giovedì 15 maggio 2008

GERMANIA: BANDO DEL VELO IN CLASSE SI APPLICA ANCHE ALLE SUORE

Mannheim, 14 mag. - La legge regionale che proibisce d'indossare il velo islamico agli insegnanti delle scuole pubbliche si applica anche alle suore cattoliche che insegnano materie diverse dalla religione, ha stabilito oggi il tribunale amministrativo del land sud occidentale tedesco del Baden Wuertteberg. I giudici di Mannheim hanno dettagliato la loro sentenza per iscritto, due mesi dopo aver stabilito che una insegnante di 58 anni convertita all'Islam non poteva presentarsi in classe con il velo.
(Fonte: Adnkronos/dpa e blog "Unpoliticallycorrect")

7 commenti:

il Cialtrone ha detto...

Siamo alla frutta!
E il caffè sarà 100% arabica!
m.

Luca De Angelis ha detto...

Io invece non ci vedo nulla di strano, piuttosto sarebbe discriminatorio proibire il velo per una religione piuttosto che per un'altra.
Questo fatto semmai dovrebbe farci riflettere sull'utilità di leggi che impongano norme di abbigliamento negli edifici pubblici. Io personalmente, finché si tratta di adulti consenzienti e non di minori, finché l'abbigliamento non viola le comuni norme di decoro e decenza, finché esso non costituisce una mascheratura che impedisce di appurare l'identità della persona, non vedo motivi per proibire questo o quel capo di abbigliamento, tantomeno un semplice velo sulla testa.
E' così strano...?

Alessandra ha detto...

Luca sono d'accordo con te: neanch'io condivido il divieto del velo (hijab) nei luoghi pubblici (tranne che per le minorenni, ma non per la laicità). Però vietarlo anche alle suore sa tanto di norma politicamente corretta "per non offendere i musulmani" e significa paragonare le donne musulmane velate alle suore. Paragone che mi sembra sbagliato. Prima di tutto perchè non siamo più ai tempi della monaca di Monza, quando la famiglia, magari nobile, obbligava la secondogenita a farsi suora e a "prendere il velo". Mentre spesso e volentieri le donne musulmane, oggi, sono costrette a farlo.
Poi le suore sono donne consacrate, che fanno voto di castità e il velo è un po' il simbolo di questo, un'imitazione della Vergine. Le musulmane sono donne, passatemi il termine "normali", che in genere hanno una famiglia, una vita sessuale... . Inoltre nell'islam non c'è un clero come l'abbiamo noi.

Luca De Angelis ha detto...

Oddio se essere politicamente corretti significa promulgare leggi laiche e non discriminatorie evviva il politicamente corretto!
Non per niente la Germania è un paese moderno da cui avremmo molto da imparare, anni luce avanti a noi in tutti i settori, non ultimo quello della laicità che è un principio ben lungi dall'essersi ancora affermato nel nostro Paese. Mi auguro piuttosto che anche gli altri Laender tedeschi seguano questo esempio oppure che evitino direttamente di promulgare leggi inutili come questa.
Perché il paragone tra le donne musulmane e le suore ti sembra fuori luogo? Prima di tutto le suore hanno il capo velato principalmente in virtù di quanto scritto da S. Paolo in una sua lettera circa le donne (I Lettera ai Corinzi cap. 11), che dovrebbero velarsi il capo in segno di reverenza verso Dio, e non tanto per "imitazione della Vergine". Anche per le donne musulmane l'hijab è un segno di reverenza verso Allah quindi al di là del fatto che le suore sono donne "consacrate" non vedo molta differenza tra il significato dei due tipi di velo: entrambi simboleggiano la reverenza e l'obbedienza a Dio, sebbene in modi e a livelli diversi.
Detto questo la tua giustificazione di quella che sarebbe una vera e propria discriminazione delle donne musulmane velate rispetto alle suore si basa sull'assunto che le prime siano nella maggior parte dei casi costrette a portare il velo, circostanza tutta da verificare, che non può trasformare una vera e propria discriminazione di una religione rispetto ad un'altra in norma di legge.
Infine ad uno stato laico non deve interessare che ci sia o non ci sia un clero, che una donna sia "consacrata" o meno: queste sono questioni di diritto canonico, non civile o penale, pertanto non possono influenzare le linee di una legge degna di un paese democratico.
Uno stato davvero laico, nel momento in cui proibisce nei luoghi pubblici di velarsi il capo non può che proibirlo a tutti, senza distinzioni che renderebbero la proibizione iniqua e discriminatoria.
Il punto, che sottolineo di nuovo, è un altro: guardiamoci da certe normative francamente esagerate che rischiano di ritorcersi anche contro di noi. A me personalmente la vista di una suora in un luogo pubblico come una scuola eccetera non ha mai dato fastidio, così come non me ne darebbe quella di una donna musulmana con l'hijab o di un ebreo con la kippah se è per questo. Ribadisco che per me la discriminante è costituita dal fatto che le persone in questione siano maggiorenni e che il loro abbigliamento sia conforme alla pubblica decenza e non costituisca una mascheratura che impedisce di riconoscere la persona.

