domenica 8 febbraio 2009

APRE IN SIRIA IL PRIMO RIFUGIO PER DONNE VITTIME DELLA TRATTA INTERNAZIONALE

Il rifugio, che sorge vicino a Damasco, costituisce il primo passo verso il riconoscimento del problema.


Per il momento ha solo 20 posti letto, ma considerando che è il primo rifugio per donne e bambini vittime della tratta di esseri umani che sorge in Siria, la sua inaugurazione costituisce un fatto molto importante.Il traffico degli esseri umani non è ancora un tema sentito nell'area, al punto che solo la Giordania ha approvato, proprio la settimana scorsa, una legge che punisce i trafficanti, mentre l’Egitto ne sta studiando una molto simile. In Siria la percezione del problema si è incominciata ad avere nel 2005, quando il governo ha istituito un gruppo di studio nazionale per varare una legge e fondare alcune case accoglienza. Per questo, come ha avuto modo di dichiarare Laila Tomeh, dell’International Organization for Migration, l’apertura di questo rifugio vicino a Damasco e il progetto di legge presentato davanti al governo costituiscono un grande successo.
Il centro di accoglienza sorge in un luogo nascosto vicino a Damasco ed è gestito dall’Association for Women’s Development Role. Oltre ai venti posti letto, dispone di un’area ricreativa, una cucina e un bagno, mentre altre stanze sono adibite per le cure mediche, psicologiche e le consulenze legali. “Spesso le vittime della tratta sono traumatizzate dalla loro esperienza, aggravata dal fatto di ritrovarsi in un paese straniero, senza la famiglia, senza gli amici e qualche volta senza conoscere la lingua locale - ha sottolineato la Tomeh - Per questo il centro offre anche assistenza psicologica e legale”. Se venti posti sono sicuramente troppo pochi per un fenomeno di cui non si conoscono ancora pienamente le cifre, il governo ha già in progetto di costruire un secondo rifugio nei pressi della città di Aleppo. Un impulso alla presa di coscienza del problema è arrivato dalla guerra irachena e dalle persone in fuga dalla violenza settaria. Nel corso delle loro interviste, gli ufficiali dell’Agenzia per i rifugiati dell’Onu hanno identificato, solo per il 2008, più di ottocento donne vittime di violenza di genere, indotte ad entrare nel Paese dietro false promesse. Dati e analisi più precise, che permettano di capire l’entità del fenomeno e il ruolo svolto dalla Siria nel traffico degli esseri umani, però non ci sono. Secondo il rapporto 2008 del Dipartimento di Stato Usa, la Siria è un paese di transito e di destinazione per il commercio di donne e bambini, impiegati nel mercato della prostituzione e in quello del lavoro domestico. Soprattutto le donne irachene e quelle dell’est europeo – si legge nel rapporto – vengono sfruttate a fini sessuali, mentre gli schiavi domestici arrivano dal sud est asiatico, indotti da una falsa promessa di lavoro o dal miraggio di migliorare la propria vita, al punto che un governo come quello delle Filippine è arrivato a sconsigliare ai propri cittadini di cercare lavoro in Siria per la mancanza di protezione. (Fonte: "Peace Reporter")

2 commenti:

esperimento ha detto...

Ma poi verranno rimpatriate? O aiutate ad emanciparsi?
Spero che questo non sia un modo per farle sparire tutte insieme...

Alessandra ha detto...

E'vero, il rischio è quello.