domenica 23 novembre 2008

LA STORIA DI NASREEN: COSTRETTA A FUGGIRE, MA DECISA A NON TACERE

La scrittrice Taslima Nasreen, molto attiva sul fronte della difesa dei diritti delle donne, è stata costretta ancora una volta a lasciare l'India per le minacce dei fondamentalisti islamici. Una vita in costante pericolo, come quella di tanti altri personaggi, musulmani e non, perseguitati nel mondo islamico per la loro lotta contro la sharia.


“E’ la persona più coraggiosa o più priva di senno che abbia mai incontrato”: così uno dei suoi migliori amici definisce Taslima Nasreen. Di certo non c’è alcun dubbio sul coraggio della scrittrice nata nel 1962 da una famiglia musulmana a Mymensingh, nel Pakistan orientale, poi diventato Bangladesh nel 1971 con la conquista dell'indipendenza. Figlia di un medico di contea e di una donna devotamente religiosa, Taslima si è improvvisamente ritrovata al centro dell’attenzione a causa dell’ira suscitata nei fondamentalisti islamici dai suoi scritti laici e in difesa dei diritti delle donne.
Dopo la pubblicazione del suo primo libro di poesie nel 1986, la Nasreen si è subito impegnata in un'attività giornalistica di denuncia della crescente oppressione delle donne e della terribile escalation di violenza nel suo paese. La situazione si è aggravata in particolare dopo il 9 giugno 1988, definito un “giorno nero” dal forum interreligioso Bangladesh Hindu Bouddha Christian Oikya Parishad – che riunisce fedeli indù, buddisti, cristiani e musulmani. In quella data, infatti, è stato inserito un emendamento alla Costituzione bengalese del 1972, promulgata all’indomani della dichiarazione d’indipendenza dal Pakistan, secondo il quale “l’Islam è la religione ufficiale della Repubblica, anche se le altre religioni possono essere praticate in pace e armonia”. In realtà, la normativa ha portato a una sempre maggiore islamizzazione del Paese, nel quale le minoranze religiose devono subire una dura campagna di “repressione” e si trovano oggi costrette a richiedere a gran voce che si ritorni alla originaria “laicità” dello Stato, mettendo fine a un ventennio di soprusi che ha reso i non-musulmani “cittadini di serie B”.
Talisma conduce pertanto da anni una vera crociata contro le forze organizzate dei fondamentalisti in Bangladesh, dando prova di quanto la coscienza sopravviva anche nelle circostanze più difficili. Non è la prima donna ad aver portato avanti una simile battaglia, anche se probabilmente si espone in maniera più diretta ed esplicita rispetto a icone bengalesi a lei precedenti, come Jahanara Imam e Begum Sufia Kamal, che tanto hanno predicato l’umanesimo liberale. La vita di Taslima è stata un susseguirsi di minacce di morte e conseguenti fughe. Ha dovuto abbandonare la sua patria nel 1994 in seguito all’accusa di blasfemia pronunciata da alcuni estremisti islamici per i contenuti di un suo celebre romanzo – intitolato “Lajja”( “La vergogna”) e ambientato nel Bangladesh – nel quale racconta la vita di una famiglia di religione indù perseguitata dai fondamentalisti. L'organizzazione «Soldati dell'Islam» l’ha colpita con una “fatwa” (la condanna a morte scagliata anche contro lo scrittore Salman Rushdie nel 1989) e ha messo una taglia su di lei. Nel 2002 è stata poi condannata ad un anno di reclusione dai giudici dello stesso stato bengalese. E’ cominciato così il suo peregrinare: è approdata in Europa e negli stati Uniti, per poi stabilirsi a Calcutta in India, dove ha chiesto un permesso di soggiorno permanente. Ma le autorità le concedono solo visti rinnovabili ogni sei mesi, preoccupati per una possibile reazione ostile degli oltre 140 milioni di musulmani indiani. Ed è proprio di pochi giorni fa la notizia che la scrittrice bengalese è stata nuovamente costretta a lasciare l’India, a soli sette mesi di distanza dal suo precedente esilio in Svezia. Taslima si è detta però convinta di voler tornare a Calcutta il prossimo gennaio, sebbene non nasconda le sue preoccupazioni sul fatto che proprio l'India, “che si vanta di essere la più grande democrazia del mondo” potrebbe non darle ospitalità. (Fonte: "L'Occidentale")
