venerdì 29 ottobre 2010

PRIMO CORSO PER MUFTI' DONNA A DUBAI

Diventeranno guide religiose nella città araba e potranno emanare delle "fatwa" (risposte religiose) come gli uomini.

LE DONNE POTRANNO EMANARE "FATWA" COME GLI UOMINI. Il vice direttore della direzione degli Affari islamici di Dubai, Omar al-Khatib, spiega che "il corso partirà a breve e intendiamo in questo modo preparare cittadine emiratine a poter emanare delle fatwa e a dare giudizi su questioni religiose. Per farlo abbiamo deciso di far venire un'esperta egiziana di diritto islamico (però da Al-Azhar, ndr). La scelta è ancora in corso e verrà effettuata studiando i curriculum di una serie di esperte che sono in grado di formare altre donne emiratine in questo campo".

GUIDE RELIGIOSE. Il corso si incentrerà in particolare sullo studio dei commentari del Corano e dei libri di sharia. La sua durata sarà biennale e sarà in grado di fornire alle donne emiratine che lo vorranno tutti gli strumenti per poter insegnare e guidare le fedeli che vivono nella città su ogni aspetto della religione islamica. Il fatto che ci siano donne tra i futuri mufti del paese non ha destato polemiche negli Emirati Arabi Uniti. Secondo Ahmad Abdelaziz, che dirige il settore delle fatwa nell'amministrazione religiosa cittadina, "noi siamo stati i primi a dire che le donne potevano emanare delle fatwa come gli uomini. La fatwa non è altro che la risposta a una domanda su una questione che riguarda il diritto islamico. Chi risponde deve quindi sapere e questo non trova differenze tra donne e uomini". (Fonte: http://www.tg1.rai.it/ )

Mentre in Italia tiene banco un nuovo scandalo, BERLUSCONI E "RUBY", MINORENNE MAROCCHINA: http://www.newnotizie.it/2010/10/27/berlusconi-e-la-minorenne-marocchina-si-ipotizza-ricatto/ . Leggi tutto ...

PADOVA, VELO E VIOLENZA SULLE DONNE + IMAM ANTI - VELO INTEGRALE

PADOVA, VELO PER COPRIRE LE PERCOSSE: MOGLIE LO DENUNCIA: ARRESTATO TUNISINO

http://www.tgcom.mediaset.it/cronaca/articoli/articolo492312.shtml

L'IMAM DI PADOVA: "IL BURQA? UN OSTACOLO ALL'INTEGRAZIONE"

http://www.facebook.com/l.php?u=http%3A%2F%2Fwww.ilgiornale.it%2Fa.pic1%3FID%3D386182&h=669dc
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GAZA E GIORDANIA

ALL' UNIVERSITA' DI GAZA IL VELO PER LE RAGAZZE DIVENTA OBBLIGATORIO
http://falafelcafe.wordpress.com/2010/09/15/alluniversita-di-gaza-il-velo-per-le-ragazze-diventa-obbligatorio/

Studentesse e alcuni docenti hanno protestato, ma Hamas li ha fatti arrestare... .

GIORDANIA, VIOLENTATA VIENE POI UCCISA DA SUO ZIO PER "LAVARE L'ONORE".

La povera ragazza aveva messo al mondo un bambino in seguito ad uno stupro


http://www.unaviaxoriana.it/cgi-bin/uvpo/index.cgi?action=viewnews&id=4677

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martedì 26 ottobre 2010

DONNE PALESTINESI

GAZA. LINA PRIMA CAMIONISTA DONNA

http://www.vip.it/gaza-lina-ibrahim-camionista-donna/

La sua intervista (in arabo) : http://www.youtube.com/watch?v=N0VbZM_LFSQ

C'è solo da augurarsi che non guidi in niqab!!!!

VIDEO-CHOC: IL BALLO DEL SOLDATO ISRAELIANO CHE UMILIA LA PRIGIONIERA PALESTINESE.

NB. IL VIDEO E' STATO RILANCIATO DA UNA TV ISRAELIANA E L'ANP E' SALITA IN CATTEDRA IN DIFESA DEI DIRITTI DELLE DONNE.

http://www.corriere.it/esteri/10_ottobre_05/ballo-soldato-israeliano_730750ea-d07f-11df-9b01-00144f02aabc.shtml Leggi tutto ...

venerdì 22 ottobre 2010

LA PRINCIPESSA PALADINA DELL'ARTE. "OGGETTI SIMBOLO DI CONVIVENZA"


IL PERSONAGGIO. SHEIKHA HUSSAH, SEI FIGLI E UNA PASSIONE NATA CON UNA BOTTIGLIA MAMELUCCA.

