giovedì 30 ottobre 2008

"ISLAM EUROPEO... O ISLAM IN EUROPA?", di Dounia Ettaib


Da oramai più di dieci anni assistiamo al fenomeno di una crescita della presenza musulmana in Europa: la crescita di tale presenza è dovuta soprattutto all’immigrazione: moltissimi cittadini di paesi a maggioranza musulmana si trasferiscono in Europa per studio o alla ricerca di un lavoro che permetta loro di migliorare la loro condizione economica. Ciò ha portato a far si che la religione musulmana mettesse le radici in luoghi ove prima non aveva fedeli. In paesi dal passato coloniale, come la Francia o la Gran Bretagna, i musulmani sono già alla seconda o alla terza generazioni, in paesi come l’Italia il fenomeno è più recente. Inutile nasconderselo: questo fenomeno ha portato a diversi problemi: una certa diffidenza, che talvolta sfocia in aperta xenofobia, da parte di gran parte della popolazione europea, e dall’altro la difficoltà di integrazione da parte degli immigrati musulmani, i quali molto spesso faticano ad accettare le regole del paese ospitante. In questi anni si discute molto su ‘’islam europeo’’: ma la domanda che ci poniamo è proprio questa: islam europeo o islam in Europa? Fino adesso abbiamo avuto solo la percezione di un ‘’islam in Europa’’ : perché l’islam è percepito, sia da molti europei come da molti immigrati, come un qualcosa di etnico, e non di spirituale: l’islam non è percepito come ‘’europeo’’ perché è percepito come qualcosa di prevalentemente ‘’arabo’’. Questo è stato per secoli, e non solo oggi, un grave danno all’universalità del messaggio musulmano: ancora nella prima metà del XX secolo il più importante fra i poeti indiani musulmani, Sir Muhammad Iqbal, che fu di indubbia e fervida fede, si lamentava del fatto che l’islam indiano era ancora troppo ‘’arabizzato’’ e aveva mantenuto pochi elementi indiani: lo stesso si può dire oggi per la drammatica questione dei berberi algerini o dei musulmani del Darfur ai quali si vuole strappare la cultura d’origine anche con la violenza in quanto erroneamente si crede che un buon musulmano possa essere solo arabo o fortemente arabizzato. Ma se nel caso dei berberi o dei sudanesi questo sciovinismo arabo ha un forte sapore colonialista, nel caso europeo può invece portare una percezione dell’islam come quella di un ‘’corpo estraneo’’ qualcosa di strano e di esotico, ma in definitiva di ‘’straniero’’. Questo non può portare nulla di buono ai musulmani in Europa: essi verranno sempre visti come qualcosa di diverso, con diffidenza o al massimo con quella curiosità ‘’etnica’’ che sa molto di moda e non giova certo all’autentica comprensione della cultura musulmana. Questo ci porta diritto alla questione dei ghetti: non vi sarà mai un vero islam europeo finchè i ghetti non saranno scomparsi. Molto spesso i ghetti però non sono opera di una discriminazione europea, ma proprio agli stessi musulmani che si autoghettizzano . Sappiamo come in ogni città europea vi siano quartieri musulmani: ma questi ghetti si creano anche a causa di una sorta di rifiuto di molti musulmani di mescolarsi con la cultura europea: molti studiosi musulmani rifiutano la civiltà europea, la sua cultura, e questo si vede anche nel piccolo, con le lotte per le varie scuole islamiche che, in definitiva, sono ‘’madrasse’’ trapiantate in Europa. Questo è il primo passo verso i ghetti: il separare i figli dei musulmani dai figli degli europei porterà a far si che le due comunità siano divise tra loro: ciò porterà a conseguenze negative innanzitutto sul piano culturale, e impedirà che nasca un autentico ‘islam europeo’ ma vi sarà solo un ‘’islam in Europa’’, un corpo estraneo in Europa. E’ un problema innanzitutto pratico: mettiamo che si conceda la cittadinanza di una nazione europea solo in base al numero di anni di permanenza (cinque o dieci) e non in base ad un’effettiva conoscenza della lingua e della cultura del luogo: sappiamo che l’immigrazione non è solo arabofona, ma vi sono diversi slavi, o albanesi o latinoamericani: questo porterebbe solo ad una babele di ghetti di persone che non si capiscono tra di loro e che spesso hanno valori tradizionali talmente contrastanti da portarli a vere guerre interetniche: vediamo in grande come molti stati multietnici sono andati verso la guerra civile, e in Europa in piccolo avremo quartieri-ghetto di minoranze etniche (direi che la religione c'entra poco) che si odiano tra loro e odiano gli autoctoni: gli attentati alle metropolitane londinesi del 7 