sabato 13 dicembre 2008

MUTILAZIONI GENITALI, I PADRI AGGIRANO LE LEGGI

Emergenza africana. Al Cairo conferenza con la moglie di Mubarak. Bonino:“Emigrano dove non sono vietate”.

Il Cairo - Non ha dimenticato la «battaglia del Cairo», Emma Bonino. Radicale, vicepresidente del Senato, sempre impegnata nella difesa dei diritti umani («con fatti e non parole»), era stata nel 2003 tra i promotori della prima grande Conferenza internazionale contro la «circoncisione femminile» o «infibulazione», chiamata dagli esperti «mutilazione genitale femminile» o «mgf», «fgm» in inglese. Diffusa soprattutto in Africa, è imposta ancora nel mondo a 120 milioni di donne, ragazze, bambine. E domani, sempre nella capitale dell`Egitto inizia un`altra, importante Conferenza sullo stesso tema. Per fare il punto e per continuare la lotta.

Già nel 2001, con l`Ong radicale Non c`è Pace Senza Giustizia (Npsg), lei aveva lanciato la campagna «StopFGM!»; nel 2003 ci fu la Dichiarazione del Cairo. Cos`è cambiato da allora?

«E' cresciuta molto, a livello internazionale e regionale, la consapevolezza su quello che per secoli è stato un tabù. E questo ha permesso l`entrata in vigore del Protocollo di Maputo sui Diritti delle Donne Africane, che sanziona le mgf come una violazione dei diritti umani. Oggi 18 dei 28 Paesi africani interessati dalla pratica hanno leggi che la proibiscono. Siamo a un punto di svolta, ma proprio per questo va mantenuta alta la pressione».

Come si stanno muovendo i Paesi africani?

«Ci sono differenze sostanziali tra loro. Ad esempio, in Burkina Faso la legge anti-mgf è applicata con successo, mentre in Eritrea la normativa del 2007 si scontra con l`omertà locale: poche denunce e poche sanzioni. Mali e Sierra Leone non sono riusciti a varare leggi per le resistenze istituzionali, religiose e culturali». (Fonte: "Corsera", da http://www.emmabonino.it)

Quali sono le priorità?

«Il lavoro di squadra a tutti i livelli, in particolare per impedire un fenomeno "nuovo" e sempre più diffuso: l` “emigrazione mutilatoria”. Chi in Burkina Faso rischierebbe dai cinque ai dieci anni di prigione per aver fatto mutilare le figlie, fa armi e bagagli e si sposta più a Nord, in Mali, dove c`è l`impunità. E’ necessario un approccio regionale quindi: il primo passo in questa direzione ce lo offre proprio la Conferenza del Cairo organizzata da Npsg con il patrocinio della first lady egiziana Suzanne Mubarak».

Le mgf non sono islamiche, ma la posizione della leadership musulmana è spesso ambigua. Com`è oggi la situazione?

«Trattandosi di un fenomeno patriarcale, che si basa sulla convinzione che il piacere sessuale debba essere esclusivo appannaggio degli uomini, è chiaro che in molte aree, specie rurali, gli imam difendono le mgf. Ma ci sono molti esempi di autorità religiose che le combattono. Proprio al Cairo nel 2003 la massima autorità religiosa musulmana del Paese e il patriarca della Chiesa copta hanno ribadito che le mgf non hanno nulla a che vedere col Corano o col Vangelo».

Che ruolo giocano le donne africane in questa lotta?

«Un ruolo insostituibile: e il loro approccio emotivo mi ricorda la tenacia con cui negli anni `70 noi Radicali abbiamo portato avanti in Italia le battaglie per i diritti civili».

In Europa, con la massiccia immigrazione africana, il problema è in crescita? O le legislazioni nazionali sono efficaci?

«Difficile dirlo, le mgf in Europa sono praticate clandestinamente. Per questo chiedo da anni che l`Italia si doti di un osservatorio sulle mgf».

2 commenti:

barbara ha detto...

Ah, bene, ci hai pensato tu. Comunque, come avevo detto all'epoca della prima conferenza e della grande soddisfazione per le "firme" ottenute sul "documento", al di là delle chiacchiere altro non si è ottenuto. E puoi immaginare quanto gioirei se i fatti mi avessero dato torto!

Alessandra ha detto...

Posso immaginare sì!