domenica 29 marzo 2009

INDIA - SI CONVERTE ALL' ISLAM PER SPOSARE COLUI CHE L' AVEVA VIOLENTATA E SFUGGIRE ALL' OSTRACISMO

Una donna ha dichiarato ad un tribunale di Nuova Delhi, in India, di voler sposare l'uomo che è accusato di averla violentata nel 2005, e di essersi convertita all'islam a tale scopo. La donna é Ostracizzata e incalzata dallo stupro e crede che sposare il suo aggressore metta fine al suo tormento.
Quasi quattro anni dopo essere stata violentata da Ali, Sheila (i due nomi sono di fantasia) si è convertita all'islam ed è pronta a prenderlo come marito.
Sheila, che aveva prima identificato l'imputato ed aveva testimoniato contro lui davanti al tribunale, ha detto che dalla denuncia dell'accusato nel 2005, gli abitanti del suo villaggio denigrano costantemente l'immagine della sua famiglia.
"L'affare dello stupro ha trasformato la mia vita in inferno e compromesso le mie possibilità di condurre una vita coniugale felice in futuro. Voglio sposare Ali, poiché il nostro matrimonio metterà fine al mio tormento", ha dichiarato Sheila dinanzi al tribunale. (Fonte: vituccio72, da Hindustantimes)
Ha anche chiesto alla corte di liberare l'imputato sotto garanzia, affinché possa sposarla. Il tribunale era d'accordo con il pubblico ministero che la liberazione sotto garanzia era inadeguata in un caso che mette in causa un crimine di tale violenza. Un avvocato per le vittime di stupri ha detto che la madre di Ali aveva fatto pressione su Sheila perché accetti di sposarsi, nella speranza di fare uscire suo figlio di prigione.
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AFGHANISTAN, ARRESTATO IL DIRETTORE DI UNA TV PRIVATA: UNA BALLERINA AVEVA ABITI TROPPO CORTI

Il Network Ermose Tv è noto per la messa in onda di video-clip musicali senza nessuna censura. Sono molte le televisioni private che si autocensurano per non incorrere nelle proteste degli estremisti. Per i militanti islamici l’abbigliamento consono per una donna in tv prevede solo il volto e il collo scoperto.

Kabul (AsiaNews/Agenzie) - Il direttore del network televisivo Emrose Tv è stato arrestato per non aver censurato le immagini di una donna che ballava in gonna corta e con una scollatura ritenuta eccessiva.
Il governo aveva già diffidato il network dalla messa in onda di immagini considerate immorali e aveva anche portato in tribunale il direttore Fahim Khodamani che a più riprese si era rifiutato di oscurare o manipolare il video per nascondere le forme della donna. Emrose Tv, nata solo 10 mesi fa, è nota per mandare in onda video-clip musicali senza nessuna censura.
L’arresto di Khodamani è il primo caso nel suo genere, ma nel recente passato diverse tv private hanno ricevuto accuse da parte della Commissione per il monitoraggio dei media, il Consiglio religioso e rappresentanti dei partiti politici più tradizionalisti.
I commentatori si dividono tra favorevoli e contrari alla decisione di Kabul. Alcuni affermano che si tratta dell’ennesimo segno di cedimento del governo davanti alle pretese talebane. Altri invece considera l’intera vicenda come il tentativo delle istituzioni di non offrire occasioni di propaganda e protesta agli integralisti islamici.

Il ministero afgano per la cultura e l’informazione ha dichiarato che i talebani usano queste occasioni per promuovere la loro cultura di guerra e fare proseliti tra gli abitanti dei villaggi, accusando il governo di cedere alla morale occidentale e tradire la cultura afgana. Abdul Shukur Dadras, membro della Commissione per il monitoraggio dei media, ha accusato il network di minare i tradizionali valori islamici che sono alla base della cultura del Paese.
Altri canali tv, per evitare di incorrere nelle proteste degli estremisti musulmani, hanno ormai scelto la strada dell’autocensura. Per i militanti islamici l’abbigliamento consono per una donna in tv prevede solo il volto e il collo scoperti.

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LIBANO: FESTA ISLAMO-CRISTIANA PER LA VERGINE MARIA, SIMBOLO DI UNITA' NAZIONALE

In occasione della festa dell’Annunciazione, il governo lancia una giornata di festività comune per cristiani e musulmani. La figura di Maria è venerata da entrambe le fedi. Nella piazza antistante il Museo Nazionale verrà realizzata una statua della Madonna circondata dalla mezzaluna. In futuro l’iniziativa potrebbe estendersi ad altri Paesi.


Beirut (AsiaNews) – Domani 25 marzo il Libano celebra la prima giornata di “festa islamo-cristiana” nel nome della Vergine Maria. Lo riferisce il quotidiano L’Orient-Le Jour in un articolo a firma di Fady Noun, nel quale si sottolinea che la nuova festività cade, secondo il calendario liturgico cristiano, in concomitanza “con la festa dell’Annunciazione a Maria”.
“Insieme attorno a Maria, Nostra Signora” è il titolo della festa, la quale avrà un carattere nazionale più che religioso: al momento non è considerata una vacanza, ma potrebbe diventarlo “in un futuro prossimo, e affiancherà le tradizionali celebrazioni per l’Annunciazione”. “Essa – scrive il quotidiano in lingua francese – farà della figura della Vergine Maria, riverita sia nel mondo cristiano che in quello musulmano, un legame di unità fra i libanesi di tutte le religioni”.
La decisione era attesa da tre anni ed è stata presa all’unanimità lo scorso 13 marzo, durante il Consiglio dei ministri. L’idea di una festa comune fra cristiani e musulmani nel segno della Vergine Maria è scaturita da una proposta dello sceicco Mohammad Nokkari, segretario generale di Dar el-Fatwa, la “Casa del decreto”, in occasione della commemorazione della festa dell’Annunciazione al Collegio di Jamhour. Essa è stata fin dall’inizio caldeggiata dai due co-presidenti per il dialogo islamo-cristiano – MM. Harès Chehab e Mohammad Sammak – e sostenuta dal premier libanese Fouad Siniora. (24/3)
Allo stesso tempo i promotori del progetto hanno ottenuto il permesso dal presidente della municipalità di Beirut, Abdel-Monhem Ariss, di erigere una statua di Maria in uno spazio nella piazza antistante il Museo Nazionale del Libano. Il monumento potrebbe anche dare il nome alla piazza stessa, che in realtà è un incrocio fra due direttrici di fronte al Museo. Essa riprodurrà “le fattezze stilizzate della Vergine Maria, circondata dalla luna crescente”, il simbolo per eccellenza del mondo islamico.
In occasione della festa dell’Annunciazione, domani è in programma una cerimonia religiosa alla cappella del Collegio di Nostra Signora di Jamhour, nel corso della quale “cristiani e musulmani pregheranno insieme la Vergine Maria”. Sono previste preghiere, canti, recita dei salmi, musiche religiose, testimonianze, letture di testi, filmati audio e video. Fra le personalità che interverranno alla cerimonia vi sono lo sceicco Amr Khaled, uno dei più importanti predicatori del mondo arabo, e mons. Salim Ghazal, presidente della Commissione episcopale per il dialogo islamo-cristiano dell’Assemblea dei patriarchi e dei vescovi maroniti. Gli organizzatori della manifestazione, conclude il quotidiano libanese, auspicano che “la loro iniziativa faccia scuola e dei contatti sono già stati avviati perché, il prossimo 25 marzo, simili cerimonie siano organizzate in altri sei Paesi: Egitto, Marocco, Giordania, Polonia, Italia e Francia”.
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sabato 28 marzo 2009

TURCHIA, LA STRAGE DELLE RAGAZZE COSTRETTE AL SUICIDIO "PER ONORE"

Centinaia di casi soprattutto nelle zone curde. Un tempo venivano uccise dal fratello più giovane che se la cavava con qualche anno di galera.

A Derya, 17 anni, la sentenza di morte è arrivata via sms: «Hai infangato il nostro nome — scriveva uno dei tanti zii — ora o ti uccidi o ti ammazziamo noi». A Nuran Unca, 25 anni, l'hanno detto i genitori, entrambi insegnanti. Lei ha resistito per un po', poi si è impiccata nel bagno di casa. Elif, invece, non ce l'ha fatta a togliersi la vita e ha deciso di scappare. Da otto mesi vive come una clandestina, costretta all'anonimato da un'assurda sentenza di morte emessa per aver rifiutato un matrimonio combinato. Sono solo alcuni dei tanti nomi di ragazze costrette al suicidio per motivi d'onore in Turchia. Un tempo venivano uccise dal fratello più giovane che se la cavava con qualche anno di galera, grazie alla sua età e alla legge che prevedeva forti attenuanti in casi del genere. Ma nel 2005, per avvicinarsi all'Europa, Ankara ha riformato il codice penale prevendendo l'ergastolo per il delitto d'onore. Così le famiglie sono corse ai ripari e, per non perdere due figli, hanno pensato di indurre le giovani ad uccidersi.
In poco tempo le percentuali dei suicidi si sono impennate. Soprattutto nel sud-est del Paese, l'area abitata dai curdi, profondamente influenzata dall'Islam più conservatore. Batman, una cittadina grigia e polverosa di 250mila anime, vanta il triste primato di morti sospette, tanto da essere citata da Orhan Pamuk nel romanzo Neve in cui un giornalista investiga sulla strana epidemia di suicidi tra le adolescenti. Ma il fenomeno dilaga ormai anche nel resto del Paese. Nella moderna Istanbul, per esempio, si conta un delitto d'onore a settimana. Sui suicidi dati certi non ce ne sono, si parla di centinaia di casi. Gli esperti sostengono che l'emigrazione dei curdi verso le grandi città porta a un'esasperazione del conflitto tra modernità e tradizione. (Fonte: Corsera)

E ancora: numero record di crimini d' "onore". Nuovo approccio: si forzano le giovani donne a suicidarsi: vituccio72, da International Campaign Against Honor Killing o anche qui. E ancora link .
Le teenager scoprono Mtv, i jeans stretti, le feste, l'amore. Basta un'occhiata a un ragazzo o una gonna troppo corta e il loro destino è segnato: il consiglio di famiglia si riunisce e le condanna a morte. «Questo scontro di civiltà — ha spiegato a una troupe della britannica Channel Four Vildan Yirmibesoglu, capo del dipartimento dei diritti umani a Istanbul - sta rendendo la situazione ancora peggiore. Aumenta la pressione sulle donne perché rispettino i dettami conservatori della tradizione. E, chiaramente, ci sono più tentazioni». Ogni giorno decine di giovani bussano alla porta di Ka-mer, il centro fondato nel 1997 da Nebahat Akkoc per aiutare le donne in pericolo. La sede di Diyarbakir ha le pareti color corallo e una poltrona di pelle dove le ragazze sprofondano raccontando la loro storia. L'associazione le aiuta a trovare una casa-rifugio e a rivolgersi a un tribunale. Per rendere le cose più facili è stata creata anche un'hotline, ma telefonare e denunciare la propria famiglia può diventare improponibile nella regione curda dove, secondo i dati delle Nazioni Unite, si stima che il 58% delle donne sia vittima di abusi e che il 55% sia analfabeta. Vista da qui l'Europa appare ancora più lontana.
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MISS MAGHREB 2009


L' elezione ufficiale Miss Maghreb é indirizzata a qualsiasi giovane donna, di età tra i 18 ed i 25 anni, nubile, senza figli a carico, originaria del Maghreb, di nazionalità francese o che presenta una situazione regolare sul territorio nazionale.

