MILANO - Violentata e messa incinta da un uomo di 30 anni, abituale frequentatore di ambienti in cui cercava di adescare ragazzine. L'ennesimo caso di violenza sessuale a Milano è particolarmente odioso perché la piccola vittima ha soltanto 13 anni. E a ribaltare lo stereotipo secondo cui i responsabili di questi odiosi crimini sarebbero «sempre» gli immigrati, e in particolare i nordafricani, le parti sono invertite: il responsabile è un italiano, mentre la piccola vittima viene dal Marocco. Il presunto stupratore, C.G. 30 anni è stato arrestato oggi dalla Squadra Mobile e rinchiuso a San Vittore. È accusato anche di altri due episodi di violenza sessuale ai danni di due minorenni italiane. La violenza, secondo quanto riferito dagli investigatori, è avvenuta a casa dell'arrestato nel febbraio scorso. C.G. avrebbe attirato il 7 febbraio a casa sua la tredicenne marocchina, conosciuta frequentando la zona della scuola media in cui la ragazzina è iscritta.
Sembra che C.G. fosse solito fingersi più giovane della sua età e frequentare, oltre che alcune scuole medie, anche alcune parrocchie e oratori in cui faceva conoscenza con ragazzine minorenni. Secondo la legge, chiunque compie atti sessuali su un minore di 14 anni (la cosiddetta età del consenso) è responsabile di violenza sessuale. Inoltre il colpevole non può invocare a propria scusa il fatto di non aver conosciuto l'età della persona offesa. Mentre era in corso una manifestazione nella scuola media frequentata dalla ragazza, l'uomo, secondo l'accusa, è riuscito a convincere la tredicenne ad andare a casa sua e lì l'ha stuprata, mettendola incinta. Durante le indagini della Squadra Mobile, coordinate dal pm Antonio Sangermano, sono emersi altri due episodi di violenza sessuale, sempre nei confronti di ragazzine, questa volta italiane, di cui l'uomo si sarebbe reso responsabile. Il primo riguarda una quattordicenne, anche lei attirata in casa e vittima di un tentato stupro, il secondo una 15enne violentata. Sembra che l'uomo fosse solito usare come esca anche dell'hascisc. L'ordinanza di custodia cautelare è stata firmata dal gip Fabrizio D'Arcangelo. Alle indagini ha contribuito notevolmente la madre della ragazzina marocchina che ha sporto denuncia e aiutato gli inquirenti dopo essersi accorta che la figlia era incinta e averne raccolto le confidenze.
(Fonte: "Il Corriere")
Leggi tutto ...
giovedì 5 giugno 2008
VIOLENTA E METTE INCINTA TREDICENNE, ARRESTATO
NEL BAHRAIN PER LA PRIMA VOLTA UNA DONNA EBREA AMBASCIATRICE NEGLI STATI UNITI
Ora è ufficiale, anche se quando è stato scritto questo articolo, non lo era ancora: Houda, una donna ebrea, è a tutti gli effetti Ambasciatrice del Bahrain in USA. Era stata anche la prima ebrea a essere nominata, dal sovrano in persona, al Parlamento di Manama.
Se puntava a sfatare pregiudizi e luoghi comuni sua maestà Hamad bin Isa Al Khalifa, sovrano e signore dell’emirato del Bahrain, ha fatto centro. E soprattutto l’ha fatto in un colpo solo scegliendo come rappresentante del proprio Paese a Washington un ambasciatore di sesso femminile e di religione ebraica. Il primo e unico esemplare di diplomatico con siffatte caratteristiche di tutto il mondo arabo si chiama Houda Nonoo.
