domenica 5 aprile 2009

A MARIA, CHE HA IL RAGAZZO ITALO -TUNISINO E CHIEDEVA CONSIGLI

Carissima Maria, ti chiedo davvero scusa, ho visto solo ora il tuo commento del 20 marzo, in cui chiedevi consigli riguardo al rapporto con il tuo ragazzo italo-tunisino e spero che ripasserai di qua... .

Tu scrivevi:

CRedo che i vostri commenti chi più chi meno siano interessanti perchè mostrano le problematiche e anche le bellezze interiori di tutti voi...sarebbe forse, più saggio, mettere da parte i pregiudizi e affrontare la vita per quella che è...io sono fidanzata da circa 1 anno con un ragazzo italo-tunisino, cioè la madre è italiana e il padre tunisino, quindi lui ha doppia cittadinanza...l'esperienza dei suoi genitori rispecchia totalmete il pensiero di barabara, vituccio, ecc..il padre è un pò un padre padrone, nella sua vita nn ha combinato niente di buono, picchiava la moglie, l'ha costretta a pesanti umiliazioni e solo oggi, a distanza di 30 anni di matrimonio sono riusciti a trovare un equilibrio (forse legato al fatto che lei da due anni si è convertita all'islam!!!)..il mio ragazzo è una persona squisita, mi vuole veramente bene e riesce tutti giorni a farmelo presente...spesse volte abiamo parlato di quello che potrà essere il nostro futuro e sia io che lui abbiamo molti dubbi su come affrontarlo...(da premettere che lui odia il padre con il quale ha un rapporto conflittuale!!!)Lui mi rispetta in ogni mia cosa ma, ultimamente è un pò in confunsione perchè nn sa da che parte stare, cioè lui mi ama e vorrebe stare con me però dall'altra ha una famiglia che certamente non accetterà mai il fatto che il proprio figlio sposi un'infedele.Io so già che ci saranno rinunce e tanti problemi da affrontare ed ho paura che magari da "musulmano light" qual'è (il mio ragazzo non prega, fuma, beve, ecc)si trasformi, magari col passare degli anni,nei mostri che ritroviamo sui giornali...dato che ancora è da poco che stiamo insieme, nn so cosa fare...vorrei un consiglio di vero cuore, che sia sincero e obiettivo, sono ancora in tempo per fare marcia indietro o vado avanti e mi vivo il mio amore, magari risolvendo i problemi man mano che si presenteranno? con affetto ma CRedo che i vostri commenti chi più chi meno siano interessanti perchè mostrano le problematiche e anche le bellezze interiori di tutti voi...sarebbe forse, più saggio, mettere da parte i pregiudizi e affrontare la vita per quella che è...io sono fidanzata da circa 1 anno con un ragazzo italo-tunisino, cioè la madre è italiana e il padre tunisino, quindi lui ha doppia cittadinanza...l'esperienza dei suoi genitori rispecchia totalmete il pensiero di barabara, vituccio, ecc..il padre è un pò un padre padrone, nella sua vita nn ha combinato niente di buono, picchiava la moglie, l'ha costretta a pesanti umiliazioni e solo oggi, a distanza di 30 anni di matrimonio sono riusciti a trovare un equilibrio (forse legato al fatto che lei da due anni si è convertita all'islam!!!)..il mio ragazzo è una persona squisita, mi vuole veramente bene e riesce tutti giorni a farmelo presente...spesse volte abiamo parlato di quello che potrà essere il nostro futuro e sia io che lui abbiamo molti dubbi su come affrontarlo...(da premettere che lui odia il padre con il quale ha un rapporto conflittuale!!!)Lui mi rispetta in ogni mia cosa ma, ultimamente è un pò in confunsione perchè nn sa da che parte stare, cioè lui mi ama e vorrebe stare con me però dall'altra ha una famiglia che certamente non accetterà mai il fatto che il proprio figlio sposi un'infedele.Io so già che ci saranno rinunce e tanti problemi da affrontare ed ho paura che magari da "musulmano light" qual'è (il mio ragazzo non prega, fuma, beve, ecc)si trasformi, magari col passare degli anni,nei mostri che ritroviamo sui giornali...dato che ancora è da poco che stiamo insieme, nn so cosa fare...vorrei un consiglio di vero cuore, che sia sincero e obiettivo, sono ancora in tempo per fare marcia indietro o vado avanti e mi vivo il mio amore, magari risolvendo i problemi man mano che si presenteranno? con affetto maria