Questo ha lo scopo di valorizzare il posto della donna maghrebina nella società francese, e permettere per essa, un approccio più realistico di questa Comunità, così importante in Francia. Detto ciò, il corso professionale delle candidate è un criterio determinante di selezione (oltre ai criteri fisici propri di qualsiasi elezione di miss) essendo l'obiettivo di valorizzare la sua condizione di " donna" , pur restando rappresentativo dei vari settori dove evolvono. In particolare al Maghreb dove la donna al giorno d'oggi si batte per il riconoscimento della sua identità, quest'elezione permette di affermare i valori che queste donne veicolano, il loro attaccamento alle loro tradizioni, origini e la loro riuscita personale nella società moderna. Con ciò, quest'elezione è un " ponte" tra le due rive, che rinviano in Francia, così come nel Magreb, l' immagine di una donna illuminata, moderna ed ambasciatrice di una doppia-cultura pienamente assunta.
Quest'evento è messo sotto il segno della festività, del fascino e della bellezza, in condizioni rispettose di una tradizione di " pudore" propria di queste culture. Infine, da tutti questi aspetti, quest'elezione vuole essere benefica agli sforzi di una politica di sostegno all' integrazione delle persone di origini straniere. Il nome miss Maghreb è un nome depositato presso l' INPI ed è stato deciso congiuntamente dal sig. Berlingen & Mir. (Fonte: vituccio72 )

E per tornare in terra afghana, guardate Intervista a Sayed Yaqub Ibrahimi, fratello del giornalista condannato in Afghanistan Parwiz Kambakhsh

e FIRMATE PER LUI: http://www.acmid-donna.it/acmid/index.php?option=com_content&view=article&id=186:gli-imam-in-italia-parlino-italiano&catid=2:stampa&Itemid=4 .

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venerdì 27 marzo 2009

TERRIBILE EMERGENZA PER UN'ATTRICE AFGHANA


Parwin Mushthal ha recitato in numerose produzioni di cui questa sopra dal titolo Soeurs, (Sorelle).

La passione dell'attrice afghana Parwin Mushthal per il suo lavoro le ha fatto pagare un pesante tributo: ha avuto per conseguenza l'omicidio di suo marito e l' ha costretta a vivere nascosta con i suoi due figli.
La scelta di carriera della Mushthal sembra non essere ben gradita dai talebani ed dai loro sostenitori.
Ha ricevuto minacce per telefono, ed insulti nelle strade da gente che le diceva di abbandonare la sua carriera.
Ella ha dichiarato alla BBC di pensare che il suo continuo disprezzo per quelle minacce abbia portato sconosciuti uomini armati a sparare al marito 39enne, un taxista, a dicembre a Kabul.
Da allora la sua vita è precipitata.

PROSTITUZIONE
L'interesse di Parwin Mushthal per la recitazione risale ai suoi giorni alle superiori. E'apparsa in più di 20 produzioni teatrali e dozzine di film e di regola sulla TV afghana.
E' attualmente nella serie televisiva, Bulbul, ed è anche apparsa in numerose pubblicità.
Se sue performance più conosciute sono nelle Pene dell'Amore Perduto di Shakespeare, che è stato recitato in lingua dari e in "Sorelle" (da lei co-prodotto). Entrambe le produzioni erano in collaborazione con la Kabul's Foundation for Culture and Civil Society.
Ma sebbene la Mushthal fosse ben nota, dovette nascondere la sua carriera alla famiglia di suo marito, poichè molta gente in Afghanistan associano il lavoro della recitazione con l'immoralità. Le donne che recitano possono vedersi accusate di prostituzione.
"Quando i suoi fratelli vennero dalle province a casa nostra (a Kabul) come ospiti, non abbiamo acceso la TV perchè ero sempre nelle pubblicità", ha raccontato la 41enne al programma della BBC World Service's Outlook. "Temevo che le vedessero, allora mettevo solo un dvd e facevo vedere loro quello", ha detto.
Ma come la sua fama crebbe, così fece il livello delle minacce contro di lei. Iniziò a ricevere avvertimenti da gente che la conosceva. "Quando andavo lavorare, delle persone mi attendevano al mio passaggio" dice. "Erano di solito in bicicletta, e mi dicevano: voi donne, non dovreste più essere qui".
All'inizio, se ne infischiava di queste minacce, ma le cose hanno iniziato a peggiorare. "Mio marito… riceveva colpi di telefono dalla provincia di Khost da gente che gli chiedeva del perché lasciava sua moglie mostrarsi alla televisione". Mushthal pensò all'inizio che queste minacce non fossero serie e che fossero legate probabilmente con le sue scelte d'abbigliamento. Cosí iniziò a portare un grande foulard. "Poi, più tardi, ho capito che era legato al fatto che lavoravo alla televisione e che dovevo abbandonare".
AGGREDITA
Col tempo, le aggressioni si fecero più minacciose. "Rientravo a casa, ed un uomo è arrivato da dietro sulla sua bicicletta, e mi ha colpita alla schiena" spiega Mushthal, "Ho fatto una brutta caduta a terra, e ho ancora male alla gamba, poiché mi ha colpita forte". "Ero con mio figlio piccolo, piangevo, e siamo rientrati di corsa a casa".
Suo marito era preoccupato del perchè avesse male, ma lei non voleva preoccuparlo e gli disse solo che era caduta e si era fatta male alla gamba. Ma le cose cominciarono a peggiore quando suo marito fu l'obiettivo di un'odiosa aggressione. "Quella notte, il giovane che ha ucciso mio marito l'ha chiamato in continuazione perché uscisse di casa". "Mio marito era molto stanco, e non aveva alcuna voglia di uscire. Questo tipo é ritornato il giorno dopo alle 5 del pomeriggio, e gli ha chiesto di uscire per incontrarlo". "Mio marito è uscito, io mi sono resa conto che era un po' tardi, ed iniziava a fare buio".
Dato che suo marito non tornava, provò a chiamarlo ma il suo telefono era spento. Era buio e non c'era elettricità.
"Alle 20.00 in punto, ho sentito uno sparo. Non ho potuto uscire perchè avevo molta paura", dice Parwin. "Ero sola con i miei bambini siccome non c'era un altro uomo nella mia famiglia". Sentivo che era successo qualcosa, ma non sapevo cosa. "I miei bambini hanno iniziato a piangere e a chiedere dove fosse il loro papà. Non potevo fare niente allora li ho lasciati dormire e dissi che papà sarebbe venuto".
La Mushthal chiuse la porta a chiave, e restò in piedi tutta la notte, per paura che qualcuno entrasse in casa, per proteggere lei ed i suoi bambini di 8 e 9 anni.
"LA NOSTRA VITA ERA FELICE"
Al mattino, la polizia la avvertì che suo marito era stato ucciso. "Ho visto mio marito steso a terra, il viso coperto di sangue. Non mi hanno autorizzata ad avvicinarmi al corpo, ma si poteva vedere che aveva ricevuto molti proiettili. Gridavo e piangevo" dice.
"Quel giorno, i miei bambini erano particolarmente spaventati ed avevano una grande paura, si aggrappavano a me e mi dicevano: non uscire o uccideranno anche te mamma".
La famiglia di suo marito portò il corpo nella provincia di Khost e ormai lei è nascosta da tre mesi con i suoi due bambini.
"Sono ancora nascosta, nessuno sa dove sono", dice. "Conducevamo una vita davvero felice, eravamo realmente vicini l'uno dall'altro, mi amava veramente".
Parwin Mushthal non è un caso isolato. I giornalisti dicono che c'è un marcato senso di smarrimento in molte donne che lavorano a Kabul e altre città afghane da che la presenza dei Talebani - che non hanno fatto mistero della loro contrarietà che le donne lavorassero - appare crescere anche più forte.
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AFGHANISTAN: UN GRIDO DAL CUORE DI UNA FAMOSA CANTANTE CONDANNATA DAI TALEBANI: AIUTATEMI AD USCIRE DA QUI"

La nuova canzone di una cantante afghana è un appello alla libertà.

Lema Sahar non si è mai arrischiata in pubblico senza il suo burka fino al giorno in cui sale sulla scena e canta con passione quella che è la versione afghana di American Idol.
In una serie di spettacoli diffusi attraverso il paese, la giovane donna di Kandahar ha mostrato il suo viso al mondo, anche se i capelli erano coperti da un velo islamico, mentre interpretava appassionate canzoni d'amore afghane.
Ha incantato il suo pubblico fino a salire al terzo posto nella versione 2008 del popolarissimo concorso Afghan Star, precedendo più di 2000 concorrenti nei voti trasmessi via messaggio su telefonini portatili. È la migliore prestazione femminile dal lancio del concorso nel 2005.
Il successo della 20enne cantante è stato riconosciuto dalla concessione di un "prezzo del coraggio" che consiste in una somma di 4.000$ ed un contratto di registrazione con la rete televisiva privata Tolo che patrocina la messa in onda. Era diventata una star.
Ma non nella sua città natale di Kandahar, una roccaforte dei talebani al sud del paese dove le donne si vedono raramente in pubblico, e mai senza essere coperte di un burka con una piccola griglia dinanzi agli occhi.
A Kandahar, Lema era considerata come una vergogna ed ha rapidamente iniziato a ricevere minacce di morte, anche da parte degli uomini della sua famiglia. Non ha avuto altra scelta che fuggire per salvarsi la vita. Parlando della città pakistana di Peshawar, dove vive in clandestinità da quando è scappata dall'Afganistan due mesi fa, ha detto all'AFP: "La mia vita è in pericolo, tutti mi minacciano di uccidermi perché ho partecipato ad Afghan Star". … ( Video:

la sua esibizione: pride of the proud Lema sahar

e... Afghan TV Star Contest a Hit - Clerics Disapprove)
"Anche qui, non sono al sicuro", ha detto Lema dalla casa di uno dei genitori che vive a Peshawar. Ha chiesto asilo in Europa o negli Stati Uniti attraverso l'agenzia dell'ONU per i profughi. "L'ONU è la mia ultima speranza", dice. …
Lema si rimpiange la sua adesione alla celebrità. "Non sapevo che mi sarebbe successo tutto questo", dice. "Non posso ritornare a casa mia. Non posso vivere tutta la mia vita nella clandestinità" dice. "Qualcuno deve farmi uscire da qui". Fonte: vituccio72, da qui)

Rania di Giordania: "Torno a scuola per solidarietà" (Fonte: "La Repubblica") Leggi tutto ...

giovedì 26 marzo 2009

TESTIMONIANZA

E’ vero che per il Corano la testimonianza di una donna vale la metà di quella di un uomo?