La signora 43enne, madre di due figli ed esponente di un’influente famiglia ricopriva, prima della nomina per editto reale, la carica di deputato al Parlamento del Bahrain. Per quanto eccezionale, la scelta della signora Nonoo non contraddice la natura di un emirato conosciuto, fin dall’inizio del ventesimo secolo, come terra d’insediamento per gli ebrei d’origine iraniana e irachena. Dopo la guerra del 1948 e la nascita dello Stato di Israele anche la comunità ebraica dell’emirato si ridimensionò. Oggi i correligionari della nuova ambasciatrice non sono più di una cinquantina su una popolazione di circa mezzo milione. A differenza di quanto avvenuto nel resto della regione e nonostante l’assenza di rapporti diplomatici con Israele, gli ebrei del Bahrain possono però contare sulla protezione di una casa regnante che garantisce il mantenimento di una sinagoga e una sufficiente integrazione nel tessuto economico e sociale dell’emirato. Pur cercando di mantenere un basso profilo, gli esponenti della minoranza religiosa occupano ruoli importanti nel settore bancario e nel commercio. Prima di diventare deputato e poi ambasciatrice la signora Nonoo è stata anche una militante dei diritti umani dirigendo la sede dell’Human Right Watch. «Sono onorata di essere la prima donna a rappresentare il mio paese all’estero», ha detto la signora Nonoo nella prima intervista concessa dopo la nomina. Il Bahrain e la sua dinastia sono considerati i più stretti alleati di Washington tra i paesi del Golfo. Oltre a contare sulla disponibilità di varie basi, gli Stati Uniti utilizzano le coste del Bahrain come porto per le navi della Quinta flotta. Benchè governato da una dinastia sunnita, il Bahrain ha però una popolazione a maggioranza sciita strettamente legata all’Iran.
(Fonte: articolo di Gian Micalessin, "Il Giornale" 31/5/2008)
Leggi tutto ...
mercoledì 4 giugno 2008
SITUAZIONE DELLE DONNE NELL'IRAQ DI OGGI
Gli insorti sono stati cacciati dal suo quartiere, nella parte sud-ovest di Baghdad, ma la commessa trentenne è ancora spaventata. Un anno fa,“al Qaeda in Iraq” controllava le strade fuori da casa sua, e le unità della milizia dell'Esercito del Mahdi tenevano la zona incessantemente sotto attacco. Adesso, gli iracheni che hanno contribuito a sbarazzarsi dei killer sono quelli che le fanno paura. Gli americani hanno imposto l'ordine alcuni mesi fa, reclutando e pagando uomini del posto perché consegnassero i nomi dei sospetti jihadisti. Gruppi armati simili sono comparsi all'improvviso in tutta la città. Ognuno ha le sue regole bizzarre; alcuni minacciano di uccidere le donne che non indossano il velo in pubblico. La commessa è in lutto per il fratello, che è stato ucciso nel maggio scorso, ma va in cerca di guai se si veste di nero per più di tre giorni di fila. Secondo quelli che adesso dettano legge nel suo quartiere, chiunque vesta a lutto commette blasfemia, mettendo in dubbio la volontà di Dio.Lo scorso anno, milizie come questa hanno trasformato la guerra in Iraq. Gli americani li chiamano "cittadini locali impegnati" (CLC), oppure "Figli dell'Iraq"; gli iracheni li conoscono come Sahwa – Risveglio- dal nome del consiglio tribale della provincia di al Anbar che ha lanciato una rivolta sunnita contro la tirannia di “al Qaeda in Iraq”. Il ruolo vitale delle milizie (e il fatto scomodo che molti membri fossero a loro volta insorti) sarà una grossa parte del dibattito questa settimana, quando i parlamentari americani ascolteranno la testimonianza sui progressi della guerra dal comandante delle forze armate Usa, generale David Petraeus, e dall'ambasciatore statunitense a Baghdad, Ryan Crocker. Quello che è meno probabile che venga discusso – e tuttavia, alla lunga, è altrettanto importante – è l'impatto che gruppi tribali come i CLC stanno avendo sul tessuto sociale dell'Iraq, e in particolare sulle sue donne.
