sabato 5 luglio 2008

ISLAM E QUESTIONE EREDITARIA. UN'ARRINGA PER L'UGUAGLIANZA IN TUNISIA

L'eguaglianza nella successione ereditaria tra uomini e donne e' uno dei temi piu' scottanti del dibattito sull' eguaglianza di genere nel diritto islamico. La Ricerca "Cinque argomenti a favore dell'uguaglianza nell'eredita', promossa nel 2007 dalle associazioni Donne Tunisine Democratiche (AFTD) e Donne Tunisine per la Ricerca e lo Sviluppo (AFTURD), da' un un quadro preciso del dibattito attuale nell'opinione pubblica e nei luoghi del diritto e del sapere scientifico.

SE COSI' FAN TUTTI ( O QUASI)... (29/5/2007)
di Rachida Slimane, corrispondente di "Women in the city"

Il signor Amin S. e’ uno stimato (e ricco) commerciante tunisino di casalinghi. E’ sposato da venticinque anni con la signora Soukaina, sua cugina di secondo grado, ed insieme hanno due figli, Emna di 24 anni e Driss, 22. Amin è quel che si dice “un buon tunisino” e un “buon musulmano”, vota per il partito del presidente Ben Ali, legge “La Presse”, quotidiano nazionale filogovernativo, frequenta la moschea, fa la omra secondo rituale... .
Insomma, il signor Amin è simile alla maggioranza dei buoni padri di famiglia della borghesia benestante tunisina di oggi. E come gli altri, venuto il momento di sistemare la faccenda ereditaria, è ricorso al notaio amico di famiglia per aggirare la norma shairitica che assegna alla sua prima figlia due parti di meno dei beni di famiglia, e al maschio due parti di più.
Nella repubblica laica e democratica di Tunisia, infatti, le norme sulla successione ereditaria non fanno riferimento all’uguaglianza costituzionale ma alla shari’ia. Così, è ormai prassi assodata per tutte le famiglie cittadine più o meno benestanti, da Tunisi a Sousse, ricorrere ad ogni genere di sotterfugi legali per assicurare l’eredità alle figlie o alle discendenti di sesso femminile, visto che in mancanza di eredi diretti maschi, alla morte del genitore, due parti in più andrebbero comunque d’ufficio a congiunti maschi di secondo e terzo grado, zii e cugini lontani.
Diciamolo pure, oltre a reagire alle lagnanze legittime delle figlie che pretendono l’eguaglianza, questi buoni padri di famiglia sono mossi da un terrore concreto: evitare il frazionamento del patrimonio accumulato, a tutto vantaggio di parenti prossimi e lontani, se non detestati quanto meno guardati per anni con sospetto. Da qui, il fiorire di atti di donazione in vita, finte compra-vendite, trasferimenti di beni, disposizioni testamentarie a zig zag, insomma tutto quanto necessario ad aggirare le norme, mentre tutti guardano da un’altra parte.
Così avviene che, mentre le ragazze di città ne vengono fuori comunque bene (e il patrimonio resta in famiglia), a quelle di campagna e dei villaggi (dove la tradizione non è messa alla prova dagli escamotages della modernità) è assicurata solo la discriminazione. Il che, concretamente, significa la possibilità di essere messe alla porta alla morte del padre, o del marito. Ma tant’è: nel generale accordo a non toccare la questione delle leggi ereditarie, figurarsi con un serio dibattito politico e perché no, anche religioso, la condizione delle ragazze povere è proprio l’ultimo dei problemi, E a coloro che obiettano che la Tunisia è una repubblica laica, basata sulla separazione tra stato e chiesa, come a coloro che riferendosi agli hadit del Profeta cercano di dimostrare come egli al contrario avesse proprio voluto proteggere i/le più vulnerabili dai più forti, si risponde con un silenzio cupo che vale più di una risposta.
Ad agitare queste acque, è arrivata la pubblicazione di una ricerca “Cinque argomenti per l’uguaglianza nell’eredità”, redatta dall’associazione Donne Tunisine Democratiche (ADTD) e dall’associazione delle Donne Tunisine per la Ricerca e lo Sviluppo ( AFTURD) con l’obiettivo di suscitare un dibattito pubblico sulla riforma delle norme ereditarie.
Nei fatti, il testo, fondato su uno studio interdisciplinare (dall’analisi del diritto islamico al diritto moderno alla sociologia) durato ben cinque anni, ha finito per sollevare temi essenziali non solo per la questione dell’uguaglianza ereditaria ma per tutto il dibattito sullo stato dell’eguaglianza giuridica e simbolica tra donne e uomini, sulla laicità e la secolarizzazione delle leggi, sulla contestualizzazione della verità divina, sulla messa alla prova delle tesi avanzate dalle “femministe islamiche” e i limiti delle loro alleanze con i movimenti islamisti.
