giovedì 20 novembre 2008

TURCHIA. LICENZIAMENTI MIRATI AGLI STABILIMENTI DELLA DUZCE DESA. NIENTE ASILI PER I FIGLI DEGLI OPERAI

di Gruppo di Donne per il sostegno alla lotta degli operai di Desa.

E’ un caso che le operaie e gli operai licenziati a Düzce Desa siano tutti sindacalizzati? La domanda, seguita da una denuncia, arriva da un gruppo di donne turche, operaie e mogli di operai, che dal 28 ottobre protestano davanti allo stabilimento, insieme a Emine Arslan, un’operaia licenziata nello scorso mese di luglio perche’ aveva organizzato una riunione di sindacalizzazione nel suo reparto. Madre di tre bambini, da quel giorno Emine picchetta coi figli l’ingresso della fabbrica a Sefaköy Desa. Denuncia il licenziamento illegale, e chiede di essere riassunta.

Ecco la testimonianza delle donne di Düzce Cesa.

Gli operai di Desa, che sono costretti a lavorare sino all’alba e spesso anche la domenica senza che straordinari pagati, senza sosta e senza lavoro, lottano per il diritto all’associazione sindacale. Sono scesi in sciopero per non bere l’acqua dei gabinetti, per non farsi insultare mentre lavorano, per poter lavorare in un’ambiente salubre. Tutti sono costretti a svolgere le loro mansioni in condizioni estremamente difficili, il lavoro e’ pesante. Ma ancora piu’ pesante sono le condizioni di lavoro delle 500 operaie, per le quali non e’ prevista nessuna misura specifica. Quelle che hanno figli neonati, e devono allattare, sono costrette ad andare a casa a piedi e tornare in fabbrica due volte al giorno. Molte sono costrette a lasciare il lavoro, non ci sono asili per i figli degli operai. Tutto questo, insieme ai salari bassi, all’orario di lavoro in fabbrica, al lavoro casalingo, aumenta il peso dell’inegualianza femminile. Ogni giorno, il sistema capitalistico ed il patriarcato sfruttano e opprimono un po’ di piu’ le donne. (Fonte: "Women in the City", 4/11)
Emine Arslan lavorava da 8 anni a Desa. E’ stata licenziata per aver organizzato una riunione di sindacalizzazione, ma ufficialmente i titolari dello stabilimento hanno giustificato il licenziamento affermando che « come operaia lavorava male. ». Emine e’ stata licenziata senza liquidazione, senza il salario dell’ultimo mese, e senza che le fossero riconosciuti ne’ le ferie, ne' gli straordinari fatti. Dal 3 luglio scorso, data del licenziamento, Emine Arslan lotta da sola davanti alla fabbrica, in condizioni sempre piu’ difficlili. Con se' ha i figli, visto che nessuno si puo' occupare di loro. E’ stata denunciata dal titolare dello stabilimento, e multata per « occupazione di suolo pubblico », ma non si arrende.

Per sostenere glli operai ingiustamente licenziati, per sostenere il diritto alla sindavalizzazione, per ottenere migliori condizioni di igiene e sicurezza, per la soppresione delle ore di lavoro forzate, noi, le donne, lottiamo con la stessa determinazione di Emine Arslan. Boicottiamo i prodotti Desa. Facciamo nostra la voce delle donne che lottano a Desa. Sosteniamo quelle che hanno portato avanti il lavoro di sinsacalizzazione nelle fabbriche di Düzce. Sosteniamo quelle che dopo aver lavorato ore e ore per un salario da fame, vanno a lavorare nei campi di nocciole, e poi a casa. Chiediamo che il processo di ritorno all’impiego pieno attraverso il sindacato Deri-İş sia finalizzato a favore degli operai di Desa.

3 commenti:

Anonimo ha detto...

Spero che le loro manifestazioni ottengano qualche risultato... povere donne! Grandmere.
Ciao

ilMaLe ha detto...

La crisi del capitalismo contagia un po' tutti. Pure qua i Brianza aziende chiudono. E lì in Turchia non esiste la nostra Cassa Integrazione.

Alessandra ha detto...

Ma mi pare che la situazione qui sia ancora più grave!