«Non è assolutamente vero. Il Corano attribuisce agli uomini ed alle donne la stessa dignità e gli stessi diritti. Infatti se e` una donna ad essere sotto processo, la sua testimonianza vale quanto quella di un uomo. Se però è chiamata a testimoniare in un processo contro terzi si preferisce che la sua testimonianza venga confermata da quella di un’altra donna, non perché essa valga la metà di quella di un uomo, ma solo perché il Corano riconosce alla donna una maggiore sensibilità che potrebbe indurla ad alterare in qualche modo il suo racconto per evitare conseguenze troppo gravi per colui che è sotto giudizio».
«(…) è che se una si dimentica l'altra la fa ricordare. spiegazione: perchè le donne hanno un lavoro più grande è quello di crescere i bambini e questo lavoro gli può far dimenticare qualcosa è per questo se una se dimentica l'altra la fa ricordare» qui (Fonte: UnpoliticallyCorrect)
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"LA BELLISSIMA DONNA": SECONDA FAVOLA ARABA


C'era una volta una donna bellissima che si innamorò di un uomo molto povero. "Io ti sposerò", gli disse, "Ma tu mi lascerai libera di fare tutto quello che voglio". L'uomo acconsentì, si sposarono e andarono a vivere insieme.
Un giorno la donna ricevette in casa un ebreo che da tempo la corteggiava, ma da lì a poco sentirono bussare alla porta. La donna disse: "Di sicuro è mio marito, se ci trova insieme ci uccide, per favore, prendi questi vestiti vecchi, togliti i tuoi abiti eleganti e i tuoi gioielli, prendi quelle pietre e va a lavorare sul terrazzo come se fossi un muratore". L'uomo, spaventato obbedì. Il marito entrò, lo vide e gli chiese: "Quanto ti debbo per il tuo lavoro?" "Due reali", rispose l'uomo e se andò di corsa. La donna si recò subito a vendere al mercato i vestiti e i preziosi dell'ebreo. Fonte: http://www.arab.it/ )


Dalle Mille e una notte: Storia di una donna e dei suoi cinque corteggiatori e Storia di Dalila la volpe e di Alì il cairino, detto Argentovivo .
Un'altra volta fece entrare in casa il cadì (giudice) che da tempo era innamorato di lei. Mentre i due erano seduti uno accanto all'altro, sentirono bussare alla porta. "Sarà sicuramente mio marito", disse la donna, "Se ti trova qui ci ucciderà tutti i due. Entra presto in questa cassapanca". Il cadì, pallido di paura, obbedì. Il marito entrò, prese dei chiodi, inchiodò la cassapanca e insieme alla moglie la portò al mercato per venderla al miglior offerente. Fecero intanto avvisare il figlio del cadì che nella cassapanca si trovava nascosto il padre. Questi accorse e acquistò la cassapanca ad alto prezzo per poter portare a casa il padre, passando inosservato.
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mercoledì 25 marzo 2009

L' ASTUZIA E IL POTERE DELLE DONNE


C'era una volta un orfanello che viveva con una sorella sposata. Un giorno, nonostante fosse ancora poco più che adolescente, le disse di volersi sposare. La sorella non era affatto d'accordo, perché a suo dire, era troppo giovane e non abbastanza maturo per il matrimonio. Il ragazzo insisteva e questa fu costretta a fornirgli un esempio molto istruttivo per mostrargli quanto le donne possono essere potenti e spietate. Gli ordinò di andare al mercato e di comperare un pesce. Quando il ragazzo ritornò con il pesce, lei lo nascose sotto le vesti e insieme si recarono nei campi dove il marito stava arando per portargli il pranzo di mezzogiorno. Mentre il marito mangiava la moglie disse: "Stanotte ho fatto un sogno, sognavo che avremmo fatto una bella festa", poi di nascosto mise il pesce in un solco. Finito il pranzo, l'uomo riprese il suo lavoro mentre lei e il fratello si incamminavano verso casa. "Venite qui" gridò, guardate che cosa ho trovato, Dio ci aiuti, ho trovato un pesce nel solco. Vai a casa prepara tutto, invita i vicini, faremo una bella festa". "D'accordo" disse la moglie. Andò a casa, cucinò il pesce, se lo mangiò con il fratello e nascose le lische. (Fonte: najim, da http://www.arab.it/ e http://www.farid-benyaa.com/ )
Quando il marito tornò a casa con gli invitati, chiamò la moglie e le chiese se aveva preparato tutto. La moglie si finse stupita e disse: " Hai forse comprato cibo e bevande? Con che cosa volevi festeggiare?". Ma non, ti avevo dato quel pesce che ho trovato nel solco mentre stavo arando?", gridò il marito. La donna si rivolse ai vicini: "Vi prego aiutatemi quest'uomo è impazzito, avete mai sentito che si trovino pesci nei campi?". I vicini le diedero ragione e legarono il marito. "Gettatelo in cantina" disse la donna "in modo che non mi possa far del male". I vicini eseguirono e se andarono. Quella sera la donna prese la macina di pietra e si sedette sopra la botola della cantina a macinare fagioli. Il rumore che faceva sembrava il rombo di un tuono. Con la fiaccola passava di tanto in tanto davanti alle fessure, di modo che il marito credesse che fossero i lampi. Infine versò molta acqua sopra l'apertura ed egli dovette rifugiarsi in un angolo per non bagnarsi. La mattina ritornano i vicini per chiedere all'uomo come stava "Grazie a Dio", disse, "Sto bene, anche se cercano di farmi passare per matto. Ma, ditemi come sono ridotti i campi con tutta quella pioggia? Deve aver rovinato tutto!" Allora quelli gli dissero: "Che Dio possa rinsavirti, pover'uomo!".Ormai tutti credevano che fosse davvero pazzo e lo fecero uscire dalla cantina solo dopo due settimane. Il giovane rifletté a lungo su quello che aveva fatto la sorella e decise che non si sarebbe mai sposato.
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IL GOVERNO DEGLI EMIRATI ARABI DICHIARA GUERRA ALL' AMORE SAFFICO


Ci sono paesi che fanno campagne di stampa contro gli incidenti stradali, contro l'abuso di droghe o di alcol. Gli Emirati arabi uniti, invece, hanno individuato nell'amore saffico l'obiettivo contro il quale lanciare un'ampia offensiva propagandistica. Lo riporta oggi il sito internet della televisione pan-araba al Arabiya.

"Femminilità e coccole sono prerogative della donna. E sono solo alcune delle armi di seduzione machiavelliche di cui dispone. Spine e vizi, accrescono il desiderio dell'uomo di amarla. Ella ha una fiammella che accende la passione e addolcisce il cuore, annunciando al maschio l'esistenza della femmina. Ed è proprio questa la differenza tra Lei e la sua vittima (l'uomo). Una donna senza femminilità è: una pagina senza righe; una bellezza non presente; una fragranza priva di profumo", si legge nella lirica introduzione al depliant ufficiale che annuncia la "pubblicità regresso" anti-lesbiche.
Come per l'omosessualità maschile, le autorità degli Emirati ritengono che quella femminile sia un "pericoloso fenomeno che minaccia la società". L'orientamento all'amore lesbico è bollato come "quarto sesso", così come si parla di "terzo sesso" per i gay. La "guerra" contro le donne omosessuali durerà "fino alla fine dell'anno", minacciano le autorità. Un esercito di "sociologi, psichiatri, operatori sociali", e forse anche di poliziotti, si scateneranno in scuole, università, centri commerciali e nei "luoghi di incontro femminili" dove il "rischio" è più alto, per bombardare "attraverso mega schermi al plasma" con video educativi che "risveglino l'istinto della femmina" di alunne e scolari, adolescenti e non. (Fonte: LiberaliPerIsraele, da Apcom, 24/3)
La campagna del governo è stata annunciata ieri in una cerimonia ufficiale organizzata dal Ministero degli Affari Sociali del ricco e multietnico emirato a Dubai. E come tutti i grandi eventi che si rispettino, avrà uno slogan: "Scusa, ma sono una ragazza". Il sottotitolo, non proprio "politically correct", sarà: "Insieme per una società priva di deviati". L'iniziativa, per usare le parole del direttore esecutivo della campagna, lo Sheikh Naji al Hali, "è necessaria per arginare questa pericolosa piaga sociale". Statistiche ufficiali sulla diffusione del fenomeno, per ammissione degli stessi organizzatori, non esistono. Ma se la scienza non aiuta, ai soloni di Dubai basta l'apparenza. "Abbiamo notato che ultimamente - afferma lo Sheikh - in giro si vedono troppe ragazze e donne che tentano di imitare i maschi nel modo di vestirsi, nei movimenti del corpo, nel modo di parlare, nel timbro della voce, nel taglio dei capelli e nei profumi maschili che usano".
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L' ATTRICE FRANCESE SOPHIE GUILLEMIN CONVERTITA ALL' ISLAM E IL PREZZO DEL CORANO


Sophie Guillemin, prima della conversione, aveva recitato, girando anche spinte scene di nudo, a fianco dell'attore Charles Berling nel film "L'ennui" ("La noia", 1998) che le varrà una nomination al "Cèsars" nella categoria di migliore speranza femminile.

La 31enne attrice francese riconosce avere portato il velo islamico per tre anni, ammette anche di aver fatto il ramadan e le cinque preghiere quotidiane. Secondo lei, la religione musulmana le porta "quiete, una sorta di stabilità".

Niente più scene d'amore per Sophie

Ora, rifiuta tutti i ruoli dove bisognerebbe avere un contatto fisico con un uomo. Più problematico per lei girare delle scene d'amore, eliminare anche il più piccolo bacio, né qualsiasi altro ravvicinamento fisico con un partner allo schermo. Ciò elimina automaticamente la maggior parte dei ruoli che le si potrebbero proporre. Ecco dunque Sophie Guillemin che fa la difficile, al punto che Frederique Noiret (la figlia di Philippe Noiret), sua agente, strappandosi i capelli dichiara: “Ho anche insistito, quest'etica drastica che si è imposta è non negoziabile. Posso solo sperare che col tempo questa sua fissazione si calmi".
L' attrice, da parte sua, riconosce che la sua scelta religiosa riduce sensibilmente le opportunità di lavoro ma dichiara assumere questa scelta: "Sì, ho problemi finanziarmente, ma almeno, sono in accordo con me stessa".

Islam e cinema non formano una bella coppia

Ci si ricorda di una Sophie Guillemin passionale nel suo primo film, "L'Ennui'', di Cédric Kahn, nel 1998. Questo ruolo le valse una nomina al César della migliore speranza femminile. L' attrice era allora avviata ad una bella carriera ma dall'inizio degli anni 2000, si è fatta sempre più discreta, e anche praticamente assente. Fino ad oggi. Sophie Guillemin ha recentemente accordato un'intervista al giornale Liberation in occasione del suo ritorno al cinema, con la prossima uscita di due film: "Un chat, un chat'' di Sophie Fillières (uscita il 25 marzo) e "Commis d'office'' di Hannelore Cayre (uscita il 6 maggio).
Quest'ultimo film non ha posto problemi poiché la regista le ha mai chiesto di avere "un contatto fisico'' con Roschdy Zem, il suo partner. Hannelore Cayre spiega che nessuna scena compromettente era affidata a Sophie nel suo film: "È vero che Sophie é bellissima, ma non potere fargli giocare scene d'amore non mi ha recato danno, non ne avevo in ogni modo previste.''
Alla giornalista che l' interroga su un brusio secondo il quale l'attrice avrebbe preso le sue distanze riguardo al cinema a causa della sua conversione all'islam, nel 1999, lei risponde così: "Si è raccontato di tutto e di niente, solo il falso. Che il mio compagno mi proibiva di lavorare, che mi aveva inviata in un campo in Arabia Saudita… In realtà, sono partita per vivere in una casa vicino ad un lago, a Melun vicino Parigi, per un insieme di ragioni, fra le quali, sì, c'era la religione".

Per amore di un uomo

Il modo di vita di Sophie è cambiato dalla sua unione con un musulmano originario delle Comore. Si era pazzamente innamorata di quest'uomo, con il quale ha avuto una figlia, oggi di cinque anni. Attualmente, non vive più con lui, ma continua a difenderlo nonostante la loro separazione e insiste anche che non l' ha mai forzata in niente: "Quando ho cominciato a portare il velo, non era molto daccordo. (…) Quando ho lasciato il cinema, ha semplicemente dubitato della mia decisione". (Fonte: vituccio72, da Libération)
A favore dell'indossare il velo, ma...