luglio 2005 furono opera di cittadini britannici. Ma questo accettare la lingua e la cultura del paese ospitante non porterà un danno alla religione musulmana? Non credo, anzi: ci si ostina a confondere ‘’islam’’ con ‘’arabità’’ e lo sciovinismo arabo ha, come ho detto in precedenza, nuociuto all’universalità dell’islam: si può essere benissimo musulmani europei, ascoltare Bach, ammirare la Pietà di Michelangelo o più semplicemente parlare italiano, inglese o francese ed essere musulmani. Essere musulmani vuol dire credere in Dio e nella missione profetica di Muhammad (pace e benedizioni su di Lui) non per forza parlare arabo o indossare la galabya o rifiutare la cultura europea in toto. Innanzitutto le maggiori conquiste dell’età dell’oro della civiltà islamica avvennero proprio ad opera di musulmani che non vollero restare un corpo separato dalle civiltà con cui vennero a contatto, ma vollero arricchire il proprio pensiero proprio con uno scambio con altre culture: dalla mescolanza di pensiero musulmano e pensiero greco nacquero i grandi Avicenna e Averroè: al Kuwarizmi venuto a contatto con le grandi scoperte dei matematici hindu, in particolare lo zero e sistema a numerazione decimale, li perfezionò ed arrivò all’algoritmo. La conoscenza della cultura europea, anche cristiana, non è un pericolo per l’islam in Europa: anzi, è un occasione per confrontarsi, arricchirsi e far si che le nuove generazioni portino i musulmani a guardare verso il futuro. Questo rispecchia perfettamente quell’ahadith in cui il Profeta Muhammad ( Pace e Benedizioni su di Lui) ha detto ‘’cercate la conoscenza, foss’anche in Cina’’. Ma, mi si obietterà, i musulmani in Europa non rischiano di sentirsi sradicati? Signori miei, per ottenere la cittadinanza di una nazione, da che mondo è mondo, bisogna conoscerne lingua e costumi: ripeto, questo non intacca certo l’essere musulmani. La religione non è un fatto etnico: devono per forza i musulmani parlare solo in arabo o con termini arabi, vestirsi all’araba? Cosa c’entra tutto ciò con la spiritualità? Il Cristianesimo ha compreso molto bene questo: San Paolo capì che il Cristianesimo, per farsi universale, non doveva parlare aramaico, ma greco e latino: Matteo Ricci, missionario gesuita in Cina, mutò il suo nome nel cinese Li Madou, imparò il cinese mandarino, armonizzò le indicazioni pratico-politiche di Confucio con l’etica cristiana:perché i musulmani, che oltre all’esempio di Avicenna, Averroè e al Kuwarizmi hanno anche l’ahadit che esorta a cercare la sapienza anche in Cina, paiono oggi rigettare il solo pensiero di entrare in contatto con la cultura occidentale, che può portare solo arricchimento? E’ forse una paura di alcuni uomini di potere che temono che i musulmani possano cominciare a pensare? Potere, questa è una parola chiave: perché una delle questioni più spinose del problema dell’islam europeo è un preteso conflitto giuridico tra leggi europee e pretese leggi religiose musulmane: questo è un nodo cruciale che l’islam in Europa deve affrontare se vuole divenire islam europeo: è ovvio che due legislazioni differenti non possono sussistere in unico stato: la legge deve essere eguale per tutti. Altrimenti si ripresenta il problema di ‘’ghetti’’, anzi un problema ancora più grave di ‘’stati nello stato’’. Ora, davvero la legge musulmana è incompatibile con l’Europa? Innanzitutto chiariamo che molto di ciò che è percepito come ‘’legge musulmana’’ non ha in realtà alcun fondamento religioso: spesso si tratta di tradizioni, anche retrograde: nel Corano non troverete alcun accenno alla lapidazione delle adultere, né tantomeno al ‘’velo’’, ma solo a coprirsi le parti intime ( an nur 31) o a mantelli ( al azhab 59) che solo a partire da ibn Taimyya, il giurista cui si ispira il pensiero di bin Laden, venne inteso nel senso che intendiamo noi oggi. Le mogli del Profeta furono donne importanti come le donne europee di oggi: Khadija fu un’imprenditrice di successo, Aisha un capo politico: perché invece nel mondo islamico attuale le donne vengono considerate delle eterne minorenni?. Avrebbe il Profeta tollerato un atto barbaro come il delitto d’onore compiuto dal padre di Hina? No, quella non è religione. E’tradizione. E quando la tradizione cozza contro i diritti umani, come nel caso del delitto d’onore, delle percosse e della reclusione delle donne, dell’infibulazione, dell’accettazione della pena di morte, del ritenere giusto che si possano uccidere donne a sassate, cose che sono