giovedì 26 novembre 2009

BARBIE IN BURQA


Per il 50e anniversario della Barbie, una vendita si tiene in Italia una vendita all'asta. Fra i modelli presentati, anche delle Barbie vestite con il burka. "Penso che sia molto importante che le bambine, ovunque siano, possano giocare con una Barbie che dà loro la sensazione di rappresentarle", questa la "strabiliante" dichiarazione di Angela Ellis, proprietaria della collezione.La superficialità occidentale nell'approcciarsi alla condizione dei diritti della donna nei paesi islamici, é spaventosa. C'é chi crede che "burqa é bello" o che lo considera un capo di vestiario" estroso" che le donne musulmane indossano con grande piacere. Ma dal paese del burqa per antonomasia, l'Afghanistan, i racconti che ci giungono sono orribili per la crudeltà e la ferocia contro il genere femminile: sono storie di segregazione, violenze sessuali anche in tenera età, torture e abusi di ogni genere, mutilazioni. Al punto che le donne in quei paesi preferiscono cospargersi di benzina e darsi fuoco, é un inferno che dura pochi minuti, quasi una liberazione se confrontato all'inferno in cui hanno vissuto tutta la loro vita."Mi sono data al fuoco perché i miei genitori mi torturavano, mi picchiavano sempre. Non avevo altre scelte che il fuoco per sfuggire da loro. Avevo 10 anni quando mi sono sposata" racconta una giovane ragazza. "Avevo 7 anni quando mi sono sposata, ma non ho avuto bambini prima dei miei 12 anni. Sono madre di quattro ora. Mio marito è un tossicomane…" racconta un'altra ragazza ustionata. Sotto il regime talebano, le donne non avevano i diritti di lavorare né di studiare, ma oggi, otto anni dopo la loro "ritirata", le donne continuano a soffrire. I gruppi di difesa delle donne dicono che le violenze domestiche e le discriminazioni sono frequenti e le donne non hanno generalmente accesso alla giustizia. Il divorzio è raramente possibile in un paese in cui l'80% delle donne è costituito da analfabete. Di più la giustizia islamica in vigore in Afghnistan favorisce gli uomini. Una donna deve potere provare che suo marito non soddisfa i suoi bisogni vitali su un periodo sufficientemente lungo o che abusa di lei al punto da mettere la sua vita in pericolo. Ha anche bisogno di testimoni e deve chiedere l'accordo del suo coniuge per divorziare. Inoltre, non avrà probabilmente la custodia dei suoi bambini, ed è spesso ciò che conduce le donne al suicidio. Ecco ditemi voi, quale ragazzina sana di mente, desidera sentirsi rappresentata da tutto questo orrore. Per noi donne occidentali libere e fortunate, una bambola con il burqa é un "gingillo" stravagante, ma per le donne musulmane, che il burqa lo pagano sulla propria pelle, con sofferenze atroci, é il simbolo del loro inferno quotidiano. (Fonte: Orpheus, 24/11 )

8 commenti:

Michiamomari, e ha detto...

Le persone vengono torturate in molti modi; la signora Ellis dovrebbe ricordarsi che il fatto che una tortura sia applicata al livello di massa non la rende meno efferata.
Faccio un esempio banale: se esistessero ancora in qualche paese gli autobus con reparti separati, per la segregazione razziale, si troverebbe naturale vendere come un gioco, insieme al camper rosa, l'autobus razzista per fare sentire rappresentata la barbie nera? la risposta non può essere "no, perché la Barbie è sempre ricca, nn ha accessori da pezzente", ma perché non c'è niente su cui scherzare o giocare, solo un'ignominia.

E questo lo dico a beneficio di tutti (e tutte, sob) quelli che - quando una tortura è di massa trovano sempre il modo di difenderla come un fatto "culturale" (infibulazione compresa), che qualcuno dei torturati forse apprezza e che dunque deve avere la "libertà" di infliggersi.
E infatti anche questo si è letto sul burka - nonostante questo non sia affatto (neanche) un abito tradizionale, ma una recentissima innovazione, subito divenuta popolare in un paese dove torturare le donne non è reato.

Alessandra ha detto...

Sono d'accordo, Mari. Per quanto riguarda l'introduzione del burqa, per la precisione è stato imposto per la prima volta all'inizio del Novecento dall'emiro dell'Afghanistan Habibullah (che pure era un riformatore!) alle donne del suo harem. Fino agli anni '50 è stato indossato dalle donne dei ceti più abbienti, poi si è diffuso. Poi le donne ricche hanno smesso d'indossarlo e nel 1961 è stato vietato... fino al regime talebano.

OT. Se estersambo passa di qua, ho lasciato un altro commento al post "nudo islamico", sul "nudo col pancione" della conduttrice marocchina Nadia Larguet.

estersambo ha detto...

OT sì, sì ho letto, grazie. Volevo solo aggiungere a proposito del mostrarsi nuda e incinta, che questo spesso scatena variegate reazioni, più o meno legittime. Però io non vedo nulla di male in un corpo di donna ospitante un'altra vita. La maternità non è sacra o profana o naturale è qualcosa che può stravolgere la vita di una donna, in tutti i sensi. Non può essere considerato tabù perchè il corpo è immortale, per ciò nessuna vergogna.
scusate per l'OT

incapervinca ha detto...

barbie in burqa :incommentabile inc@

Alessandra ha detto...

Ok, Ester.

Inca, a Natale regaliamo un bel burqa alla tizia?

estersambo ha detto...

c'è anche la versione infibulata?

Alessandra ha detto...

Non si sa mai!

Anonimo ha detto...

questa è sinceramente una stronzata in tutti i sensi...chiunque abbia inventato questi vestiti x le bambole...ma anche x le donne vere...deve pregare dio che sia gia morto...8(