martedì 10 giugno 2008

MADEEHA HASAN ODAHIB, UNA CUCITRICE-IMPRENDITRICE NELLA CLASSIFICA DELLE 100 PERSONE PIU' INFLUENTI DEL MONDO STILATA DAL SETTIMANALE "TIME"

Non capita tutti i giorni che storie di successo echeggino dall’Iraq nelle stanze del potere, ma Madeeha Hasan Odhaib sfida la norma. Armata della sua macchina per cucire, irremovibile stoicismo e determinazione, Madeeha, 37 anni, sta rammendando il tessuto dell’Iraq.
Quattro anni fa, questa madre di due bambini e cucitrice diventata membro di consiglio distrettuale ha preso tre macchine per cucire, le ha fatte diventare 60 e ha costruito un business per cucire lenzuola d’ospedale e bandiere. Lei adesso ha alle proprie dipendenze 100 donne. Quella figura può sembrare insignificante in confronto alle imprese degli altri presenti nella lista di TIME. But in un paese con più del 60% di disoccupati e povertà dilagante, simili imprese possono rappresentare una salvezza. Ogni donna che Madeeha impiega ritorna a casa con un inestimabile senso di rispetto di sé, denaro nel borsellino, cibo per i suoi bambini e ottimismo per una figlia che cerca disperatamente un modello da imitare. Madeeha percorre – o, più precisamente, valica - il confine tra l’attivismo e l’eroismo. Ha coordinato con la Mezzaluna Rossa, la Croce Rossa, Mani Tese e l’esercito iracheno di distribuire cibo per Baghdad. E a dispetto delle minacce, lei dice che non cederà mai.
(Contributo della regina Rania di Giordania alla classifica della rivista americana)
L’Iraq sta soffrendo una delle peggiori crisi umanitarie che abbiamo mai visto. Mentre Madeeha giustamente fa parte della classifica di Time, donne come lei si trovano dappertutto in Iraq, cucendo speranza un punto alla volta. Attraverso Madeeha, noi celebriamo tutte le coraggiose donne irachene, la cui capacità di ripresa e pienezza di risorse mantengono la promessa di un nuovo inizio.

2 commenti:

Eli ha detto...

E' una storia molto bella.
Chissà se queste donne del mondo "altro da noi" possono ridare a noi donne occidentali il senso della dignità di genere, che spesso noi non mettiamo più nella sua giusta luce (come se le conquiste ottenute fossero cose ovvie. E invece bisogna continuare a difenderle)

Alessandra ha detto...

Più che altro la storia di Madeeha, come quella di altre che abbiamo postato, dimostra che le donne arabe e/o musulmane non sono sempre e comunque oppresse e sottomesse, ma ve ne sono di veramente forti e determinate, nonostante le difficoltà. Concordo in parte con te su quanto dici, ossia che le donne del mondo "altro da noi", possono ridare a noi occidentali "il senso della dignità di genere, che spesso noi non mettiamo più nella giusta luce (come se le conquiste fossero ovvie). Quello che temo è che la più che legittima critica a come viene presentata troppo spesso la donna nei media occidentali e talvolta all'eccessiva libertà a concedersi di ENTRAMBI i sessi (ma chissà perchè la donna è la più colpevolizzata!), siano una scusa per gridare all'Occidente corrotto e alle "donne occidentali prostitute". Per nascondersi dietro un dito o minimizzare di fronte ai problemi REALI che hanno proprio le donne di un mondo "altro da noi". Ad esempio il solito velo: ho sentito giustificarlo, magari da fanatici islamici, dicendo che la donna velata è come una "perla in un'ostrica", contrariamente alla donna-oggetto occidentale... . Peccato che la donna dovrebbe essere SEMPRE E COMUNQUE considerata una perla, velo o non velo, anche se non abbassa la testa e gli occhi con un uomo!