lunedì 26 ottobre 2009

INTERVISTA ALLA FEMMINISTA MAROCCHINA FOUZIA ASSOULI. "LE DONNE ISLAMICHE IN EUROPA PERDONO I DIRITTI CONQUISTATI QUI".


Il paradosso è questo: in molti Paesi islamici la legislazione si sta evolvendo, per garantire maggiori diritti alle donne, mentre in Europa cresce la poligamia. Il caso più eclatante è quello del Marocco, luogo d’origine del padre e della madre di Sanaa, giovane donna recentemente uccisa in Italia in quello che può essere senza mezzi termini definito un delitto d’onore. Il regno nordafricano ha dal 2004 un codice della famiglia, la Moudawana, in cui è scritto che la poligamia è permessa soltanto in alcuni rari casi e soltanto con il consenso di un giudice e della prima moglie; che l’età minima per il matrimonio è 18 anni; che la donna può sposarsi senza chiedere il permesso del padre. A questo codice hanno lavorato assieme accademici, teologi, esperti di giurisprudenza. Per quella che è stata considerata una rivoluzione nel mondo arabo hanno lottato per decenni le donne marocchine, come racconta Fouzia Assouli, femminista e militante di vecchia data, presidente della Ligue Démocratique pour les droits de la Femme, che guarda con preoccupazione a quello che sta succedendo in Occidente. In Europa la condizione delle immigrate sembra a volte essere peggiore di quella delle loro compagne nei Paesi d’origine, come il Marocco.
Perché? «Il problema non è culturale o religioso: è la strumentalizzazione politica della religione. Si cerca di utilizzare la religione per reprimere le donne». (Fonte: "Il Giornale", 19/10)


Poi non scordatevi di guardare: Per la pace e l'amicizia tra i popoli .
In Inghilterra esistono tribunali coranici. Se ne è parlato anche qui in Italia... .

«I tribunali devono rispettare i rapporti sociali, il diritto positivo, i diritti umani che sono universali: non si tratta di valori occidentali ma universali. Non esistono veri e propri tribunali coranici, da nessuna parte. Sono un’invenzione: anche nei Paesi più conservatori e religiosi sono sottoposti in qualche modo al diritto positivo. Nell’islam ci sono diversi riti e interpretazioni, ci sono divisioni, i sunniti e gli sciiti, ci sono diverse scuole giuridiche, non esiste il clero come nella Chiesa cattolica».

Perché in terra d’immigrazione si tende a tornare indietro rispetto ai Paesi d’origine dove si va avanti con lotte per i diritti?

«Ci sono il razzismo, la vulnerabilità. Si cerca di trovare una ragione per il mal di vivere e correnti politiche attive tentano di sfruttare questa fragilità utilizzando la religione. Ci sono attivisti che vogliono indottrinare».

E cosa pensa del fatto che in alcune parti d’Europa i tribunali islamici siano tollerati dallo Stato?

«È pericoloso, è un passo indietro. Sono anni che nel nostro Paese si lotta per difendere le donne, i diritti umani, e non si può per il rispetto di una cultura legittimare la discriminazione. Abbiamo lottato 30 anni qui per avere questi diritti che non sono anti-islam. Le donne si sono battute in Europa, in Marocco, in Algeria... non dobbiamo tornare indietro con il pretesto del relativismo culturale».

Lavorate anche con le donne marocchine all’estero?

«, in Francia e Spagna organizziamo incontri e seminari con le immigrate. Spieghiamo loro le evoluzioni dei diritti nei loro Paesi d’origine. Spesso non ne sanno nulla. In Marocco, per esempio, ci sono state riforme per mettere le moschee e gli imam sotto la tutela del ministero ed evitare indottrinamenti».

In Italia stanno crescendo la poligamia e i matrimoni non registrati.

«E in Marocco invece i matrimoni devono essere trascritti per legge, civilmente, non ci sono unioni o contratti orali».

8 commenti:

esperimento ha detto...

Ormai sono tutte d'accordo. Leggevo recentemente un articolo di Anna Mahjar Barducci che diceva più o meno la stessa cosa.
Parrebbe quasi che gli europei ci tengano a coltivare il fondamentalismo. Resta, però, da capire il perché...

Alessandra ha detto...

Tra breve posterò anche quello della Barducci, giusto per ribadire. L'Europa secondo me si vergogna della propria libertà ed identità... e poi quella è la loro cultura, no?

Vituccio ha detto...

OT:

Ciao Ale,ho una notizia che fa per te:ti dò il link in inglese,guarda se non trovi qualcosa in Italiano:

http://online.wsj.com/article/SB10001424052748704107204574470810192177716.html

Alessandra ha detto...

Grazie, Vituccio. Come vedi ho messo il link del vostro blog: troppi i post interessanti per me!

Diana ha detto...

E' proprio per impedire questo imbarbarimento contro le donne musulmane in Europa che bisogna impedire agli imam locali di diffondere teorie senza fondamento..

Anonimo ha detto...

Ciao Alle, forse ti interessa questo articolo :
http://it.euronews.net/2009/10/26/alnaha-bint-djaddi-oueld-meknes/

Alnaha Bint Djaddi Oueld Meknes è la prima donna di un paese islamico a ricoprire la carica di ministro degli esteri.

inc@

Paolo Borrello ha detto...

Non sapevo proprio che avveniva quanto rilevi nel tuo post perchè pensavo onestante che le donne musulmane nei Paesi occidentali avessero più diritti e non meno rispetto a quelle che rimangono in patria. Occorrebbe individuare con precisione i motivi.
Ciao a presto.

Alessandra ha detto...

Bella, Inca!

Paolo, anch'io ho sempre pensato che avessero più diritti qua: quando ho sentito il contrario, per la prima volta da Souad Sbai, sono rimasta spiazzata.