martedì 24 marzo 2009

INTERVISTA CON LA STUDIOSA PAKISTANA ASMA BARLAS

"E' UN DIRITTO PER OGNI MUSULMANO INTERPRETARE PERSONALMENTE IL CORANO".

Lei è una degli studiosi che cerca di offrire una visione più liberale del Corano. Ha esaminato da vicino le interpretazioni maschiliste del Corano e offre un'alternativa antipatriarcale.

La sua idea nel suo libro "Donne credenti nell'islam": le interpretazioni alternative del Corano, non sono controverse come le tesi del prof. Nasr Hamid Abu Zaid sull'aspetto ontologico del Corano. Anzichè dire che il Corano stesso è il prodotto della cultura nella Penisola araba, lei più che altro sembra più che altro criticare le interpretazioni patriarcali del Corano. Perchè non considera il Corano stesso come problema?

AB: “Perché, come credente musulmana, non penso sia il problema. Non ho mai messo in discussione lo status ontologico del Corano come intervento divino. Per me, come musulmana, la premessa iniziale è che il Corano, ontologicamente, è la parola di Dio. Il problema, quindi, non si trova nel discorso divino del testo sacro, ma nel fatto che noi lo interpretiamo in modo improprio. Quindi per me il nocciolo del problema non è “il testo in sé”, come lo è per molti studiosi, ma piuttosto la sua appropriazione umana.”

Non pensa che il permesso del Corano per la poligamia riflette la cultura araba del settimo secolo?

AB “Ci sono due osservazioni che ho potuto fare a riguardo.Uno di questi è che il Corano è particolare e universale. E’ particolare nel senso che la sua prima udienza era formata da arabi del settimo secolo. Inoltre, poiché il Corano si rivolgeva direttamente agli arabi del settimo secolo è parlato in un linguaggio e in un modo che era rilevante alle vite di quella gente. Ma il Corano è anche universale. Il concetto di pudore sessuale, per esempio, è un concetto universale nel Corano, mentre la particolare modalità di sé è un particolare esempio di cultura araba. Pertanto, penso che sia assolutamente possibile distinguere tra ciò che è universale nel Corano e ciò che è particolare.
In secondo luogo, per quanto riguarda la poligamia, è molto importante esaminare storicamente alcuni concetti. Nessun profeta ebreo diverso da Gesù era celibe o monogamo. Il Re Davide, il re d’Israele aveva 900 mogli e concubine. Nell’islam, la pratica è stata circoscritta e formulata in termini di alcune condizioni. Io sono una di quelle persone che sostengono che il provvedimento coranico sulla poligamia è solo riferito ad orfani femmine ed è permesso solo se le due o tre condizioni che il Corano menziona sono soddisfatte. E questo è molto difficile da fare, motivo per cui lo stesso versetto coranico termina dicendo che è meglio sposarsi solo una volta. Credo che la maggior parte dei musulmani che si sposano quattro mogli agiscono effettivamente contro il Corano. Quale parte dell’ingiunzione coranica sul matrimonio non capiscono quando dice che non dovrebbe essere fatto per lussuria? Possiamo parlare dell’aspetto storico delle cose e cercare le ragioni,invece di imitare ciecamente e ritualisticamente le cose quando ci fa comodo.”

Il modo in cui vengono affrontati i diritti delle donne varia molto da persona a persona. Amina Wadud, per esempio, ha guidato una preghiera del venerdì negli Stati Uniti. Pensa che la sua azione sia un contributo costruttivo per il discorso della parità tra i sessi?

AB: “Si tratta di una questione complessa. Molte persone la criticano per aver fatto quell’atto,mentre ci sono argomenti più urgenti. Bene, perché non passano il loro tempo a parlare di quegli argomenti che sono più urgenti,piuttosto che sul caso di Amina Wadud? Almeno, le persone che hanno pregato dietro lei, l’hanno scelta democraticamente. L’autorità di un imam non è la stessa di un sacerdote o un papa. Nessuno sarà costretto a seguirlo.”

Un imam, naturalmente, non è come un papa ma l’autorità degli ulama è sicuramente non trascurabile.

AB: “Beh,abbiamo bisogno di sfidare l’autorità degli ulama,perché nessuno ha il diritto di dire che solo loro conoscono il significato del Corano e che solo loro possono definire il significato religioso.(…)”

Nei Paesi Bassi, Ayaan Hirsi Ali sta anche lottando per i diritti delle donne musulmane e la parità di genere. Ha fatto un film molto controverso, Submission, insieme a Theo van Gogh che direttamente collega l’abuso delle donne ai testi coranici. Che cosa pensi del suo contributo al dibattito?

