domenica 27 settembre 2009

LE ALTRE SANAA SALVATE DAL PADRE PADRONE

Tragedie evitate. Una è stata frustata perchè usciva con le amiche, un'altra scriveva poesie d'amore... . Storie di giovani musulmane di casa nostra. Che hanno avuto il coraggio di denunciare i genitori aguzzini.

Sono state picchiate, umiliate, segregate in casa. Costrette a pregare un dio che non riconoscono. Punite con violenza fisica e psicologica solo per aver desiderato di innamorarsi di un compagno di classe, di indossare jeans aderenti e persino di andare al cinema. Di essere, in poche parole, come le loro coetanee italiane.
C'è un fenomeno in vertiginosa crescita che i tribunali dei minorenni, soprattutto quelli del Nord Italia, si sono trovati ad affrontare negli ultimi cinque anni. Sono i casi di adolescenti islamiche nate o cresciute in Italia che, dopo essere state educate per anni dai familiari a vivere sotto i più rigidi principi del Corano, hanno deciso di ribellarsi, di emanciparsi. Quasi sempre, prima di farlo, hanno dovuto subire anni di pestaggi, ricatti e umiliazioni.
E così le loro storie fatte di lacrime e sangue sono finite sui tavoli dei commissariati e delle procure. Hanno portato a indagine e arresti. Ma per queste ragazze il giorno della denuncia ha segnato l'inizio di una nuova vita.

FATIMA S., 17 ANNI, MAROCCHINA

Fatima S., 17 anni, nata in Marocco ma cresciuta a Milano, e stata frustata con una cinghia di cuoio solo perchè voleva vestirsi alla moda e andare a mangiare la pizza con le amiche. Il 20 giugno, dopo l'ennesimo pestaggio da parte del padre e dei due fratelli, è finita in ospedale. Era svenuta, stremata dal dolore. La sua colpa è stata quella di uscire a cena con le compagne di classe, per festeggiare il giorno del suo compleanno.
Prima ha mentito, raccontando ai medici di essersi fatta male in casa. Poi, davanti alle infermiere che le medicava le ferite alle gambe e alla schiena provocate dalla cinghia di cuoio, ha trovato il coraggio di raccontare la verità: "I miei familiari mi riempiono di botte e mi rinchiudono in camera dal letto per punirmi perchè voglio uscire con le mie amiche. Hanno paura che possa innamorarmi di un italiano".
La procura ha aperto un'inchiesta. E la sua famiglia intera (padre, madre e i due fratelli) è al centro di indagini in corso. Fatima oggi non vive più con loro: è stata affidata a una comunità.

SALIMA B., 16 ANNI, BENGALESE

Il sogno di Salima, 16 anni, bengalese, era diventare attrice. Per questo si era iscritta di nascosto a un corso di arte drammatica. Quando i suoi genitori lo hanno scoperto, l'hanno picchiata e le hanno impedito di uscire per tre mesi. Ogni volta che si rifiutava di pregare Allah erano botte e insulti. (Fonte: "Panorama", prossimo 1 ottobre)

Oggi a "Buona Domenica", Daniela Santanchè ha denunciato TRENTASETTE CASI di donne musulmane uccise nel nostro Paese nel periodo tra Hina e Sanaa, ovvero nei tre anni dal 2006 al 2009.

"Il velo strappato". Nella prima puntata di TV7, integralmente riportata qui, anche un servizio sulle violenze che hanno dovuto subito ragazze e donne musulmane in Italia: http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-5ca0929f-a76e-46a3-b3a5-f743d1b11c55.html .

E Aiutiamo la mamma di Sanaa a dire senza reticenze: "Mio marito è ... .

Sanaa, trovata l'arma del delitto - cronaca -Tgcom - pagina 1 .

Picchia moglie e figlia e le minaccia di morte In carcere pakistano, ma anche Il buio delle donne maltrattate .
Un giorno sua madre ha trovato un quaderno in cui Salima aveva scritto alcune poesie e canzoni d'amore. Anche allora "la sfrontatezza" è stata punita con calci e pugni in viso.

