lunedì 22 dicembre 2008

POP MADE IN USA, NO VIDEO SEXY. LA SCOMMESSA DELLA MTV DI DUBAI

La trasmissione più seguita è quella dedicata ai migliori rapper dei paesi islamici. Vietati i testi troppo spinti. E durante il Ramadan, niente canzoni.

DUBAI - Mohammed Hammad fissa la telecamera con aria sicura. Indossa una maglietta con sopra stampato un Oud - lo strumento più celebre della musica araba - jeans larghi e scarpe da ginnastica. Parla mischiando parole in inglese a vocaboli in fuhsa, l'arabo classico, e muove le mani alla maniera dei rapper americani: "Per questa settimana è tutto. Vi aspetto alla prossima. Tasharrafna ("è stato un piacere") and stay cool". La luce rossa si spegne e il ragazzo scende dal palco: "Non prendete tutto questo come qualcosa di politico - dice subito - facciamo musica. Non per farci guardare dall'Occidente, ma perché è quello che siamo: giovani. Moderni. Aperti. Arabi". Hammad parla come uno che vuole prevenire le polemiche: negli ultimi mesi ne ha viste da vicino parecchie. Da un anno quello di Hammad, 24 anni, saudita cresciuto a Londra, è il volto di un esperimento senza precedenti: portare nel mondo arabo, la regione del globo dove il sentimento anti-americano è più forte, uno dei loghi più conosciuti d'America, quello di Mtv. In versione locale. Una sfida non priva di insidie: poche settimane fa lo sceicco saudita Saleh al-Luhaidan ha detto che i proprietari di emittenti che trasmettono musica, telefilm e tutto ciò che "corrompe la morale dei giovani" dovrebbero essere uccisi. Ed è noto che ai settori più conservatori del mondo arabo la presenza di un marchio americano nel mercato locale delle tv non piace. Samar al Marzouqi liquida queste osservazioni quasi con sufficienza: "Prima di iniziare le trasmissioni abbiamo fatto un tour per parlare con i leader religiosi della regione. Abbiamo spiegato che volevamo fare una tv per i ragazzi di oggi, che guardano all'Occidente ma non intendono mettere da parte la loro cultura. Chi dice che miniamo la cultura araba non ci conosce. Lo scopo è esattamente il contrario: dire ai nostri ragazzi che non hanno bisogno di cambiare. Che sono cool così come sono: abbiamo programmi americani, ma il nostro maggior successo è HipHopNa, un trasmissione che cerca i migliori rapper arabi". A 23 anni, al Marzouqi è il più giovane responsabile di una televisione al mondo: la sua mission è conquistare i 190 milioni di arabi che abitano nella zona raggiunta da Mtv Arabia (penisola arabica, Africa del Nord, Medio Oriente). Già la sua presenza dietro alla scrivania di comando racconta di una società diversa da come siamo soliti immaginarla: un mondo dove i due terzi degli abitanti hanno meno di 30 anni, guardano all'America per stile e musica, ma ne criticano la politica. Gli studi di Mtv Arabia, a Dubai, incarnano perfettamente questo modello: nei corridoi ragazze in canottiera chiacchierano con coetanee in fuseaux, maglietta larga e velo scuro in testa. Più coperte, ma non meno attente alla moda. Nell'equilibrio fra i mondi che queste ragazze rappresentano si gioca tutta la sfida di Mtv Arabia: "Lo abbiamo promesso all'inizio: niente sesso, niente volgarità. E manteniamo la linea - insiste Al Marzouqi - i video esplicitamente sexy, come quelli della star libanese Haifa Wehbe, (foto, ndr) da noi non passano. Se nella canzone ci sono passaggi volgari, parte il "biip". O non va in onda. C'è un comitato che esamina tutto. Non mi piace chiamarla censura: ma sappiamo dove siamo. Forziamo le barriere ma non vogliamo travolgerle". La linea è sottile: se Haifa resta fuori dalle programmazioni, milioni di ragazzi e ragazze dal Libano all'Arabia Saudita possono vedere le americane Pussycat Dolls, ballare in pantaloni attillati e reggiseni di lattice o Craig David mettere in mostra i muscoli nei suoi video. (Fonte: "La Repubblica", 18/12)
Ma durante il Ramadan dagli schermi è scomparsa la musica, in segno di rispetto per il mese sacro dell'islam. Una decisione senza precedenti per Mtv e che dice molto degli sforzi di al Marzouqi e dei suoi per conquistarsi un'identità propria. "Stanno cercando di creare un prodotto ibrido fra la cultura giovanile globale e quella araba - spiega Augusto Valeriani, esperto di media arabi - è una sfida davvero interessante". Il tentativo di raggiungere questo equilibrio finora ha guadagnato a Mtv Arabia l'approvazione dei ragazzi che affollano i mall di Dubai. "Mi piace perché è moderna e aperta. Ma anche perché so che non troverò nulla che mi disturbi", dice Fatima, 17 anni, grandi dosi di matita verde sugli occhi, intonata al colore dei ricami del velo che le copre i capelli. Fatma, jeans larghi e scarpe da ginnastica appena nascosti dall'abaja nera concorda: "I programmi americani che trasmettono sono belli. E li guardo senza timore: ho capito che c'è una selezione". Difficile sapere se l'opinione delle ragazzine della ricca Dubai sia condivisa dalle loro coetanee nella conservatrice Arabia Saudita, del misero Yemen o del trasgressivo Libano. Ma l'esperimento resta di quelli da seguire, soprattutto perché Al Marzouqi promette nuove sfide. La prossima è quella sulla scelta del veejay che affiancherà Hammad: "Sarà una ragazza, moderna e tradizionale allo stesso tempo", annuncia. Dichiarazione quasi rivoluzionaria, in un'area del mondo dove le donne sono spesso ancora considerate cittadine di serie B. Non a caso alla notizia, Fatma e le sue amiche reagiscono arrossendo. "Perché no?", commentano. Ma subito mettono in chiaro: "Noi non potremmo mai farlo". Qualcuna, c'è da scommetterci, ci riuscirà.

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