AB: “Penso ci sia stato più un elemento di sensazionalismo del film e credo che Amina Wadud vada molto più profondo di quello, poiché ritiene che sia suo diritto in quanto musulmana credente, guidare una preghiera congregazionale. Ayaan Hirsi Ali, invece, afferma che è il Corano stesso ad autorizzare gli uomini di abusare delle loro mogli sessualmente. A mio parere, non si può essere un avvocato per le donne musulmane quando si ritiene che il Corano è opprimente. Amina Wadud, al contrario, ritiene che il Corano è liberatorio e vede la sua azione come un atto di liberazione.” (Fonte: ISLAM LIBERALE, da http://www.qantara.de/webcom/show_article.php/_c-307/_nr-28/_p-1/i.html, in inglese)
In Indonesia ci sono molte persone che chiedono un inasprimento della Shari’a islamica. Poiché ha sperimentato lei stessa la Shari’a in Pakistan,durante il regime di Zia ul Haq, crede che la Shari’a potrebbe essere introdotta e allo stesso tempo difendere i diritti delle donne?


AB: “Da quello che ho sentito e letto finora, in Indonesia, la Shari’a come viene introdotta nella provincia di Aceh è discriminante nei confronti delle donne. Molti dicono che non sta fornendo giustizia tra i sessi. Io sono della scuola di pensiero in cui si ritiene che la legge islamica sia un prodotto del pensiero umano e, quindi, certamente suscettibile di ripensamento. Guardiamo ad esempio il Pakistan. Un domestico cieco è stato violentato in Pakistan, e la corte l’ ha sanzionato ad essere lapidato. Tuttavia, la condanna a morte per lapidazione non è una punizione prescritta nel Corano. Dire che la lapidazione non è una prescizione del Corano e che deve essere ripensata come punizione, è dire qualcosa di ragionevole. Le persone (a favore della Shari’a), però, saranno molto turbate ed inizieranno a citare hadith e diranno che possono derivarle dalle pratiche del Profeta. La conversazione va, quindi, a un altro livello. Dal momento che a mio avviso, come credente, non possiamo essere sicuri al 100% di ogni singola cosa presente negli hadith, mentre possiamo essere sicuri al 100% di ciò che si trova nel Corano. Quindi, questa è una sorta di circolo vizioso, in cui non è possibile definire la propria critica. I musulmani che difendono questo tipo di Shari’a islamica si spostano dal Corano agli hadith (tradizione) e, infine, alla ragione pubblica(ijma’). Quando dici loro che il Corano può essere letto in diversi modi, loro si rifugiano negli hadith. Quando tu indichi loro che gli hadith sono multivocali e polifonici, essi dicono che la ragione pubblica(ijma’) non lo ammetterà, benchè la ragione pubblica è un costrutto socio-culturale. Io chiamo questo un circolo di oppressione ed è molto difficile per le donne musulmane fuggire da esso, perché loro (i sostenitori della Sharia) si mantengono saltando da argomento ad argomento."

Quindi, fa rigorosamente una distinzione tra il Corano e gli hadith?

AB: “Si,assolutamente. Per un credente, il Corano è un discorso divino e gli hadith non lo sono. Gli hadith sono il risultato della compilazione umana e nessuno di coloro che li ha compilati ha mai dichiarato che essi erano infallibili e il Corano ci insegna una teoria della fallibilità umana. Molte persone che utilizzano gli hadith non sono d'accordo con l’egualitarismo del Corano. Qualunque cosa che il Corano apre, gli hadith possono chiudere.”

Vede la riforma islamica come base, o pensa che essa dovrebbe iniziare con riforme politiche ed economiche?

AB: “Vedo questi processi come un collegamento e vedo questa (riforma islamica) come un ingrediente, ma un ingrediente essenziale, perché affinchè la riforma politica ed economica avvenga in tutti i paesi islamici, deve anche essere costituita da un ethos islamica. Molti intelletuali di sinistra hanno imparato, nel corso degli anni, che è quando non parlano un linguaggio con cui i musulmani si possano identificare, assimilare e possano comprendere che si rischia di non apportare reali cambiamenti.(…)
Qualcuno mi ha chiesto se la mia idea sarebbe di portare la liberazione delle donne e portare la democrazia. Ho detto no, non è possibile iniziare a leggere il Corano e poi avere improvvisamente la democrazia. Ci sono istituzioni repressive che devono essere smantellate. Credo, però, che un cambiamento fondamentale debba avvenire nel modo in cui i musulmani si riferiscono alla Scrittura e interpretano la religione perchè ci possa essere una democrazia significativa. Penso che sia complicato e le cose devono accadere insieme."