Mi lascia perlessa ciò che scrivi riguardo al rapporto tra i genitori del tuo ragazzo, la mamma italiana e il papà tunisino. Tu dici che: "l'esperienza dei suoi genitori rispecchia totalmete il pensiero di barabara, vituccio, ecc..il padre è un pò un padre padrone, nella sua vita nn ha combinato niente di buono, picchiava la moglie, l'ha costretta a pesanti umiliazioni e solo oggi, a distanza di 30 anni di matrimonio sono riusciti a trovare un equilibrio (forse legato al fatto che lei da due anni si è convertita all'islam!!!)".

Appunto, innanzitutto lei si è convertita all'islam, ma a volte non basta neanche quello a dare alla madre diritti sui figli e non solo. Poi in che senso loro hanno trovato un equilibrio a distanza di 30 anni? Ovviamente non li conosco, ma "equilibrio" può voler dire che lei accetta in silenzio le umiliazioni e le botte, ha accettato di non divorziare altrimenti non avrebbe più rivisto il figlio, il tuo ragazzo... .
Così non so se sono in grado di darti consigli, proprio perchè non vi conosco... Ti posso solo dire di non farti trascinare dai sentimenti, di prendere la tua storia per quello che è: una storia agli inizi, non prendere impegni... . I sacrifici ci sono inevitabilmente in tutte le coppie, ma deve esserci reciprocità e sappiamo che non sempre è così: spesso è solo "lei" a fare sacrifici! Cerca di capire se la mamma del tuo ragazzo, viste le sue esperienze con il marito, può esserti amica o anche lei, adesso che si è convertita, non vorrebbe che suo figlio stesse con un' "infedele".
Un abbraccio,
Alessandra.
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venerdì 3 aprile 2009

CONTRIBUIAMO A TENERE ACCESA LA LUCE DELLA SPERANZA: FIRMIAMO L' APPELLO PER SALVARE ROXANA


So che queste petizioni servono a poco. Ma proprio non ci riesco a passare oltre, senza nemmeno provare ad aiutare chi in questo momento è vittima di un regime spietato come quello iraniano.Quindi, eccomi qui a chiedervi di firmare la petizione in favore della giornalista iranoamericana, Roxanna Saberi 31 anni, a quanto pare colpevole solo di aver acquistato una bottiglia di vino in un market di Teheran, città dove vige l’obbligo religioso di restare astemi. Era l'11 febbraio quando Roxanna è stata vista libera per l'ultima volta, dopo di che solo una telefonata ai genitori:"Non vi preoccupate, ne esco presto”. Da quel giorno è sparita, rinchiusa in una cella del braccio 209 del carcere di Evin, il più terribile della città. Dalle sue finestre a sbarre si può vedere l'area speciale dove ancora, nel 2009, uomini e donne vengono seppelliti fino al collo e poi presi a sassate finché non muoiono, come prevede la legge di Allah. Roxanna é la corrispondente per la rete radiofonica NPR e molte altre testate giornalistiche americane. Era arrivata a Tehran dagli Stati Uniti sette anni fa. Mezza americana e mezza iraniana, è una giornalista conosciuta e apprezzata.Non è la prima volta che il Regime incarcera irano-americani senza motivo: nel 2007 vennero rinchiusi in quattro, tra cui il professor Haleh Esfandiari. Invece Zahra Kazemi, una giornalista iraniana canadese, venne picchiata e torturata in quel carcere nel 2003: morì all'ospedale Baghiatollah di Teheran. Era stata imprigionata per aver fotografato le famiglie dei detenuti davanti alla prigione di Evin. Pochi giorni fa, poi, è morto lì, anche il blogger Mir Sayyaf, arrestato per aver oltraggiato Khamenei. Secondo le testimonianze dei compagni di cella del blogger, di cui è pervenuta una foto del cadavere pieno di lividi e tumefazioni e rotture delle scatola cranica, quando Mir Sayyaf è stato portato nella clinica del carcere di Evin era fisicamente debole ma esteticamente sano e integro. Da quel momento in poi il blogger è stato torturato e ucciso a calci e pugni. So che le petizioni difficilmente salvano la vita a questi poverini, ma almeno la loro morte non cade nel più assoluto silenzio e uno spiraglio di luce rompe il buio disperato di chi vive oppresso da regimi terribili.
Contribuiamo a tenere accesa quella luce. Firmiamo.Sul sito di Iran democratico c'è anche una lettera da mandare al Ministro Frattini per sensibilizzare le istituzioni sulla sorte dei detenuti politici in Iran. Fonte: Orpheus, 2/4)
E ancora a proposito di Iran: Donne in fuga dall'Iran .
E poi Le vite blindate in Italia di chi ha sfidato i fondamentalisti Orpheus. Considerazione di una pseudofemminista Non ci credo. «Donne e sport? Sì, ma solo per le non vergini» su UnpoliticallyCorrect . Per finire Delitto d'onore. Molto più di un affare di famiglia .
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DOPO LO SCIOGLIMENTO DELL'ORCHESTRA, LE MINACCE DI MORTE