«Molti erano a casa nostra a rischio bambini: un dovere renderli pubblici» L' abito integralista «Condivido il no dell' Occidente al velo integrale: dobbiamo creare un ponte tra culture, quella invece è una barriera».


Si definisce una «donna normale», come tante altre. «Liceo e università pubblici, un marito, sei figli che accompagnavo ogni giorno a scuola, e per questo non ho potuto continuare gli studi a Oxford. Ora, a 60 anni, ho anche sei nipoti». Hussah Sabah Al Salem Al Sabah non è però quello che molti definirebbero «normale». Figlia dell' 11° emiro del Kuwait, moglie del primogenito dell' attuale sovrano, nonostante il biglietto da visita non lo dica è una «sheikha», titolo che spetta alla famiglia reale ed equivale a principessa. E già negli anni in cui i bambini erano piccoli ha iniziato a creare con il marito quella che oggi è una delle collezioni di arte islamica più importanti del mondo: 30 mila pezzi dal tempo di Maometto al 19° secolo, provenienti da tutte le regioni della civiltà islamica. «È cominciato tutto nel 1975 con l' acquisto del primo oggetto, una bottiglia d' era mamelucca. Poi abbiamo continuato investendo i profitti del business di mio marito, entrambi affascinati non solo dalla bellezza di quei pezzi ma dalla conoscenza che il loro studio ci dava». Una passione privata all' inizio, dice Sheikha Hussah, arrivata a Milano per l' inaugurazione della mostra a Palazzo Reale (fino al 30 gennaio 2011, ndr). «Gli oggetti erano in casa: sulle librerie, sui tavoli, ovunque. Ma i bambini ne hanno rovinati alcuni, abbiamo pensato che non avevamo il diritto di disporne come cose "nostre", appartenevano al mondo». E così, nel 1983 Sheikha Hussah e Sheikh Nasser accettarono la richiesta del governo di esporre la loro collezione al Museo Nazionale. Lei vi si dedica ormai a tempo pieno. Solo durante la drammatica invasione irachena nel 1990, esule a Damasco, assunse la guida del Centro di informazioni kuwaitiano. Poi, recuperata la collezione portata a Bagdad («mancano solo una cinquantina d' oggetti, tra cui tre smeraldi eccezionali che spero non siano stati tagliati per venderli»), è tornata al lavoro come direttore dell' Istituto d' arte islamica del Kuwait. Organizza mostre con parti della collezione in tutto il mondo, tiene conferenze, studia, cataloga, cura mille progetti tra cui il restauro di edifici antichi in vari Paesi. Convinta che far conoscere l' arte «è soprattutto comunicare. Questa mostra a Milano sfata alcuni miti come il divieto assoluto nell' Islam di raffigurare persone o animali, o lo scarso valore scientifico e spirituale della nostra arte. Ci sono vestiti, oggetti comuni come i cucchiai. Opere di artisti musulmani per cristiani e indù, o di ebrei e cristiani commissionati da musulmani. Mostrano quanto ancor prima della globalizzazione la storia delle nostre civiltà fosse condivisa». Sheikha Hussah insiste sulla conoscenza e la comunicazione come «ponti» tra culture e Paesi. «È anche per questo che condivido la sollevazione dell' Occidente contro il velo integrale: non solo come misura di sicurezza ma perché è una barriera, taglia ogni comunicazione a differenza del hijab, che è questione privata». E si dice felicissima che altri Paesi del Golfo stiano dando all' arte importanza: «La prima mostra di arte saudita a Parigi quest' estate è un segno importante, il Paese si sta aprendo. Lo stesso vale per il Louvre di Abu Dhabi». Come il Kuwait, più avanzato di altri con le sue 5 donne in parlamento e nuove leggi già votate o in arrivo sui diritti umani, la regione sta attraversando una «metamorfosi». Che l' Occidente può forse meglio capire, sostiene Sheikha Hussah, grazie anche all' arte. (Fonte: http://www.corriere.it/ , 20/10)

Delle 1.200 opere d' arte islamica del Museo Nazionale del Kuwait se ne salvarono solo 107, in quel momento in tour all' estero. Le altre furono saccheggiate dagli iracheni o distrutte nella prima Guerra del Golfo.
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domenica 17 ottobre 2010

ECCO IL NASO NUOVO DI AISHA, SFIGURATA DAL MARITO TALEBANO


Non è ancora il nuovo naso vero, è una semplice protesi, ma il sorriso smagliante ed entusiasta di Bibi Aisha, 19 anni, racconta dell'inizio di una nuova vita.