Infine sono arrivate le minacce, sempre più pressanti: "Ti manderemo in Bangladesh e ti faremo sposare un uomo anziano". Il 30 maggio di un anno fa Salima ha trovato il coraggio di confidarsi con l'insegnante di italiano. Lo ha fatto attraverso alcune e-mail in cui spiegava, passo dopo passo, l'atmosfera di terrore in cui era costretta a vivere. Ed è stata la sua professoressa a convincerla a denunciare tutto alla polizia. Ora i suoi genitori, rinviati a giudizio con l'accusa di maltrattamenti, finiranno sotto processo. Di Salima si prendono cura i servizi sociali del Comune di Milano. Continua a studiare recitazione ed è determinata a realizzare il suo sogno.

THERAA ED EMRANA G., SORELLE DI 15 E 17 ANNI, PACHISTANE

Violentate dal padre, picchiate e minacciate di morte perchè volevano vivere all'occidentale e rifiutavano di sottomettersi a un matrimonio islamico combinato. Theraa ed Emrana, sorelle pachistane di 15 e 17 anni, sono riuscite a scampare a una vita di violenze e ricatti grazie all'aiuto delle compagne di classe, che le hanno convinte a raccontare tutto a una suora, la direttrice dell'istituto scolastico di Magnago (Milano) che le due sorelle frequentavano da quando si erano trasferite in Italia.
Non volevano accettare i progetti che il padre, un autotrasportatore di 57 anni, aveva per loro: un matrimonio combinato con due lontani cugini musulmani, che si sarebbe celebrato in Pakistan non appena le due sorelle avessero finito l'anno scolastico.
Ma c'è di più: Theraa ed Emrana, per anni, avevano dovuto subire gli abusi sessuali da parte del padre, che pensava così di sottometterle e di annientare la loro voglia di indipendenza. Dopo la denuncia di Theraa, il 22 marzo 2007, il padre è stato condannato a nove anni di carcere con l'accusa di violenza sessuale e maltrattamenti in famiglia. Una volta scontata la pena dovrà lasciare l'Italia.

NAIMA C., 17 ANNI, MAROCCHINA

Naima ha 17 anni ed è cittadina italiana. I suoi genitori vengono da Rabat, Marocco, e si sono trasferiti a Brescello, in provincia di Reggio Emilia, quasi vent'anni fa. Il 9 maggio del 2008 i carabinieri l'hanno trovata mentre vagava per strada in stato confusionale, con un occhio nero e i volto tumefatto. Naima era stata punita per essersi rifiutata di portare il velo islamico. "Le tue sorelle lo indossano" le dicevano i genitori "e devi farlo anche tu".
Ma l'altro più grande era stato quando Naima, un anno prima, era scappata di casa con un ragazzo italiano di cui si era innamorata. Una scelta imperdonabile per suo padre, che l'ha sottoposta a violente punizioni corporali.
E'stato un insegnante il primo ad accorgersi che la ragazza andava a scuola piena di lividi sul collo, e a segnalare il caso ai carabinieri e poi alla procura dei minorenni di Bologna. Ma anche dopo l'ennesimo episodio di violenza, quello del 9 maggio di un anno fa, il padre della ragazza ha negato tutto: "Si è fatta male da sola".
Una tesi sostenuta pure dalle sorelle e dalla madre della ragazza, che malgrado i lunghi anni di permanenza a Reggio Emilia ancora non parlano bene l'italiano. Il referto del pronto soccorso ha smentito la loro versione e il padre della ragazza, che lavora come macellaio è stato denunciato. Anche Naima è stata affidata ai servizi sociali. Ora vive in una casa protetta.

7 commenti:

Vituccio ha detto...

Poi dicono che la Santanché di qua la Santanché di la,purtroppo ha ragione lei,difficile in pratica,ma bisogna liberare queste ragazze che chiedono aiuto,aiutarle fino al costo di allontararle dai familiari se loro stesse lo desiderano.Sennó,l'altra,e unica soluzione,sarebbe di non farli venire qui,tranne qualche eccezione il resto non si integra e commettono delitti suoi propri figli.

