mercoledì 18 febbraio 2009

IL CASO MUSHTAQ AMER BUTT

Francia. La denuncia di Chahrazad Belayni arriva in corte d’assise a Seine-Saint- Denis.

Prime pagine sui giornali e nei tg, per il processo che ha tenuto banco in Francia per tutta la settimana. Parte offesa Chahrazad Belayni (foto in alto a sinistra, ndr), oggi di 21 anni, che nel 2005 fu cosparsa di benzina dal suo ragazzo, Mushtaq Amer Butt, e bruciata viva perche’ non voleva sposarlo. Venerdi 13 febbraio, Mushtaq e’ stato condannato dalla corte d’Assise di Seine-Saint-Denis a venti anni di reclusione per tentato omicidio.“Volevo solo andare a lavorare", ha raccontato singhiozzando ai giudici Chahrazad, che porta evidenti i segni delle ustioni su tutto il corpo. In lacrime anche il suo aggressore, descritto dai testimoni come "figlio unico maschio super-coccolato" da genitori e sorelle. Il caso ha sollevato un'ampia eco nell'opinione pubblica. Intervistata su France 3, Chahrazad si e' appellata alle donne, " ho lottato per questo processo, e continuero' a lottare contro la violenza sulle donne. Io non ho piu' un futuro , ma voglio che il mio dramma serva da esempio per le altre ragazze. Nessuna denuncia quello che succede in casa, se io l’avessi denunciato prima non sarei arrivata a questo punto…”. Ni Putes Ni Soumises le conferisce la vicepresidenza onoraria del'associazione... . Nella foto in basso Sihem Habchi, vice-presidentessa di Ni Putes Ni Soumises, che è stata a fianco a Chaharazad per tutto il processo.

Si e’ concluso con una pesante condanna, il processo ( seguitissimo dall'opinione publica francese) contro Mushtaq Amer Butt, 28 anni, pakistano naturalizzato nel 2004, che il 13 novembre del 2005 getto’ a tradimento una tanica di benzina addosso alla sua ragazza, Chahrazad Belayni, 17 anni al’epoca, e poi le diede fuoco. “Non ho piu’ un futuro, ha dichiarato la giovane all’uscita della sentenza, venerdi 13 febbraio, intervenendo nel corso della trasmissione “Comme un vendredi” su France 3, “ma la mia tragedia serva almeno da esempio
alle altre ragazze". “Continuero' a lottare contro la violenza
sulle donne - ha aggiunto, riprendendo le dichiarazioni fatte durante il processo - le donne non denunciano quello che avviene in famiglia, io stessa non l’ho mai fatto, ed e’ stato un errore. Se l‘avessi denunciato prima, non sarei arrivata a questo punto…”. Chiamata a deporre dai giudici della corte d’assise di Seine-Saint-Denis martedi 10 febbraio, la ragazza aveva raccontato singhiozzando i dettagli dell’aggressione subita. Il confronto con Mushtaq, atteso dai media, pero’ non c’e' stato: dopo la testimonianza, Chahrazad, i capelli sul viso per tentare di nascondere le cicatrici delle ustioni, non ha avuto la forza di ascoltare le parole del suo aggressore ed e’ uscita piangendo dall’aula. Ai giornalisti e alla gente comune che l’assediava, chiedendole che cosa si aspettasse dalla giustizia, ha risposto , singhiozzando ," mi aspetto che lui sia dichiarato colpevole e condannato ad una pena severa, che sia punito per un tentato omicidio commesso in modo atroce. Servirebbe da segnale per la lotta contro la violenza fatta alle donne”. (Fonte: "Women in the city")
Da parte sua, Mushtaq Amer Butt non ha mai alzato la testa durante tutta la testimonianza di Chahrazad, tanto meno quando e' stato ricostruito lo scenario del tentato omicidio.Sul tavolo delle prove, un bidone per la benzina di cinque litri. fatti risalgono al 13 novembre del 2005 quando Mushtaq Amer Butt, che non accetta che Chahrazad tronchi la relazione tra loro e si rifiuti di sposarlo, la rovescia addesso una tanica di benzina, dandole fuoco, mentre lei sta andando a piedi al lavoro nel comune di Neuilly-sur-Marne. Mushtaq era poi scappato in Pakistan, costituendosi alla polizia del Paese un anno dopo, nel novembre 2006.“Mi e’ venuto incontro correndo, con il bidone in mano, ha raccontato Chahrazad ai giudici tra i singhiozzi, e mi ha lanciato addosso la benzina. Poi ha acceso un fiammifero, e tutto il mio corpo ha preso fuoco all’istante… Io volevo solo andare a lavorare...”. Ricoverata in ospedale in pericolo di vita, il corpo ustionato al 60%, Chahrazad e’ stata tenuta per settimane in coma artificiale. Operata diverse volte, soffre conseguenze psicologiche e fisiche molto serie. Alla fine del 2006, ha tentato il suicidio. “Non ce la faccio, e’ troppo doloroso”, aveva dichiarato.
Chiamato dai giudici a rievocare la sua vita e la relazione d’amore con Chahrazad, Mushtaq Amer Butt e’ a sua volta scoppiato a piangere. Ha detto, tra le lacrime, che la benzina l’aveva comprata per se’, per uccidersi " ai suoi piedi", e ha chiesto perdono alla ragazza che pero’ era gia’ uscita dall’aula. Descritto dai testimoni come " figlio unico super-coccolato" da genitori e sorelle, in Francia con la famiglia dall’eta’ di 14 anni, Mushtaq aveva incontrato Chahrazad nel giugno del 2004 nella boutique dove lei lavorava, facendo il suo stage per il diploma di segretaria. Dopo il fidanzamento, ha raccontato la ragazza, il giovane pero' era via via cambiato, diventando sempre piu' “cattivo, violento. Ha cominciato a picchiarmi e a minacciarmi di morte se non lasciavo il lavoro e lo sposavo”. Il caso, che ha sollevato un'ampia eco nel'opinione pubblica, e' un ulteriore segnalatore del drammatico disagio delle seconde e terze generazioni di immigrati arabi e magrebini, i maschi soprattutto, stretti tra opposti modelli culturali che covano conflitti latenti, pronti ad esplodere quando vengono rimessi in discussione i fondamenti tradizionali dei ruoli. Abbandonati a se stessi nei grandi quartieri dormitorio della capitale e delle altre citta' francesi meta di immigrazione, in assenza di vere politiche culturali d'integrazione e di una seria educazione al rispetto di genere, ragazze e ragazzi possono contare solo su stessi. Ma il processo di Seine-Saint-Denis ha dimostrato che le ragazze hanno una marcia di liberta' in piu'. Per la presidente dall’associazione Ni putes Ni soumises, Sihem Habchi, rimasta a fianco di Chahrazad per tutte le udienze," e' stato un processo esemplare, con una sentenza altrettanto esemplare. Chahrazad e' il simbolo della violenza di oggi contro tutte le donne”. L'associazione le ha conferito la vicepresidenza onoraria.

3 commenti:

Anonimo ha detto...

Spero che se li faccia tutti e venti ( gli anni di galera, intendo) e spero veramente che il coraggio di questa ragazza aiuti tante altre. Ciao.Grandmere

Dolcelei ha detto...

Spero che venga condannato al massimo della pena. Deve servire da monito a tutti. Il fatto di non averla uccisa non dovrebbe essere una attenuante visto il modo in cui è l'ha ridotta.
Buonanotte ^_^

Alessandra ha detto...

Gli han dato vent'anni e mi auguro che se li faccia, che non succeda come da noi... .