I tentativi dell'America di disimpegnarsi dall'Iraq hanno portato ad alcuni compromessi assai sgradevoli. Dopo aver cercato per anni senza successo di strappare le zone sunnite al controllo di al Qaeda, i comandanti Usa sul campo sembrano finalmente averlo fatto – ma solo concedendo poteri molto estesi a sceicchi e leader locali che sono in grado di mantenere la pace. Adesso le zone sunnite dell'Iraq sono state fatte a pezzettini, ciascuno gestito da un leader tribale diverso con vedute diverse sulla legge e sulla società. In alcune parti di Baghdad, la situazione cambia in modo visibile da un isolato all'altro. Nessuno può dire quanti di questi leader abusino dei loro poteri, o se i loro piccoli settori potranno mai essere riportati sotto l'autorità di un governo centrale. "Stiamo diventando com'era l'Afghanistan negli anni '80", dice Zainab Salbi, l'irachena fondatrice e Direttore generale del gruppo di attiviste Women for Women International.L'Iraq di Saddam almeno offriva alle donne la protezione di una laicità imposta; venivano incoraggiate a studiare nelle università, e a perseguire carriere professionali. Questo cambiò negli anni '90, quando il dittatore iniziò a fare affidamento sui capi tribù per sostenere il suo controllo, mentre le sanzioni dell'Onu spingevano le famiglie nella povertà e riducevano le opportunità per le donne. Gli americani che sono arrivati nel 2003 speravano di fare del nuovo Iraq una vetrina dell'uguaglianza di genere. Ma i sostenitori dei diritti delle donne dicono che il sogno si è interrotto mentre la violenza avvolgeva il Paese. Alcuni leader tribali sono più egalitari di altri. Nel distretto di A’adhamiya, a Baghdad, la facoltà universitaria femminile locale è tutto un andare e venire di studentesse, anche se ad avere il controllo sono i Sahwa. I tempi sono più duri nella capitale della provincia di al Anbar, Ramadi, dove le milizie tribali permettono alle donne di lavorare ma non di andare senza velo, e si dice che la poligamia sia in aumento. Adesso, in zone rurali sotto il controllo dei Sahwa come Arab Jabur, a sud di Baghdad, le donne raramente si avventurano fuori casa. Ad al Anbar, il luogo in cui è nato il movimento Sahwa, i leader tribali hanno preso il controllo completo. "Hanno i loro feudi personali, e non rispondono a nessuno", dice Isobel Coleman, specialista dei diritti delle donne al Council on Foreign Relations. "I gruppi tribali possono non essere direttamente affiliati ad al Qaeda, ma non sono meno conservatori". Questa potrebbe essere una esagerazione: i jihadisti costringevano le ragazze a sposarsi, chiudevano le scuole, e uccidevano in modo indiscriminato. Ma i valori tribali sono più medievali di quelli protetti nella Costituzione irachena – e questa volta i killer hanno l'appoggio delle forze armate Usa. Alcune temono che stia arrivando il peggio. "Posso vedere negli occhi di alcuni di loro che hanno qualcosa da dire a noi donne non velate", dice Samara Ali, 27 anni, che lavora nella biblioteca della Baghdad University. "Penso che stiano aspettando un momento adatto per parlar chiaro".Alcune donne avevano visto segnali premonitori lo scorso anno, quando il movimento era agli inizi. Suhair Shakir dice che al Qaeda non aveva mai preso piede nel suo quartiere benestante, nella parte est di Baghdad. Tuttavia Sahwa ha assunto il controllo comunque, ed è diventato costantemente più aggressivo. Un giorno della scorsa primavera, mentre la Shakir era nella sua auto, a un checkpoint dei Sahwa le hanno fatto cenno di fermarsi. Un giovane si è avvicinato con fare mellifluo al suo finestrino e ha chiesto perché non indossava il velo. Mentre parlava, ha roteato una pistola - "come un cowboy, facendo girare la pistola sul dito", dice la donna. Da allora, indossa una cosa che copre la testa. Pochi mesi dopo ha avuto un altro incontro ostile; questa volta il capo di quelli the gestivano il checkpoint l'ha ammonita che le donne non dovrebbero guidare. Alla fine lei lo ha convinto che aveva bisogno della sua auto per andare al lavoro, solo per ricevere come risposta che poteva passare il checkpoint solo durante gli orari di lavoro, e mai dopo le 5 del pomeriggio. Le molestie sono continuate. Guardie dei Sahwa al distributore locale di benzina hanno iniziato a criticarla perché usciva senza essere accompagnata. "Questi sono adolescenti che non sanno niente e non hanno alcuna istruzione" , dice. "Ottengono il loro potere e le loro armi, e cercano di controllare la vita delle persone".A livello nazionale, alcune donne stanno ancora combattendo per far sì che la società irachena si apra. Il ministro per le questioni femminili, Narmin Othman, che è una donna, ad esempio, sta facendo una campagna contro i "delitti d'onore". Se un uomo uccide una moglie che devia dalla morale o una figlia sospettata di avere fatto sesso prima del matrimonio, rischia un massimo di tre anni di carcere in base alla legge irachena. "Un