Un'insegnante di musica, direttrice di un'orchestra giovanile, è stata scortata dalla polizia palestinese fuori dalla Cisgiordania, perché "la sua vita sarebbe in pericolo".

Wafa Younis, un'araba-israeliana di cinquant'anni, è stata minacciata di morte da alcuni genitori palestinesi dei campi profughi di Jenin, per aver fatto suonare i loro figli (tra cui anche le ragazze velate della foto, ndr) ad un concerto organizzato per i sopravvissuti dell'Olocausto, spiega oggi il quotidiano britannico The Independent.
Il colonnello della polizia palestinese, Raid Assaida, responsabile della sicurezza a Jenin, ha mandato i suoi uomini a "prelevare" l'insegnante prima che entrasse nel campo profughi, dove lavora con la sua orchestra da ormai sei anni: "Le ho detto di non entrare nella zona di Jenin per garantire la sua sicurezza". "Ha usato bambini innocenti a scopi politici, invece di portarli a suonare, li ha fatti partecipare a una giornata di commemorazione per l'Olocausto. Ha sfruttato i nostri bambini", denuncia il leader del comitato popolare del campo profughi di Jenin. Per molti palestinesi l'attenzione rivolta verso i milioni di ebrei sterminati nei campi di concentramento durante la Seconda guerra mondiale non è altro che un tentativo di Israele di distogliere l'attenzione verso l'occupazione dei territori palestinesi. (Fonte: esperimento, da APCom)
Non chiamateli antisemiti però. Non sia mai, per carità (ma che differenza c'è tra questi e un Faurisson o un Irving??) E non succede a Gaza, sotto Hamas, ma a Jenin sotto l'Autorità Palestinese del "moderato" Abu Mazen (nome di guerra di Mahmud Abbas) che l'aveva già licenziata (ma evidentemente per i genitori non è stato sufficiente...).

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SPAGNA, STUPRO ORGANIZZATO DA MAMMA

Un caso di matrimonio forzato appassiona Spagna ed in Mauritania dopo il processo e la condanna della madre e del marito di una giovane spagnola di 16 anni per aggressione sessuale (nella foto i genitori della ragazza con sua sorella e suo fratello, ndr). Puerto Real - Spagna - "mio padre mi ha minacciata, diceva che mi avrebbe lapidata e che avrebbe scagliato lui la prima pietra". È con queste parole che Selamha Mint Mohamed, una giovane spagnola di 16 anni d'origine mauritana nata nel 1992 a Puerto Real nei pressi di Cadix, ha cominciato la sua deposizione, interrotta da pianti e da singhiozzi, al processo dove sua madre, suo padre ed suo marito sono sul banco degli imputati. Nel 2006, a 14 anni, in occasione di una vacanza in Mauritania, i sui genitori l' hanno costretta a sposarsi con Mokhtar, un lontano cugino di 42 anni che aveva chiesto la sua mano offrendo un dono a suo padre ed è stata poi obbligata, sotto le minacce di sua madre, a consumare il matrimonio contro il suo volere prima del loro ritorno in Spagna alcuni giorni più tardi. Nel 2007, un anno dopo il matrimonio, suo marito, di passaggio in Spagna dopo un viaggio d'affari in Germania, si ferma a Puerto Real per rivedere sua "moglie" , e nuovamente Selamha è obbligata, sotto minacce e intimidazioni ad avere rapporti sessuali con lui. "Resistevo ma i miei genitori dicevano che mi avrebbero uccisa, che mi avrebbero bruciata e mi avrebbero tagliato la gola". (Fonte: vituccio72, da El Pais, 30/3)
Dopo alcuni giorni d'udienza il verdetto è arrivato: 17 anni e mezzo di reclusione per la madre, la pena più rigorosa poiché le sue azioni premeditate furono determinanti nell'aggressione sessuale. 13 anni e mezzo per il marito per aggressione sessuale. 1 anno e mezzo per il padre per minacce, una pena più leggera visto che non era presente in casa la notte dell'aggressione.

