mercoledì 23 luglio 2008

PUO' UN FOTOGRAFO ESSERE COMPLICE DI UN OMICIDIO?

Per ragioni di debolezza di stomaco, ho ritenuto opportuno mostrare solo questa foto di Ramatullah Naikzad.

Il fotografo Rahmatullah Naikzad dell’Associated Press, è stato testimone del brutale omicidio di due donne, accusate dai Talebani, di essere prostitute e di avere giaciuto con degli occidentali.
Il duplice omicidio è avvenuto nella provincia di Ghazni, Afghanistan, sabato 12 scorso a tarda notte, poco prima che le fotografie venissero pubblicate, assieme al video ripreso dallo stesso giornalista. Nella prima foto si vedono le due donne inginocchiate parlare fra loro, pochi attimi prima di essere assassinate dai talebani; nella seconda, la gente locale che osserva le due donne riverse a terra prive di vita. Rahmatullah Naikzad oltre alle foto ha realizzato anche un filmato e ciò è un atto quasi costante per Associated Press che più di una volta ha inviato un reporter per assistere ad un omicidio affinché la notizia venga divulgata all’estero, incurante che con tale condotta possa operare come cassa di propaganda per i talebani.
Questi episodi rende i giornalisti complici o soltanto testimoni del crimine? Quando si è a conoscenza che un crimine sta per essere commesso, non si ha forse l’obbligo morale ed etico di provare ad impedirlo, anche se si fa il mestiere di giornalista? Perché non avvertire le autorità del governo Afghano o la NATO? Da una ricerca rapida delle foto di Rahmatullah Naikzad sembra proprio indicare la sua “vicinanza” amichevole con i Talebani. Molte delle immagini che mostrano questi feroci combattenti sono state realizzate proprio dal fotografo di AP. Che cosa, se mai, Rahmatullah Naikzad ha fatto per impedire l'omicidio di due donne? O che cosa ora sta facendo per aiutare per trovare coloro che le ha assassinate? Se la risposta è qualche cosa tranne nulla, sarei molto sorpresa. Ancora una volta Associate Press aiuta e incoraggia il nemico e questa volta ha operato con un gruppo indicato come come “organizzazione straniera di terroristi”, negli Stati Uniti e da parecchie risoluzioni del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite che vietano di dare assistenza. ("Liberali per Israele" dal blog "Giuliafresca")
Ad Associated Press verrà riconosciuto un premio Pulitzer questo volta? E soprattutto non ci sono scusanti per Rahmatullah Naikzad: il video è stato realizzato da lui ed è terribile, anche se la visione è poco chiara, le urla delle due donne sono terribili, si sente chiaramente il grido poco prima che le mine siano fatte brillare. Ormai è ufficiale ed innegabile: il AP ora ha sostituito Al Jazeera come cassa di risonanza ufficiale per i video dei terroristi. Il punto chiave sta proprio in questo contesto foto/video destinato a mostrare la malvagità orribile che stiamo combattendo; il fatto è che AP sceglie di usare termini neutri sul valore etico, ricorrendo a un contesto per le foto che sono attraversate da un relativismo morale che è ancora più che antipatriottico. E’ questo che fa proprio indignare. Anziché chiamare i talebani quello che realmente sono: criminali di guerra e combattenti illegali, semplicemente li identificano come militanti. Ma la cosa più grave è che permettono che i Talebani scelgano le parole per descrivere il doppio e orribile omicidio delle due donne, definendolo una esecuzione. Due donne! Delle quali non sentiamo mai alzare la voce circa la situazione difficile che esse vivono nell'ambito dell’Islam…., perché nessuno condanna ciò che l’Associated Press ha fatto?

9 commenti:

iaia_76 ha detto...

che cosa tremendamente brutale: il gesto di uccidere le due donne perchè sospettate di essere prostitute ( e anche se fosse?) e il fotografo che non fa nulla ma piuttosto è testimone dell' assassinio.....che cosa incredibilmente atroce..non ho parole...

isma84 ha detto...

come può fare qualcosa un fotografo solo chi esegue una pena di morte non mai solo e se lui si fosse esposto i morti sarebbero stati più due ma bensì tre e poi non ci sarebbe stato nessuno a documentarle certe atrocità devo dire che è stato di sangue freddo a riprendere tutto mentre accadeva tutto non facile vedere qualcuno che viene ucciso davanti ai proprio occhi è un esperienza che ti segna per tutta la vita....

Alessandra ha detto...

Bentornata iaia!
Isma, io mi sarei rifiutata di andare... .

Anonimo ha detto...

sembra che il fotografo più che cooptato, sia un propagandista dei talib...
per fare un paragone, sarebbe come qui fotografi al seguito delle truppe giapponesi che facevano foto delle decapitazioni in cina... le cui foto venivano poi diffuse tra la popolazione cinese...
caposkaw

Alessandra ha detto...

Sì, a quanto pare è presente in altre foto vicino e, a quanto ho capito con atteggiamenti amichevoli verso i Talebani. A quanto pare, non ho mai visto nè lui nè quelle foto.

Stefano Maestri ha detto...

Dipende dall'animo del fotografo.
Se il suo scopo era mostrare al mondo l'oscena criminalità talebana, sarebbe da lodare anche se io, costasse ciò che costasse non sarei stato inerte testimone del crimine.
Se il suo scopo era vendere le foto, è COMPLICE.
Stefano.

Anonimo ha detto...

molto intiresno, grazie

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