venerdì 30 maggio 2008

STORIA DI LUCICA, REGINA DEI ROM

Lucica non è araba o musulmana, ma mi hanno inviato per e-mail la sua storia e il suo sogno e ve li faccio conoscere volentieri. Grazie a Stefano.

L'ho conosciuta oggi in treno, Lucica Tudor, la regina dei Rom in Romania e leader imperatrice dell'organizzazione Alleanza per l'Unità dei Rom. Ha ottenuto questa carica elettiva nel 2003, per essersi distinta come benefattrice verso la sua gente.
Mi ha parlato del suo popolo, dei suoi progetti, delle sue speranze e delle sue paure. Si dirigeva a Roma, per cercare d'incontrare il Sindaco e concordare con il governo un incontro per il 26 giugno, a Roma.
Ma la sua idea è costruire un villaggio, un grande villaggio rom in Italia, incominciando da Milano.
Il sogno è l'integrazione: lavoro ed istruzione per tutti. "Il mio popolo, dice, potrebbe contribuire in modo eccellente a migliorare l'economia italiana".
Lucica è animata da una grande forza d'animo. Vorrebbe poter avere qualche spazio sulle televisioni nei talk show, per parlare, per spiegare, per far conoscere il suo popolo a chi è annebbiato dal pregiudizio.
Tra i Rom ci sono buoni artigiani, carpentieri, falegnami, muratori e persone che sanno lavorare l'alluminio: unire queste potenzialità potrebbe trasformare la povertà attuale in una grande ricchezza... .
Lucica ne è convinta. Mi affida il suo numero di cellulare. Mi dice che "trovarla" per molti è difficile, ma io potrò certamente tenere i contatti con lei direttamente.
In ogni caso, il console generale di Romania, Tiberio Migurel Dinu, a Milano, sa sempre dove lei possa trovarsi.
Ci salutiamo con una promessa: tenerci in contatto per riuscire a traghettare questo popolo da una condizione di indistinta moltitudine a quella di nazione.
Qualcuno potrà aiutare questa giovane donna a realizzare il suo sogno?

8 commenti:

Grillo Pensante ha detto...

Bello.
Ogni sogno nè sempre bello.
Se Lucica riuscirà a dare dignità al npopolo rom, una meravigliosa realtà prenderà il posto del sogno.
Marino Rossi

Alessandra ha detto...

Senz'altro, sempre che questo villaggio rom non si traduca di un ulteriore ghetto, ma non sembra affatto questa l'intenzione di Lucica. Perciò andrebbe sostenuta.

Anonimo ha detto...

Grazie, sono Liana, proprio quella che ha incontrato Lucica in treno. Non sapevo che Stefano avesse divulgato la notizia e ringrazio anche lui per l'interessamento.
In ogni caso, ieri ho risentito Lucica telefonicamente: ora è a Milano, ancora in attesa di poter parlare con esponenti politici.

In questi giorni io ho avuto anche vari incontri, spesso con gente comune. Ed ho riscontrato che il pregiudizio e, comunque, la forte diffidenza nei confronti degli "zingari" sono diffusi ovunque, trasversalmente, tra i più diversi strati sociali e i più diversi orientamenti politici.

Le informazioni più illuminanti, tuttavia, le ho ricevute da una vecchia signora che mi ha parlato a lungo di come, negli anni anteguerra, gli zingari fossero visti con occhio molto più disponibile.

Questa signora ricordava, in particolar modo, i mercati in un paese del Sud Italia, dove spesso gli "zingari" erano presenti con i loro prodotti che andavano dai cavalli (con tutti gli accessori annessi) al pentolame in rame o alluminio. Le donne poi (lei ricordava)avevano una loro bellezza, esaltata dall'andatura resa più elegante dall'abitudine a camminare scalzi.

Che cosa è andato perduto da allora, dunque?

Io credo che molte delle obiezioni poste da chi auspica l'integrazione possano essere condivise, così come mi sembra che anche le preoccupazioni variamente diffuse abbiano un fondo di verità.

Impossibile, certo, accogliere in una società civile una cultura che ponga in primo piano il ladrocinio, vera e propria negazione del diritto alla proprietà privata. Possibile, invece, individuare, all'interno di una cultura, quei tratti che possono essere indirizzati verso soluzioni più accettabili e civili.

Ora, da tanti riscontri, mi pare di comprendere che il tratto saliente della cultura Rom sia quel pizzico di intraprendenza accompagnata dalla "furberia", attraverso cui si esplica la naturale competizione umana.

Questo tratto emerge nell'individuo abituato ad affrontare la vita facendo affidamento sulle proprie forze e capacità, e si viene evidenziando, storicamente, sempre più attraverso l'affermarsi delle società mercantili, cioè attraverso lo sviluppo del "mercato", appunto.

Benché possa sembrare strano, si tratta di un carattere all'origine delle società borghesi, che conduce poi, nei popoli sedentari, all'accumulo di ricchezza e agli investimenti finanziari.

Per quanto riguarda i Rom, invece, probabilmente a causa della sopraffazione dell'industria e del consumismo negli anni post-bellici, sembra quasi che questo carattere di "astuzia", impossibilitato ad esprimersi attraverso lo smercio dei prodotti (dell'artigianato come della fantasia) si sia indirizzato quasi unicamente verso un "esito" negativo: l'imbroglio e il furto.

Tornando, dunque, al problema attuale, io penso che se i Rom venissero smembrati e indirizzati in scuole italiane, probabilmente avremmo quello che si chiama "genocidio culturale", ma, anche se li lasciassimo nello stato in cui si trovano attualmente, creerebbero problemi notevoli, accumulando sempre più, nei loro confronti, quell'odio e quella diffidenza che già oggi rischia di travolgerli .

Per tentare di risolvere il problema, occorre, quindi, trovare, a mio avviso, una strategia educativa che tenga conto delle peculiarità culturali dei Rom e che indirizzi le loro attitudini verso esiti positivi: scuole rom, dunque, intermediari culturali (che abbiano funzione anche di autorità e responsabilità), attività pratiche a carattere produttivo, spazi commerciali.

Naturalmente alcuni obietteranno che le cosiddette "cure radicali" possono essere molto più rapide, ma, a parte il caso umano e morale, voglio ricordare che la perdita culturale rappresenta sempre una perdita di informazione ed, in ultima analisi, anche una perdita di ricchezza per tutti i popoli.

Grazie per l'attenzione.
Liana

Brigata Sassari. ha detto...

Mi fa piacere avere conferma che negli anni anteguerra ci fosse meno avversione per gli zingari.
Vuol dire che si può ricostruire un rapporto.
Se le varie associazioni che assistono gli zingari, anziché carità gli dessero lavoro artigianale, farebbero un passo gigantesco nella giusta direzione

Alessandra ha detto...

Grazie a te, Liana per il tuo interessante contributo e torna pure a trovarci!
Sono d'accordo su tutto, tranne all'auspicio di scuole rom, perchè temo creerebbero ulteriori ghetti. Non credo che il fatto di inserire i bambini rom nella scuola italiana, sia incompatibile con la valorizzazione della loro cultura.

Stefano Maestri ha detto...

Mi fa piacere che il caso di Lucica abbia trovato comprensione.
Per le scuole, i rom potrebbero avere qualche ora di scuola integrativa.
Ma soprattutto ci vorrebbero possibilità di lavoro, lavoro lavoro.

Anonimo ha detto...

Non capisco la perdita di tempo su questo argomento. Tutti su un'isola e vediamo di cosa sono capaci di vivere ...

Anonimo ha detto...

bugie bugie bugie non e vero nente