omicidio è un omicidio", dice la Othman, una kurda che ha un debole per i blue jeans e gli occhiali da lettura firmati Ralph Lauren. Se una donna irachena uccide il marito che la tradisce, l'accusa è di omicidio. La Othman dice che gli uomini dovrebbero ricevere lo stesso trattamento.Ma si trova ad affrontare una dura resistenza da parte dei partiti religiosi che guidano il governo. Essi sostengono che la proposta della Othman è contraria all'Islam (un punto contestato da alcuni studiosi rispettati). Il ministero della Giustizia ha persino rifiutato di fornirle le statistiche ufficiali su quanti delitti d'onore arrivano ai tribunali. Finora lei e i suoi alleati hanno raccolto solo 70 firme, molte meno del numero necessario perché il progetto di legge venga preso in considerazione dal Parlamento. Non ha fretta di farlo mettere in votazione. "Penso che perderemmo", dice. "Dobbiamo cercare di avere più discussione e di fare più lobbying". Non si arrende. Un provvedimento simile è stato adottato dai leader della regione kurda nel nord Iraq. La parlamentare irachena Samira Musawi è preoccupata che gli americani stiano sacrificando la possibilità di un Iraq più liberale dando troppa fiducia a gruppi come i Sahwa. "C'è molto rispetto per i capi tribù, ma molti di loro non hanno un'istruzione", dice. Per come la vede lei, meno sono istruiti, più reazionarie tendono a essere le loro vedute, specialmente su questioni come i diritti delle donne. Gli americani dovrebbero essere più cauti sul rafforzare i Sahwa, dice: "Devono esserci dei criteri".Ma attualmente, le forze Usa sono troppo soddisfatte del netto calo degli attacchi jihadisti per perdere il sonno su cose come le questioni di genere. "Saranno loro a trovare il loro livello su cosa è accettabile", dice il colonnello Martin Stanton, uno dei coordinatori statunitensi del programma dei Sahwa. "Per quanto riguarda ciò che stanno facendo all'interno della loro cultura, non credo che interverremo". La coalizione ha lasciato che i gruppi sciiti imponessero i loro valori in gran parte del sud per anni nell'interesse della stabilità; adesso lì le le donne generalmente vanno velate, e alcune hanno lasciato il lavoro dietro pressioni dei membri delle milizie sciite.Il fatto è che le vedute occidentali non si adattano necessariamente alle situazioni irachene. Noah Feldman, professore di diritto a Harvard, nel 2003 era andato in Iraq come uno dei principali consulenti di questioni costituzionali della Coalition Provisional Authority che stava muovendo i suoi primi passi. Ricorda l'approccio che i capi tribù ebbero nei confronti dell'inviato Usa Paul Bremer quella primavera, offrendosi di contribuire a calmare i loro seguaci infuriati. "Gli dicemmo: 'No, non riporteremo l'Iraq al Medioevo", dice Feldman. I comandanti statunitensi hanno trascorso i quattro anni successivi cercando di combattere gli insorti senza l'aiuto degli sceicchi. "Abbiamo provato altri modi, e non ha funzionato", dice la Coleman. "I leader tribali stanno mettendo le cose in ordine. La domanda é: a che punto diventa inaccettabile? E non lo sappiamo". Nessuno lo sa. Ma alcune donne irachene sono preoccupate che i Sahwa abbiano già conquistato troppo potere – e che adesso non si possa tornare indietro.
(Fonte: "Osservatorio Iraq", articolo di "Newsweek" del 5/4/2008)
- L'articolo 111 del Codice penale iracheno, del 1969, concede le attenuanti per i "delitti d'onore" e al massimo pene molto lievi. Questo anche con il regime del "laico" Saddam. Neppure il Premier Al-Maliki è favorevole a dichiararli illegali, nonostante l'impegno di personalità come la Ministra Narmin Othman.
- Zainab Salbi è figlia del pilota dell'aereo personale del Raìs e ha scritto l'autobiografia "Una donna tra due mondi. La mia vita all'ombra di Saddam Hussein" (Corbaccio, 2006, 320 pp.)
Leggi tutto ...
MILANO, A 16 ANNI TORNA TARDI DALLA PIZZERIA, GENITORI DEL BANGLADESH LA PICCHIANO
Una studentessa di 16 anni del Bangladesh, abitante a Milano, ha denunciato i genitori alla polizia affermando di essere stata picchiata, nella notte fra sabato e domenica, al ritorno a tarda ora da una serata a teatro e in pizzeria. Gli agenti hanno portato la ragazza, che ha affermato di prendere botte spesso da padre e madre per vari motivi, al Pronto Soccorso e aperto un'indagine sulla coppia per maltrattamenti. La giovane aveva qualche leggera escoriazione a un ginocchio e una lieve ferita su un gomito: la prognosi è stata di 5 giorni. Ora, su disposizione del Tribunale dei Minori, è in una comunità protetta. In base ai primi accertamenti non sembra che vi sia un collegamento con la religione musulmana, ma piuttosto che vi siano effettivi disagi familiari legati ai conflitti adolescenziali, al fatto che i genitori mal sopportavano la sua voglia di essere più libera, di voler frequentare gli amici e il teatro e di voler seguire una dieta vegetariana a causa di intolleranze alimentari.