tradizioni e non religione, ebbene lo Stato ha il dovere di punire severamente chi mette in pratica tali tradizioni. Nel mondo occidentale chi abbandona la religione cristiana non è condannato, mentre nel mondo islamico spesso si sentenzia la morte contro l ‘’apostata’’: ma il Corano dice ‘’la fakhr fi-din’’, non vi sia costrizione nella Fede ( al baqara 256). Quindi non solo uno stato laico occidentale non può, anzi non deve tollerare che alcuni sedicenti imam scaglino al proprio interno fatwe contro cosiddetti apostati, ma è pure contrario allo spirito coranico. Vi è, presso molte famiglie musulmane in Occidente, la barbara tradizione del matrimonio combinato. Anche questa è tradizione, non religione. E non può essere messa limitazione alla libertà degli uomini e delle donne nello scegliersi i compagni di vita. Molti tradizionalisti musulmani negano la parità dei sessi, ritenendo che l’uomo musulmano possa sposare una non musulmana, ma che sia proibito ad una musulmana il matrimonio con un non musulmano. Anche questo cozza con le leggi europee, che parlano di parità dei sessi e non pongono certo limiti o confessionali al matrimonio: ma anche qui si tratta di tradizione: molti teologi musulmani ammettono che la donna musulmana posa sposare il non musulmano: fra essi M.M. Taha, Abdullahi an-Na’im, Gamal al Banna; recentemente persino un estremista come Hassan al Turabi ha ammesso la possibilità per la donna musulmana di sposare il non musulmano. Ma vi sono anche altre parti del Corano che paiono cozzare contro la legislazione attuale: uno degli esempi più eclatanti è il fatto che la poligamia venga permessa (ma la monogamia è preferibile: an-nisa, 3): la poligamia è severamente condannata dalla legislazione europea: Ora, bisogna contestualizzare nell’epoca in cui il Corano è stato rivelato: Dio ha dovuto parlare in un contesto in cui gli uomini non potevano ancora comprendere la parità dei sessi, ad esempio. Infatti una donna restando sola coi figli poteva essere condannata ad una vita di stenti ( la poligamia è raccomandata per far si che gli orfani non restino privi di sostentamento). Oggi questa misura non avrebbe più senso, anzi sarebbe gravemente discriminante nei confronti della donna. Alcune misure drastiche prese dal Profeta lo furono solo perché il Messaggio non si sarebbe affermato. Riprendo il grande teologo sudanese Mohammed Mahmud Taha e il suo fondamentale ‘’il secondo messaggio dell’islam’’: il Messaggio eterno del Corano è l’Unicità di Dio e l’importanza dell’Uomo e il rispetto per la sua vita: il messaggio meccano: il messaggio medinese fu riguarda la prima comunità, nata in tempi e luoghi molto diversi da nostro, e in tempi molto più duri: questo argomenta il grande Taha: questa è l’unica via che può portare alla nascita di un islam europeo e non di un ‘’islam in Europa’’: molti musulmani non riescono a rigettare la pena di morte, mentre l’Europa la rigetta: c’è un contrasto? Può forse accettare la morte di un uomo un Dio il quale ha fatto inchinare addirittura gli angeli davanti all’Uomo e che ha rivelato che "chiunque uccide un uomo è come se avesse ucciso l’intera umanità’’ ( al Maida 32)? Certo, ci sono passi duri, ma ricordiamo in quale contesto ha parlato Dio. Il messaggio di fondo non è in contrasto certamente.Questo concetto è ripreso dal teologo egiziano Nasr Hamid abu Zayd, che vede un messaggio eterno e un messaggio contingente nel Corano. Giustamente abu Zayd nota che Dio ha usato l’arabo solo per farsi comprendere da un arabo, ma che una lettura letterale del testo senza contestualizzazione porta gravi rischi all’islam. Il problema che qui spendiamo molte belle parole, ma l’islam europeo stenta a decollare: perché alcuni sedicenti imam, che si sono attribuiti un’importanza che non hanno essendo semplici guide della preghiera e non avendo certo una funzione paragonabile a quella dei sacerdoti cattolici, usano l’islam come ‘’instrumentum regni’’ come arma di potere: brandiscono il Corano, mirano a creare uno stato nello stato con loro a capo, impediscono ai musulmani di dividere la politica dalla religione: eppure, e qui la civiltà europea ci potrebbe dare una grossa lezione perché ha già fatto questo errore, a cosa porta la teocrazia se non miseria, ignoranza o terrore? A cosa può giovare la teocrazia? E’ solo un danno alla religione, infatti il potere temporale dei Papi danneggiò il Cristianesimo, come certe teocrazie musulmane stanno danneggiando l’islam. (Fonte: "Islam Liberale)

