il padre della ragazzina e gli insegnanti hanno escogitato questa originale strategia per permetterle di rimanere in classe durante le lezioni di educazione musicale. E così, mentre i suoi compagni di terza media suonano, cantano o solfeggiano, lei si estranea con un paio di cuffie isolanti. Osserva i compagni col flauto, ma non li sente. Vede muovere le loro dita, ma è totalmente sorda ai suoni che emettono gli strumenti. E invece che esercitarsi con la pratica, studia la teoria musicale su un libro. Accade tutte le settimane, non appena la campanella annuncia la lezione di musica. Ormai il meccanismo è collaudato, ma fino all’anno scorso, tra la famiglia marocchina e la dirigenza scolastica erano scintille. Quando c’erano le esercitazioni musicali, la ragazza non andava a scuola, spesso perdendo intere giornate di lezione. E a causa delle troppe assenze, la studentessa venne bocciata. La preside segnalò il caso al sindaco e ai carabinieri.
Partì una denuncia e si aprì un processo, tutt’ora in corso, nei confronti del padre, colpevole per aver costretto la figlia a rinunciare, almeno in parte, alla scuola dell’obbligo. Nonostante la denuncia, i genitori furono irremovibili: «Niente musica per nostra figlia. Altrimenti, niente scuola». Così si arrivò alla soluzione concordata, quella attuale. Un lieto fine, almeno per genitori e insegnanti, ma chissà se è così anche per la ragazza. Su questo il padre non ha dubbi: «Mia figlia è felice di seguire le regole del Corano. La nostra religione ci obbliga a non studiare la musica, è scritto nei testi sacri. Non mi sento un fanatico, ma un fedele alle credenze musulmane. Credo di essere il primo in Italia ad aver sollevato questo problema, ma sono contento e lo rifarei». Il protagonista della vicenda, Omar R. è uno dei rappresentanti della comunità islamica di Reggello. Il caso da lui sollevato ha suscitato critiche e perplessità in tutto il paese. «Rispettiamo le tradizioni religiose di tutti i nostri cittadini — ha commentato il vicesindaco e assessore all’istruzione Cristiano Benucci— ma ritengo che si debba fare tutto il possibile affinché ogni materia scolastica venga insegnata agli studenti. Tra queste, anche la musica, che a Reggello ha una grande tradizione storica e dovrebbe essere appresa da tutti i bambini. È difficile capire le motivazioni che spingono un genitore a negare l’ascolto della musica alla propria figlia». Sulla stessa lunghezza d’onda l’assessore alle politiche sociali Daniele Bruschetini: «La nostra scuola accoglie tutti, ma gli islamici dovrebbero adeguarsi alla cultura del Paese che li ospita».
Più moderata la preside dell’istituto scolastico, Vilma Natali: «È stata trovata una soluzione condivisa, che accontenta sia gli insegnanti che i genitori. La vicenda non va enfatizzata». In ogni caso, precisa la dirigente scolastica, «credo che la ragazzina, attraverso questo metodo educativo, non otterrà grandi risultati». Scelta comprensibile, invece, secondo l’imam di Firenze Izzedin Elzir (UCOII, ndr) : «Il mondo islamico interpreta la musica in due modi. Può essere qualcosa di illecito e immorale, oppure uno strumento artistico positivo». Elzir, pur condividendo quest’ultima interpretazione, ritiene che «tutto deve essere correlato alla scelta educativa della singola famiglia». Inoltre, aggiunge l’imam, «è necessario lavorare alla coesione della nostra società rispettando le credenze di ognuno ed evitando di creare allarmismi mediatici».
Francesco Rutelli, con una interrogazione urgente al ministro Gelmini, chiede un intervento immediato sul caso. «Tali restrizioni - argomenta Rutelli - avrebbero portato la giovane, di famiglia musulmana, a doversi assentare dalla scuola, e poi addirittura a dover presenziare alle lezioni di musica con le orecchie tappate con una cuffia isolante, a causa di un’interpretazione demenziale del genitore, secondo cui l’ascolto della musica sarebbe illecito, o addirittura immorale. Se tali fatti venissero confermati - prosegue il leader di Alleanza per l’Italia - ci troveremmo di fronte a un caso di palese violazione della nostra Costituzione, e dei diritti umani fondamentali di questa giovane studentessa; a una equivoca interpretazione dei principi di tolleranza e dei valori di accoglienza; a una rinuncia intollerabile dei doveri di educazione che spettano alla scuola italiana». «Il pluralismo è a fondamento della cultura italiana, e in nessun modo lo si può intendere come divieto ad accedere alla cultura, o alla musica, o alle arti» osserva Rutelli che nella sua interrogazione chiede al ministro Gelmini «quali provvedimenti intenda assumere per porre fine a tale situazione di fondamentalismo anti-educativo, incompatibile con la democrazia» e «quali misure intenda prendere rispetto alla prolungata accettazione da parte delle strutture scolastiche territoriali di una simile paradossale, incivile e illecita situazione». (Fonte: http://www.corrierefiorentino.corriere.it/ , 9/12) Leggi tutto ...