Il fatto è che la questione dell’eredità, in tutte le società musulmane, è più di un tabù. Nel 1974, lo stesso presidente Bourghiba, artefice nel nostro Paese di una legislazione assai favorevole alla parità tra donne e uomini, era stato costretto a capitolare dopo aver cercato di introdurre nella legge finanziaria un dispositivo che concedeva sgravi fiscali a chi in vita avesse previsto una successione egualitaria tra figli e figlie. La sua proposta aveva sollevato in Parlamento una tale levata di scudi da costringerlo alla ritirata.
Arriviamo al 1999. L’AFTURD e l’AFTD lanciano una petizione pubblica per riaprire il dibattito sulle norme ereditarie. La petizione è seguita da polemiche e silenzi, ma consente alle due associazioni di tastare il polso (e il pensiero profondo) della società tunisina sulla questione e su un’eventuale modifica legislativa. Due anni più tardi, è il 2001, AFTD e AFTURD istituiscono due commissioni di studio, la prima per approfondirne gli aspetti legislativi e sociali; la seconda per studiare i testi degli esegeti e dei biografi del primo Islam sulle norme shairitiche. Il testo recentemente pubblicato è dunque frutto di questo lavoro collettivo durato cinque anni. E’ indirizzato “a tutti e a tutte, ai decisori politici e agli attori della società civile, per dimostrare in cinque argomenti che l’uguaglianza nell’eredità in Tunisia non è né impensabile né impraticabile.”
La ricerca, titolo completo“Cinque argomenti per perorare l’uguaglianza nell’eredità tra i sessi”, si rifà, sottolineano le autrici, alle antiche opere di diritto musulmano che ponevano argomenti da dimostrare al centro dell’arringa, e utilizza il metodo dell’inchiesta (giuridica, sociologica, giudiziaria) per elaborare risposte argomentate alle obiezioni poste dalla gente intervistata. Le più radicate, dice la giurista Sanaa Ben Achour, sono tre e rappresentano senza sbavature umori e paure delle società musulmane odierne, strette tra tradizione imbizzarrita e modernità imperfetta.
La prima: che la questione dell’uguaglianza nell’eredità non costituisce oggi un problema politico prioritario, tanto in Tunisia quanto nel resto delle società arabo-musulmane alle prese con ben altre questioni come sviluppo economico e democratico, terrorismo e guerra; la seconda, che non sarebbe politicamente conveniente turbare società già toccate da una forte crisi identitaria, urtarne la sensibilità e l’attaccamento all’Islam, visto che le norme ereditarie sono generalmente percepite come norme coraniche, quindi scritturali; la terza, esclusivamente tunisina, che non si vede perché bisognerebbe cambiare un sistema tutto sommato ben integrato nella società, visto che le scappatoie ci sono e, alla fine, le ragazze vanno spose ed ereditano dai loro mariti, quindi recuperano dal talamo nuziale!
Riassumendo, che convenienza c’è a sollevare la questione dell’uguaglianza ereditaria tra figlie e figli?
Accolta come la migliore ricerca sinora realizzata sul tema, l’Arringa in cinque argomenti è una sorta di affascinante incursione scientifica nei testi giuridici islamici, nel diritto odierno dei Paesi magrebini e, comparativamente, nei sistemi giuridici romano-romani, messi faccia a faccia con i punti di vista di uomini e donne di diversa età, regioni, stato sociale e matrimoniale, ricchezza personale, dai più abbienti sino ai più poveri, e con diverso atteggiamento culturale rispetto alla vita, alla famiglia, al ruolo delle donne.
E’ qui che emerge l’altra faccia della verità, nascosta e drammatica, sull’ eguaglianza tra i sessi nella Tunisia di oggi. La raccontano le donne (orfane, non-musulmane, pastore e contadine)completamente diseredate e spogliate anche del più piccolo bene, insomma ingannate, dai loro congiunti, nessuno escluso, mentre tutti guardano da un’altra parte.
Per vedere i "cinque argomenti" riassunti alla giurista è militante femminista Sanaa Ben Achour si visti il sito di Women and the city".

3 commenti:

ecarta ha detto...

bellissimo articolo.
c'è tanto da fare, speriamo si faccia almeno qualcosa!

Stefano Maestri ha detto...

La forza del denaro, sarebbe un eccellente aiuto verso l'eguaglianza.
Stefano.

Sara Mago ha detto...

Grazie mille dell'articolo, molto informativo.