E poi guardate: La verginità eterna: mito o realtà? Una saponetta che dà la verginità! link, un articolo ancora sui "sucidi d'onore in Turchia" link e Gran Bretagna - il servizio degli incendi rivela una nuova uniforme per i pompieri musulmani link .
Ma il giorno dopo, la mattina, riesce a scappare e fugge dalla casa paterna piangendo per andare a chiedere aiuto ai vicini che la portano inizialmente al pronto soccorso dell'ospedale locale ed in seguito al commissariato perché possa fare denuncia. La polizia spagnola arresta il giorno stesso i genitori ed il marito e mantiene quest'ultimo e la madre in detenzione preventiva.

E' così che la settimana scorsa questa storia di matrimonio precoce e forzato si è trovata dinanzi ai tribunali spagnoli dove è stata giudicata come "aggressione sessuale su minorenne".
Secondo un sito mauritano si tratta di un caso flagrante di incomprensione culturale, poiche' il matrimonio ha avuto luogo in Mauritania dove è molto frequente che giovani donne di 13 anni si sposino con cugini o ad uomini più vecchi. Ma quello che è permesso a cittadini mauritani non lo è necessariamente per cittadini spagnoli. Molti mauritani vedono dunque in questo giudizio un tentativo delle società occidentali di imporre ai musulmani una legge profana mentre tali matrimoni sono permessi dalla loro legge divina, la sharia. Invece la maggior parte dei commentatori nei giornali e nei siti Internet spagnoli si congratulano con Selamha per il suo coraggio e considera negativamente le abitudini medioevali del suo paese d'origine.
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giovedì 2 aprile 2009

AFGHANISTAN, PRONTA LA LEGGE CHE OBBLIGA LE DONNE A CONCEDERSI AI LORO MARITI

Clinton: «I diritti delle AFGHANE motivo di preoccupazione». FRATTINI: «KABUL CHIARISCA».

Polemiche sulla norma che secondo fonti Onu legalizza lo stupro nel matrimonio.

KABUL - Mentre all'Aja la comunità internazionale discute del futuro dell'Afghanistan, scoppia la polemica, a Kabul e non solo, per una legge recentemente approvata dal parlamento afghano che, secondo l'interpretazione di fonti delle Nazioni Unite e di diverse associazioni per i diritti delle donne, obbliga le mogli ad avere rapporti sessuali con il marito e vieta loro di cercare lavoro, istruirsi o farsi visitare da un medico, senza aver prima il permesso del consorte. «I diritti delle donne in Afghanistan sono un motivo di «assoluta preoccupazione» per gli Stati Uniti, ha detto il segretario di Stato Usa Hillary Clinton, in un incontro stampa all'Aja. «Non si può sviluppare un paese se metà della sua popolazione viene oppresso», ha aggiunto la Clinton, senza citare la legge al centro delle polemiche.
IL NO DELL'ITALIA- La legge ha causato una levata di scudi anche in Italia: «Non possiamo girare lo sguardo dall'altra parte ed essere indifferenti a quanto sta accadendo in Afghanistan, un Paese che, anche se lontano, ha di fatto legalizzato la barbarie nei confronti delle donne»: ha detto il ministro per le pari opportunità, Mara Carfagna. «Siamo sdegnati» ha aggiunto la parlamentare del Pdl, Souad Sbai. Il governo afghano deve «smentire o chiarire» la questione della legge sulle donne che, secondo fonti di stampa britanniche, sarebbe stata recentemente firmata dal presidente Hamid Karzai, ha osservato il ministro degli Esteri, Franco Frattini. POLEMICHE - Il provvedimento, bollato dalla parlamentare afghana Humairi Namati come «peggiore di quelli dei talebani», è stato votato alla fine del mese di marzo, ed è stato reso noto dal Guardian. Duro il commento del «Fondo di Sviluppo delle Nazioni Unite per le Donne», che mette in guardia da questa legge, non ancora pubblicata ufficialmente, ma confermata dal ministro dell'interno afghano, che affida al padre e, in seconda battuta al nonno, la custodia dei figli in caso di separazione dei consorti. Un altro aspetto fortemente criticato da chi si oppone al provvedimento è la velocità con la quale si è giunti all'approvazione, limitando al minimo la discussione in parlamento. Shinkai Zahine Karokhail, un'altra parlamentare che si è opposta al provvedimento, non ha esitato a denunciare che il presidente Hamid Karzai ha approvato questa legge per garantirsi il sostegno della minoranza hazara (sciiti), che rappresenta circa il 10 per cento della popolazione, in previsione delle elezioni presidenziali che si terranno ad agosto. La costituzione afghana, infatti, riconosce agli sciiti concessioni in materia di diritto di famiglia molto simili a quelle che sono state adottate dal Parlamamento. (Fonte: Corsera)

