sabato 18 ottobre 2008

UN AMORE DIFFICILE DIETRO GLI SCONTRI ALLA BANLIEUE

Parigi violenta Via al processo per la morte di un bambino colpito da un proiettile nel 2005. All'indomani un duro intervento di Sarkozy.

"Un' araba non esce con un nero". Prima le minacce, poi la rissa e i colpi di pistola.

PARIGI - Forse un giorno si sarebbero sposati Mahamoudou "il negro" e Nadia "l'araba", due ragazzi della periferia di Parigi che si frequentavano da qualche anno. Ma ieri, Mahamoudou, 27 anni, originario delle isole Comore, è comparso in manette al tribunale di Bobigny con un'accusa terribile: omicidio. Accanto a lui, in aula, Salah e Mohamed, accusati entrambi di tentato omicidio.
"Un'araba non esce con un nero", dicevano questi due ragazzi di origine tunisina, fratelli di Nadia, 22 anni, commessa. All'inizio fu un ammonimento, poi un rimprovero, quindi un divieto, secondo un codice d'onore piuttosto in voga nella sottocultura delle banlieues francesi. Alla fine spuntarono le pistole.
E' una storia di amore e di violenza quella che si svolge il 19 giugno 2005 alla Courneuve, periferia di Parigi. I protagonisti sembrano usciti da West Side Story, una Giulietta tunisina e un Romeo africano nel quartiere-ghetto di Parigi. Ma la musica di Bernstein o i versi di Shakespeare sarebbero in questo caso una marcia funebre per l'unica vittima innocente e totalmente estranea alla vicenda: un bambino di undici anni, Sid Ahemed, ucciso da un proiettile vagante. (Fonte: "Corsera")
Fa caldo, i ragazzi giocano nella strada, le famiglie passeggiano fra i tristi palazzoni che qui vengono chiamati con i nomi di glorie nazionali. Davanti al "Balzac" un bambino, Sid Ahmed, aiuta il padre a lavare la macchina, un gesto d'affetto, nel giorno della festa del papà. All'improvviso, c'è un tafferuglio fra bande di ragazzi del quartiere. Sembra il "prezzo" quotidiano della vita d'immigrati in banlieue. Un litigio fra "dealers", uno sgarro, la lotta per il controllo del quartiere. Ma questa volta, la rissa degenera. Si sentono colpi di pistola, alcuni proiettili fendono l'aria, uno raggiunge al petto Sid che muore poco dopo fra le braccia dei genitori.
L'inchiesta accerta che a uccidere il piccolo Sid è stato Mahamoudou, il "negro" come firmava i bigliettini d'amore per la fidanzata. Pochi minuti prima del dramma, aveva fatto a pugni con i fratelli di Nadia. Poi era corso a casa, a prendere la pistola. "Ho sparato per intimidirli", dirà più tardi ai magistrati. Ma il proiettile vagante colpisce il bambino. Anche un fratello di Nadia spara, ma la pallottola si conficca nel muro di un caseggiato. La morte del piccolo Sid è la scintilla di una presa di coscienza collettiva della società francese sul clima di violenza e asocialità delle periferie. "Bisogna ripulirle con il karcher (la pompa automatica degli spazzini, ndr)", tuona Nicolas Sarkozy, allora ministro dell'interno, lanciato in una campagna presidenziale che si gioca in larga misura sui temi della sicurezza e della lotta alla criminalità. Il futuro presidente devia con durezza d'argomenti l'opinione pubblica: nelle periferie non c'è soltanto un problema d'integrazione, c'è soprattutto un problema di legalità, di repressione dei traffici di droga, di riconquista del territorio da parte delle forze dell'ordine. Anche nell'interesse di milioni di famiglie come quella del piccolo Sid. Ma le parole del presidente innescano anche la protesta dei giovani "banlieusars" e gli squilli di rivolta infiammeranno i quartieri della capitale per molte settimane.
Al processo, le versioni degli avvocati difensori contrastano. Quello di Mahamoudou sostiene la tesi della legittima difesa e della "storia d'amore" finita male. I fratelli di Nadia non ci pensavano due volte a usare la pistola. In passato, era stato ferito un fratello del "negro". Nel 2003, avevano sparato a un adolescente, rimasto paraplegico. "Volevano proteggere la sorella da un poco di buono", dicono i legali di Salah e Mohamed, ricordando i precedenti di Mahamoudou per traffico di stupefacenti. Attività in cui sono stati implicati anche i fratelli di Nadia. "Non siamo razzisti, è una questione di rispetto della famiglia", dicono in istruttoria.

6 commenti:

vituccio ha detto...

Che arricchimento culturale!!!!

Spero che i multiculti siano felici di questo bel costume che arricchisce i nostri paesi! A cosa serve avere relazioni civilizzate quando invece ci si può tirarsi contro in mezzo ai bambini….

L `onore dei fratelli è più importante della vita di una persona!

Alessandra ha detto...

L' "onore" dei fratelli (della sorella, in questo caso) o il proprio?

loris ha detto...

ciao alessandra, passando di blog in blog sono arrivato al tuo.Mi piace e pensavo di inserirti sulla mia blog-roll.
Loris

Alessandra ha detto...

Ciao Loris. Certo, grazie e benvenuto. :-)

Anonimo ha detto...

magnifico!
babbuini che si pestano con altri babbuini...
roba da matti.
ci vorrebbe una sana rieducazione a mazzate... (per quanto ne so, le belve si domano così.)
caposkaw

Alessandra ha detto...

Almeno il fidanzato della ragazza fosse rimasto soltanto vittima... . Invece è diventato anche lui carnefice, colpendo oltre tutto un bambino che non c'entrava niente! Poi Mahmoudou aveva anche precedenti per droga. Insomma, ha confermato quello che sostengono i fratelli di Nadia: che è un poco di buono! Resta il fatto che, secondo loro, una ragazza "araba" non deve uscire con un "negro". Se fosse stato arabo anche lui, avrebbero fatto quello che hanno fatto per "proteggere" la sorella e l'onore della famiglia? Visti i tipi, non penso proprio!