lunedì 15 dicembre 2008

IRAQ: LE DONNE SFIDANO LA PAURA E TORNANO AL VOLANTE

Nel caos in cui versa l’Iraq è un segnale non da poco. Le donne di Bagdad hanno ripreso a guidare testimoniando il ritorno della sicurezza e dell’ordine nella maggior parte dei quartieri della capitale. A scriverlo, fatto altrettanto significativo, è il quotidiano saudita al-Watan il quale che si possono vedere per le strade della città molte donne al volante e che quindi i terroristi di al Qaeda e degli altri gruppi armati hanno perso il controllo del territorio. Non ci sono soltanto i delitti d’onore in Kurdistan, a nord, e i soprusi degli sgherri sciiti a sud. In Iraq negli ultimi tre anni, infatti, le donne avevano smesso di prendere l’auto perché i terroristi islamici, che spesso creavano posti di blocco improvvisati per strada, le fermavano, le facevano scendere sostenendo che la sharia non consente alle donne di guidare i veicoli e spesso le uccidevano. Oggi sfidano la paura e tornano al volante. Racconta Manal Hakim, di 38 anni, che vive nel quartiere di Amariya: “Ora mi sento più libera, dopo che per due anni ho dovuto tenere la mia auto ferma in garage”. Manal aveva smesso di guidare dopo essere stata picchiata in strada da un gruppo di fondamentalisti che l’avevano bloccata perché a loro avviso aveva violato la sharia. (Fonte: Hurricane_53)

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Lei lavora come insegnante in uno dei quartieri sunniti più pericolosi della città che solo di recente è stato liberato dai Consigli del Risveglio che hanno cacciato i terroristi di al Qaeda dalla zona. “Quando mi fermarono - racconta - mi picchiarono davanti a tutti ripetendomi di non guidare mai più perché altrimenti mi avrebbero uccisa. È stata una cosa terribile, che non dimenticherò mai più per tutta la vita. Anche se ora la situazione è migliorata, si vedono ancora poche donne alla guida delle auto”. Il giornale saudita è sensibile a questo fenomeno perché Riad vieta per legge alle donne di guidare (e proprio a loro si riferisce la foto, ndr). Alla fine del 1990, 47 saudite si resero protagoniste di una iniziativa senza precedenti nel regno, arrivando con le auto fin nel centro di Riad, suscitando enorme clamore. Vennero tutte arrestate dalla polizia religiosa e, in alcuni casi, costrette a lasciare il lavoro. L’anno dopo, al divieto legale si accompagnò una fatwa del gran muftì dell’Arabia Saudita, che vietava alle donne di guidare. Si racconta poi la storia di un’altra insegnante irachena di 40 anni che dal 2003 ha sempre preso il taxi per andare a lavoro, temendo la reazione dei terroristi. Il quotidiano saudita riporta infine un’intervista a un istruttore di guida di Bagdad, che sottolinea come nel 2007 abbia avuto una sola donna iscritta alla sua scuola, mentre quest’anno sono già salite a più di cento.

3 commenti:

Anonimo ha detto...

Complimenti per il Blog.
Trovo encomiabile lo sforzo di riportare notizie sulla condizione della donna nel mondo. Devo tuttavia dichiararmi anche concorde con chi ha detto, in certi post, che delitti d'onore e religione non vanno necessariamente di pari passo.
Lo sforzo tuttavia compiuto in questo sito è tale, e immagino enorme, che non importa poi molto se vi sono alcune "imprecisioni" dovute, spesso, alle fonti stesse.
Per quanto riguarda poi il topic dell'articolo che sto commentando, sia sufficiente ricordare che il disperato bisogno di normalità di una società in transizione è dimostrato proprio da questi eventi.

Alessandra ha detto...

Grazie per i complimenti, ma vorrei sapere chi me li fa, per poter gongolarmi meglio. :-)
Sì, sappiamo che delitti d'onore e religione non vanno necessariamente di pari passo, anzi c'è chi li combatte facendo leva sulla loro contrarietà all'islam. Le volte che a l'islam può essere utile per i diritti delle donne, è bene sfruttarlo.
Tra l'altro io stessa ho fatto l'esempio del libro "L'amore ucciso. Un delitto d'onore nella Giordania di oggi", di Norma Khoury. Lei, cristiana, parlava di un'amica musulmana vittima di un delitto d'onore perchè aveva una storia d'amore con un ragazzo cristiano, però l'autrice spiega che non è una pratica che c'entra con l'islam e anzi, quando lei ha dato dell'assassino al padre della sua amica musulmana, suo padre, naturalmente cristiano, l'ha schiaffeggiata e l'ha obbligata a scusarsi. Nonostante questo il libro è stato visto come un attacco anche all'islam.

Anonimo ha detto...

Coraggiose quelle donne, speriamo che possano sempre più ritornare a una vita normale. Grandmere