giovedì 19 febbraio 2009

TURCHIA, I PANTALONI PER LE DONNE DEPUTATE

Rania di Giordania li ha sfoggiati per partecipare al World Economic Forum, durante le visite all’estero—da Londra, a Tokio, a Washington — oppure per accogliere in patria diplomatici e capi di Stato. Lalla Salma, first lady marocchina, li ha indossati per festeggiare l’indipendenza del suo Paese e per incontrare il direttore generale dell’Unesco e i sovrani di Spagna. Presto i pantaloni — portati dalle donne — potrebbero entrare con la stessa disinvoltura anche nel Parlamento turco. «Le deputate possono indossare gonne oppure giacca e pantalone in occasione dei lavori in aula e all’interno delle commissioni» è il testo di un emendamento al regolamento parlamentare reso noto dal quotidiano Hürriyet. Una bozza, per ora. Che ha però trovato d’accordo l’intero fronte politico — compreso il partito islamico moderato (sic!) Akp del premier Recep Tayyip Erdogan — e che dovrebbe perciò essere approvata senza troppa difficoltà a fine marzo, quando è previsto l’arrivo del testo in Parlamento. L’assemblea—50 donne e 500 uomini—sarà anche chiamata a votare un secondo capitolo dell’emendamento, ovvero la possibilità che la presidenza della Camera estenda il via libera al pantalone a tutti i funzionari e impiegati del Parlamento di sesso femminile. «Un’evoluzione importante » commenta Laurent Mignon, professore alla Bilkent University di Ankara. «In Turchia sono in vigore in tutto il settore pubblico regole piuttosto rigide sull’abbigliamento: abito e cravatta per gli uomini, gonna per le donne — spiega —. Negli ultimi anni, però, le impiegate statali hanno iniziato ad andare a lavorare in pantaloni e il fenomeno, che è stato tollerato e si è diffuso, non poteva non estendersi anche al regolamento parlamentare». «Un’evoluzione, non una rivoluzione » precisa quindi il docente, frutto anche delle «lotte femministe» e del dibattito in corso tra gli intellettuali «di sinistra, liberali, islamici» sul diritto o meno dello Stato di «imporre un codice di abbigliamento ». Cita la spinta dei movimenti delle donne anche Hürriyet, raccontando il tentativo (fallito) della deputata Ayseli Göksoy e di alcune colleghe, già a metà anni anni Novanta, di entrare in aula in pantaloni: «Uno sforzo insufficiente, ma non vano». (Fonte: "Corsera")

E invece in Iran... : 35 infermiere licenziate perchè mal velate , Leggi ancora... .

Niente a che fare comunque con le proteste, scoppiate un anno fa, quando il Parlamento cancellò il divieto del velo per le donne nelle università del Paese. Una riforma fortemente voluta dal premier Erdogan e poi cancellata dalla Corte costituzionale. Allora si dibatteva sulla laicità del Paese e sul pericolo che venisse violata. Lo stesso motivo per cui, la scorsa estate, il partito del premier ha rischiato di essere sospeso. «Questo emendamento non ha nulla a che vedere con la fede islamica e non è un segnale di laicità» commenta il professor Michele Bernardini dell’Orientale di Napoli. «Anche perché—aggiunge—il pantalone faceva parte del vestiario della donna turca già prima di Atatürk e ne fa ancora parte, dagli Stati del Nord Africa all’Iran alla Siria, in moltissimi Paesi islamici».

4 commenti:

Dolcelei ha detto...

Benvenuto il pantalone, se questo può portare una ventata di libertà e modernità alle donne di quei paesi. Speriamo che sia un inizio.
Buonanotte ^_^

Alessandra ha detto...

Comunque non è una novità, nei Paesi islamici e neanche in Turchia: le donne lo portavano anche prima di Ataturk, come dice l'articolo. Notte, carissima!

esperimento ha detto...

Speriamo che sia un passo in avanti e non uno specchietto per le allodole e/o una carota prima del bastone. (Chi porta solo lo chador può anche portare i pantaloni, purché siano larghi e sotto un camicione lunghissimo, no?)

Alessandra ha detto...

Infatti è stato osservato da un docente dell'Orientale di Napoli, che questo provvedimento non c'entra niente con la proposta di legge voluta da Erdogan per l'introduzione del velo nelle università e che questo "non è un segnale di laicità", perchè come ho scritto anch'io prima, i pantaloni potevano essere indossati dalle donne turche già prima di Ataturk e sono diffusi in diversi Paesi islamici. Direi piuttosto che la cosa rievoca la rivendicazione che fecero le nostre femministe perchè le donne potessero portare i pantaloni: rivendicazione evidentemente fatta anche dalle femministe turche.