venerdì 12 dicembre 2008

ISLAM/HAJJ: ALLE PELLEGRINE E' PERMESSA LA TUNICA COLORATA

Un muftì rompe il tabù che obbligava al bianco, al nero o al verde.

Largo al blu, al lilla e magari al rosso. "L'importante è che gli abiti siano puliti e comodi, così da non ostacolare alle nostre sorelle l'osservanza del rito di al Hajj in modo corretto". Così, un autorevole esponente dell'Islam saudita ha abbattuto il tabù che obbligava le donne pellegrine alla Mecca di coprirsi con un lenzuolo di colore bianco, oppure in alternativa nero o verde.
Il quotidiano saudita al Watan pubblica oggi l'editto religioso, la "fatwa", emessa dallo Sheikh Abdul Muhsin al Abiqan, consigliere giuridico del ministero della Giustizia saudita in occasione dell'annuale ricorrenza religiosa che obbliga ogni fedele a fare il pellegrinaggio alla Mecca almeno una volta nella vita, se ne ha i mezzi.
Interpellato dal giornale sulle "moltitudini di pellegrine viste con coloratissime tuniche", l'autorevole uomo religioso appellandosi ad un editto del profeta ha spiegato che "salvo il divieto di truccarsi, alla donna sono permessi sia la tunica colorata che l'uso di accessori". (Fonte: "Liberali per Israele")

16 commenti:

ilMaLe ha detto...

OT: hai fatto bene a mettere "Il giardino dei limoni" tra la tua videoteca. E' davvero un gran bel film ricco di umanità e che senza pietismo mostra il lato migliore di due donne dalle storie molto diverse.
Il cinema israeliano mi stupisce sempre più.

Alessandra ha detto...

Il cinema può essere un mezzo per far capire che gli israeliani non sono tutti uguali(per chi vuole capirlo, ovviamente!).

barbara ha detto...

1. Non è sconvolgente che un sacrosanto diritto, come quello di mettersi il colore che si vuole, passi come una rivoluzionaria e generosissima concessione?
2. Il giardino dei limoni, il solito polpettone con gli israeliani cattivi cattivi cattivi con qualche eccezione e i palestinesi buoni buoni buoni senza eccezioni e il terrorismo chi mai l'ha visto, come diceva il saggio non l'ho visto e non mi piace. Sarebbe ora di finirla con queste puttanate stracolme del solito stucchevole e becero buonismo.

Alessandra ha detto...

1- Certo che è sconvolgente, infatti su "Liberali per Israele", da dove ho preso questo post ho commentato con un ironico "Troppa grazia".

2- Probabilmente hai ragione tu su "Il giardino dei limoni", ma prima di esprimere giudizi, vorrei vederlo. Vorrei vedere se presenta gli israeliani buoni come delle eccezioni o semplicemente che, come ogni persona, non sono tutti uguali.

ilMaLe ha detto...

Hai ragione tu nel senso mio o di Barbara (che non l'ha manco visto)?

Come si fa a giudicare un'opera d'arte senza averla vista?

Alessandra la seconda, come ovvio che sia.

Puttanate stracolme di buonismo??? Ma il film è proprio una critica a certo buonismo. Se uno non vuole capirlo...

Alessandra ha detto...

Probabilmente è un film che propende per i Palestinesi, condannando quello che fanno loro gli israeliani, come dice Barbara, ma appunto, dato che NON l'ho visto (come non l'ha visto lei!), NON LO SO e preferisco aspettare a giudicare. Poi già il fatto della donna israeliana che aiuta la palestinese, lancia sicuramente un messaggio positivo!

barbara ha detto...

Ho sentito alcune battute alla radio dove gli fanno la pubblicità: una roba da vomitare, un concentrato di tutto il peggiore becerume, di tutti i peggiori stereotipi, di tutta la peggiore disinformazione, gli israeliani figli di puttana per definizione, gli israeliani che rubano la terra ai palestinesi per costruirci prigioni in cui rinchiudere i palestinesi stessi, gli israeliani la cui politica è solo arbitrio e soprusi a carrettate. E lo stesso contenuto dichiarava, a chiare lettere, una recensione smaccatamente filopalestinese che ho letto sul giornale: il film mostra le leggi insensate di Israele, i soprusi e le violenze gratuite di Israele, gli infiniti torti che i palestinesi sono costretti a subire in silenzio (sic!). Come dire: se lo conosci lo eviti, perché di fegato ne hai uno solo e te lo devi riguardare.

Alessandra ha detto...

Ma sai anche che io sono masochista... .

ilMaLe ha detto...

Il regista Riklis è israeliano, come tutta la produzione. La recensione che ha sentito Barbara è stata fatta male. Il film non fa propaganda antiisraeliana, anzi, parla di convivenza. La miglior figura del film è proprio la moglie del ministro alla difesa di Israele.

barbara ha detto...

Sì, il film è israeliano, e allora? Mai sentito un italiano antiitaliano, un americano antiamericano, un battezzato anticattolico?

Alessandra ha detto...

Bèh, teoricamente è innaturale che un italiano sia antiitaliano, un israeliano antiisraeliano, un battezzato anticattolico... .

barbara ha detto...

Però oltre alla teoria esiste anche la pratica, come sa chiunque abbia fatto la patente ...

ilMaLe ha detto...

Ovvio che uno può essere contro la propria nazione. Uno può anche non credere alle nazioni e ai popoli. Però il film non vuole essere nè pro e nè contro. Vuole solo raccontare una storia e a mio avviso lo fa bene.
Il mio è un giudizio cinematografico: mi occupo di quello.

Alessandra ha detto...

Altro tasto dolente!!!

barbara ha detto...

Certo che la racconta bene, quella storia. Che poi la storia raccontata abbia o no una qualche attinenza con la realtà è l'ultima cosa al mondo che ci possa interessare, naturalmente: l'unica cosa che ci interessa è che dal film emerga chiaramente che gli israeliani, salvo un'unica eccezione, sono degli stramaledetti figli di puttana e che i palestinesi, SENZA eccezioni, sono tutti buoni e bravi e vittime innocenti. E il terrorismo, naturalmente, non è mai esistito.

ilMaLe ha detto...

io il film l'ho visto e non mi è parso di emergere che tutti gli israeliani salvo poche eccezioni sono delle carogne. E nemmeno che i palestinesi sono tutti buoni e belli.