domenica 8 gennaio 2012

DANZA ORIENTALE


Il blog "Mille e Una Donna" riparte con un po' di cultura, in parallelo al gruppo di FB e un 2012... da fine del mondo! :-)



La danza orientale, (in arabo raqs al sharqi, رقص شرقي, danza orientale) comprendente il Baladi ed tante altre danze orientali, una danza del ventre del Kabaret che si trova solo in Egitto , il ARABIYA (ovvero l'orientale), ballato da danzatrice orientale e anche noto come danza del ventre e il Saidi, che si trova solo in Egitto, a sua volta suddiviso in Tahtib, praticato solo da uomini e viene insegnata lo style maschile alle ballerine occidentale Raks Al Assaya.

Storia



La danza orientale o ' è una danza originaria del Medio-Oriente e dei paesi arabi, eseguita soprattutto, ma non esclusivamente, dalle donne. È considerata come una delle più antiche danze del mondo[senza fonte], soprattutto nei Paesi del Medio-Oriente e del Maghreb, come Algeria, Tunisia, Libano, Irak, Turchia, Marocco, Egitto.
Si pensa che l'origine di questa danza si trovi nei riti di fertilità, associata sia alla religione che all'esoterismo e al culto della Dea Madre. In senso stretto, il termine indica la danza classica orientale che si è sviluppata nelle corti principesche del Medio-Oriente ma non solo. In un senso più vasto, può indicare tutte le forme che si conoscono al giorno d'oggi.
Durante la Campagna d'Egitto di Napoleone, i soldati francesi vennero a contatto con questa danza: provenendo da una società relativamente puritana, il movimento sinuoso dei corpi delle danzatrici veniva percepito come un potente afrodisiaco. Nell'Inghilterra all'epoca questa danza era considerata azione del demonio: il sinuoso ancheggiare del bacino delle danzatrici venne erroneamente associato come invito alla prostituzione. È da questo motivo, ancora oggi associato alla danza, che dipende il termine "danza del ventre".

Danza Orientale




La danza orientale è tradizionalmente praticata dalle donne, perché esprime interamente la femminilità, la vitalità e la sensualità. La danza orientale è unica nel suo genere: esistono diversi stili, che cambiano a seconda del Paese d'origine, come la danza col velo. In generale, questa danza è caratterizzata dalla sinuosità e dalla sensualità dei movimenti: è di effetto sia con musiche ritmate che lente. Di solito è praticata da danzatrici professioniste.
La pratica della danza orientale è giunta in Europa e in America grazie ai cabaret degli anni trenta e quaranta: è da questo periodo, ma soprattutto dagli anni novanta, che questa danza è diventata famosa in tutto il mondo. La danza orientale è particolarmente adatta al corpo femminile, perché aumenta la flessibilità e la tonicità del seno, delle spalle, delle braccia, del bacino, ma soprattutto della pancia: gli addominali sono coinvolti profondamente nei movimenti, modellando la linea e giovando agli organi interni. Tonifica le cosce, migliora l'agilità delle articolazioni e sembra ritardare l'osteoporosi, migliora la postura e rafforza il pavimento pelvico. Inoltre, la danzatrice orientale ha il diritto di essere in carne - le danzatrici formose sono le più apprezzate - e può mostrare le proprie forme. Quello che importa non è la rotondità ma la sensualità, la grazia e la sinuosità dei movimenti.

Le danze popolari




Nei villaggi algerini, la danzatrice professionista è CHATTAHA. Dei popoli nomadi di Oulad Nail. Qui abbiamo grande nomi El Hasnawia, Jamila Atabou, Warda Chawuiya, Saliha , Taous, Khoukha che hanno avuto un successo notevole in Siria e soprattutto in Egitto. La maestra di Samia Gamal è stata Khoukha di origine algerina in preciso da Orano la città di Cheikha Rimiti. Erano celebri le danzatrici Ghawazee e Alameeh, appartenenti a tribù nomadi, "zingare" (le seconde erano però di un ceto più alto, erano più raffinate istruite). All'epoca della campagna d'Egitto di Napoleone erano considerate alla stregua di prostitute, perciò non potevano avere accesso agli harem, ed alcune vennero addirittura giustiziate.
Il cinema egiziano ha reso note grandi danzatrici come Tahia Carioca, Samia Gamal, Neima Akif.

Gli stili principali



Stile danza orientale autentica con danza Hawzi Caratterizzato da movimenti eleganti, ampi e dolci, la danza viene resa fluida grazie al coinvolgimento armonico del corpo della danzatrice.

Stile Šarqī Lo stile Šarqī, inizialmente legato alla tradizione di danze ballate nelle corti islamiche, si evolve nei primi decenni del Novecento. Le interpreti dei cabaret egiziani iniziarono a ricorrere a coreografie e all'utilizzo di strumenti quali il velo, il candelabro e le scarpe col tacco, introducendo inoltre passi derivanti dal balletto classico come l'arabesque e lo chassé.

