martedì 9 dicembre 2008

LA PASIONARIA ANCORA ALLA SBARRA

Layla Zana, leader curda, condannata a dieci anni di carcere in Turchia per aver elogiato Ocalan.

Ancora una volta ha parlato troppo. Almeno per il governo turco. Una corte di Dyarbakir, nella Turchia sudorientale, in piena zona curda, ha condannato ieri, in primo grado, a dieci anni di reclusione Layla Zana, 'pasionaria' curda ed ex deputata al Parlamento turco. Layla, la pasionaria. Layla Zana, 47 anni, è stata la prima donna a essere eletta, nel 1991, al Parlamento turco. Non una donna come le altre, una donna curda.
Layla, la pasionaria. Layla Zana, 47 anni, è stata la prima donna a essere eletta, nel 1991, al Parlamento turco. Non una donna come le altre, una donna curda. Fiera di esserlo, al punto di recitare la formula di giuramento nella sua lingua. Nessun insulto, nessuna mancanza di rispetto o incitamento alla violenza. Layla giurò, rispettando la formula, e augurandosi pace e dialogo tra turchi e curdi. Ma in Turchia la lingua curda era vietata e, nel 1994, venne condannata a quindici anni di carcere. Ne ha scontati dieci, per un reato che non si riesce a capire: nessun fatto di sangue, nessuna violenza. Solo aver parlato la sua lingua. In carcere, nel 1995, le hanno assegnato il premio Sakharov per la libertà di pensiero. Magra consolazione. Uscita dal carcere ha ripreso a battersi per i diritti civili dei curdi in Turchia. In un'intervista, però, ha dichiarato: ''I curdi hanno tre leader. Barzani, Talabani e Ocalan''. I primi due sono, rispettivamente, il presidente del Kurdistan iracheno e dell'Iraq, simboli della libertà dei curdi iracheni. (Fonte: "Peace Reporter")

C'è da dire che il PKK, considerato organizzazione terroristica da USA, UE, Canada, Australia, Siria, Iran e naturalmente Turchia, si è macchiato di attacchi non solo contro le forze governative, ma anche contro civili turchi. Risultato? 30.000 persone uccise tra il 1984 e il 2003. Ma lo stesso Ocalan ha chiesto alle istituzioni curde di creare una "Commissione di Verità e Giustizia" per investigare sui "crimini di guerra" compiuti dalla sua organizzazione. Il 28 settembre 2006 ha chiesto tramite il suo legale di dichiarare un armistizio e di cercare la pace con la Turchia secondo il comunicato: "Il PKK non dovrebbe utilizzare le armi tranne che se attaccato con l'intento di annichilamento" e che "è molto importante costruire un'unione democratica tra i Turchi e i Curdi. Con questo processo la via al dialogo democratico verrà finalmente aperta".
Ancora una condanna. Ocalan, invece, è il simbolo dell'oppressione dei curdi in Turchia. Leader e fondatore del Partito Curdo dei Lavoratori (Pkk), è rinchiuso nell'isola fortezza di Imrali (unico prigioniero), dopo il suo arresto nel 1999. Sono passati quasi dieci anni, ma Ocalan resta un punto di riferimento e il leader indiscusso dei curdi, non solo in Turchia. Layla l'ha dichiarato in un'intervista e adesso, sempre più, la 'pasionaria' rischia di diventare ancora una volta il simbolo dell'impossibilità di esprimere un'opinione in Turchia, se l'argomento sono i curdi. Il testo dell'intervista, a sentire il giudice di Dyarbakir, la rende ''colpevole di affiliazione e sostegno al Pkk''. ''La libertà di espressione è un valore fondamentale, che è compatibile con la lotta al terrorismo'', ha commentato Kriszina Nagy, portavoce del commissario europeo all'Allargamento Olli Rehn. ''Si tratta di un caso molto importante, che la Commissione segue da vicino. Si tratta di una sentenza di primo grado, alla quale la Zana può ricorrere in appello. Ma, aldilà della vicenda specifica, la Commissione ribadisce la sua solidarietà al governo turco e alla lotta al terrorismo''. La solita Ue, capace di difendere tutti e nessuno allo stesso tempo.

4 commenti:

barbara ha detto...

Che il PKK usi metodi terroristici credo sia difficilmente contestabile - e non sono del tutto sicura che Ocalan sia la persona più adatta a chiedere che si faccia chiarezza; detto questo, resta il fatto che la Turchia perseguita i curdi - quegli stessi curdi che a suo tempo si sono entusiasticamente prestati a fare per i turchi buona parte del lavoro sporco nella messa in atto del genocidio degli armeni - per il fatto in sé di essere turchi, indipendentemente da quello che fanno o come lo fanno.

Alessandra ha detto...

Volevi dire per il fatto in sè di essere "curdi"?

barbara ha detto...

Sì, curdi (è un errore di distrazione, non un errore di sbaglio!)

Alessandra ha detto...

L' ho "riconosciuto", infatti! :-)