martedì 8 giugno 2010

SALUTE, DONNE ISLAMICHE DAL MEDICO? SOLO SE DA' IL CONSENSO IL LORO IMAM

L’idea choc è promossa dal coordinatore sanitario degli immigrati in Toscana, ma la pratica è già diffusa da anni.

Se a Firenze vuoi fare prevenzione tra le donne musulmane, devi passare dalla moschea. È il coordinatore sanitario degli immigrati in Toscana a promuovere questa dinamica; spiegando che, senza il placet dei leader religiosi, non si riesce a portare le donne islamiche negli ospedali. Dunque, anziché avvicinare le donne al sistema sanitario italiano, alla gratuità di alcuni suoi servizi fondamentali, come la prevenzione dalle malattie che colpiscono in modo particolare le anziane, agevolare il confronto con altre donne italiane, in autonomia e senza distinzioni religiose, favorendo l’integrazione, meglio riconoscere legittimità agli imam e accrescere il loro potere di veto. «È molto importante coinvolgere i capi e i leader delle comunità, perché senza di loro non puoi muovere niente», spiega Omar Abdulcadir, che spesso raggiunge la moschea per cercare di avere dalla sua parte i capi religiosi, come lui stesso li definisce. Ma c’è di più: Omar Abdulcadir, che dirige anche il Centro regionale per la prevenzione e cura delle complicanze legate alle mutilazioni genitali femminili, ammette di aver ceduto alla moschea di Firenze una parte dei finanziamenti ottenuti dalla Regione Toscana. Quei soldi sarebbero dovuti servire alla struttura sanitaria per fare prevenzione tra le donne immigrate, indagare la presenza di carcinomi o patologie individuabili soltanto con un esame medico. Una parte di quel finanziamento è finito invece nelle casse di guide spirituali e associazioni islamiche, a cui il medico somalo Omar Abdulcadir ha «commissionato» una sorta di promozione del servizio di prevenzione: «Io vi do i soldi che ci ha dato la Regione, voi mi fate questo servizio nella moschea», ha sintetizzato in un seminario di formazione a porte chiuse a cui Il Giornale è riuscito a prendere parte. «Certe figure possono influenzare», dice alla platea il medico di origine somala. Dunque ben venga l’autorità degli imam di decidere se e quando una donna musulmana può recarsi in ospedale per una visita di controllo. Stando alla testimonianza di Abdulcadir, questa sembra essere una prassi diffusa in Toscana, tanto che lui stesso suggerisce agli operatori sanitari intervenuti al seminario sulla “Salute Interculturale”, che si è tenuto a Teramo questa settimana, di assumerla come un valido modello per poter svolgere il lavoro di medico che incontra sul suo sentiero una comunità di immigrati: «Attingere a queste fonti è una nostra responsabilità – dice – perché molti problemi possiamo risolverli senza usare il manganello». Abdulcadir è lo stesso medico che nel 2004 propose la possibilità di praticare, previa l’applicazione di pomata anestetica, una puntura di spillo sul clitoride delle ragazze africane che vivono in Toscana per far uscire qualche goccia di sangue. Ad uno ad uno aveva convinto i «rappresentanti» delle immigrate africane ad accettare la sunna rituale in nome di una «identità culturale» a suo dire «molto importante per vivere in sintonia»; limitando forse il danno provocato dall’infibulazione – in Italia vietata per legge – ma di fatto riconoscendo un’usanza tribale contro cui le istituzioni nazionali si sono battute per anni, continuando a promuovere il superamento di questa pratica anche nei Paesi africani. Vedi l’impegno di Emma Bonino, che del tema si occupa dal ’99 e ha contribuito alla firma del Protocollo di Maputo, il documento che si prefigge l’eliminazione delle mutilazioni genitali femminili entro il 2020. A suo tempo, Bonino definì il tentativo di Abdulcadir un «frutto dell’ignoranza», spiegando che sarebbe «come parlare di pena di morte discutendo se sia meglio la ghigliottina o l’iniezione letale». A distanza di anni, il medico somalo non sembra aver cambiato approccio e il fatto che promuova i gestori dei centri islamici o delle moschee al rango di capi comunità, riconoscendogli il ruolo di leader quando la maggior parte degli immigrati musulmani non è neppure praticante, dovrebbe far riflettere. Soprattutto perché le sue teorie continuano ad essere proposte nei seminari «di formazione» promossi dalle Asl. E non si capisce in che modo un’affermazione quale: «Nelle società poligamiche ci sono meno disturbi a livello di menopausa e sterilità», possa aiutare gli operatori sanitari che partecipano ad incontri sulla mediazione culturale in ambito sanitario a migliorare il proprio lavoro in Italia. (Fonte: http://www.ilgiornale.it/ , 30/5)