Questo è un articolo kilometrico, ma merita veramente! Che dire? Magari tutti i musulmani, inclusi i convertiti, fossero così... !
Il problema che qui spendiamo molte belle parole, ma l’islam europeo stenta a decollare: perché alcuni sedicenti imam, che si sono attribuiti un’importanza che non hanno essendo semplici guide della preghiera e non avendo certo una funzione paragonabile a quella dei sacerdoti cattolici, usano l’islam come ‘’instrumentum regni’’ come arma di potere: brandiscono il Corano, mirano a creare uno stato nello stato con loro a capo, impediscono ai musulmani di dividere la politica dalla religione: eppure, e qui la civiltà europea ci potrebbe dare una grossa lezione perché ha già fatto questo errore, a cosa porta la teocrazia se non miseria, ignoranza o terrore? A cosa può giovare la teocrazia? E’ solo un danno alla religione, infatti il potere temporale dei Papi danneggiò il Cristianesimo, come certe teocrazie musulmane stanno danneggiando l’islam. I
nostri figli e le nostre figlie non potranno e non vorranno essi per primi essere un corpo diviso dal resto della società in cui vivono, si sentiranno disadattati. Il rifiuto totale della cultura europea e cristiana non renderà più forte l’islam, anzi, lo impoverirà e gli precluderà una visione più globale sulle cose. Chi impedisce questo ha paura. Ma questa paura sarà un danno perché prima o poi porterà alla rivolta contro gli imam e forse porterà molti musulmani ad accusare di queste cose l’islam in se. Quale giovamento può portare? Quale giovamento può portare una chiusura che alla fine è dettata solo da sciovinismo arabo e non da autentica spiritualità? Se non ci apriremo alla cultura europea resteremo sempre ‘’islam in Europa’’ e mai nascerà l ‘’islam europeo’’: sarà sempre un corpo estraneo: si può essere dei buoni musulmani anche vestendo con abiti moderni, parlando lingue moderne, sposandosi con europei: si è buoni musulmani crescendo i propri figli nella libera scelta e non nell’obbligo ( la fakhr fi din). Non esiste una comunità musulmana divisa dal resto del mondo, rimasta ferma a Medina nel VII secolo: la carta vincente è quella di quei musulmani che, come Averroè, si aprirono ad altri modi di pensare senza per questo abbandonare la propria Fede: di chi ragiona sul testo coranico e non lo recita semplicemente a memoria, e cerca di armonizzarlo con i diritti che razionalmente sono da estendere ad ogni uomo, come la parità dei sessi o il ripudio della pena di morte, come hanno fatto i grandi teologi Mohammed Mahmud Taha, Nasr Hamid abu Zayd o Abdullahi an-Na’im: non divisione dalla cultura occidentale, ma arricchimento reciproco.Cercate la sapienza foss’anche in Cina, disse il Profeta: ma per comprendere questa sapienza dovrete per forza imparare il cinese e prendere ciò che di buono nella saggezza cinese: e questo valga per l’islam europeo.