Stile Baladī È uno stile caratterizzato dalla movenza del bacino carica di intensità. I movimenti delle braccia sono meno ampi e svolazzanti rispetto a quelli dello stile Šarqī. Si prediligono le camminate con il piede a terra e non in mezza punta come nello stile classico. Lo stile Baladī è una danza popolare cittadina che nasce dall'incontro della popolazione rurale con quella urbana.

Stile Ša'abī La danza Ša'abī è legata alla terra, caratterizzata dalla spontaneità, semplicità e allegria. Lo stile Ša'abī è lo stile popolare egiziano. Le danze popolari comprendono repertori zingari (ġawāzī) e delle campagne (fellahī).La variante egiziana è quella interpretata con il bastone, chiamata sayydī.

Gli accessori

La danza orientale viene spesso accompagnata da numerosi accessori tra i quali troviamo: doppio Velo Chiamata Danza Hawzi considerata nel mondo arabo è la più raffinate delle danze orientali di tutti i tempi, origine dall Algeri

Velo La prima ballerina ad interpretare questo tipo di danza fu Hanan El Jazairiya, che negli anni venti , conquistò il pubblico avvolgendosi nel trasparente velo per poi farlo volteggiare nell'aria.

Sagat Sono dei cimbali, piccoli strumenti a percussione in ottone che vengono tenuti sul pollice e sul medio di entrambe le mani.

Bastone La danza del bastone deriva dal tahtīb, un'arte marziale che si tramutò in danza mashile folcloristica. Questa danza è caratterizzata da gioiosi saltelli.

Tamburello Alcune danzatrici accompagnano la loro danza suonando un tamburo Grande - Bandir. Soprattutto in Neili e Sidi Bel Abbas.

Candelabro La danzatrice si esibisce tenendo in equilibrio sulla testa un candelabro con tanto di candele accese, nelle feste di matrimonio.

Spada Due Spade La danzatrice Tuareg di Tamanrassette esegue durante la danza esercizi di equilibrio con la spada.

SETTE VELI Danza dei sette veli

Karkabou

Ali di Iside Sono un'introduzione moderna, come i fan veils, si possono considerare un'evoluzione del velo.

C'è da specificare che molti degli stili sopra elencati non sono di origine medio orientale ma molti sono stati importati dall'occidente come le ali di Iside e la spada. (Fonte: Wikipedia)

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venerdì 23 dicembre 2011

INTERVISTA DI DUE RAGAZZE MUSULMANE DI "YALLA ITALIA", IL BLOG DELLE SECONDE GENERAZIONI

E AUGURONI A TUTTI DI BUON NATALE E FELICE ANNO NUOVO! A PRESTO!

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giovedì 17 novembre 2011

PER CHI HA FACEBOOK

Carissimi, è parecchio che non aggiorno il blog. Un po' forse perchè i post sono troppo lunghi, un po' perchè non si prestano a commenti, vedo che siete intervenuti solo in uno degli ultimi.
Per ora sto continuando a postare solo su Facebook, su cui ho un gruppo omonimo. Invito chi vuole e può, a seguirmi lì e a chiedere di iscriversi al gruppo ( lo riconoscerete dalla foto di due ragazze velate, una delle quali fuma). Prima o poi, probabilmente, riprenderò anche qui. Un salutone a tutti! Leggi tutto ...

mercoledì 19 ottobre 2011

27 DONNE TRA I TERRORISTI GIA' RILASCIATI DA ISRAELE IN CAMBIO DEL SOLDATO GILAD SHALIT

Tra loro:



Muna Awana, condannata all'ergastolo nel 2001 per aver adescato su Internet con avances sessuali un 16enne, Ofir Rahum, fingendosi israeliana come lui. Il ragazzo l'ha seguita a Ramallah, dov'è stato ucciso da alcuni complici della ragazza e tenuto legato al cofano di un'auto. "L'assassina internauta", com'è soprannominata in Israele, è accusata di aver avuto "comportamenti violenti" (poi vedremo quali) con alcune compagne di cella e non vuole tornare a Gaza perchè teme vendetta. Rimarrà in Egitto.


Ahlam Tamimi il 9 agosto 2001 la studentessa giordana Ahlam passeggia a Gerusalemme vestita all’occidentale insieme a un amico, Ezzedin. Lui ha una chitarra. Notarono una pizzeria affollata, l’ordine di Hamas, della quale lei è stata la prima donna arruolata per una missione suicida, era quello di fare una strage di ebrei. Lei si accomiatò, lui si diresse verso la pizzeria e fece una strage con l’espolivo nascosto nella chitarra. Furono 16 i morti, Ahlam venne condannata a 16 ergastoli. Lei ai giudici disse che le vittime israeliane erano poca cosa rispetto a quelle palestinesi. I genitori di Malki, una ragazza di neanche 20 anni uccisa da Ahlam, chiedono ora di non dimenticarla.