La posizione dell' attrice sull'indossare il velo è conforme alla sua religione d'adozione. Si rammarica del divieto del velo a scuola poiché "tutte le differenze e sensibilità dovrebbero potersi esprimere'', anche se non nega le "derive nell'applicazione da parte degli uomini della teologia. ''
Ma allora, perché ha abbandonato il velo? Spiega averlo portato dal 2002 al 2005 quindi avervi rinunciato per varie ragioni. "Quando ero velata, la gente, alla mia vista, sussultava, come se avesse visto un fantasma o una terrorista'', dice, ma c'è un' altra cosa, "questo diventava penoso, questa sensazione di essere rinchiusa, il fatto non di potere sentire il vento, il sole'', riconosce prima di aggiungere, con lo sguardo ben fisso: "ma non me ne vanto e lo rimetterò forse un giorno''.
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martedì 24 marzo 2009

UN' ISLAMISTA CANADESE, PRESA IN OSTAGGIO DAI TALEBANI, RISCHIA DI ESSERE DECAPITATA


Una canadese convertita all'islam che militava per il jihad tramite un sito Internet, Jihad unspun, di cui è la fondatrice, è stata rapita nel novembre scorso dai talebani in Pakistan (leggere l' articolo qui). Venerdì scorso, é apparsa in un video, nel quale implora il suo paese, il Canada, di pagare un riscatto per la sua vita.
Si tratta forse di un tranello? Di una donna morsa dai lupi che nutriva? O come alcuni lo suggeriscono senza prove, di un'opera d'infiltrazione tra talebani da parte dei servizi segreti d' informazione, che sarebbe andata male. È tuttavia poco probabile che avessero scelto una donna per infiltrarsi tra i talebani. Una donna di nazionalità canadese presa in ostaggio dai talebani che si era recata nella regione tribale del nord del Pakistan rischia di essere decapitata se un riscatto non sarà versato. In un nuovo video inviato al giornale The Globe and Mail, Beverly Giesbrecht esprime le sue paure per la sua vita se i suoi rapitori non vengono pagati.
"Sono stata costretta a fare questo video. Abbiamo poco tempo ora, e sarò uccisa, come potete vedere", dice, mostrando il coltello sulla parete dietro di lei, puntato verso la sua testa. (Fonte: vituccio72, Globe and Mail)
Fa anche allusione a Piotr Stanczak, un ingegnere polacco rapito che è stato ucciso da militanti, il mese scorso, il primo assassinio d'ostaggio nell'ovest del Pakistan dalla decapitazione, filmata anche essa , del giornalista Daniel Pearl nel 2002.
"Sarò decapitata, come l'ingegnere polacco, probabilmente verso la fine del mese. Il termine è la fine del mese di marzo, e precisamente, io non so quando, 18 giorni o 16 giorni", dice, chiudendo gli occhi.
Il video inizia con una voce che recita un passaggio del Corano. Abu Jindal è un pseudonimo adottato da alcuni jihadisti, è scritto in Arabo ed in urdu, sul viso della signora Giesbrecht.
La Sig.ra Giesbrecht, che è anche conosciuta sotto il nome di Khadija Abdul Qahaar, è prigioniera da quattro mesi.
Residente a Vancouver si è convertita all'islam dopo gli attentati dell'11 settembre 2001, e gestisce un sito Internet, Unspun Jihad, che dice di fornire informazioni "senza le costrizioni dei grandi mass media".
Nella sua domanda di visto per il Pakistan afferma essere giornalista indipendente che lavora su un documentario per la rete televisiva Al-Jazeera.
È stata catturata da uomini armati.
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LE DONNE NEGLI AHADITH

Le donne che ti passano vicino durante la tua preghiera, la annullano

‘Aisha ha detto: ‘le cose che annullano la preghiera sono state menzionate davanti a me (ed esse erano): un cane, un asino e una donna’. Ho detto: ‘ci hai paragonate (noi donne) a degli asini e cani. Per Allah!’ Ho visto il profeta pregare mentre giacevo nel (mio) letto fra lui e la Qibla. Ogni volta che avevo bisogno di qualcosa, mi dispiaceva fermare e turbare il Profeta. Così, sgattaiolavo via dalla parte dei suoi piedi.’ (Libro 9, Hadith 493)

Anche un ebreo annulla la preghiera di un uomo

‘Ha detto Abdullah ibn Abbas: ‘Ikrimah ha riportato dall’autorità di Ibn Abbas: ‘credo che l’Apostolo di Allah (pace sia su di lui) ha detto: quando uno di voi prega senza sutrah, un cane, un asino, un maiale, un ebreo, un mago e una donna disturbano la sua preghiera, ma è sufficiente che loro passino davanti a lui alla distanza di una pietra gettata.’’’ (Libro 2, Hadith 704)

Il Profeta Mohammad discrimina perfino nei confronti dei cani neri

‘Abu Dharr ha riportato: il Messaggero d’Allah (possa la pace essere su di lui) ha detto: ‘quando uno di voi sta in piedi per la preghiera, ci sia di fronte a lui qualcosa che è come il retro della bisaccia che lo copre, e in caso non ci sia di fronte a lui (qualcosa) che sia uguale al retro della bisaccia che lo copre, la sua preghiera sarà rovinata dal (passaggio di) un asino, una donna e un cane nero.’ Ho detto: ‘Oh Abu Dharr, cosa c’è in un cane nero che lo distingue da uno rosso o giallo?’ Ha detto: ‘Oh figlio di mio fratello, ho chiesto al Messaggero d’Allah (possa la pace essere su di lui) quel che mi stai chiedendo, ed egli ha detto: ‘il cane nero è un demonio.’’’ (Libro 4, Hadith 1032)

Alle donne è vietato viaggiare da sole

(38) Ha narrato Ibn 'Umar: il Profeta ha detto ‘una donna non dovrebbe viaggiare più di tre giorni, a meno che non sia con un dhi-mahram (un maschio con cui non si può sposare, per esempio suo fratello, suo padre, suo nonno, …) o con suo marito.’ (Libro 20, Hadith 192)
(40) Ha narrato Abu Huraira: il Profeta (pace e benedizioni su di lui) ha detto ‘non è permesso ad una donna che crede in Allah e nell’Ultimo Giorno di viaggiare per un giorno e una notte, a parte che con un mahram.’ (Libro 20, Hadith 194)

Alle donne è vietato lamentarsi quanto vogliono. Ma solo per quattro mesi e dieci giorni. Perchè? Solo Allah lo sa

(49) Ha narrato Zainab bint Abi Salama: quando la notizia della morte di Abu Sufyan ha raggiunto, tramite Sham, Um Habiba, il terzo giorno, ella ha chiesto del profumo giallo e ha profumato le sue guancie, i suoi avambracci e ha detto ‘senza dubbio, non avrei avuto bisogno di ciò, se non avessi udito il Profeta dire: ‘non è legale per una donna che crede in Allah e nell’Ultimo Giorno di lamentarsi per più di tre giorni per una persona morta, eccetto che per il marito, per cui deve lamentarsi per quattro mesi e dieci giorni.’’ (Libro 23, Hadith 370)

Pure i non-islamici sono soggetti alla ‘Legge’ della Sharia

(54) Ha narrato 'Abdullah bin 'Umar : gli ebrei hanno portato al Profeta un uomo e una donna fra loro che avevano commesso un atto sessuale illegale (adulterio). Ha ordinato che entrambi fossero lapidati (a morte), vicino al posto in cui si sarebbero offerte le preghiere per il funerale, presso la moschea. (Libro 23, Hadith 413)

Una donna è autorizzata a digiunare solo con il permesso del marito

Il Messaggero d’Allah (possa pace essere su di lui) ha detto: nessuna donna dovrebbe osservare il digiuno quando il suo sposo è presente (in casa) senza il permesso di lui. E non dovrebbe ammettere alcun uomo (mahram) in casa, mentre lui (il marito) è presente, se non con il permesso di lui. E qualsiasi somma lei spende del guadagno di lui, che lui non l’abbia deciso, per lui è una mezza ricompensa.’ (Libro 5, Hadith 2238)

Quale uomo, se vedi una donna aliena, corri immediatamente da tua moglie e abbi un rapporto sessuale con lei, per fuggire dal diavolo in quella donna

Jabir ha riportato che il Messaggero di Allah (possa la pace essere su di lui) ha visto una donna, e così è giunto da sua moglie, Zainab, e lei stava tingendo del cuoio, e lui ha avuto un rapporto sessuale con lei. Poi è andato dai suoi compagni e ha detto loro: la donna si muove all’ombra di un demone, così quando uno di voi vede una donna, deve tornarsene dalla moglie, in modo da respingere quello che prova nel suo cuore. (Libro 8, Hadith 3240)
Jabir ha udito l’Apostolo di Allah (possa la pace essere su di lui) dire: quando una donna affascina uno qualsiasi di voi, e conquista il suo cuore, lui deve andare da sua moglie ed avere un rapporto sessuale con lei, poiché ciò respingerà quello che sente. (Libro 8, Hadith 3242)

Le donne sono soltanto belle, status o credenti. I loro cervelli sono insignificanti

Abu Huraira (Allah sia compiaciuto di lui) ha riportato che il Messaggero d’Allah (possa pace essere su di lui) ha detto: una donna può essere sposata per quattro motivi, per ciò che possiede, per il suo status, per la sua bellezza e per la sua religione, così cercate di prenderne una che sia religiosa, possa la vostra mano essere macchiata di polvere.’ (Libro 8, Hadith 3457)

Le donne sono creature disoneste e inutili

Abu Huraira (Allah sia compiaciuto di lui) ha riportato che il Messaggero d’Allah (possa pace essere su di lui) ha detto: la donna è come una costola. Se cerchi di raddrizzarla, la romperai. E se la lasci stare, le farai del bene, e la stortezza resterà in lei. (Libro 8, Hadith 3466) [Un Hadith simile è riportato da un’altra catena di narratori].

Una donna che commette adulterio deve essere lapidata a morte. Lei sacrifica la sua vita per Allah

Imran b. Husain ha riportato che una donna di Juhaina è giunta dall’Apostolo di Allah (possa pace essere su di lui) ed era incinta in seguito ad adulterio. Ha detto: Apostolo di Allah, ho fatto qualcosa per cui (punizione prescritta) deve essermi imposta, perciò imponimela. L’Apostolo di Allah (possa pace essere su di lui) ha chiamato il suo padrone e ha detto: trattala bene, e quando partorisce, portala da me. Lui ha fatto come d’accordo. Poi l’Apostolo di Allah (possa pace essere su di lui) ha pronunciato il giudizio su di lei e i suoi abiti le furono stretti addosso e poi è stato comandato che lei fosse lapidata a morte. Poi lui pregò su di lei (corpo morto). Allora Umar disse a lui: Apostolo di Allah, tu offri preghiere per lei, benché lei abbia commesso adulterio! Allora lui disse: lei si è pentita in modo tale che dividerlo fra settanta uomini di Medina sarebbe sufficiente. Hai visto un pentimento migliore di sacrificare la propria vita per Allah, il Maestoso? (Libro 17, Hadith 4207)

Le donne sono semplicemente sfortunate e cattivo presagio

'Umar b. Muhammad b. Zaid ha riportato che ha udito suo padre narrare da Ibn ‘Umar che il Messaggero di Allah (possa pace essere su di lui) ha detto: se la sfortuna è un segno, allora è il cavallo, la donna o la casa. (Libro 26, Hadith 5526)
Ha narrato Sa'd ibn Malik: il Profeta (pace sia su di lui) ha detto ‘non c’è hamah, infezione e nemmeno cattivo presagio; se c’è un cattivo presagio in qualcosa è nella casa, nel cavallo e nella donna.’ (Libro 29, Hadith 3911)

Le donne sono macchine da riproduzione

Ha narrato Ma'qil ibn Yasar: un uomo è giunto dal Profeta (pace sia su di lui) e ha detto ‘ho trovato una donna di rango e bella, ma non può mettere al mondo bambini. Devo sposarla?’ Lui disse ‘no’. L’uomo giunse di nuovo da lui, ma lui glielo proibì. L’uomo giunse da lui per la terza volta, e lui (il Profeta) disse ‘sposa una donne che siano amabili e molto prolifiche, poiché io possa incrementare il numero di persone [islamiche] attraverso voi.’ (Libro 11, Hadith 2045)