Alessandra ha detto...

Ho letto poco fa sul "Corriere" che un'altra donna pakistana ha denunciato le violenze del marito e proprio a Sarezzo, viveva ed è stata ammazzata Hina.

Anonimo ha detto...

Purtroppo per ora si può intervenire solo su denuncia... almeno credo... si dovrebbe prevedere per le famiglie immigrate dei corsi obbligatori per i genitori per spiegare loro la legge italiana riguardo ai limiti della patria potestà e ai diritti dei minori e delle donne.... Grandmere

kizzy ha detto...

Quello che mi dispiace è per colpa degli immigrati musulmani praticamente ogni giorno ci tocca leggere notizie del genere... stiamo regredendo peggio che al medioevo, ma ce ne rendiamo conto? E soprattutto, se ne rendono conto i politici che vogliono la cittadinanza in 5 anni?? Questi qui non si integreranno nemmeno dopo 50 anni!!! Che possiamo fare per evitare questo scempio noi comuni cittadini?? Io non voglio la sharia in Italia e tutte queste loro 'usanze' tribali, siamo nel 21° sec., accidenti!
Ale scusa lo sfogo ma non ne posso più di queste notizie...

Alessandra ha detto...

Beh, Grandmere, almeno le autorità dovrebbero continuare ad andare oltre. Anche L'altra sera, a "Porta a Porta" Massimo De Biasio, il fidanzato di Sanaa, ha ribadito che ai due ragazzi era stato consigliato di chiamare i carabinieri per accompagnarli a parlare con i genitori di lei, per dire loro che convivevano, onde evitare che il padre denunciasse la sua scomparsa. Sanaa aveva ovviamente PAURA di parlare con l'uomo, mentre il fidanzato avrebbe voluto parlare il primo giorno con la famiglia. I carabinieri hanno risposto che non erano "casi per loro", parole di Massimo, perchè "ci sono tanti casi così".

Kizzy, lo so. Anch'io vorrei postare notizie diverse. Se non altro ci sono ragazze arabe e/o musulmane che hanno il coraggio di denunciare i loro aguzzini (d'altra parte, per essere sincere, anche donne italiane spesso non hanno il coraggio di denunciare le violenze domestiche, anche perchè temono di essere colpevolizzate). L'ultimo post presenta una storia diversa, anche se il 14enne di cui si parla, è clandestino. Comunque, una cosa sulla madre di Sanaa, che da una parte giustifica il marito perchè è sempre il padre delle sue figlie, dice che ha sbagliato la figlia maggiore e dall'altra di essersi sentita TRADITA dal marito e che lei e le sue figlie SONO SUE VITTIME, che ha fiducia nella giustizia italiana, che accetta che il marito possa venire condannato a 30 anni oppure all'ergastolo... . Pensiamo a lei e alla madre di Hina come anche come VITTIME a loro volta. La mamma di Sanaa era a casa di un imam, a "Porta a porta" era attorniata da islamici, le sue parole erano tradotte a piacimento dal sedicente leader delle Comunità Marocchine in Italia. ANZI, poi, dalla sua viva voce, in italiano stentato, ha dichiarato, mi sembrato di aver capito, che "HA SBAGLIATO IL MARITO, NON HA SBAGLIATO SANAA" (insomma, il contrario). Anche lo zio di Sanaa, che ha chiesto scusa, dicendo che "mio fratello è malato", è succube di imam vari. Ho linkato in un post precedente la puntata.

Alessandro ha detto...

Magari visite ginecologiche negli anni scolastici potrebbero accertare le condizioni di queste bambine/ragazze e prevenire eventuali pratiche mutilanti.

Potrebbero servire degli incontri multiculturali in cui viene spiegata la legge italiana, cosa che farebbe bene anche a noi.

Anonimo ha detto...

quello che stavo cercando, grazie