Un'altra, Wafa al-Bis, ha voluto attorno a sè tanti bambini, che ha abbracciato, baciato e ai quali, soprattutto, ha detto che vorrebbero che seguissero il suo esempio e diventassero "shahid". Wafa è stata arrestata nel 2005, a 21 anni, perchè ha tentato di "immolarsi per Allah", parole sue all'epoca. Nascondeva dieci chili di esplosivo in pantaloncini confezionati per seminare la morte all'ingresso dell' ospedale Soroka di Beer Sheva (Neghev), dove la studentessa di sociologia a Beit Lahya (Gaza), era stata curata sei mesi fa in seguito a gravissime ustioni provocatale dalla esplosione accidentale in casa di una bombola di gas. «Da noi era stata curata con dedizione, accudita giorno e notte» aveva detto allora il direttore dell'ospedale, il dottore Eitan Hay-Am.

Ha "vinto" anche Nihad Zakut, che, bambina nel 1998, aveva commosso Clinton in visita a Gaza. L'ex presidente americano le aveva promesso che in un mese avrebbe fatto liberare suo padre, in carcere a vita e condannato all'ergastolo per aver uccuso un'israeliano. Ora Nihad ha 24 anni, 2 figlie, e il padre è libero.
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SE IL NOBEL PER LA PACE VA A UNA "SORELLA MUSULMANA", di Valentina Colombo

«Nel nome di Dio Clemente, Misericordioso, alla sorella Tawakkul 'Abd al-Salam Karman [nella foto], presidente dell’organizzazione "Giornaliste senza catene", membro del Consiglio direttivo del Raggruppamento yemenita per la Riforma, saluti e stima. Con immensa gioia abbiamo ricevuto, in seno al Raggruppamento yemenita per la Riforma, l’annuncio del conferimento alla vostra persona del Premio Nobel per la Pace come prima donna araba che riceve questa onoreficenza e prima personalità yemenita a godere di questo attestato di stima internazionale. Ci congratuliamo per questo raggiungimento storico e riteniamo che questa vittoria sia di sostegno alla rivoluzione pacifica yemenita e alla donna yemenita che combatte e che è consapevole della propria capacità di vincere nonostante gli ostacoli dell’arretratezza e il retaggio della tirannide che separano il nostro popolo dal progresso».
Questo è l’incipit del comunicato dell’8 ottobre 2010 a firma di Muhammad ibn Abd Allah al-Yadumi a seguito dell’annuncio della vincita del Premio Nobel per la Pace all’attivista yemenita Tawakkul al-Karman. Ebbene, molti di noi hanno gioito perché finalmente una donna araba, tra l’altro simbolo della "primavera" yemenita, vedeva riconosciuto il proprio sforzo, il proprio coraggio. Hanno esultato anche intellettuali laici yemeniti come la politologa Elham Manea, di origine yemenita e attualmente residente in Svizzera, e Ali al-Muqri, scrittore e intellettuale yemenita.
Purtroppo, come ha ricordato oggi Mashari al-Dhaidi sul quotidiano internazionale arabo Asharq al-awsat, non andrebbe mai dimenticato che il Premio Nobel per la pace è un premio politico, «fa parte degli strumenti di pressione morbida per realizzare uno specifico percorso di pace o stabilità, secondo una prospettiva occidentale». È sufficiente sapere che il Raggruppamento yemenita per la Riforma è il partito che rappresenta i Fratelli musulmani in Yemen e che Tawakkul Karman è figlia di 'Abd al-Salam Khalid Karman, membro dello stesso partito. Il partito per la Riforma, come si evince dal programma politico pubblicato sul sito ufficiale, agisce in nome dell’islam e vuole l’applicazione della sharia, propugna l’uguaglianza tra i credenti senza distinzione di sesso, ma la shari’a prevede che la donna vale la metà dell’uomo. Tawakkul Karman è sì un'attivista, ma un'attivista politica. Non c’è dubbio che sia il simbolo di una rivoluzione, ma si situa nel continuum delle "primavere" arabe che stanno assistendo al predominio dei movimento dei Fratelli musulmani, organizzati ed economicamente forti.
C’è anche chi ha esaltato la Karman come la donna che si è strappata il velo. Si tratta di una mezza verità: nel 2004 durante una conferenza sui diritti umani la vincitrice del Nobel per la pace si è tolta il velo integrale nero, indossato dalla stragrande maggioranza delle donne yemenite, ciononostante lo ha sostituito con il velo semplice che lei definisce "islamico". Anche il comunicato pubblicato sul sito del suo partito a seguito di una manifestazione per festeggiare il Nobel recita che il premio è «fonte di vanto e onore non solo per la donna yemenita, ma per la donna araba e il velo islamico». Quindi la Karman ha sostituito il velo nero tradizionale, "non islamico", a favore di un velo variopinto che è non tanto il simbolo della donna musulmana, quanto della donna legata al movimento dei Fratelli musulmani o per lo meno che indossa il velo come simbolo politico e/o identitario. Il Premio Nobel segue l’International Woman of Courage conferitole dal Segretario di Stato americano Hillary Clinton e dalla first lady Michelle Obama. Tutto conferma la politica statiunitense e occidentale volta allo sdoganamento del movimento dei Fratelli musulmani. E quale miglior esponente e simbolo di una donna giovane e determinata come la Karman. In un’intervista rilasciata nel giugno 2010 aveva dichiarato che sarebbe arrivato il giorno in cui «i violatori dei diritti umani pagheranno per quel che hanno fatto nello Yemen». Non posso che concordare se si riferisce al presidente yemenita Saleh, ma mi domando se i diritti umani previsti dalla sharia che il suo partito vorrebbe introdurre a tutti i livelli del paese corrispondono a quelli universali.
Ha ragione Mashari al-Dhaidi quando afferma che «Tawakkul Karman non è Madre Teresa, ma un’attivista politica che agisce in accordo alle direttive e alle esigenze politiche e sociali del proprio partito». Ancora una volta l’occidente ha scelto tra gli eroi e le eroine della “primavera araba” quella più politicizzata e soprattutto più vicina alle proprie politiche miopi nel Medio Oriente (e di fatto anche antioccidentali!). (Fonte: http://www.labussolaquotidiana.it , 13/10) Leggi tutto ...