La donna è un male inevitabile, e sposare una donna è come comprare una schiava

Ha narrato Abdullah ibn Amr ibn al-'As: il Profeta (pace sia su di lui) ha detto ‘se uno di voi sposa una donna o compra una schiava, deve dire: ‘oh Allah, chiedo a te di mettere il buono in lei, e che tu la renda ben disposta.’ Quando compra un cammello, lui deve tenerlo sulla gobba e dire lo stesso tipo di cose.’ (Libro 11, Hadith 2155)

Se aizzi uno schiavo contro il suo padrone, tu non sei un buon islamico

Ha narrato Abu Hurayrah: il Profeta (pace sia su di lui) ha detto ‘chiunque aizzi una donna contro suo marito o uno schiavo contro il suo padrone non è uno di noi.' (Libro 12, Hadith 2170)

L’Islam rende difficile il divorzio alle donne

Ha narrato Thawban: il Profeta (pace sia su di lui) ha detto ‘se qualche donna chiede a suo marito di divorziare senza qualche motivo valido, l’odore del Paradiso le sarà proibito.' (Libro 12, Hadith 2218)

Se vuoi liberare uno schiavo, libera prima gli uomini, e poi le donne

Ha narrato Aisha, Ummul Mu'minin [Madre dei Credenti]: Al-Qasim ha detto ‘Aisha ha voluto liberare due schiavi che erano sposati. Lei perciò chiese al Profeta (pace sia su di lui) in merito a ciò. Lui comandò di cominciare prima dagli uomini e poi dalle donne. Il narratore Nasr ha detto: Abu Ali al-Hanafi mi ha riportato ciò da parte dell’autorità di Ubaydullah.' (Libro 12, Hadith 2229)

Matrimonio forzato e divorzio forzato

Ha narrato Abdullah ibn Abbas: una donna ha abbracciato l’Islam durante il tempo dell’Apostolo di Allah (pace sia su di lui), poi si è sposata. Il suo (ufficiale) marito giunse dal Profeta (pace sia su di lui) e disse: Apostolo di Allah, ho già abbracciato l’Islam e lei ha conoscenza del mio Islam. L’Apostolo di Allah (pace sia su di lui) la tolse dal suo precedente marito e la rimise con suo marito formale. (Libro 12, Hadith 2231)

Nessuna prostituzione nell’Islam

Ha narrato Abdullah ibn Abbas: il Profeta (pace sia su di lui) ha detto ‘non c’è prostituzione nell’Islam. Se qualcuno praticava la prostituzione in tempo pre-islamico, il bimbo sarebbe stato attribuito al padrone (della donna-schiava). Chi dice di avere un figlio, senza un matrimonio valido o senza possedere [la donna], non erediterà e non lascerà eredità.' (Libro 12, Hadith 2257)

Secondo l’ultimo Rapporto dell’Organizzazione Internazionale dei Lavoratori di Ginevra/Svizzera (2008), il fulcro dell’Islam, l’Arabia Saudita, Paese che applica la Legge della Sharia, è uno dei Paesi che ha il tasso di prostituzione più alto al mondo. E sono tutte clandestine. (il pezzo per intero di trova su Una via per Oriana)
Il figlio di una schiava nato da un uomo libero, non è autorizzato ad ereditare alcunché

Ha narrato Abdullah ibn Amr ibn al-'As: il Profeta (pace sia su di lui) ha deciso in merito a uno che era trattato come un membro della famiglia dopo la morte di suo padre, e fu trattato come un ereditiero quando venne detto che era uno di loro. [Venne detto] che se era il figlio di una donna-schiava, posseduta dal padre che ebbe il rapporto con lei, sarebbe stato incluso fra coloro che volevano la sua inclusione, ma non avrebbe ricevuto alcunché dell’eredità che era già stata divisa. Ma se il padre a cui era stato attribuito l’aveva abbandonato, non poteva raggiungere [essere incluso fra] gli eredi. Se era il figlio di una donna-schiava il cui padre non aveva possedimenti o di una donna libera con cui aveva avuto un rapporto illecito, non poteva raggiungere gli eredi e non poteva ereditare, anche se l'uomo a cui era stato attribuito aveva reclamato la paternità, siccome era un figlio di fornicazione, [indipendentemente dal fatto] che sua madre fosse una donna libera o una schiava. (Libro 12, Hadith 2258)

Lotteria nell’Islam

Ha narrato Zayd ibn Arqam: tre persone sono state condotte da Ali (Allah sia compiaciuto di lui) quando era in Yemen. Ebbero un rapporto sessuale con una donna durante lo stato di purezza [e lei restò incinta]. Lui chiese a due di loro: riconosci questo figlio a quest’[altro] uomo? Dissero: no. Lui pose questa domanda a tutti loro. Ogni volta che chiedeva a due di loro, loro rispondevano negativamente. Lui, perciò, fece una lotteria, e attribuì il figlio a colui che vinceva. Ha imposto i due terzi del prezzo del sangue (per esempio: il prezzo della madre) su di lui. Questo fu poi riportato al Profeta (pace sia su di lui) e lui rise così tanto che si video i suoi denti molari.(Libro 12, Hadith 2263)

Una donna il cui marito muore non deve usare nessun trucco, e nemmeno vestirsi in modo piacevole. Diversamente vale per l’uomo

Ha narrato Umm Salamah, Ummul Mu'minin [Madre dei Credenti]: il Profeta (pace sia su di lui) ha detto ‘una donna il cui marito muore, non deve indossare abiti tinti con lo zafferano (usfur) o con l’ocra (mishg) e non deve indossare ornamenti. Non deve applicarsi l’henna o il collirio.' (Libro 12, Hadith 2297)

Storia bizzarra Ha narrato Aisha, Ummul Mu'minin [Madre dei Credenti]: 'nessuna donna di Banu Qurayzah è stata uccisa eccetto una. Era con me, parlava e rideva a crepapelle (molto), mentre l’Apostolo di Allah (pace sia su di lui) stava uccidendo la sua gente con la spada. Improvvisamente un uomo chiamò il suo nome: chi è così e cosà? Lei disse: io. Io ho chiesto: qual è il problema con te? Lei disse: ho fatto qualcosa d'innovativo.' Aisha disse: 'l’uomo la prese e la decapitò.' Aisha disse: 'non dimenticherò che stava ridendo nonostante sapesse che sarebbe stata uccisa.' (Libro 14, Hadith 2665)

Discriminazione verso gli animali. Uccidere solo i cani neri

Ha narrato Jabir ibn Abdullah: il Profeta di Allah (pace sia su di lui) ha ordinato di uccidere i cani, e noi stavamo uccidendo un cane che una donna aveva portato con sé dal deserto. In seguito lui ha proibito di ucciderli, dicendo: limitatevi a quelli che sono neri. (Libro 16, Hadith 2840)

Esprimere emozioni è proibito

Ha narrato Abu Sa'id al-Khudri: l’Apostolo di Allah (Pace sia su di lui) ha maledetto la donna che geme e la donna che la ascolta. (Libro 20, Hadith 3122)
A una donna è vietato dare un regalo a qualcuno senza il permesso del marito


Ha narrato Abdullah ibn Amr ibn al-'As: il Profeta (pace sia su di lui) ha detto ‘non è permesso ad una donna donare un regalo (della proprietà di suo marito) salvo che con il permesso del marito.’ (Libro 23, Hadith 3540)

Cosa accade se una donna ha un cancro nelle parti intime e necessita di un’operazione?

Ha narrato Abu Sa'id al-Khudri: il Profeta (pace sia su di lui) ha detto ‘un uomo non dovrebbe guardare le parti intime di un altro uomo, e una donna non dovrebbe guardare alle parti intime di un’altra donna. Un uomo non dovrebbe giacere con un altro uomo senza indossare un indumento sotto le coperte; e una donna non dovrebbe giacere con un’altra donna senza indossare un indumento sotto le coperte.’ (Libro 31, Hadith 4007)

Stretta segregazione sessuale in termini d’abbigliamento

Ha narrato Abu Hurayrah: l’Apostolo d’Allah (pace sia su di lui) ha maledetto l’uomo che veste come una donna e la donna che veste come un uomo. (Libro 32, Hadith 4087) Ha narrato Aisha, Ummul Mu'minin (la Madre dei Credenti): Ibn Abu Mulaykah ha detto che quando qualcuno ha detto ad Aisha che una donna stava indossando dei sandali, lei ha risposto: l’Apostolo di Allah (pace sia su di lui) ha maledetto le donne maschili. (Libro 32, Hadith 4088)

Anche usare il profumo è vietato nell’Islam

Ha narrato Abu Musa: il Profeta (pace sia su di lui) ha detto ‘se una donna usa profumo e si avvicina alla gente in modo che essa possa sentire il suo odore, lei è così e cosà’, intendendo un severo rimprovero. (Libro 33, Hadith 4161)

Giustizia all’islamica

Ha narrato Wa'il ibn Hujr: quando una donna uscì al tempo del Profeta (pace sia su di lui) per pregare, un uomo la attaccò e la abusò (stuprò). Lei gridò e scappò, e quando arrivò appresso [al Profeta], lei disse: quello (uomo) mi ha fatto questo e quello. E quando un compagno degli Emigranti venne appresso, lei disse: quello (uomo) mi ha fatto questo e quello. Andarono e testarono l’uomo che loro credevano avesse avuto un rapporto con lei, e lo portarono a lei. Lei disse: sì, questo è lui. Poi lo portarono dall’Apostolo di Allah (pace sia su di lui). Quando lui (il Profeta) stava per emettere la sentenza, l’uomo che (in effetti) aveva assalito la donna si alzò e disse: Apostolo di Allah, sono l’uomo che ha fatto ciò a lei. Lui (il Profeta) disse a lei: vai via, perché Dio ti ha perdonato. Ma [poi] ha detto all’uomo qualche buona parola (Abu Dawud ha detto: intendendo l’uomo che era testato), e, all’uomo che aveva avuto un rapporto con lei, disse: vai, sei libero. Il Profeta (pace sia su di lui) disse pure: lui si è pentito in modo tale che se la gente di Medina si fosse pentita in modo simile, [ne] sarebbe stato accettato (il pentimento). (Libro 38, Hadith 4366).

Arbitrariamente

Ha narrato Abdullah ibn Umar: una donna era mia moglie e la amavo, ma Umar la odiava. Mi ha detto: divorzia da lei, ma io ho rifiutato. Umar allora andò dal Profeta (pace sia su di lui) e gli ha raccontato tutto. Il Profeta (pace sia su di lui) ha detto: divorzia da lei. (Libro 41, Hadith 5119) Dopo tutto ciò, c’è ancora qualcuno che sostiene che l'Islam non sia una ‘Fede tollerante’? Dovremmo convertirci tutti all’Islam per incontrare più in là il Profeta Mohammad e i suoi seguaci in Paradiso! Non vedo l’ora di ciò! E voi? http://www.familysecuritymatters.org/publications/id.2752/pub_detail.asp

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INTERVISTA CON LA STUDIOSA PAKISTANA ASMA BARLAS

"E' UN DIRITTO PER OGNI MUSULMANO INTERPRETARE PERSONALMENTE IL CORANO".

Lei è una degli studiosi che cerca di offrire una visione più liberale del Corano. Ha esaminato da vicino le interpretazioni maschiliste del Corano e offre un'alternativa antipatriarcale.