YARA GAMBIRASIO: LA SOLIDARIETA' DEGLI IMMIGRATI: "POTREBBE ESSERE NOSTRA FIGLIA"


Proseguono le ricerche per Yara Gambirasio, scomparsa nel nulla il 26 novembre. Un gruppo di immigrati ha inviato alla famiglia Gambirasio una lettera di solidarietà, “Potrebbe essere nostra figlia”, si legge.
Giunti dal Veneto e dalla Lombardia, sottolineano che Brembate di Sopra, il comune di Bergamo dove la ragazza viveva con la famiglia, non si è mai mostrato razzista, contrariamente all’ira provocata dall’arresto, poi rivelatosi senza presupposti, di Mohamed Fikri, ventunenne marocchino.
Qui, parte della lettera che la famiglia Gambirasio ha accettato di ricevere:

Siamo un gruppo di immigrati di varie nazionalità, che hanno scelto l'Italia come loro seconda patria e proprio per questo ci sentiamo parte della comunità italiana e non possiamo restare indifferenti davanti a tutto ciò che in questa Patria adottiva accade.
In questo giorno speciale per gli italiani e i cristiani, giorno nel quale si ricorda e si celebra una grande Madre, la Madonna in uno dei momenti più dolci della sua vita, noi sentiamo che Yara è anche un po' nostra figlia e voi siete parte della nostra famiglia, del nostro cuore e dei nostri pensieri quotidiani e non possiamo restare indifferenti davanti a quello che è certamente per voi fonte di profonda angoscia, e di una sofferenza che non vorremmo mai dover provare e non auguriamo a nessun uomo di dover far fronte a una prova così devastante e dolorosa.
Noi oggi siamo partiti da Padova in rappresentanza della comunità di immigrati veneti e lombardi, per testimoniare la nostra vicinanza al vostro dolore e alla vostra angoscia, ma anche la nostra speranza, che ancora non vuole cedere davanti a quella che è una delle peggiori disgrazie che possa accadere a una madre, a un padre, a una famiglia e a tutta la comunità umana: la perdita di un suo membro.
Ci e vi auguriamo che possiate trovare la forza di andare avanti, mantenendo viva la speranza che Yara possa tornare e che tutto si concluda con quello che è il giusto percorso di una vita che è così bella e giovane come quella di Yara: il ritorno in mezzo a noi e tutti fin da ora ci stringiamo in un grande abbraccio che vuole significare solidarietà, affetto e stima, perché ci avete mostrato il volto raro e prezioso di una famiglia italiana: la dignità. (Fonte: http://www.newnotizie.it/ , 8/12)
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DALL'IRAN

SMENTITA LA LIBERAZIONE DI SAKINEH (ma tanto si sa...)


http://www.corriere.it/esteri/10_dicembre_10/sakineh-smentita-liberazione_cc42f158-0425-11e0-b06d-00144f02aabc.shtml

ESEGUITA LA CONDANNA A MORTE DI SHAHLA JAHED


http://www.amnesty.it/Iran-impiccata-Shahla-Jahed Leggi tutto ...

sabato 4 dicembre 2010

ISLAM BOLOGNA. IL CONSIGLIO DEGLI STRANIERI: LE DONNE NON SI COPRANO IL VOLTO

Indossare il velo deve essere una libera scelta.

