sabato 13 settembre 2008

IN FUGA DALL' IRAN CON LA MORTE NEL CUORE, di Parisa Elahi

Parisa Elahi è una delle sette ragazze iraniane che pochi mesi fa hanno rischiato la deportazione dalla Gran Bretagna all'Iran. Deportazione che fortunatamente è stata sventata.

E mo' vi leggete tutta la sua toccante testimonianza senza l'interruzione del "Leggi tutto"!

L'Iran è un Paese bellissimo, con una cultura millenaria che traspare continuamente in ogni suo angolo, negli atteggiamenti e nelle tradizioni di tanta gente iraniana, brava gente che ha fatto della concretezza un modo di vita. Ma l'Iran è anche la terra dei Mullah, una minoranza violenta e omicida che ha riscritto le regole di vita del mio Paese, distruggendone l'essenza, la cultura e le tradizioni. Per questo sono fuggita. Non vado fiera di quello che ho fatto. Fuggire dall'Iran non era certo nei miei sogni di ragazza. Nei miei sogni c'era la volontà di cambiare l'Iran, di contrastare pacificamente la dittatura che attanaglia il mio Paese, di proporre riforme in grado di ridare il Paese alla gente, di ridare alle donne e alle tante minoranze quei Diritti sottratti dalla furia omicida dei Mullah. Ma se volevo continuare a vivere dovevo fuggire. Ho lasciato tutta la mia vita in Iran. Un uomo che mi amava e che mi rispettava, costretto a ripudiarmi solo per poter sopravvivere, una famiglia che capiva i motivi della mia pacifica lotta contro il regime ma di cui non so più niente, tanti amici e amiche che hanno condiviso con me quella lotta che ha portato molti di loro in carcere e, temo, alla morte. Io non odio l'Iran, io amo l'Iran. Odio quello che l'Iran è diventato per colpa di persone fanatiche che usano la religione al solo scopo di sottomettere e di mantenere il potere. E' proprio perché amo il mio Paese che ho deciso di fuggire, per poter continuare la lotta pacifica che spero un domani potrà ridare l'Iran agli iraniani, che potrà riportare i Diritti alla gente, che potrà riportare le tradizioni perse in questi anni di dittatura mascherata da democrazia. Spero che la cultura iraniana possa tornare protagonista della storia moderna del mio Paese, quella cultura che si basava sul rispetto della persona e non sulla sua distruzione, fisica e morale. Spero che la donna iraniana possa un giorno riacquistare la dignità persa, sottrattale da un manipolo di despoti che usano le parole del Profeta distorcendole a loro piacimento solo per poter continuare impunemente a uccidere e a sottomettere. Con queste speranze e per non vederle distrutte in una angusta cella di prigione sono fuggita. A volte mi vergogno della mia fuga, avrei preferito rimanere per lottare, a costo di dare la vita. Ma a cosa sarebbe servito essere solo una delle tante donne senza nome che ogni giorno vengono trucidate per placare la sete di sangue dei Mullah? Credo a niente. Ecco perché ora sono qui, in Europa, per continuare a fare quello che avevo iniziato in Iran. Non so ancora cosa potrò fare. Per ora aiuto le mie sorelle iraniane che come me sono riuscite a sfuggire al cappio dei Mullah, lo faccio con altre sorelle e fratelli di altre confessioni, di altre tradizioni. Ma non è forse questa la libertà che vorrei per la mia gente? Il confronto pacifico con gli altri con lo scopo di migliorarsi a vicenda, in piena libertà e nel rispetto dell'altro. Ecco come vorrei l'Iran di domani. Forse il mio è solo un sogno di ragazza, ma cosa è la vita senza i sogni? In Iran è proibito anche sognare, io invece voglio continuare a farlo. A volte anche i sogni impossibili si avverano, basta volerlo fortemente. (Fonte: "Secondo Protocollo", 8/9/2008)

9 commenti:

vitu ha detto...

