mercoledì 29 aprile 2009

GRAN BRETAGNA: HOSTESS LICENZIATA PER AVER RIFIUTATO DI INDOSSARE L'ABAYA (ABITO ISLAMICO)


Tutela dei diritti a "geometria variabile". L'ultimo caso dalla Gran Bretagna.

Dopo il caso francese del licenziamento di un dipendente, colpevole di aver proposto maiale a consumatori musulmani, ecco un altro esempio di tolleranza a “geometria variabile” riportato da Times on-line. Parliamo del licenziamento di una hostess britannica, dipendente (ci teniamo a sottolinearlo) di una società aerea britannica, a causa del suo rifiuto di indossare l’abaya. La donna in questione è stata licenziata in tronco per essersi rifiutata di prendere il volo per l'Arabia Saudita. Motivo del rifiuto? Non aver aderito alle direttive predisposte per l’equipaggio in servizio sul volo per l’Arabia Saudita. Direttive che contemplavano per la hostess il dover indossare un abito islamico tradizionale e, oltretutto, di camminare dietro i suoi colleghi maschi. Lisa Ashton, hostess con un salario di 15.000 sterline annue, era stata informata che nei luoghi pubblici in Arabia Saudita, sarebbe stata obbligata a portare un abito nero, conosciuto come “Abaya”, che copre l’intero corpo. Ad eccezione del viso, dei piedi e delle mani. “La legge non esige ch’io cammini dietro gli uomini in Arabia Saudita, né tantomeno di portare un’abaya. Non accetto dunque di essere trattata alla stregua di una cittadina di serie B” ha dichiarato la signora Ashton, 37 anni, la settimana scorsa. “È scandaloso. Sono una donna inglese con il suo orgoglio e non accetto queste restrizioni che mi sono state imposte. “ D’altronde, gli stessi esperti sauditi, operanti per le imprese che reclutano donne professioniste per lavorare nel paese assicurano che questa disposizione è legata ad una diceria prossima al mito. Le donne occidentali non sarebbero affatto obbligate camminare dietro gli uomini. Ed ancor meno sarebbe necessario indossare un’abaya in pubblico, anche se molte donne del luogo lo indossano. Ma la signora Ashton non può di certo dormire tranquilla. Proprio quest'anno, il tribunale del lavoro di Manchester ha giudicato che la società BMI (proprio la compagnia aerea che l’ha licenziata) aveva il diritto di imporre sul proprio personale “norme vincolanti che si richiamavano ad una cultura diversa”. Una sentenza che ha fatto esultare molti islamisti di Albione, dando il benservito ad una pletora di usurate femministe impegnate sotto qualche chiesa per lamentare chissà quale discriminazione sessuale. Intanto le femminucce inglesi, se vogliono lavorare con i clienti musulmani, cominciassero a riabbassare la “capa”.

Meglio ricordare agli inglesi, affamati di capitali “freschi” della finanza islamica, una frase dell’arabo libanese Kahlil Gibran: “E' strano come tutti difendiamo i nostri torti con più vigore dei nostri diritti”.


Dedicato alle suffragette dei tempi nostri, se non si sono totalmente estinte… . (Fonte: Kritikon)


E sempre dal Paese dell'islamismo wahhabita: Niente palestre per le donne in Arabia Saudita. permalink .

1 commento:

Stefano ha detto...

Vergognati inghilterra,
Vergogna inglesi!
Stefano.