E ancora: Afghanistan/ Sbai: sdegna legge che permette stupro a mariti Leggi tutto... .

Afghanistan, per le donne sono tornati i tempi bui dei Talebani .

Souad Sbai: “Karzai non può continuare a prendere in giro l’Occidente” .
IL CONSENSO DEGLI SCIITI - Grande soddisfazione è emersa tra i politici di etnia hazara alla notizia dell'approvazione della legge. «Gli uomini e le donne hanno gli stessi diritti in base all'Islam, ma ci sono differenze nel modo in cui sono stati creati», ha affermato il leader del partito politico hazara, Ustad Mohammad Akbar, il quale ha poi aggiunto che la donna può rifiutare di avere rapporti sessuali con il marito se è indisposta o ha un'altra ragionevole "scusa". Secondo quanto scrive il quotidiano inglese, Karzai è diventato assai impopolare tra la popolazione afghana e starebbe cercando di riguadagnare il consenso degli sciiti in vista della scadenza elettorale che si preannuncia molto combattuta. Gli hazara, infatti, sono considerati dagli analisti politici l'ago della bilancia nella corsa alla Presidenza. Il portavoce di Karzai, interrogato in merito al nuovo provvedimento, non ha voluto rilasciare dichiarazioni. Leggi tutto ...

mercoledì 1 aprile 2009

L' ONOREVOLE PERSEGUITATA DALLA FATWA


Scorta di polizia per Souad Sbai (Pdl) italo-marocchina nel mirino degli imam.