La sua idea nel suo libro "Donne credenti nell'islam": le interpretazioni alternative del Corano, non sono controverse come le tesi del prof. Nasr Hamid Abu Zaid sull'aspetto ontologico del Corano. Anzichè dire che il Corano stesso è il prodotto della cultura nella Penisola araba, lei più che altro sembra più che altro criticare le interpretazioni patriarcali del Corano. Perchè non considera il Corano stesso come problema?

AB: “Perché, come credente musulmana, non penso sia il problema. Non ho mai messo in discussione lo status ontologico del Corano come intervento divino. Per me, come musulmana, la premessa iniziale è che il Corano, ontologicamente, è la parola di Dio. Il problema, quindi, non si trova nel discorso divino del testo sacro, ma nel fatto che noi lo interpretiamo in modo improprio. Quindi per me il nocciolo del problema non è “il testo in sé”, come lo è per molti studiosi, ma piuttosto la sua appropriazione umana.”

Non pensa che il permesso del Corano per la poligamia riflette la cultura araba del settimo secolo?

AB “Ci sono due osservazioni che ho potuto fare a riguardo.Uno di questi è che il Corano è particolare e universale. E’ particolare nel senso che la sua prima udienza era formata da arabi del settimo secolo. Inoltre, poiché il Corano si rivolgeva direttamente agli arabi del settimo secolo è parlato in un linguaggio e in un modo che era rilevante alle vite di quella gente. Ma il Corano è anche universale. Il concetto di pudore sessuale, per esempio, è un concetto universale nel Corano, mentre la particolare modalità di sé è un particolare esempio di cultura araba. Pertanto, penso che sia assolutamente possibile distinguere tra ciò che è universale nel Corano e ciò che è particolare.
In secondo luogo, per quanto riguarda la poligamia, è molto importante esaminare storicamente alcuni concetti. Nessun profeta ebreo diverso da Gesù era celibe o monogamo. Il Re Davide, il re d’Israele aveva 900 mogli e concubine. Nell’islam, la pratica è stata circoscritta e formulata in termini di alcune condizioni. Io sono una di quelle persone che sostengono che il provvedimento coranico sulla poligamia è solo riferito ad orfani femmine ed è permesso solo se le due o tre condizioni che il Corano menziona sono soddisfatte. E questo è molto difficile da fare, motivo per cui lo stesso versetto coranico termina dicendo che è meglio sposarsi solo una volta. Credo che la maggior parte dei musulmani che si sposano quattro mogli agiscono effettivamente contro il Corano. Quale parte dell’ingiunzione coranica sul matrimonio non capiscono quando dice che non dovrebbe essere fatto per lussuria? Possiamo parlare dell’aspetto storico delle cose e cercare le ragioni,invece di imitare ciecamente e ritualisticamente le cose quando ci fa comodo.”

Il modo in cui vengono affrontati i diritti delle donne varia molto da persona a persona. Amina Wadud, per esempio, ha guidato una preghiera del venerdì negli Stati Uniti. Pensa che la sua azione sia un contributo costruttivo per il discorso della parità tra i sessi?

AB: “Si tratta di una questione complessa. Molte persone la criticano per aver fatto quell’atto,mentre ci sono argomenti più urgenti. Bene, perché non passano il loro tempo a parlare di quegli argomenti che sono più urgenti,piuttosto che sul caso di Amina Wadud? Almeno, le persone che hanno pregato dietro lei, l’hanno scelta democraticamente. L’autorità di un imam non è la stessa di un sacerdote o un papa. Nessuno sarà costretto a seguirlo.”

Un imam, naturalmente, non è come un papa ma l’autorità degli ulama è sicuramente non trascurabile.

AB: “Beh,abbiamo bisogno di sfidare l’autorità degli ulama,perché nessuno ha il diritto di dire che solo loro conoscono il significato del Corano e che solo loro possono definire il significato religioso.(…)”

Nei Paesi Bassi, Ayaan Hirsi Ali sta anche lottando per i diritti delle donne musulmane e la parità di genere. Ha fatto un film molto controverso, Submission, insieme a Theo van Gogh che direttamente collega l’abuso delle donne ai testi coranici. Che cosa pensi del suo contributo al dibattito?

AB: “Penso ci sia stato più un elemento di sensazionalismo del film e credo che Amina Wadud vada molto più profondo di quello, poiché ritiene che sia suo diritto in quanto musulmana credente, guidare una preghiera congregazionale. Ayaan Hirsi Ali, invece, afferma che è il Corano stesso ad autorizzare gli uomini di abusare delle loro mogli sessualmente. A mio parere, non si può essere un avvocato per le donne musulmane quando si ritiene che il Corano è opprimente. Amina Wadud, al contrario, ritiene che il Corano è liberatorio e vede la sua azione come un atto di liberazione.” (Fonte: ISLAM LIBERALE, da http://www.qantara.de/webcom/show_article.php/_c-307/_nr-28/_p-1/i.html, in inglese)
In Indonesia ci sono molte persone che chiedono un inasprimento della Shari’a islamica. Poiché ha sperimentato lei stessa la Shari’a in Pakistan,durante il regime di Zia ul Haq, crede che la Shari’a potrebbe essere introdotta e allo stesso tempo difendere i diritti delle donne?


AB: “Da quello che ho sentito e letto finora, in Indonesia, la Shari’a come viene introdotta nella provincia di Aceh è discriminante nei confronti delle donne. Molti dicono che non sta fornendo giustizia tra i sessi. Io sono della scuola di pensiero in cui si ritiene che la legge islamica sia un prodotto del pensiero umano e, quindi, certamente suscettibile di ripensamento. Guardiamo ad esempio il Pakistan. Un domestico cieco è stato violentato in Pakistan, e la corte l’ ha sanzionato ad essere lapidato. Tuttavia, la condanna a morte per lapidazione non è una punizione prescritta nel Corano. Dire che la lapidazione non è una prescizione del Corano e che deve essere ripensata come punizione, è dire qualcosa di ragionevole. Le persone (a favore della Shari’a), però, saranno molto turbate ed inizieranno a citare hadith e diranno che possono derivarle dalle pratiche del Profeta. La conversazione va, quindi, a un altro livello. Dal momento che a mio avviso, come credente, non possiamo essere sicuri al 100% di ogni singola cosa presente negli hadith, mentre possiamo essere sicuri al 100% di ciò che si trova nel Corano. Quindi, questa è una sorta di circolo vizioso, in cui non è possibile definire la propria critica. I musulmani che difendono questo tipo di Shari’a islamica si spostano dal Corano agli hadith (tradizione) e, infine, alla ragione pubblica(ijma’). Quando dici loro che il Corano può essere letto in diversi modi, loro si rifugiano negli hadith. Quando tu indichi loro che gli hadith sono multivocali e polifonici, essi dicono che la ragione pubblica(ijma’) non lo ammetterà, benchè la ragione pubblica è un costrutto socio-culturale. Io chiamo questo un circolo di oppressione ed è molto difficile per le donne musulmane fuggire da esso, perché loro (i sostenitori della Sharia) si mantengono saltando da argomento ad argomento."

Quindi, fa rigorosamente una distinzione tra il Corano e gli hadith?

AB: “Si,assolutamente. Per un credente, il Corano è un discorso divino e gli hadith non lo sono. Gli hadith sono il risultato della compilazione umana e nessuno di coloro che li ha compilati ha mai dichiarato che essi erano infallibili e il Corano ci insegna una teoria della fallibilità umana. Molte persone che utilizzano gli hadith non sono d'accordo con l’egualitarismo del Corano. Qualunque cosa che il Corano apre, gli hadith possono chiudere.”

Vede la riforma islamica come base, o pensa che essa dovrebbe iniziare con riforme politiche ed economiche?

AB: “Vedo questi processi come un collegamento e vedo questa (riforma islamica) come un ingrediente, ma un ingrediente essenziale, perché affinchè la riforma politica ed economica avvenga in tutti i paesi islamici, deve anche essere costituita da un ethos islamica. Molti intelletuali di sinistra hanno imparato, nel corso degli anni, che è quando non parlano un linguaggio con cui i musulmani si possano identificare, assimilare e possano comprendere che si rischia di non apportare reali cambiamenti.(…)
Qualcuno mi ha chiesto se la mia idea sarebbe di portare la liberazione delle donne e portare la democrazia. Ho detto no, non è possibile iniziare a leggere il Corano e poi avere improvvisamente la democrazia. Ci sono istituzioni repressive che devono essere smantellate. Credo, però, che un cambiamento fondamentale debba avvenire nel modo in cui i musulmani si riferiscono alla Scrittura e interpretano la religione perchè ci possa essere una democrazia significativa. Penso che sia complicato e le cose devono accadere insieme."
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SPOSE BAMBINE: LA PEDOFILIA ISLAMICALLYCORRECT

C’è un’odiosa forma di pedofilia di cui nessuno parla forse perché ha tutte le caratteristiche dell’ “islamically correct”: quella delle cosiddette spose bambine. Il paese più colpito è l’Arabia saudita, dove abbastanza recentemente, lo scorso 20 dicembre, un tribunale ha negato a una bambina di 8 anni di divorziare dal marito padrone. Il tutto avveniva nella zona di Unayzah, città a 220 chilometri a nord di Ryad. Ma anche l’Iran non scherza, prendendosi la sua parte di responsabilità nei quasi 60 milioni di spese bambine che finiscono per moglie al proprio orco. Fu, nei suoi scritti, l’Ayatollah Khomeini, a suo tempo, seguendo la solita tradizione alla lettera della religione islamica, a stabilire in anni 9, quelli che aveva Aisha quando andò in sposa a Muhammad, l’età minima per contrarre questo tipo di matrimoni. Ora però i tempi, dall’epoca delle conquiste islamiche, come anche da quelli mitici della Bibbia o dei Vangeli, sono cambiati. E così come chi uccide in nome della fede viene chiamato “assassino” o “terrorista”, chi tenta di avere rapporti con una bambina di 8 o 9 anni, sia pure “sposandola” (cioè comprandola dalla famiglia, magari anche con la formula del “matrimonio a ore”) commette due reati: la pedofilia e il favoreggiamento della prostituzione minorile. Anzi infantile. Detto questo come lo si risolve il problema in paesi dominati da teocrazie e dal fanatismo islamico, oltre che da una cultura patriarcale per cui i padri si possono tranquillamente impossessare biblicamente delle bambine che hanno l’età delle figlie o anche delle nipoti? Un rapporto speciale del ministero della salute saudita affermava che i matrimoni di spose - bambine erano “una delle principali cause dell’insorgenza di problemi fisici e psicologici … e per l’aumentata incidenza di malattie all’interno della famiglia e della società, che sono un fardello per il sistema sanitario”. Fra i problemi fisici menzionati nel rapporto c’erano problemi mestruali, infertilità e problemi vaginali, così come osteoporosi e frequenti tagli cesarei dovuti a gravidanze e parti di donne troppo giovani. Per quanto riguarda i problemi psicologici, il rapporto affermava che il precoce allontanamento dall’amore materno e la repentina fine dell’infanzia causavano ansietà e problemi di coppia, fra le altre difficoltà. E benchè una più recente sentenza, di cui ieri dava conto qualche agenzia, riguardante una bimba di dodici anni stavolta abbia dato torto al marito padrone, la verità è che questa odiosa forma di legittimazione della pedofilia in contesti di cultura arabo – islamica nessuno all’Onu la mette in dubbio per non creare attriti diplomatici con i paesi su menzionati. Chissà? Invece di fare Durban II per riprovarci a far passare al Palazzo di Vetro, come accadde nel 1975, il concetto di “sionismo uguale razzismo”, forse sarebbe stato più utile a tutte queste ong di no global che odiano Israele e amano i paesi arabi, organizzare un bel convegno da chiamare “Teheran uno”. O anche “Ryad uno”. Argomento? “Islam e pedofilia”. (Fonte: L'Opinione.it, 21/3)

E in Arabia Saudita Mai le donne in tv, lo chiede un gruppo di religiosi sauditi .