7 commenti:

Il Blog | Attualità | Psicologia ha detto...

Molto interessante, è un punto su cui riflettere

Il Blog | Attualità | Psicologia

Alessandra ha detto...

Riguardo alla poligamia però, è vero che nel Corano è permessa solo a determinate condizioni, ma chi garantisce che l'uomo sia così "scrupoloso" dal volerle rispettare?
Contesto poi il punto in cui Asma Barlas dice: "L’autorità di un imam non è la stessa di un sacerdote o un papa. Nessuno sarà costretto a seguirlo.” Oggi c'è qualcuno costretto a seguire il Papa? Non mi pare proprio! Storicamente, poi, c'è stata pure la riforma protestante.

Vituccio ha detto...

Non sono in niente daccordo con lei.

C'é qualcosa di contraddittorio nelle sue parole.Alla domanda "perché non considera il corano stesso come problema" risponde "perché come credente MUSULMANA non penso sia il problema". Ecco,ancora una MUSULMANA che vuole risolvere il problema senza andare alla radice dello stesso.

La signora ha forse paura di dire che non é una credente musulmana?

Alessandra ha detto...

Anche a me non quadra al 100%: da una parte trovo abbastanza normale che, come musulmana, non dia la colpa all'islam delle barbarie e delle discriminazioni nei confronti delle donne (e presumo non solo). Non lo fanno neppure molti occidentali, spesso per ignoranza o per buonismo (come anche tu m'insegni)!
Dall'altra sembra che, come dici tu, lei stessa tema di non essere considerata una "vera musulmana" se pensa il contrario. Peggio ancora, accusi velatamente di apostasia chi non la pensa allo stesso modo o semplicemente chi è più critico di lei.
Soprattutto mi sembra contraddittorio (ma forse sta solo approfondendo la questione)ciò che dice dopo: un imam non è come un sacerdote o il Papa (verissimo!) e quindi nessuno è COSTRETTO a seguirlo, ma poi ammette PER FORTUNA che bisognerebbe fare in modo che un imam non si ritenesse depositario della parola di Allah. In questo caso, altro che "eletto democraticamente" (come è stata Amina Wadud): si tratterebbe solo di democrazia formale perchè l'imam, una volta eletto l'imam dice o IMPONE quello che gli gira!

Orpheus ha detto...

Mah, bisognerebbe conoscere a fondo il Corano. Però ho letto in molti siti, anche islamici (ma moderati) gli ahdith incriminati che ghettizzano la donna.
Quindi ci sono. Starebbe nel credente considerarli retaggi di un passato oscuro e quindi non applicarli.
E qui iniziano le dolenti note, perchè se i cristiani si sono distaccati completamente da certi versetti della Bibbia anacronistici e barbari (c'è anche la lapidazione), i musulmani al contrario considerano attuali cose scritte centinaia di anni fa.
I cattolici hanno preso a riferimento il Vangelo, i musulmani sono tutt'ora ancorati all'interpretazione più letterale e nefanda del Corano. Questo nella maggioranza.
Per me ha ragione, quindi Ayaan Hirsi Ali quando afferma "che è il Corano stesso ad autorizzare gli uomini di abusare delle loro mogli sessualmente".
E fa benissimo a dirlo a gran voce, anche se le é costato e le costa tantissimo.
Allontanata dall'Olanda e in pericolo di vita perchè minacciata dai più facinorosi.
Forse è per questo che altre musulmane, che pure lottano per i diritti delle proprie simili, sono più moderate nelle dichiarazioni.
Non bisogna dimenticare che una fatwa, è una condanna a morte, e qualsiasi imam la può scagliare.

Mi sembra che la signora in questione faccia come si suol dire, l'asino nel lenzuolo.
Ciao mary

Alessandra ha detto...

Per me, come ho avuto occasione di dire altre volte, sono soprattutto certi musulmani, le persone, ad essere ancorati a certe tradizioni, plagiati da imam integralisti. Però alcune pratiche sono legittimate, magari "regolamentate", dall'islam (vedi la stessa poligamia), c'è poco da fare e la sharìa è basata su Corano e ahadit. Io stimo sia Amina Wadud (anche lei ha subito attacchi e minacce)che Ayaan Hirsi Ali, che ha subito lo sfratto dalla sua casa in Olanda perchè considerata "troppo pericolosa" dai vicini e si è vista negare il finanziamento della scorta all'estero da parte della sua patria d'adozione.
Non conoscevo l'espressione "fare l'asino nel lenzuolo"... . :-)

Anonimo ha detto...

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