mercoledì 1 ottobre 2008

QUANDO ERO UNA BOMBA


Voleva farsi esplodere e lo aveva già confidato alla figlia di 7 anni. Non furono i pianti della bambina a fermarla, ma una soffiata. Oggi la palestinese Shifa ne ringrazia l'autore. E racconta la sua metamorfosi di kamikaze fallita.

E' come essere nata una seconda volta. Ci penso spesso. Quando mi vesto, quando bacio mia figlia. E' una strana sensazione, di peso e di sollievo". Shifa Al-Qudsi è una kamikaze sopravvissuta. La notte prima di farsi esplodere in un supermarket di Netanya, i soldati israeliani l'arrestarono nella sua casa di Tulkarem, Territori Occupati.
A condannarla (salvarla) fu la soffiata di un informatore palestinese. La notte del 9 aprile, la notte più lunga della sua vita. Era il 2002, in piena intifada. "Il tempo dell'occhio per occhio. I miei cugini di 14 e 17 anni erano stati uccisi negli scontri con gli israeliani. Mio fratello Mahmoud era in prigione condannato a 18 anni. Andai dagli uomini delle brigate Al Aqsa e dissi che volevo diventare martire. Provai il corpetto esplosivo. Venne un uomo a casa mia con due modelli. Uno era della mia misura, mi andava a pennello".
Shifa aveva 24 anni. Faceva l'estetista. Divorziata, con una bimba di 7 anni, Diana: "L'ho chiamata così in onore di Lady D, il mio grande mito da ragazzina". Poi venne il mito chiamato Wafa Idriss, la prima donna kamikaze palestinese: "Dissi a mia figlia che mamma seguiva l'esempio di Wafa". Lei pianse: non andare, resta con me. E io: lo faccio per il tuo futuro, per il futuro della Palestina. Alla fine la convinsi. Mamma va in paradiso e ti aspetta là". Diana dormiva nelle braccia di sua madre quando arrivarono i soldati. "Prima che mi prendessero, mentre cercavo di distruggere la videocassetta con il testamento, feci in tempo a parlare ancora con Diana. Le dissi: mamma non va più in paradiso, ma starà via per un po' ". E' stata via sei anni. E' uscita dal carcere a gennaio. In questo tempo ha visto Diana tre volte. Sua figlia è cambiata. Ed è cambiata. Ed è cambiata anche Shifa. Nata due volte. E' tornata a fare l'estetista al vecchio negozio di Tulkarem, con la padrona e i mille sheckel (200 euro) al mese di stipendio. Ma il resto è diverso. "Quando ho lasciato Diana ero una kamikaze fallita. Adesso so che soltanto Dio può dare e togliere la vita. Ne parlo con mia figlia. Ci siamo sempre dette tutto e non mi pento". Neanche di aver detto a una bimba di sette anni che stava andando a farsi esplodere? "Dirsi tutto è la cosa giusta. Come potevo andarmene per sempre senza provare a spiegarle perchè? L'importante è crescere. Oggi Lady D rimane un nostro mito. Wafa Idriss appartiene al passato".
Da kamikaze fallita a "combattente per la pace". Si chiama così il piccolo club a cui appartiene adesso anche Shifa. Un gruppo di ex violenti che raccoglie 150 tra palestinesi e israeliani: nella vita precedente hanno usato l'arma della violenza, adesso credono nell'arma della parola. Promuovono il messaggio della non-violenza. (Fonte: "IO DONNA")
"Che non vuol dire cessare di combattere l'ingiustizia. Gandhi era un combattente disarmato, no? Uno tosto. Non so se la sua lezione può funzionare qui. So che questo è il modello che voglio insegnare a mia figlia e alle sue amiche".
Parole che suonerebbero retoriche sulle labbra di chiunque, tranne che su quelle di una kamikaze rediviva. "I Combattenti per la pace mi hanno chiesto di andare con una delegazione in Europa, ma poi ho preferito restare a casa. Adesso non posso lasciare il lavoro. Mia figlia ha bisogno di me. Con molti sacrifici le ho appena comprato un computer di seconda mano. Non ho marito, non ho tempo per l'amore. Però se qualcuno mi vuole sposare posso pensarci. Tu giornalista per esempio. Hai abbastanza soldi per la dote?" (il giornalista in questione è Michele Farina, ndr.)
Come le cose cambiano. Adesso a casa Al-Qudsi una via verso il paradiso (in terra) non è un'aderente cintura esplosiva ma un computer usato sul tavolo in cucina. Tra israeliani e palestinesi è in corso (finchè dura) una tregua, o se preferite uno stallo. (veramente la tregua o lo stallo si sono già rotti, ndr.). Come cambiano le cambiano le cose? C'è stato un momento in cui Shifa ha capito? "In carcere c'era una guardia che mi ha colpito molto. Un'israeliana, una donna secondina. Suo fratello era morto per mano di un kamikaze palestinese. A me e alle mie compagnie di prigionia diceva: "Adesso potrei vendicarmi, trattarvi male, farvi pagare la mia sofferenza. Ma non lo faccio. Perchè anche voi soffrite, come noi. Quelli che giocano sulla nostra pelle, i capi politici, sono loro i responsabili". Le sue parole hanno lasciato una traccia nel mio cuore, come un aratro fa il solco dove si buttano i semi".
Non l'ha più rivista quella donna? "No, ma presto voglio andarla a trovare. Voglio che anche mia figlia Diana conosca quella donna. Ecco, le dirò: "Questa è la tua nuova zia".

2 commenti:

Anonimo ha detto...

Ne ricordo una, che mi era piaciuta ancora di più: stava per tirare l'innesco quando si è accorta che c'erano dei bambini, e si è fermata: ogni tanto capita che il lavaggio del cervello lasci un microscopico angolino con due granelli di polvere, e quei due granelli riescono a salvare un'intera umanità.

Anonimo ha detto...

Sarebbe bello recuperarla.Invece ricordo che era stato detto che Ayat Akhras,la ragazza palestinese che si è fatta esplodere in un mini-market uccidendo una sua coetanea israeliana, Rachel Levy, aveva avvertito gli arabi che erano lì di andarsene per non rimanere uccisi. Ma quello, evidentemente, non perchè erano esseri umani, ma solo in quanto ARABI!
Quanto alla storia di Shifa, l'ho raccontata "al mondo intero"! :-)