mercoledì 28 gennaio 2009

IRAN: SCANDALO PER UNA PARTITA DI CALCIO MISTA

Una partita rosa/azzurra terminata con un 7-0. Non sono due squadre italiane a dare scalpore con questo match improvvisato ma un gruppo di ragazzi e ragazze iraniane che hanno giocato insieme a calcio in un centro sportivo di Teheran. Un fatto che non ha precedenti dalla rivoluzione islamica del 1979 che ha provveduto ad introdurre una rigida segregazione dei sessi, soprattutto in campo sportivo. Da 30 anni dunque, maschi e femmine non corrono dietro alla palla nello stesso campo. La notizia è stata immediatamente diffusa oggi dal quotidiano riformista 'Etemad', che riporta anche le minacce di punizioni e le condanne inflitte dalle Autorità. Il club di calcio della capitale iraniana, l'Enqelab, che appartiene all'omonima squadra di calcio che è ai vertici del campionato, ha riunito il suo comitato disciplinare e ha squalificato tre suoi responsabili per aver autorizzato la squadra giovanile femminile a giocare con la controparte maschile: un anno di sospensione è stato inflitto al direttore tecnico Mohammad Khorramgah e multe salate sono state stabilite per gli allenatori delle due squadre. "Ragazzi e ragazze sono rimasti a contatto solo 13 minuti quando i maschi hanno fatto irruzione nell'impianto coperto dove si stavano allenando le femmine" si è difeso Khorramgah sostenendo che non era affatto una partita organizzata. Ma alcuni testimoni citati dal quotidiano 'Etemad' hanno affermato che tra le due squadre si è svolta una vera e propria partita, terminata col suddetto punteggio a vantaggio dei maschietti. E si ipotizza che il fatto che il direttore tecnico e gli altri tecnici del club abbiano accettato senza protestare le misure disciplinari stia a significare che si vuole chiudere la vicenda senza altri gravosi provvedimenti delle autorità statali. (Fonte: "Arabi Democratici Liberali", foto da "Liberali per Israele")

E a proposito ancora del velo, di convertite e partite di calcio leggete qui e un pallone...un hijab.
L'Organizzazione statale per lo sport, che dipende dal Governo, ha infatti fatto sapere che reagirà "molto severamente". In base alla legge islamica, infatti, quando praticano discipline sportive in cui le donne non possono rispettare la regola secondo cui dovrebbero rimanere sempre coperte da capo a piedi quando sono in presenza di uomini non della famiglia, devono comunque rimanere nascoste alla vista dei maschi. Non considerando inoltre il fatto che nella Repubblica islamica vige anche il divieto per le donne di entrare allo stadio, nonostante il presidente Ahmadinejad, grande appassionato di calcio, qualche anno fa tentò di abrogare questa proibizione ma ebbe le mani legate dagli esponenti religiosi più tradizionalisti. Quel che resta è un gruppo di ragazzi e ragazze che nel 2009 ha avuto voglia di sfidarsi in un gioco che da sempre coinvolge e unisce due terzi del pianeta. O forse quei maschietti e quelle femminucce sono troppo giovani, troppo appassionati, troppo liberi per capire l'assurdità di una segregazione forzata, di un divieto così irrazionale, di una punizione così severa solamente per aver voluto condividere '13 minuti' di sana e umana 'competizione di geni'.

5 commenti:

iaia_76 ha detto...

quant' è difficile essere tutti uguali a questo mondo.....e quanto è difficile in certi paesi, ancora oggi, porre l' uomo e la donna sullo stesso livello. E' davvero triste leggere che i maschi non possano aggregarsi alle donne per una semplice partita di pallone...

Alessandra ha detto...

Almeno le donne fossero riuscite a batterli, invece neanche questa soddisfazione! Bentornata, Iaia!

Anonimo ha detto...

E' consolante sapere che c'è qualcuno che osa trasgredire...speriamo che non paghino troppo caro il loro coraggio.Grandmere

caposkaw ha detto...

quando si vede il male ovunque, non si riesce più a distinguere...

Alessandra ha detto...

Se neppure Ahmadinejad è riuscito a far riammettere le donne negli stadi, la vedo molto nera... .