lunedì 1 dicembre 2008

DONNE MUSULMANE IN PIAZZA CONTRO IL "TALAK" , IL DIVORZIO ISLAMICO

Centinaia di donne musulmane divorziate chiedono uguali diritti degli uomini. Due giorni di manifestazioni contro il “talak”. Il divorzio musulmano permette al marito di ripudiare la moglie cacciandola di casa senza la garanzia di alcun sostentamento. Nella città di Nepalagunj sono 236 i casi. Le donne sono ridotte in povertà, molte tornano alle famiglie di origine, alcune finiscono per prostituirsi.

Kathmandu (AsiaNews) – Due giorni di proteste contro il Talak, il divorzio islamico. Il 26 e 27 novembre le strade della città di Nepalagunj, nel Nepal occidentale, hanno visto sfilare 465 donne musulmane, attivisti per i diritti umani ed un centinaio di uomini, anch'essi musulmani. I dimostranti chiedono l’immediato risarcimento per le donne divorziate ed uguali diritti sui beni e le proprietà per marito e moglie. Molte donne musulmane raccontano di aver vissuto nella miseria dopo il divorzio, che le ha lasciate a mani vuote. Alcune spiegano che l’unico modo per sopravvivere è quello di ritornare alle famiglie d’origine o affidarsi al sostegno delle organizzazioni per i diritti umani.
Sima Khan, presidente della Muslim Federation for Awareness e tra le organizzatrici della manifestazione, spiega che “gli uomini musulmani danno il talak alle loro mogli, ma non pensano mai a loro. Queste donne non ricevono nessuno dei beni dei mariti né alcun sussidio da loro. Questo ha incrementato il numero di divorzi nella comunità musulmana. Dobbiamo stabilire uguali diritti per queste donne”.
Roni Ansari ha sfilato nella prima fila della manifestazione. Trentanove anni e sette figli, dice: “Ho divorziato da mio marito 5 anni fa. Ora tutti i miei figli stanno con lui e io vivo a casa dei miei parenti. Non possiedo nulla eccetto qualche lavoretto da cui ricavo il minimo per i miei bisogni essenziali”. La donna si chiede “Dove andrò se i miei parenti non mi permetteranno di stare con loro quando invecchierò?”. (Fonte: "AsiaNews")
Molte donne musulmane sono senza casa. Alcune abbandonano la casa materna una volta che i genitori muoiono. Shano Khan, 17 anni, racconta di aver divorziato tre mesi fa. “ Sono scappata quando mio marito e mia suocera hanno cercato di bruciarmi con il kerosene. Ora vivo dai miei parenti, che però non sono d’accordo sul fatto che resti a vivere con loro. Non ho un lavoro. Cosa posso fare?”. Come spiega Nitu Haluwai, attivista per i diritti delle donne musulmane, “molte soffrono la fame, altre si prostituiscono per guadagnare qualcosa per vivere dopo il divorzio”.
I musulmani in Nepal non obbediscono alla legge del Paese in materia di divorzio che prevede il consenso di entrambe le parti. Secondo il talak se una donna vuole divorziare deve prima chiedere il permesso del marito quindi pagargli una somma.
Il presidente della Muslim Federation nazionale, Nazrul Hassen, dice: “ La vigente legge sul divorzio non rispetta i nostri dettami religiosi. Abbiamo un nostro sistema differente. Quindi non consideriamo vincolanti le norme per la comunità musulmana”.
Come riportato dal Nepali times, nella città di Nepalganj, dove vive la più grande comunità musulmana del Paese, ci sono 236 casi di donne che hanno ricevuto il talak dai mariti, la maggior parte di loro vive nelle zone rurali. Il leader musulmano Maulana Abdul Jabbar afferma che la legge del talak, originata dal Corano, ha subito una interpretazione erronea nel corso degli anni. E aggiunge: “Il processo di divorzio deve svolgersi in accordo con le leggi senza trasgredire i valori religiosi”.

7 commenti:

Anonimo ha detto...

Povere donne! questo è anche un modo per costringerle a sopportare qualunque angheria pur di non divorziare. Ciao Alessandra, buona serata.Grandmere

Alessandra ha detto...

Chiaro!
Buona notte, ormai! :-)

Anonimo ha detto...

E' una rivendicazione giustissima!
Ciao

Paoloo Borrello

esperimento ha detto...

Ma in Nepal non sono (o forse erano?) buddisti, per la maggior parte?

Alessandra ha detto...

Il Nepal è in netta maggioranza induista (80, 62%), la seconda religione è il buddhismo (10,74%), la terza l'islam (4,2%). La protesta, come dice l'articolo, si riferisce alla città di Nelpalgunj, dove c'è la più folta comunità musulmana del Paese.

Alessandra ha detto...

* Nepalagunj :-)

Anonimo ha detto...

fanno bene a protestare