Il Consiglio provinciale degli stranieri di Bologna "invita le cittadine straniere ed italiane di fede islamica a non indossare indumenti che ostacolano la loro identificazione".
E' uno dei passaggi contenuto nell'ordine del giorno che il 'parlamentino' istituito a Palazzo Malvezzi ha approvato ieri (con tre voti contrari e tre astensioni), affrontando cosi' l'impegnativo nodo rappresentato dall'uso di burqa, niqab e khimar (in particolare nella provincia di Bologna, si legge nel documento, "pochissime" donne portano il primo velo, "qualcuna" il secondo e "molte" l'ultimo tipo, che lascia scoperto il viso).
Nel testo, presentato dal presidente del Consiglio, Bouchaib Khaline, si spiega che i tre indumenti "non sono obbligatori per le donne che professano l'Islam" e che "la sopraffazione sulla donna ed il maschilismo non sono dettati islamici", precisando poi che il burqa e' "un abito tradizionale afghano e non ha a che vedere con la religione". Detto questo, nell'odg si rileva che "la copertura del volto comporta problemi di identificazione della persona e provoca sensazioni di paura nelle persone", con un ampio richiamo alla legge del 1975 che in materia di ordine pubblico vieta di rendere difficoltoso il proprio riconoscimento in pubblico senza un giustificato motivo. Il Consiglio, dunque, ritiene che "dovrebbe essere consentito l'uso di qualunque indumento religioso purche' liberamente scelto e portato lasciando il volto scoperto", invitando le istituzioni a vigilare sul fatto che indossare uno dei tre veli "sia una scelta presa autonomamente dalla donna".
Nell'odg, quindi, si chiede alla Camera di "portare a termine l'iter di discussione delle proposte di legge sul tema evitando di ricorrere a sanzioni penali mantenendo quelle amministrative" e di esprimersi sull'applicabilita' della legge del 1975, in seguito ad alcune sentenze che inseriscono il velo integrale come "pratica devozionale" nella possibilita' del "giustificato motivo". Al Parlamento, in sostanza, si chiede di "rendere la legge piu' applicabile per tutti i cittadini, introducendo modifiche necessarie per chiarirne la bonta' senza riferimento alla religione islamica". Proseguendo, alla Provincia di Bologna il Consiglio degli stranieri chiede di impegnarsi sul terreno dell'accoglienza, di respingere "tutte le iniziative demagogiche e strumentali" e allo stesso tempo di "pronunciarsi contro chi, attraverso la religione, vuole sopraffare le donne imponendo un certo modello di vita contrario ai principi costituzionali dell'Italia".
Infine, il 'parlamentino' degli stranieri invita "le cittadine straniere ed italiane di fede islamica a non indossare indumenti che ostacolano la loro identificazione" e le istituzioni locali "ad evitare ordinanze comunali in tal senso", aspettando il chiarimento della legge del 1975. L'ultimo invito e' rivolto a tutte le forze politiche, alle quali si chiede di "abbassare i toni su questi temi, per evitare ulteriori conflitti sociali che si aggiungono ad altri gia' esistenti a causa della crisi e ad evitare di confondere la religione con la cittadinanza".
L'approvazione del documento, pero', al contrario di come spesso avviene nel Consiglio degli stranieri non e' stata unanime: a fronte di 15 voti favorevoli, infatti, si sono registrate anche tre astensioni ed i voti contrari di Hamidi Mohammed Arezki, Zulfiqar Khan e Luzviminda Cucio. Si e' approvato un odg "svuotato di senso", dichiara Arezki, perche' la questione "e' ridotta ad un problema di indumenti" e non da' sufficientemente peso ai diritti ed alla dignita' della donna: "Ci mette contro le rivendicazioni delle associazioni delle donne", sottolinea il consigliere. "L'Islam non obbliga nessuno a fare qualcosa" e nel Corano "non c'e' scritto di coprire il volto", rimarca Khan, aggiungendo che "neanche un terrorista su 1.000 ha usato burqa e niqab" per compiere un attentato.
Dell'approvazione dell'ordine del giorno, in ogni caso, e' "molto soddisfatto" il presidente Khaline: "Questo non e' un consiglio episcopale sull'Islam - replica ai colleghi non convinti - e' un Consiglio provinciale che esprime la propria opinione", mettendo in primo piano l'aspetto dell'ordine pubblico. Khaline, a questo punto, intende discutere del tema con il Consiglio provinciale di Bologna "e magari arrivare ad un ordine del giorno comune". (Fonte: http://www.oggibologna.it/ )