Nonostante tanta incertezza sul suo futuro, Taslima ha promesso che non si farà intimidire: “Succeda quel che succeda, non riusciranno mai a farmi tacere”.
La sua immagine di autrice dal carattere forte e dalle ferme convinzioni le ha garantito una calorosa schiera di approvazioni da parte dei cittadini privati e degli intellettuali, ma ad un prezzo davvero alto. Nessuno è andato oltre il supporto morale, sperando probabilmente come chiunque altro che la scrittrice riuscisse a sopravvivere all’aberrazione. I suoi sostenitori in India si muovono in un terreno assai delicato, e nessuno si sognerebbe di creare un caso con il paese di origine di Taslima.
Del resto la Nasreen non è l’unica ad essere costretta a vivere perennemente in fuga, a causa delle minacce dei fondamentalisti islamici. Un esempio per tutti è rappresentato da Mohammed Ahmed Hegazy, forse il più famoso cristiano in Egitto, vissuto per gran parte della sua vita secondo i dettami del mondo musulmano e poi convertitosi al Cristianesimo. Hegazy ha richiesto formalmente che la sua carta d'identità riflettesse la sua nuova fede e così la sua faccia è stata mostrata in televisione e sui giornali, sconvolgendo letteralmente la sua vita e rendendolo un bersaglio vivente per i fondamentalisti di tutto il mondo. Si trova in costante pericolo, rinnegato anche dai suoi stessi familiari. In una recente intervista ha affermato che la sua situazione è simile a quella di molti altri cristiani, perseguitati dallo Stato e dalla loro famiglia, perché la costituzione egiziana è basata sulla sharia (legge islamica).
Anche in Europa non sono mancate minacce e azioni da parte dell'estremismo islamico. Basti ricordare il filosofo francese, Robert Redeker, che dal 2006 vive sotto protezione della polizia per le minacce ricevute dopo la pubblicazione di un suo articolo critico verso l'Islam. Per questo è stato condannato a morte con una fatwa e i fondamentalisti, utilizzando soprattutto il web, hanno invitato gli islamici francesi ad emulare l'olandese di origine marocchine, Mohamed Bouyeri, che poco prima aveva ucciso il regista Theo Van Gogh per il cortometraggio Submission ("Sottomissione", traduzione letterale del termine arabo "Islam").
Proprio su questa dimensione senza confini torna a concentrarsi il pensiero di Taslima Nasreen. La sua convinzione è che la natura umana si trovi di fronte ad un futuro incerto. Nuove forme di rivalità e conflitti si profilano minacciose all’orizzonte. In particolare, due sono i diversi concetti che si oppongono l’un l’altro: il laicismo ed il fondamentalismo. “Non sono d’accordo con chi ritiene che lo scontro sia tra le religioni o tra Oriente e Occidente”, ha scritto Taslima.“Per me questo conflitto di base è tra il pensiero logico e razionale da una parte e la fede cieca e irrazionale dall’altra. Per me si tratta di un conflitto tra la modernità e l’anti-modernismo”. Dunque ciò che vuole sottolineare è che mentre alcuni lottano per andare avanti, altri lottano per tornare indietro, dando vita ad un profondo conflitto tra innovazione e tradizione, “tra coloro che danno valore alla libertà e coloro che lo negano”.

5 commenti:

kritikon ha detto...

Credo che un giorno molti musulmani proveranno un vero voltastomaco per quanto stanno combinando i loro, come dire,... "confratelli" contemporanei.

Alessandra ha detto...

Spero che arrivi presto, questo voltastomaco!

francesca ha detto...

è pubblicata in italia?

Alessandra ha detto...

"La vergogna", per esempio, è edito da Mondadori.

Anonimo ha detto...

Gli Stati che adottano certe leggi dovrebbero essere sanzionati a livello internazionale.. Grandmere