L’ onorevole del Pdl Souad Sbai, 48 anni, di origine marocchina, è da mesi al centro di una campagna d’odio. Telefonate anonime di minaccia, anche verso la sua famiglia, decine di mail inviate da tutta Italia. Anche da Milano, Bologna, Treviso e Torino, dove le moschee radicali sono numerose ed aggressive. Messaggi a volte firmati o, non raramente, anche anonimi. Il tono, spesso, è quello di una «fatwa», cioè un giudizio, di carattere religioso, che suona anche come una maledizione o una sentenza di morte. Due nordafricani sono stati identificati e denunciati alle procure di Roma e Bologna dopo una lunga serie di avvertimenti intimidatori. E saranno presto processati. Ma non è servito ad allentare la morsa di una crescente ostilità, che affonda le radici negli ambienti islamici più integralisti. Souad, lei ha paura? «Non mi piace questa parola - dice - ma evidentemente è accaduto qualcosa di grave. Io sono di cultura e di credo islamico ma la mia formazione è laica. Quello che molti italiani non sanno è che, nei nostri Paesi d’origine, i moderati come me, cioè persone che vogliono e sanno dialogare con tutti, in nome di un reciproco rispetto, sono la grande maggioranza. I veri estremisti, quelli che si definiscono islamici, sono purtroppo qui, in Italia. Sino ad oggi hanno deciso che non è necessario far scorrere il sangue con gli attentati, esclusivamente per ragioni strategiche. Serve un territorio neutro, per continuare a tessere le loro trame indisturbati. Ma prima o poi questo equilibrio può incrinarsi per un fattore nuovo. E allora ci saranno i morti. Anche italiani».
Parole dure. Ma l’onorevole Sbai continua ogni giorno ad accompagnare a scuola i suoi bambini, ad avere una vita sociale e politica come se niente fosse. Attraverso il suo avvocato di fiducia, Loredana Gemelli (avvocata di Beppe Tempini, il fidanzato di Hina, ndr), s’è costituita parte civile contro Akrane H., residente a Bologna, autore di una serie di messaggi minatori. «Io non posso avere paura di morire ogni giorno, né mi va di farmi passare per una vittima. Lavoro come sempre, per le mie idee, per difendere gli immigrati, le donne e gli uomini, dal pericolo del fondamentalismo». Akrane H. così le scrisse: «... Siete solo moutamalikim e intihazieni (opportunista, ndr), usi gli immigrati per scopo di lucro... tu Souad non sei niente... una donna che cerca di fare carriera sulle donne marocchine, non hai niente a che fare con l’Islam, sai niente del fikh (giurisprudenza religiosa, ndr)... Hai i capelli scoperti davanti ad Allah... la donna che non copre la testa viene moullaka (appesa, ndr) per i capelli... Allah ti punirà per il male che fai alla gente».
Poi: «.... Mi rivolgo ad Allah contro di te, in modo tale che lui, Allah, ti scopra». Infine: «... Tu sei una donna molto cattiva... mettiti a pregare Allah... lascia il lavoro agli uomini... mi hanno parlato molto male di te, allora sei uscita allo scoperto come una “massihia” (cristiana, ndr)».
Affermazione da brividi. In sostanza è l’accusa di apostasia, cioè contro «colui che abbandona la fede islamica, equivale a dire - spiega il suo avvocato - che, in quanto apostata, un soggetto può essere ucciso da qualsiasi altro musulmano». Una condanna a morte. (Fonte: "La Stampa")
Che viene eseguita in una lunga serie di stati islamici. Tra gli altri, Pakistan, Iran, Yemen, Sudan e Mauritania. «L’inesauribile pioggia di “Fatwa” contro Sbai - dice l’avvocato Gemelli - l’hanno trasformata in un obiettivo, in un target. La scorta della polizia? Sarà solo una questione di ore, di giorni. Prima che sia davvero troppo tardi». La giornalista e scrittrice italo-marocchina non è un’apostata. Non ha mai rinnegato la sua religione d’origine: «Sono e resto un’islamica ma penso che tutti possano e debbano professare il loro credo. Cristiani ed ebrei, hindu e buddisti. E’ una semplice questione di libertà personale e religiosa. Ma è poi così difficile da capire? Tutti gli estremisti, tutti i fanatici che mi inviano i loro messaggi di morte, sappiano solo che, se saranno identificati, li denuncerò tutti, uno per uno. Non intendo lasciarmi intimidire da nessuno. Non sono sola, qui in Italia, a combattere questa battaglia. Il messaggio che rischia di passare, grazie ai centri più integralisti, è che tutti i musulmani sono filo terroristi o fanatici religiosi. Non è vero, il processo di integrazione sta procedendo veloce. E a tanti imam, questo non piace».
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MUSULMANI DI CASA NOSTRA

Aisha Valeria Lazzerini

Rahma Elisa Boldrini

Ibrahim Simone

Yahya Abd al-Ahad Giovanni Zanolo e Halima Erika Rubbo


Nelle ultime due foto Ya Sin Igor Mangano durante la preghiera islamica in un giardinetto della periferia milanese.