Per concludere, vorrei riportare l’argomento dal campo teorico ad un campo pratico. Questa è la testimonianza di una ragazza marocchina di 19 anni ‘’sono in Italia da dieci anni, tutto andava bene finchè ho cominciato ad uscire con un ragazzo della mia età che non è musulmano. Da allora mio padre vuole che porti il velo, non mi fa più uscire, mi prende a pugni e calci. Vi giuro, non ho più lacrime da asciugare. Conosco tante amiche che si trovano nella mia situazione e sono finite segregate in luoghi da cui non possono fare nemmeno una telefonata. Non voglio fare questa fine, vi prego, aiutatemi’’. Questo caso è affine a quello di Hina, e questi sono solo la punta di un iceberg. Ma come si può parlare di un islam europeo con molti, troppi casi come questo? Questo è apartheid, e dei peggiori, solo che ad imporlo non sono gli europei. E queste violenze non sono contrarie solo all’islam o al Cristianesimo, ma allo stesso spirito dell’Uomo.

7 commenti:

Kritikon ha detto...

Bellissimo articolo. Vero. Ma siamo agli inizi (che è sempre meglio di niente) e la tentazione di ridurre tutto ad una dittatura culturale araba è troppo forte. Perchè semplifica tutto a chi ha certe idee.
Non credo nascerà mai un islam europeo. E se sarà rappresenterà una scissione eretica rispetto all'ortodossia.

Francesco ha detto...

Ciao Kritikon!! bisogna capire una cosa, gli arabi in genere son wahabiti e il wahabismo è nemico dell'Islam, è nemico dei sufi, i rappresentanti della corrente esoterica dell'Islam. Io non ho motivo di rifiutare alcuna persona per la fede che professa amenoché questa fede non aggredisca le altre né pretenda trattamenti di favore. Per arrivare ad Aisha, visto che qui sotto si è parlato anche di lapidazioni, bisognerebbe rammentarsi di Aisha e il cammelliere, con cui arrivò in ritardo, nessuno la lapidò e il Profeta non la scacciò nonostante glielo avessero suggerito. Dunque perché oggi si lapida la donna se adultera? Lo zero venne inserito nella matematica dall'Indiano Brahmagupta.

Alessandra ha detto...

"Non credo nascerà mai un islam europeo. E se sarà rappresenterà una scissione eretica rispetto all'ortodossia".

Neanch'io credo che nascerà mai un islam europeo: l'unica cosa è rapportarci con le singole PERSONE di religione musulmana. Dounia stessa è musulmana, molto credente: non è un'eretica, anche se non è un'integralista. Eviterei di pensare come i fanatici da una parte e come Oriana Fallaci dall'altra (anche se con effetti decisamente meno deleteri, poveretta!): i musulmani europei, i musulmani liberali o semplicemente "moderati" (ma davvero, non alla Tariq Ramadan), sono brave persone, quindi sono eretici, non rappresentano il "vero islam".

Alessandra ha detto...

Francesco, per "arabi in genere" che sono wahhabiti intendi i sauditi?

Francesco ha detto...

Sì Alessandra, in massima parte proprio quelli cioè i salafiti, anche se ce ne sono anche di non sauditi.

Francesco ha detto...