Bibi Aisha, 19 anni, è la giovane afghana sfigurata dal marito talebano che le ha mozzato naso ed orecchie: eccola con il naso nuovo di fronte alle telecamere della Abc. A Los Angeles, Aisha ha ricevuto l'Enduring Heart Award, il premio che la fondazione Grossman Burn, quella che finanzia l'operazione al naso, consegna alle donne coraggiose vittime della barbarie umana.
La ragazza era stata promessa in matrimonio a un talebano all'età di 12 anni e consegnata alla famiglia del promesso sposo, dove ha subito abusi di tutti i tipi oltre ad essere stata obbligata a dormire in una stalla con gli animali. (http://www.unionesarda.it/ , 13/10)
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sabato 16 ottobre 2010

SARAH, TERESA E MARICICA


Teresa Buonocore, uccisa a Napoli meno di un mese fa per aver
denunciato le molestie sessuali subite dalla figlia di 8 anni e di una sua amichetta

Maricica Hahaianu, infermiera rumena appena morta a seguito di un pugno sferratole da un giovane italiano, dopo un violento litigio, alla stazione della metropolitana dell'Anagnina di Roma. Oggi avrebbe compiuto 32 anni. Lascia il marito e un figlio di 3 anni.
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martedì 12 ottobre 2010

"VOGLIO LA MAMMA, DOV'E?". NOVI, LA PACHISTANA SI SVEGLIA DAL COMA


Nosheen Butt si è risvegliata. La giovane pachistana ferita a sprangate dal fratello a Novi, nel modenese, per aver rifiutato un matrimonio combinato, dopo quattro giorni è uscita dal coma. Le sue prime parole: “Voglio la mamma. Dov’è la mamma?”. I medici dell’ospedale di Baggiovara non se la sono sentita di dirle la verità. Di raccontarle che mentre lei veniva ricoverata d’urgenza, nel giardino di casa, la madre moriva sotto i colpi del marito, Ahmad Khan.
Nosheen non lo sa ancora, pensa che sia viva, in un ospedale poco distante. E continua a chiedere di lei: “Fatemela vedere. Voglio parlare solo con lei”. Nessuna domanda invece sul padre e sul fratello. Due uomini coalizzati, disposti a tutto per portare avanti il loro disegno. Disposti ad ammazzare chi si opponeva al ruolo di padre - padrone, uniti nella volontà di riaffermare la supremazia dell’uomo sulla donna, a qualunque costo.
E intanto mentre Nosheen Butt in ospedale apre gli occhi le indagini proseguono e consentono di ricostruire la dinamica dell’aggressione e la situazione familiare. Il fratello di Nosheen poco prima di impugnare la spranga aveva detto alla sorella: “Ti devo uccidere”.
Begum Shahnaz non ne poteva più del marito, voleva andarsene da quella casa, per liberarsi dalle percosse e dall’ossessionante gelosia. A complicare i rapporti, l’imposizione dell’uomo di concedere sua figlia Nosheen in sposa al cugino. Un matrimonio combinato che le due donne di casa Butt non hanno mai voluto accettare.
Ahmad Khan, domenica pomeriggio non ci ha più visto : ha gettato la moglie a terra e l’ha colpita con una pietra. Sei volte. Una violenza che ha contagiato Humair, scatenandolo sulla sorella. Non un piano calcolato quello di padre e figlio, ma un’aggressione impetuosa, una forza prevaricatrice, intollerante alle ribellioni. Shahnaz è morta un’ora dopo in ospedale. Nosheen, invece, si è salvata. Adesso è fuori pericolo. Con l’aiuto degli psicologi presto scoprirà tutta la verità su sua madre. Una donna che ha dato la vita per lei, perché a 20 anni possa ancora cercare il riscatto. (Fonte: http://www.ricerca.geolocal.it/gazzettadimantova , 11/10)

E "conosciamo" altri due uomini della famiglia Butt, che sembrano distanti anni luce l'uno dall'altro:

Il cugino "Proteggete Nosheen e la sorellina":

http://gazzettadimodena.gelocal.it/cronaca/2010/10/11/news/il-cugino-proteggete-nosheen-e-la-sorellina-2505629 . Ha denunciato un altro caso di violenza, che sarebbe avvevuto in Pakistan circa 8 anni fa, per mano sempre di Ahmad Khan: avrebbe legato e torturato sua cognata rendendola invalida. Dalla "famija" in Pakistan, dice, gli ordini di ammazzare Nosheen e Begum Shahanaz.