Alessandra ha detto...

Per quanto mi riguarda NON avrei fatto leggi che vietassero l'hijab e a maggior ragione il velo delle suore. La laicità per me non è divieto dei simboli religiosi e neppure se sono presunti tali, come il velo islamico. La lacità dovrebbe essere la loro accettazione.
E'vero, è più corretto dire che le suore portano il velo "per devozione a Dio", piuttosto che per "imitazione della Vergine". Come l'hijab per le musulmane, è connesso con la castità, la purezza e la devozione religiosa. Però trovo più logico che lo porti una suora, che, ripeto, ha fatto VOTO di castità, piuttosto che una donna musulmana che magari rimane "casta" solo fino al matrimonio.
Tant'è che la norma di S. Paolo, che valeva per tutte le donne che partecipavano alle assemblee, dal Concilio Vaticano II è stata limitata solo alle suore.
Hai ragione pure sul fatto che è "una circostanza tutta da dimostrare", che la maggioranza delle donne musulmane sia costretta a portare il velo: perciò sono contraria a leggi che lo vietino, se non altro per questioni di laicità. Però in Italia questa "circostanza" è stata già accertata. Molte donne musulmane (ma non voglio generalizzare) che non lo portavano nel loro Paese, lo indossano qui, spesso costrette dai familiari maschi. So questo da chi si occupa di donne arabe e musulmane. Approfondendo però la questione del velo, sono arrivata alla convinzione che la costrizione di metterselo, possa essere anche... volontaria. Esistono donne che certo indossano il velo per devozione (come le suore), ma con la convinzione che sia un OBBLIGO indossarlo. Invece non lo è. Nel Corano la parola hijab compare solo sette volte e mai indica un velo da mettere sul capo. Mai dice che sia un obbligo coprirsi i capelli.
Il fatto che il velo islamico possa essere considerato, anche dalle donne,un obbligo religioso,a causa di imam, telepredicatori e compagnia, è notoriamente pericoloso. Per alcuni, la devozione religiosa si misura in centimetri di stoffa (non è retorica)! Mentre non mi risulta che noi, oggi, obblighiamo le donne cristiane a farsi suore... .

Luca De Angelis ha detto...

Molte donne non vuol dire la maggior parte. Personalmente ho letto e sentito anche di molte donne che magari nel loro paese non portano l'hijab ma arrivate in Italia iniziano a portarlo per affermare la loro identità. E' un processo psicologico che conosco molto bene in quanto l'ho sperimentato personalmente quando sono vissuto per un anno negli Stati Uniti: mi ero completamente immerso nella cultura del posto ma acquistai progressivamente una sempre maggiore consapevolezza della mia identità nazionale, che però nel mio caso non cercai di affermare ed esprimere attraverso simboli religiosi.
Detto questo che l'hijab non sia un obbligo per le donne musulmane è cosa nota ed il pericolo che alcune vengano costrette ad indossarlo è ben presente e continuamente in atto.
Tuttavia continuo a credere che fermarsi al velo sia un pò come guardare il dito e non la luna, perché il cuore del problema sta nel rendere le donne musulmane consapevoli ed orgogliose della loro dignità e della loro assoluta parità con gli uomini. Solo così si potrà evitare che esse vengano costrette dagli uomini ad indossare l'hijab.

lisistrata ha detto...

forse è passata questa discussione come tempo, ma una cosa mi sento di dirla: le suore indossano un abito che è una divisa e come tale possiede degli standard, proprio come i medici, gli infermieri, i poliziotti, i vigili ecc., per cui vietare il copricapo di una divisa è semplicemente da idioti che pretendono di prendere eque distanze, mentre prendono solo cantonate.
A parte che vietare di coprirsi il volto ha un senso, ma vietare un foulard proprio no, visto che molte donne portano cappelli o cuffie nelle stagioni fredde e se una ha freddo, non può mettersi il cappellino di lana in classe?

Ma per piacere... per cercare di mettere tutti alla pari e non far incavolare gli islamici integralisti (non gli altri, quelli sono esattamente come i cristiani laici, se ne fregano di queste assurdità) si finisce per creare nuove sacche di profonda ingiustizia.