Questo signore, ha spiegato molto bene i wahabiti..
Il mondo musulmano si trova in una situazione pessima per colpa propria e della situazione di generale decadenza spirituale dei seguaci dell'Islam.Le cause esterne contro cui ci si scaglia continuamente sono soltanto una conseguenza dei peccati delle masse e dei governi musulmani , una giusta punizione divina.I musulmani non producono cultura , arte e scienza da secoli.Nel passato medievale i musulmani erano i fari della conoscenza universale.Da tutto il mondo si andava a studiare nel mondo musulmano.Oggi la situazione culturale è drammatica e ci si vanta adirittura della propria ignoranza.Mi ricordo un predicatore wahabita laureato alla università islamica di Medina.Si proclamava "alem"(sapiente) ai quattro venti , dovunque andasse voleva salire sul pulpito oppure guidare la preghiera.Era di un egocentrismo e di una prepotenza ripugnanti.Aggrediva i musulmani bosniaci e turchi per il loro modo hanafita di pregare e per il fatto che usavano i tesbih , i rosari.Una frase su due era un "takfir" accusa di infedeltà contro un altro musulmano.Era un antisemita osceno che avrebbe fatto sembrare Hitler un democristiano.Vedeva ebrei dappertutto. Tutto quello che palesamente non andava bene nel suo paese o nel resto del mondo arabo era colpa degli ebrei o erano menzogne inventate dagli ebrei sugli arabi.Sottolineo che noi musulmani di ispirazione ottomana consideriamo l'antisemitismo contrario ai principi dell'Islam.Quindi quando in una moschea bosniaca l'imam gli ha tolto il microfono e lo ha cacciato dalla moschea perchè questo wahabita parlava male degli ebrei in modo vergognoso , l'unica cosa che il wahabita sapeva rispondere :"Sei un apostata , mi cacci dalla moschea perchè dico la verità , quanti soldi ti hanno dato gli ebrei per impedirmi di predicare ?" L'Imam , un bosniaco di quelli balcanici veramente tosti ,gli ha risposto : "Gli ebrei mi hanno dato troppo poco per ricompensarmi del fatto che salvo loro e i musulmani da un cane bastardo wahabita come te.A te quanto ti hanno dato i sauditi per rovinare i nostri giovani con i tuoi discorsi fanatici ? " Un altro cretino wahabita era un balcanico ,anche lui reduce dalle scuole di formazione wahabite dell'Arabia Saudita.Anche lui si dava grandi arie di sapiente ed impartiva ordini a destra e manca ai suoi discepoli che lo chiamavano "emir" , emiro.Diceva che era specializzato nella Dawa (chiamata all'Islam) e che aveva studiato in Arabia saudita proprio questa materia , in particolar modo la Dawa nei confronto dei cristiani.Oltre che lasciare una lunga scia di scontri nelle moschee dove cercava di diffondere l'eresia wahabita , si permetteva anche di aspettare i cristiani fuori dalle chiese per convertirli all'Islam.Sottolineo che si rifiutava di entrare in chiesa anche se invitato espressamente dai cristiani a farlo.Insomma questo grande sapiente in cinque anni non è riuscito a convertire neanche un cristiano all'Islam.In compenso è riuscito a trasformare qualche centinaio di musulmani ignoranti e socialmente frustrati in wahabiti fanatici.Non sapeva neanche il significato delle parole "eucaristia" o "misticismo" e confondeva la trinità per la fede in tre divinità separate.Vi lascio immaginare che impressione degli musulmani dava un tale predicatore ignorante presso i cristiani.Pessima.Dopo cinque anni arriva un maestro sufi dalla Turchia e stando solo due mesi nella stessa zona della Bosnia riesce a convertire ben sei cristiani all'Islam.Quando l'idiota wahabita venne a sapere la notizia accusò il sufi di aver adoperato le arti magiche tipiche , secondo lui ,dei "politeisti" sufi.Perchè questa è una delle caratteristiche criminali dei wahabiti : accusano di politeismo e di idolatria gli altri musulmani.la verità è che l'Islam nei balcani fu portato dagli ottomani che erano un Impero Sufi e non dai wahabiti che neanche esistevano.I musulmani devono liberare l'Islam dalla presenza dei wahabiti , perchè i wahabiti sono una setta eretica e non sono il vero Islam.I petrodollari sauditi , grazie alla complicità prima inglese e poi americana , Hanno creato danni enormi all'Ummah islamica , faccendo cadere nella propaganda wahabita milioni di musulmani sradicati dalla loro tradizione ed ignoranti.I wahabiti sono oggi fortissimi nel mondo arabo e nelle moschee arabe anche in Italia.Dobbiamo cacciarli a pedate e con i pugni nei denti.Fuori i wahabiti dalle moschee ! Fuori i wahabiti dalla penisola araba ! E' questa la vera battaglia da combattere. Hassan Roberto Minichini , sufi ottomano

Alessandra ha detto...

Quando mai non ti ho "conosciuto" prima, Francesco! :)
Grazie x l'interessantissimo commento. Condivido tutto quello che dice, anche se pure Hassan Roberto Minichini cade nel trappolone di considerare altri musulmani come "eretici", dicendo che non rappresentano il "vero islam". Ma sicuramente "perferisco" che lo affermi un sufi piuttosto che un wahhabita-salafita di qualunque nazionalità!