E in Nepal: I musulmani nepalesi vogliono che la costituzione riconosca la legge coranica .

E purtroppo nella " moderata, filoccidentale, anti-terrorista, moderna Giordania", un'altra ragazza vittima di delitto d'onore: Ansa.

E in Norvegia: link. Leggi tutto ...

lunedì 23 marzo 2009

APPELLO DELLO SFREGIATORE: NON ACCECARMI COME HO FATTO IO


Innamorato respinto sfigurò con l'acido una giovane: punito con stesso trattamento.

Il giovane in carcere a Teheran invoca la ragazza: risparmiami un occhio e mi prenderò cura di te.

MADRID - Ancora pochi giorni e, forse già all'inizio di aprile, terminate le celebrazioni del nuovo anno persiano, la pena sarà eseguita: occhio per occhio. Ameneh Bahrami (foto in alto, dopo e prima dell'acidificazione) una trentenne iraniana che vive a Barcellona, tornerà a Teheran per riscuotere il risarcimento che le spetta per la legge del taglione: la vista di Majid Movahedi (foto). Tornerà a incontrare quello spasimante respinto, soltanto per trascinarlo nella stessa oscurità cui lui la condannò cinque anni fa. Nello stesso inferno di sofferenza e mutilazione. Ameneh non perdona, anche se il ragazzo, in un'intervista esclusiva al quotidiano spagnolo El Mundo, le rivolge un estremo appello. Anzi, una nuova proposta: «Risparmiami almeno un occhio, perché io possa prendermi cura di te. Ripagarti del male che ti ho fatto. Assisterti per tutta la vita».
Ma lei non vuole saperne di dimezzare il conto e, tanto meno, di condividere con lui il resto dell'esistenza. O, non sia mai, di vedere il mondo attraverso i suoi occhi. Vuole, pretende che Majid viva il suo stesso calvario. E sogna di essere lei stessa a lasciar cadere le quaranta gocce di acido stabilite dal tribunale nelle pupille del suo sfregiatore. Da una cella della capitale iraniana lo studente che cinque anni fa sfigurò e accecò Ameneh, gettandole dell'acido in faccia, tenta di difendersi: «Io volevo sposarla. Avevo fatto tutto il possibile perché accettasse la mia proposta. La supplicavo, ma lei non mi ascoltava. Non mi lasciò altra scelta. Pensavo che, se le avessi bruciato il volto, nessun altro uomo l'avrebbe sposata e lei avrebbe finito per accettare me».
Non è un ragionamento poi così originale in Iran: deturpare un amore non corrisposto per indurlo ad accontentarsi dell'unico pretendente rimasto. Gli uomini, e anche le donne, che vi ricorrono si sono conquistati perfino un appellativo sul dizionario: acid-pashi, lanciatori di acido. (Fonte: Corriere della Sera)
Non voglio essere ipocrita: quel ragazzo merita di essere accecato con l'acido, come ha accecato Ameneh. Sarei altrettanto ipocrita se non ammettessi che, al posto della ragazza, vorrei essere proprio io ad infilargli le 40 gocce nell'occhio. Anzi, magari l'avrei già fatto senza aspettare la sentenza. Non credo al pentimento di Majid e meno che mai che la ami ancora o che l'abbia amata in passato! Quanto ad "assisterla" per tutta la vita, mi pare che lui l'abbia già "assistita" più che a sufficienza e ora dovrebbe solo tenersi a debita di distanza! Però trovo un paradosso che, mentre le donne iraniane continuano a subire le discriminazioni che subiscono, un tribunale accetti di assecondare una ragazza che chiede di applicare la legge del taglione per aver patito una mostruosità come l'acidificazione!
Gli uomini, e anche le donne, che vi ricorrono si sono conquistati perfino un appellativo sul dizionario: acid-pashi, lanciatori di acido. «Ma di solito sono condannati a due o tre anni di carcere. Per me, non è stato così » non si capacita di tanta severità nei suoi confronti Majid, che ancora crede di aver possibilità di far breccia nel cuore di Ameneh. In aula ha ascoltato, come se non la sentisse, la donna dei suoi sogni reclamare il suo atroce risarcimento. Ha ascoltato i giudici accoglierla e non si è ribellato: «Me lo merito». Ma coltiva ancora la sua disperata illusione: «Vorrei vivere con lei, anche da cieco. Continuo ad amarla e sarà sempre così, anche se saremo ciechi entrambi. Tutti pensano che io voglia soltanto sfuggire alla condanna e perciò lo dica. Invece la amo». Majid implora El Mundo di far giungere ad Ameneh, a Barcellona, una lettera con la sua richiesta di perdono. Niente da fare: «Quel ragazzo mente». E tra due settimane, quando scoccherà l'ora della vendetta: «Io non mi tirerò indietro» giura Ameneh.
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domenica 22 marzo 2009

UK: FIGLIA DI UN IMAM CONVERTITA AL CRISTIANESIMO, IL PADRE LA INSEGUE CON UN' ASCIA


Da Jihadwatch:"Se qualcuno abbandona la religione islamica, uccidetelo" -- Maometto

"Mio padre, un imam, è venuto a cercarmi con un'ascia", di Dominic Lawson per il Sunday Times, 15 Marzo:

Siamo tutti fin troppo familiari con le persecuzioni dei cristiani in paesi come il Pakistan e l'Afghanistan. Ma chi oggi è seduta proprio di fronte a me è una donna inglese la cui stessa vita è stata minacciata in questo paese per il semplice fatto di essere cristiana. Invero, la minaccia è così reale che il libro che ha scritto sulla sua esperienza ha dovuto essere firmato con uno pseudonimo.
Il libro s'intitola "La Figlia dell'Imam" proprio perché 'Hannah Shah' è esattamente questo: la figlia di un imam in una delle numerose comunità Musulmane Deobandi nel nord dell'Inghilterra. Suo padre è emigrato in questo paese da una zona rurale del Pakistan negli anni '60 ed è, apparentemente, un elemento assai rispettato nella sua comunità.
Egli è anche uno stupratore incestuoso, che ha ripetutamente violentato sua figlia dall'età di cinque anni fino ai quindici, apparentemente come parte delle punizioni per essere stata "disobbediente". All'età di 16 anni è scappata dalla sua famiglia per evitare il matrimonio combinato preparato per lei in Pakistan. (Fonte: FaithFreedom Italia)

E a proposito di Pakistan: nello Swat, regione in cui i Talebani hanno imposto la shar'ia... : http://www.youtube.com/watch?v=MUCx4n16y9I .
Ma un affronto molto, molto più grande per la sua famiglia è stato, comunque, il fatto che lei ha scelto di diventare cristiana - un'apostata. Il Corano è esplicito nell'affermare che l'apostasia può essere punita con la morte; per questo motivo suo padre, l'imam, ha guidato un folto gruppo di 40 uomini - nel cuore di una città inglese - per trovarla ed ucciderla.
"Vorrebbero che foste miscredenti come lo sono loro e allora sareste tutti uguali. Non sceglietevi amici tra loro, finché non emigrano per la causa di Allah. Ma se vi volgono le spalle, allora afferrateli e uccideteli ovunque li troviate." Corano 4:89
Hannah Shah dice che la sua storia non è un caso isolato - che vi sono molte altre ragazze in famiglie musulmane britanniche che sono oppresse e sposate a forza contro la loro volontà, o che sono diventate cristiane in segreto ma che sono troppo spaventate per parlare. Lei vuole che le loro voci vengano udite in Inghilterra, la terra dove lei è nata, affinché si possa comprendere l'enorme portata della miseria nascosta di queste donne... .
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LA SANTA (MUSULMANA)


ritratto di S. Giuseppina Bakhita (1869-1947) nella cattedrale di El - Obeid
in Sudan



Fatou Kine Boye, musulmana, nella fiction
"La meravigliosa storia di Bakhita", dedicata
alla santa


Fiction di Raiuno. Fatou Kine Boye è stata scelta per il ruolo: "Lavoro a Roma e non ero mai entrata prima in una chiesa cristiana. Mi ha emozionato".

Una commessa senegalese sarà in tv suor Bakhita canonizzata nel 2000. "Sono islamica, ma l'ammiro molto".

ROMA - "Da bambina soffrivo molto, perchè mio padre aveva quattro mogli: una di queste era mia madre". Fatou Kine Boye ha bellissimi occhi, un sorriso abbagliante e una vellutata pelle scura. E' nata in Senegal 30 anni fa, ma vive in Italia da otto.
Faceva (e continua a fare) la commessa in un negozio di abbigliamento a Roma. Ma ora è la protagonista de "La meravigliosa storia di suor Bakhita", miniserie in due puntate prodotta da Titania per Rai Fiction , in onda il 5 e 6 aprile su Raiuno, con la regia di Giacomo Campiotti. "Faccio ancora la commessa - precisa Fatou - non ci penso proprio a lasciare un lavoro sicuro, per un'avventura che non so dove mi porterà.
Eppure proprio lei, di religione musulmana, è stata scelta tra decine di ragazze, per il ruolo della prima santa cattolica di colore, canonizzata il primo ottobre 2000 da Giovanni Paolo II. "E' tutto cominciato per caso - racconta Fatou - Sono venuta in Italia per amore: mi sono innamorata di un italiano, uno steward che ho conosciuto in Senegal, abbiamo deciso di sposarci e ho iniziato subito a lavorare come commessa. Un giorno sono andata dal mio parrucchiere a farmi i capelli, quello dove andiamo tutte noi ragazze africane. E lì si è presentato un ragazzo che si occupava del casting per la fiction. Mi sono detta "provo a presentarmi, non si sa mai...", ma mai avrei creduto che mi avrebbero scelta".
Fatou ha sette fratelli, che vivono nel suo Paese di origine con la madre: una famiglia... allargata. "Allargatissima: mio padre ha altre mogli e talmente tanti figli che... io non conosco tutti i miei fratellastri. Francamente non condivido la poligamia, anche se nella mia cultura e religione è una pratica normale. Sin da quando ero bambina, mi sono sempre detta quando troverò un uomo da amare, dovrà essere solo mio".
In Italia la poligamia è reato... "E io sono d'accordo. Non trovo giusto che un padre abbia tanti figli sparsi, ma che razza di famiglia è? Come li si può allevare con l'attenzione e l'amore di cui hanno bisogno?".
La storia di suor Bakhita è singolare. Nasce nel Sudan nel 1869. Viene sequestrata all'età di sette anni e sono i suoi rapitori a darle questo nome, che vuol dire "fortunata". Viene venduta più volte, conosce innumerevoli sofferenze fisiche e morali, che la la privano di qualunque identità. Finchè alla fine dell'Ottocento arriva in Italia per fare la bambinaia, presso una famiglia veneta cui è stata affidata. (Fonte: Corsera")