Rischia ora di aggravarsi la posizione dello zio:

http://gazzettadimodena.gelocal.it/cronaca/2010/10/09/news/rischia-ora-di-aggravarsi-la-posizione-dello-zio-2497585 . Per lui, ciò che il cognato e suo nipote stavano facendo a Nosheen e a sua madre (sorella dell'uomo), erano "affari di famija" .
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CASO NOVI, "IL COMUNE SAPEVA CHE C'ERA UNA MOSCHEA"

NOVI. «La famiglia di Ahmad Kahn Butt viveva quotidianamente nella violenza, tanto è vero che in molti sapevano di questi disagi e della paura delle due donne per le reazioni violente del capofamiglia». E' quanto afferma il consigliere comunale Pdl di Novi Tania Andreoli, chiedendo «dove siano finiti i servizi sociali». Per Andreoli, anche l'amministrazione sapeva della situazione di disagio: «Lo testimonia il fatto che l'appartamento della famiglia di Ahmad Khan Butt era stato in passato di proprietà comunale e già a suo tempo era stato considerato inadeguato, non adatto ad essere abitato». Per questo il consigliere chiede che «l'integrazione passi anche per politiche abitative che forniscano alloggi adeguati». «Un altro aspetto importante - conclude Andreoli - riguarda il fatto che era noto a molti che il garage era una moschea abusiva. Se si passava negli orari di culto si vedevano le scarpe degli islamici lasciate fuori, secondo l'usanza». (Fonte: http://www.gazzettadimodena.geolocal.it/ , 6/10) Leggi tutto ...

sabato 9 ottobre 2010

mercoledì 6 ottobre 2010

UNA CATERVA DI NOTIZIE INTERSSANTI DA "PER UN MIGLIORE ISLAM", DI VITUCCIO E FRANCESCA

http://scettico72.splinder.com/

Un paio di esempi:


Testimonianza: "La religione musulmana opprime le donne"

Lei è Sabatina James (nome falso), di origine pakistana, costretta al matrimonio


http://scettico72.splinder.com/post/23409757/testimonianza-la-religione-musulmana-opprime-le-donne

Gran Bretagna: Delle scuole obbligano le alunne a portare il velo integrale


http://scettico72.splinder.com/post/23408306/gran-bretagnadelle-scuole-obbligano-le-alunne-a-portare-il-velo-integrale Leggi tutto ...

martedì 5 ottobre 2010

LO SCONTRO DI CIVILTA' IN CASA E LE DONNE IN PRIMA LINEA

RANIA E OUDANE. JAWAIRA E ... SUO PADRE (PAKISTANI DI DESIO, PROVINCIA DI MONZA E BRIANZA), CHE ORGANIZZANO INCONTRI GENITORI E FIGLI QUANDO E' STATA SGOZZATA HINA.

RANIA: "Dissi a mia madre che avrei sposato un italiano: ebbe una crisi isterica e si prese a schiaffi".



OUEJDANE: "Per diventare emancipate l'autonomia economica dai mariti è un passaggio obbligato".


JAWAIRA: "Ci siamo sentiti chiamati in causa. Nella nostra tradizione bisogna rispettare i genitori, stare zitti, non parlare. L'obiettivo mio e di mio padre è rompere questa barriera. Senza essere maleducati". Jawaira porta il velo, non esce la sera e (per ora) promette: "Sposerò un musulmano".

http://www.zeroviolenzadonne.it/rassegna/pdfs/d891f570e96fee26ae21d3f4604ab0ed.pdf

e naturalmente: ATTRAVERSO VITTORIE E SCONFITTE L'INTEGRAZIONE PASSA DALLE DONNE.

http://www.zeroviolenzadonne.it/rassegna/pdfs/3f124f54b261266c3bbc1fe35750c97b.pdf

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lunedì 4 ottobre 2010

LA LAPIDAZIONE ARRIVA IN ITALIA


MODENA, DIFENDE FIGLIA DA NOZZE COMBINATE: PAKISTANA LAPIDATA DAL MARITO

Una madre pakistana muore per difendere la figlia 20enne da un matrimonio combinato. Succede a Novi, in provincia di Modena, e dopo la lapidazione della donna, hanno preso a sprangate la figlia. Barbarie non ammissibili nella civiltà.
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venerdì 1 ottobre 2010