sabato 8 ottobre 2011

A TRE DONNE IL PREMIO NOBEL PER LA PACE

Da sinistra: la yemenita Tawakkul Karman, la Presidente della Liberia Ellen Johnson Sirleaf e la sua connazionale Leymah Gbowee

Assegnato ad Ellen Johnson Sirleaf, presidente della Liberia, alla sua concittadina Leymah Gbowee e all'attivista yemenita Tawakkul Karman il premio Nobel per la pace 2011.

Come ha riferito il portavoce da Oslo, il premio è stato assegnato a Ellen Johnson Sirleaf, Leyman Gbowee e Tawakkul Karman "per la loro lotta non violenta per la sicurezza delle donne e per i loro diritti ad una partecipazione piena alla costruzione della pace". Si tratta di un riconoscimento del rafforzamento del ruolo delle donne, in particolare nei paesi in via di sviluppo.
Ellen Johnson Sirleaf e' la prima presidente donna di uno stato africano, eletta nel 2005; economista formatasi ad Harvard, è stata condannata a dieci anni di prigione per aver criticato pubblicamente il regime militare, ma è stata liberata dopo poco. Al momento della sua elezione ha pronunciato uno storico discorso chiedendo agli Stati Uniti di aiutare la Liberia a "divenire un faro splendente, un esempio per l'Africa e per il mondo di cosa può ottenere l'amore per la libertà".
Leymah Gbowee, anche lei liberiana, avvocato, e' un'attivista pacifista che ha contribuito a mettere fine alle guerre civili che hanno dilaniato il suo paese.Ha fondato un gruppo di donne cristiane musulmane per sfidare i signori della guerra in Liberia.Tra le iniziative più note dell’attivista, nota anche come la “guerriera della pace”, va ricordato “lo sciopero del sesso”, che costrinse il regime di Charles Taylor ad ammetterla al tavolo delle trattative per la pace. Nel 2009 ha vinto il Profile in Courage Award.
Yemenita è invece Tawakkul Karman, giornalista e fondatrice dell'associazione "Giornaliste senza catene" che si occupa di diritti delle donne e democrazia nello Yemen, paese negli ultimi mesi in preda a gravi conflitti sociali e politici. E' la leader della "primavera araba" yemenita e a gennaio è stata arrestata. E' membro del partito islamico conservatore "Al-Islah", primo gruppo d'opposizione, ma nel 2004 si toglie il niqab, preferendo il "semplice" hijab e si è scontrata con coloro che sono favorevoli ai matrimoni tra minori, di bambine in particolare, una vera piaga in Yemen. (Fonte: http://www.perlapace.it/ , 7/10)


E in più: LA LUNGA MARCIA DELLE AFRICANE DIVENUTE ARTIGIANE DELLA PACE


http://www.zeroviolenzadonne.it/rassegna/pdfs/15c229af0e3e5fabef8092929a5d5d96.pdf

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