Ma Fatou è impegnata anche nella Fiction "Butta la luna", di cui la Rai sta trasmettendo la seconda serie, con Fiona May nei panni della protagonista.
Ben presto entra in contatto con le suore Canossiane di Venezia e conosce la religione cristiana: chiede quindi di essere battezzata col nome di Giuseppina e tre anni dopo decide di farsi suora, trasferendosi a Schio, in provincia di Vicenza. "Ho visto la sua chiesa - riprende Fatou - ho conosciuto e ho parlato con le consorelle e lì ho capito che donna straordinaria fosse Bakhita. Un coraggio incredibile: è venuta in Italia, quando i neri erano visti addirittura con paura. La chiamavano la diavola nera, pensavano che facesse il malocchio e, tutte le volte che in paese qualcosa andava storto, le davano la colpa. Eppure Bakhita aveva sempre il sorriso sulle labbra, perdonava tutti. Con la sua gioia di vivere contagiava tutti".
Quando morì nel 1947, furono in tanti a renderle omaggio e, a soli dodici anni dalla sua scomparsa, iniziò il processo di canonizzazione. "Una bella storia, che mi ha fatto apprezzare molte cose della vostra religione pur non rinnegando la mia - dice Fatou - D'altronde, in Senegal, musulmani e cristiani convivono pacificamente".
Gli integralisti, però, a volte hanno punito clamorosamente i musulmani che simpatizzano troppo per altre religioni. Interpretando il ruolo di una santa cattolica, ha mai temuto minacce?Ribatte secca: "No, non mi ha neanche sfiorato l'idea. La violenza non fa parte di nessuna religione. Chi usa la violenza non è un bravo musulmano. Tutti devono essere liberi di vivere come vogliono, nel rispetto degli altri. Conoscendo il cristianesimo, ho imparato che è una bellissima religione. Non ero mai entrata in una chiesa e la prima volta mi ha emozionato, anche se non ho mai pensato a una conversione".
Neanche quando si è innamorata di un italiano? "All' inizio della nostra storia, in Senegal, mi vergognavo a uscire con lui. Avevo paura di essere considerata, dai miei compaesani, una poco di buono, proprio perchè lui era bianco. Nei primi tempi non l'ho portato a casa per fargli conoscere i miei, ma poi è stata proprio la mia famiglia ad aiutarmi e ad accettare il nostro amore. Comunque, non ho mai pensato di cambiare religione, neppure per amore".
E se "Bakhita" avrà successo, pensa invece di cambiare definitivamente mestiere? "Il mio mestiere è quello di commessa: se arriverà il successo sarò contenta, altrimenti continuerò a fare la commessa"
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sabato 21 marzo 2009

"LE ALGERINE AL VOTO, TRA DELUSIONI E SPERANZE" di Rachida Slimane

Algeria. Al via la campagna elettorale per la presidenza della Repubblica. Si voterà il prossimo 9 aprile.

Tempo di elezioni, in Algeria. Il 9 aprile prossimo, cittadini e cittadine andranno alle urne per eleggere il nuovo presidente della Repubblica. Elezioni senza storia, dicono però in molti, e risultati scontati in partenza. Abdelaziz Bouteflika, il presidente uscente, riconfermerà se stesso. Di nuovo grazie al voto delle donne? Probabilmente è quello che spera. Nello scorso gennaio, intanto, ha ratificato con decreto presidenziale la Cedaw, la Convenzione per l'eliminazione di tutte le discriminazioni verso le donne, bloccata da anni. Ma adesso le associazioni chiedono riforme solide, e sostanziali. Interventi efficaci, e non di facciata. Il rischio in agguato, denunciano, è l'arretramento progressivo della generale consapevolezza sull'uguaglianza tra donne e uomini. Lo confermano i risultati di un sondaggio ed una ricerca realizzati a livello nazionale dal CIDDEF, Centre d'information et de documentation sur le droit de l'enfant et de la femme, che ha riproposto un modello realizzato nel 2000 dal Collectif Maghreb Egalité… Per capire la portata del rischio, dicono al CIDDEF, basta un solo dato, quello della percentuale dei favorevoli a donne deputato o sindaco scesa dal 73 percento di otto anni fa al 53 per cento di oggi…
Tempo di elezioni, in Algeria. Il 9 aprile prossimo, cittadini e cittadine andranno alle urne per eleggere il nuovo presidente della Repubblica. Elezioni senza storia, dicono però in molti, e risultati scontati in partenza. Abdelaziz Bouteflika riconfermerà se stesso. Il presidente uscente corre infatti per la terza volta, - cosa resa possibile dalla modifica dell’articolo 74 della Costituzione (da lui proposta, e recentemente ratificata dall'Assemblèe Nationale), che elimina il limite al numero di mandati per la più alta carica dello Stato -, e soprattutto controlla saldamente informazione e esercito. Nessuno degli altri candidati, dicono in coro gli algerini, può dargli concretamente fastidio. Erano 11, le candidature depositate il 23 febbraio scorso al vaglio del Consiglio Costituzionale, organismo preposto alle leggi elettorali, ne sono state ammesse cinque. Nessuna spiegazione, sul motivo delle esclusioni. Tra i candidati ammessi c'è una donna, è Louisa Hannouna, segretaria generale del PT, il Parti des Travailleurs, che si presenta per la seconda volta alle elezioni presidenziali. E dovrà vedersela con uno scenario abbastanza in movimento, sul fronte della questione femminile nazionale. Se è vero infatti che qualche miglioramento sul piano dei diritti delle donne c'è stato, è anche vero che la consapevolezza della società algerina rispetto all'uguaglianza tra donne e uomini pare essere notevolmente arretrata. Rispetto al 2000, si è ridotta per esempio di ben nove punti, dal 44 al 36 per cento, la percentuale degli algerini favorevoli ad una donna alla presidenza della repubblica. È quanto emerge dai risultati di un sondaggio ed una ricerca realizzati a livello nazionale dal CIDDEF, Centre d'information et de documentation sur le droit de l'enfant et de la femme, presentati nel corso di una conferenza stampa promossa presso l’Institut national de la santé publique (Inps), ad Algeri. Realizzati su un campione significativo di adulti, uomini e donne, e di adolescenti tra i 14 e i 17 anni, sondaggio e ricerca, titolata "Conoscenza dei diritti delle donne e dei bambini: opinioni, attitudini degli algerini adulti e degli adolescenti", rivela senza mezzi termini una spaccatura netta della popolazione in due correnti, i favorevoli all'effettiva uguaglianza tra donne e uomini, ed i contrari. Con una curva in discesa dei primi rispetto ai secondi (che avanzano). Ne è prova, la contrazione al 36 per cento - avvenuta in otto anni – della percentuale di favorevoli ad una donna presidente; tendenza confermata anche rispetto all'elezione di donne all'Assemblèe Nazionale, il Parlamento, o alle wilaya, i comuni, che registra dati ancora più marcati: 73 per cento di favorevoli a donne deputate o sindaco nel 2000, 53 per cento oggi. Per Nadia Ait Zai, presidente del CEDIFF, non è una sorpresa. "Volevamo capire se la concezione dell'uguaglianza tra donne e uomini fosse veramente regredita, come molti indicatori ci segnalano, e i dati lo hanno confermato. Se si vogliono proporre soluzioni mirate, ed evitare di girare a vuoto, c'è bisogno di conoscere veramente cosa pensa la gente. Per questo, abbiamo adottato il metodo della comparazione, e riproposto il modello di un sondaggio realizzato nel 2000 dal Collectif Maghreb Egalité (noto gruppo composto da giuriste femministe dei tre Paesi del nord Africa, Marocco, Algeria e Tunisia, nato per analizzare le leggi che regolano la partecipazione egualitaria delle donne, e formulare proposte e correttivi, ndt)".

E Sei candidati alle elezioni presidenziali, e tra loro una donna. Ma il candidato di pietra è ancora l'astensionismo (Fonte: Women in the city )
Fanno riflettere, anche i dati complessivi della ricerca, aggiunge la responsabile Imane Hayef Ighilahriz: in otto anni, il numero degli algerini refrattari in generale ai valori dei diritti delle donne è raddoppiato – oggi riguarda un buon 23 per cento della popolazione totale -, effetto della risorgenza in seno alla società di istanze conservatrici. Altrettanto elevati i dati della violenza contro le donne e i bambini: negli ultimi 12 mesi, il 7 per cento della popolazione femminile totale, adolescente e adulta, ha dichiarato di aver subito violenza fisica o psichica da un familiare… Per realizzare tecnicamente, e valutare, il sondaggio 2008, il Ciddef si e rivolto alla agenzia spagnola l’Agence de coopération technique espagnole (Acte) che ha messo a disposizione "l'esperienza messa a frutto negli ultimi trentanni, spiega Sergio Blanco, rappresentante di Acte. "Dopo la morte di Franco, c'è stato bisogno di elaborare meccanismi che consentissero di radicare i valori egualitari nella società spagnola. È stato quindi interessante studiare i mezzi che hanno permesso l'adattamento delle leggi a valori di apertura in seno alla società.". Per la presidente del Cediff, il punto è proprio questo, "è inutile approvare emendamenti alle leggi vigenti senza elaborare meccanismi per incidere a livello sociale. È vero che la legislazione algerina per le donne è migliorata dal 2005, soprattutto con gli emendamenti apportati al Codice della Famiglia, ma vediamo che questo non è sufficiente né a tutelare né a promuovere i diritti delle donne nella nostra società. Le discriminazioni permangono, mentre regredisce la stessa percezione sociale dell'uguaglianza tra donne e uomini".

Gli emendamenti di cui parla Nadia Ait Zai sono il fiore all'occhiello della politica per le donne (e della campagna elettorale) del presidente uscente Bouteflika, che lo scorso 21 gennaio ha pure ratificato con decreto presidenziale l'adesione dell' Algeria alla Cedaw, la Convenzione ONU per l'eliminazione di tutte le forme di discriminazione verso le donne. Protestano le associazioni femminili, certamente tra le più combattive nel panorama magrebino, che nonostante tutte le dichiarazioni fatte, numerose sono ancora le norme di legge profondamente discriminanti verso le donne. In sostanza, poco ha fatto il presidente uscente per rimuovere i veri ostacoli all'uguaglianza tra donne e uomini formalmente prevista dalla Costituzione. Qualche esempio? Bene le norme sulla nazionalità che permettono alle donne sposate al estero di trasmettere la nazionalità algerina ai loro figli, ma molto meno bene il sistema di quote adottato per migliorare la rappresentatività femminile nei luoghi della decisione politica che non prevede alcun meccanismo incisivo sui partiti, rimasti assolutamente maschili. Ancora meno bene, il mantenimento della norma che prevede per le donne la figura di un tutore, wali, che autorizzi ogni loro decisione, compresa quella del matrimonio.
Che farà, che cosa prometterà questa volta alle donne (per avere il loro voto) Abdelaziz Bouteflika che al Paese tutto ha già promesso un rilancio economico di 150 miliardi di dollari in cinque anni, e la modernizzazione delle istituzioni socioeconomiche? Gli prometterà un Codice di Statuto personale finalmente emendato dai riferimenti alla sharia? Le donne lo voteranno ancora come il meno peggio, l'unico in grado di contenere l'onda islamista? Nato nel 1937, combattente nella guerra di liberazione nazionale, ministro degli Affari esteri al tempo del defunto presidente Houari Boumediene, presidente della repubblica per la prima volta nel 1999, Bouteflika è l'autore della “Carta per la democrazia e la pace”, il documento della "riconciliazione nazionale" approvato nel 2005, che sostanzialmente ha messo una pietra sopra i massacri degli anni Novanta. Responsabilità diretta dei gruppi armati islamismi e dell'esercito, che fecero più di centomila morti in dieci anni, donne e ragazze in grande maggioranza. Colpevoli di "modernità". Colpevoli di fitna. Volevano andare a scuola, uscire e viaggiare da sole, volevano vestirsi alla moda che gli piaceva, portare il velo e andare alla moschea secondo coscienza. Furono le grandi vittime della tragica transizione politica algerina. Le associazioni femminili da Algeri a Orano ne ricordano il sacrificio, insieme a quello delle combattenti della Guerra di Liberazione. Sono le donne occidentali ad essersene dimenticate, lamentano. Strette tra un presente scivoloso e un futuro di possibili agguati illiberali, voteranno ancora Abdelaziz Bouteflika le associazioni femminili algerine il prossimo 9 aprile? Ma soprattutto, in quante andranno a votare? Leggi tutto ...