Sarebbero diecimila - è la stima più attendibile - i connazionali convertiti all'islam. Qualche migliaio aderisce a Coreis, comunità religiosa con base a Milano guidata da Felice ’Abd al-Wahid Pallavicini e dal figlio Sergio Yahya che, ultimamente, se n'è uscito con dichiarazioni non esattamente "moderate" !
Tra loro anche donne, come Rahma Elisa Boldrini, 27 anni, insegnante di storia in un liceo di Brescia, che, intervistata da "IO DONNA", ha parlato a lungo del "rispetto per le donne contenuto nell'islam autentico" (significa che gli altri non sono "veri musulmani"?) . Elisa racconta: "Ho conosciuto l'islam quando studiavo filosofia all'università. Allora facevo parte di una chiesa valdese. Finchè, quattro anni fa, ho conosciuto una famiglia egiziana e in seguito, durante un viaggio in Egitto, un giorno all'alba mi è venuto l'istinto di coprirmi il capo e prosternarmi al richiamo della preghiera del muezzin. L' islam completa la mia religiosità, è una concezione di Dio al di là dei dogmi. Mio padre, all'inizio, mi vietava di entrare in casa e in auto con il velo: ci siamo scontrati duramente e sono andata via per tre giorni. Ora lo ha accettato. Ho viaggiato in tanti Paesi islamici e studiato arabo a Damasco. Qui frequento soprattutto donne immigrate: laureate, attive, autonome. Fra le italiane, invece, molte abbracciano l'islam per amore di un uomo, senza consapevolezza. Sono impegnata nel dialogo con altre religioni: spiego, in conferenze e seminari, che l'islam è pace, misericordia, alto senso etico. Una cosa sola mi manca: andare in spiaggia in costume".
Aisha Valeria Lazzerini, 33 anni è ricercatrice universitaria a Milano. Dice: "Era il 7 settembre 2001 quando ho pronunciato la shahada, la testimonianza di fede islamica. L'attacco alle Torri gemelle è arrivato quando stavo per dirlo ai miei... . Che erano preoccupatissimi: frequenterà gente affidabile? Sarà diventata integralista? Con il tempo si sono accorti che non ero impazzita, che la mia non era una scelta ideologica bensì di fede, e ora mi sostengono. Prima non ero religiosa. Per caso, in libreria, ho aperto un volume di Renè Guènon, un metafisico francese diventato musulmano: ho scoperto che la vera religione non è un insieme di convenzioni, ma una via di conoscenza profonda della realtà. E a una conferenza di Coreis su Guènon ho incontrato persone che mettevano in pratica quella spiritualità. L' islam ha una primordialità, un senso della responsabilità in prima persona: non esiste clero, ognuno ha una posizione sacerdotale attiva. Il velo lo indosso solo durante la preghiera. Nella vita quotidiana seguo le usanze del mio Paese" (ma qui è fotografata col velo!)
E sempre parlando di convertiti italiani all'islam, una afferma che: «Ho sempre cercato qualcosa che non trovavo non sapevo più a cosa credere alla fine la religione Islamica per me è risultata più simile a quello che cercavo» qui (Fonte: UnpoliticallyCorrect)
E sempre da UnpoliticallyCorrect , un post tratto da qui .
Halima Erika Rubbo, 28 anni, è di Vicenza e si occupa di import-export e come suo marito Yahya Abd al-Ahad Zanolo, è convertita all'islam: "Ci siamo conosciuti in Germania, dove entrambi studiavamo. Eravamo cattolici. Poi le letture, Guènon su tutti, e gli incontri con musulmani immigrati e italiani. E' stato un cammino di ricerca e di fede compiuto insieme. Nel 2007 ci siamo sposati nella moschea di Coreis a Milano: si dice che il matrimonio è metà dell'islam, per indicare l'importanza dell'unione tra uomo e donna come complementarietà. Pratichiamo i cinque pilastri (tranne, per ora, il pellegrinaggio alla Mecca) vivendo normalmente nella società italiana: questa religione è facile, nel senso che la pratica si adatta al proprio contesto di vita. A volte però siamo prudenti a dirlo per via dei pregiudizi che sono ancora tanti, e della confusione che si fa tra religione e politica".
Ibrahim Simone, 37 anni, è impiegato a Macerata: lamenta il fatto che "gli italiani italiani hanno cominciato a giudicare", perciò "preferisco non rivelare il mio cognome e sul lavoro non dico che sono musulmano". Si è appena sposato con una donna marocchina e "sebbene ci accomuni la religione, le differenze culturali restano profonde".
Ya Sin Igor Mangano, 24 anni, rappresentante milanese si è convertito frequentando il Centro Islamico di Segrate (aiuto, dove c'è l'imam Abu Shwaima!!!) e racconta: "la mia ragazza è figlia di egiziani ma si sta avvicinando all'islam solo ora, grazie a me. Ed è d'accordo di aspettare il matrimonio, per fare l'amore".
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