Il pezzo è di qualche giorno fa... .
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ASIA BIBI, UNA TAGLIA PER UCCIDERLA. PAKISTAN, OFFERTA FATTA DA UN IMAM

Cinquecentomila rupie, ovvero seimila dollari, a chiunque uccida Asia Bibi, la donna cristiana condannata a morte per blasfemia. A offrire la macabra ricompensa è stato Maulana Yousuf Qureshi, imam della storica moschea di Mohabat Khan a Peshawar, nel nord ovest del Pakistan. Durante il sermone del venerdì, il religioso ha precisato che i soldi per pagare il killer saranno presi dai fondi della moschea.
In merito al dibattito che si è aperto sulla legge sulla blasfemia in Pakistan, che prevede la pena capitale per chi commette il reato, Qureshi ha detto che "resisteremo con forza a qualsiasi tentativo di abrogare la legge che protegge la santita' del profeta Maometto". Noto per avere emesso fatwe controverse in passato, la voce di Qureshi non è la sola che si è espressa contro la grazia per la donna cristiana.
La maggiore alleanza sunnita pakistana, infatti, ha annunciato una protesta nazionale nel caso in cui Asia Bibi venisse graziata dal presidente Asif Ali Zardari, come chiesto dal ministro delle Minoranze Shahbaz Bhatti che l'ha giudicata "innocente". Gli stessi Talebani si sono espressi contro il perdono alla donna, condannata a morte per impiccagione da un tribunale di Lahore.
L'indagine condotta da Bhatti ha portato alla conclusione che la donna, accusa di aver offeso Maometto da alcune musulmane, è stata in realtà vittima di "inimicizie personali". L'Alta Corte di Lahore, tuttavia, ha accolto la petizione che impedisce a Zardari o a un altro rappresentante di governo di concedere la grazia ad Asia Bibi. Il marito della donna, 45 anni e 5 figli, ha presentato appello al tribunale contro la sentenza capitale nei suoi confronti.
Per salvare la donna si è mobilitata l'intera comunità internazionale e anche Papa Benedetto XVI ha chiesto che fosse liberata. La Bibi e' stata condannata a morte da un giudice del distretto pakistano di Nankana, nella provincia centrale del Punjab. L'episodio che ha portato alla condanna risale al giugno del 2009, quando la donna e' stata denunciata con l'accusa di aver offeso il profeta Maometto durante una discussione con alcune musulmane.
Sinora in Pakistan non è stata eseguita alcuna sentenza capitale di imputati accusati di blasfemia. La Bibi è stata la prima donna pakistana a essere condannata a morte in base alla legge sulla blasfemia in vigore nel Paese, dove i cristiani sono meno del cinque per cento della popolazione. (Fonte: http://www.tgcom.mediaset.it/ , 3/12) Leggi tutto ...