Ti consiglio di leggere il libro "VENDUTE" di zara muhsen, questa é la storia: Nel 1980, Nadia e Zana Muhsen, due piccole inglesi di quattordici e quindici anni si involano in Yemen - paese del loro papà, per vacanze di sogno… Laggiù la loro esistenza oscilla nell'incubo. Prigioniere in un villaggio isolato, saranno sposate di forza. Il loro papà le ha vendute! 2mila euro ciascuna. Colpi, insulti, ricatto… Molto rapidamente, Nadia capitola. Ma Zana resiste. Scrive centinaia di lettere che non arriveranno mai… Quindi, un giorno, un medico yemenita accetta di inviare una posta indirizzata a sua madre. Gli chiede di dare l'allarme alla stampa, di gridare la loro storia al mondo intero! L' Inghilterra si commuove. Nel 1988, il governo yemenita autorizza le due giovani donne a lasciare il paese… senza i loro figli. Nadia rifiuta. Zana decide di fuggire l' inferno… Dall' Inghilterra, Zana continua la lotta... per il suo figlio, per Nadia ed i suoi bambini, per le altre donne. Per qu' un giorno alcuni uomini cessano di essere delle bestie malfamate.

Ciao

Alessandra ha detto...

Grazie, l'ho sentito e prima o poi lo leggerò sicuramente. Ci sono una valanga di libri che vorrei leggere su questi temi!!! :-( Intanto però lo inserisco nella "biblioteca" del blog.

barbara ha detto...

Oddio, non è che ci sia molto da distorcere delle parole del "profeta" ...
Quanto alla storia delle due sorelle Muhsen, che dire della madre inglese cui già il marito, molti anni prima, aveva rapito i due figli più grandi che lei non aveva mai più rivisto, e quando propone di portare le due ragazzine nello Yemen se le lascia portare via senza fare una piega? Che dire di questa madre le cui figlie dovevano tornare di lì a un paio di mesi e invece passano anni e anni e a lei neanche passa per la testa di muovere un dito, di preoccuparsi, di cercare di sapere qualcosa di loro?

Alessandra ha detto...

Non ho ancora letto il libro, perciò non so rispondere... . Tu l'hai letto e hai visto che il padre aveva già portato via i figli più grandi alla madre inglese?

barbara ha detto...

Sì, mentre era all'ospedale per partorire una di queste due ha preso i due maschi e li ha portati nello Yemen, e lei non li ha mai più rivisti. E dopo questo precedente, un bel giorno lui le dice porto le ragazze a conoscere la terra dei loro padri e lei non fa una piega. Dice che le riporta alla fine delle vacanze e lei ci crede. Lui torna senza le ragazze e lei non fa una piega. Passano anni senza l'ombra di una notizia e lei non fa una piega.

Alessandra ha detto...

Se era all'ospedale per partorire, non si poteva muovere... . Possibile che non abbia fatto nessun tentativo per riaverli?
Quanto alle figlie, una purtroppo può anche credere al marito... Certo se le aveva portato via gli altri due figli...! Nel libro c'è scritto che la mamma non fa una piega per due anni non vedendo tornare le figlie? Comunque, neanche farlo apposta, poco fa mia zia mi ha detto di aver letto il libro, ma molti anni fa perchè è vecchio. Spero che riesca a trovarlo e me lo presti!

barbara ha detto...

Ma era liberissima di muoversi quando ha portato via le figlie! Ed era in Inghilterra, non in qualche buco sperduto, con tribunali, con avvocati, con tutto ciò che una che non sia una troia immonda può muovere quando le vengono portati via dei bambini! Una può credere a un marito che le ha rapito due figli e che adesso con lo stesso sistema le sta portando via le figlie?????? Ma stiamo scherzando?

Alessandra ha detto...

Appunto, avrebbe potuto credergli se non le avegge portato via già due figli, ma se è successo e stata come minimo sciocca... .

barbara ha detto...

Visto che si trattava di mandare due bambine al macello, più che sciocca io direi criminale della peggior specie.