mercoledì 10 dicembre 2008

DONNE KAMIKAZE: ULTIMA RISORSA DI AL-QAEDA IN IRAQ


Ormai in Iraq la morte si nasconde sempre più spesso sotto le lunghe vesti nere delle donne. Aveva solo 13 anni la donna kamikaze entrata in azione il 10 novembre nella città di Baaquba, capoluogo della provincia sunnita irachena di Diyala a nord di Bagdad. Lo riferiscono fonti della polizia locale citate dalla tv satellitare al-Arabiya. Secondo queste stesse fonti la ragazzina kamikaze ha ucciso nell’attentato quattro uomini che fanno parte dei locali Comitati del Risveglio che combattono il terrorismo. L’episodio è avvenuto a un posto di blocco e si tratta del ventesimo attentato kamikaze compiuto da una donna di al Qaeda negli ultimi mesi nella provincia di Diyala. Secondo Abdul-Lateef Riyan, portavoce del comando alleato a Bagdad, sono 49 le donne che si sono fatte esplodere per compiere attentati kamikaze dal 2003 a oggi, ma di queste quasi la metà 23 per l’esattezza, sono entrate in azione nel solo 2008. Per continuare a mantenere alta la media degli attentati suicidi nonostante le forti perdite subite in questi ultimi due anni, al Qaeda sta ricorrendo come attentatrici a donne, disabili e bambini. Due donne sospettate di essere attentatrici suicide sono state fermate a fine ottobre nella provincia di Diyala. Casi come questi ormai non si contano più. Una donna di 38 anni sospettata di essere l’istruttrice delle aspiranti kamikaze della cellula irachena di al Qaeda è stata arrestata nei giorni scorsi dalla polizia irachena. La donna era conosciuta come “Madre Fatima”. Il fenomeno delle attentatrici suicide ha indotto le forze di sicurezza a reclutare centinaia di donne da impiegare ai posti di blocco per procedere alle perquisizioni femminili. Uno dei metodi preferiti da al Qaeda per reclutare le donne, è sposarle e disonorarle al punto di costringerle a non voler più vivere. Ci sono stati casi di donne immolate sotto la minaccia di uccisione di uno dei figli. In primavera usarono anche due disabili mentali. Quasi un milione di donne in Iraq sono vedove o divorziate, o hanno i mariti scomparsi, secondo Samira al Musawi, deputata sciita che presiede la commissione.

7 commenti:

Anonimo ha detto...

Che orrore! Chi è che butta al massacro bambini e disabili? Certo qualche vecchio bacucco che ama molto la sua vita più di quanto ami la causa di lotta.... Ciao Alessandra. Per domani cerca una bella notizia, questa mi ha distrutto ...Grandmere

Alessandra ha detto...

Più che altro questo vecchio bacucco che manda al massacro bambini e disabili, ama la propria vita più di quella altrui!
Per quanto riguarda "la causa di lotta", il 90% dei kamikaze in Iraq non è di origine irachena quindi, anche per questo motivo, cade l'aura nobilitante di "resistenza all'occupazione straniera".
Se trovo una bella notizia (quella della conferenza in Egitto di per sè lo era) la posto più che volentieri, come sai.

Anonimo ha detto...

Naturalmente scherzavo, ieri sera, è certo che le belle notizie si trovano col contagocce...
Se cade la causa "patriottica" diciamo così, resta solo odio allo stato puro?Grandmere

Alessandra ha detto...

In questo caso sì, almeno per i "burattinai del terrore" che mandano a morire anche ragazzini disabili. Quelli che sfruttano la disperazione di donne sole di fronte a una società patriarcale, magari ricattandole con la minaccia di uccidere i loro figli, come è successo in Iraq.

barbara ha detto...

I capi terroristi palestinesi lo stanno facendo da una vita, e non si è mai scomposto nessuno.

Alessandra ha detto...

Ma per esempio Hamas impiega donne da pochi anni perchè, sapete com'è, quando una si fa saltare in aria, c'è il rischio che si vedano le sue parti intime e ciò è haram!Poi le donne hanno il compito di sfornare figli da educare al jihad!
I terroristi palestinesi hanno usato da sempre anche disabili (oltre a ragazzini)?

barbara ha detto...

So di un ragazzino ritardato, quello che poi è stato scoperto e fermato in tempo al posto di blocco. Comunque i bambini è da quando esiste l'autorità palestinese, ossia dal '93, che vengono sistematicamente indottrinati e addestrati a diventare "martiri" fin dalla nascita, e denunce e proteste, in 15 anni, si contano letteralmente sulle dita.