(Fonte: "Leggo on-line")
Leggi tutto ...
martedì 3 giugno 2008
DONNE E DISCRIMINAZIONI
Discriminazioni ai danni del femminile e Sacre Scritture. Nel suo ultimo saggio, "E dio negò la donna" (ed. Sperling&Kupfer), Vittoria Haziel è andata a stanare gli imprinting con i quali i tre monoteismi codificano la negazione e la sottomissione della donna. Se ne parlerà stasera alle 21 al Circolo "Giordano Bruno" in Via Bagutta 12 a Milano.
(Fonte: "Corriere della Sera")
Leggi tutto ...
lunedì 2 giugno 2008
IRAQ, ASSASSINATA DA KILLER DOPO AVER DENUNCIATO IL MARITO CHE AVEVA UCCISO LA FIGLIA "IMPURA"
LONDRA (1 giugno) - Sua figlia era stata uccisa dal marito che l'aveva soffocata, rea di essersi innamorata di un soldato britannico a Bassora. Disperata la donna lo aveva denunciato, ma la magistratura irachena aveva archiviato il caso come delitto d'onore. Poco tempo dopo Leila Hussein è stata uccisa da dei killer mentre a Bassora cercava di salire su un taxi e andare ad un incontro con una persona che doveva aiutarla a fuggire in Giordania. La storia la racconta The Observer, giornale al quale Leila si era rivolta per far conoscere al mondo la storia straziante della figlia Rand Abdel-Qader. Il padre, Alì, quando l'ha uccisa facendosi aiutare dai sui due figli maschi di 21 e 23 anni, aveva detto di averlo dovuto fare "per difendere il mio onore". La ragazza era diventata "impura" perché aveva osato rivolgere la parola ad un "nemico infedele". (Fonte: "Il Messaggero")
Avevo parlato qui dell'assassinio di Rand e del coraggio di Leila, che dopo la morte della figlia e il divorzio dal marito, avrebbe voluto dedicare la sua vita alla difesa dei diritti delle donne.
Due settimane dopo il delitto Leila ha trovato il coraggio di abbandonare il marito ("Non potevo vivere con l'assassino di mia figlia") e aveva chiesto il divorzio. Un gesto che le è costato la vita. Il 17 maggio l''assassinio. Da un mese e mezzo la mamma della povera Rand si sentiva braccata e un'associazione che si batte per i diritti delle donne irachene la spostava ogni quattro giorni di casa in casa nella speranza che potesse schivare le rappresaglie dei familiari. La polizia non ha trovato elementi per incriminare dell'omicidio di Leila l'ex-marito, in possesso di un alibi di ferro: al momento dell'agguato era a Nassiriya con i due figli. Per le forze dell'ordine si è trattato di uno dei tantissimi episodi di «violenza settaria» che sono moneta corrente nell'Iraq dopo l'invasione angloamericana del 2003.
Leggi tutto ...
"LA TRILOGIA DEL BURQA" DI DEBORAH ELLIS
Essere bambina in Afghanistan. Costretta a fare i conti con la fame, le mine e i talebani. E se tuo padre finisce in cella senza motivo e tua madre non può uscire di casa se non coperta da un pesantissimo burqa che le impedisce i movimenti, allora sfamare la famiglia tocca a te. Anzi, a loro, a Parvana e Shauzia, piccole amiche di Kabul protagoniste dei tre spicchi di questa trilogia. I talebani impongono il velo? Alle bambine non resta che tagliarsi i capelli e fingersi maschi. Troveranno un lavoro, ma anche sofferenza e un lungo viaggio nel Paese martoriato dalla guerra. Un tema difficile, raccontato senza sconti ma sempre con un filo di speranza.
Trad. Claudia Manzolelli, Rizzoli Editore, pp.498, 15 euro.
("Corriere della Sera", 31/5/2008)
Leggi tutto ...