«Così la nostra comunità fa dieci passi indietro», intervista a Bouchaib Gamal, Presidente del Movimento dei Musulmani Moderati in Italia.

16 commenti:

esperimento ha detto...

Così l'imam diventa una sorta di divinità dalla quale dipende la vita e la morte di migliaia di donne. (ma anche di bambini e di uomini? O solo di donne adulte?)

Maria Luisa ha detto...

mi piacerebbe leggere gli articoli in si afferma che nelle società poligamiche vi sono meno problemi legati al climaterio e di sterilità.
Per laurearmi in medicina ho sostenuto in esame di Ginecologia ed ostetricia, ma i miei insegnati non me ne hanno mai parlato.

Un soggetto come questo medico (!?) che, per di più, usa i soldi della Regione per sovvenzionare centri islamici, che di fatto promuove l'infibulazione, che si arroga il diritto di mettere la salute di donne e bambini nelle mani di imam ,non dovrebbe nemmeno poter esercitare in Italia, anzi dovrebbe essere rispedito a casina sua.

Maria Luisa

Mella ha detto...

Sei anni fa avevo detto che era un coglione. Oggi mi correggo: è un coglione al cubo (e un emerito figlio di puttana)

Anonimo ha detto...

coglione e figlio di puttana lui, e coglione e figlio di puttana e pure traditore, chi lo lascia esercitare la sua coglionaggione... vabbè è la toscana, quindi si capisce anche perchè.
primo capo

petroniostefano ha detto...

Se uno legge attentamente il programma della Regione Toscana "Mum Health", nella scheda di intervento in italiano sotto il titolo "le strategie utilizzate" (nota bene utilizzate, cioè già in atto) c'è la voce "coinvolgimento delle comunità migranti nell'identificazione e realizzazione delle attività": se parlo di migranti musulmane quale sarà la comunità di riferimento se non la moschea/centro islamico?
Messo in questo modo è criptico, mi piacerebbe sapere se volutamente oppure no.
Il problema è certamente culturale ma, soprattutto, da parte dei politici e dei tecnici dei vari enti o regioni (non solo Toscana): il primo lavoro culturale è da fare ai nostri politici, che, alla fin fine, si possono poi anche non votare.

Adelmo Castagnetti ha detto...

aa

Ondina ha detto...

NON LO SO.
Sono veramente confusa. L'unico documentario serio che ioa bbia mai visto sul problema della MGF (mutilazioni genitali femminili) in Italia mi aveva fatto guardare a questo medico come a un coraggioso combattente CONTRO ogni forma di mutilazione, un vero amico delle donne. Ora tutto questo mi spiazza.

Così come mi spiazza leggere: "In un altro caso, invece, niente da fare. "Era una signora somala, di religione islamica ¿ racconta ¿ Doveva fare il cesareo. Il marito si è opposto: 'Niente. Se muore il bambino, Inshallah. Se muoiono tutti e due, Inshallah. Ma di cesareo non se ne parla'. Siamo stati costretti a fare il parto per via naturale". Inshallah, tutto è andato bene"..
(http://www.kwsalute.kataweb.it/Notizia/0,1044,1148,00.html)
.. ma dico , COME SI PERMETTE un tizio di decidere della vita e della morte di "sua" moglie?.. ma soprattutto, com'è possibile che i medici NON chiamino la polizia per farlo allontanare? la risposta è probabilmente sempre la stessa: se non vuoi fare del volontarismo, restando isolato con 4 immigrati illuminati, DEVI venire a patti con le folli regole di queste comunità, in attesa che cambi la mentalità. Allora forse la cosa veramente urgente è istituire il benedetto albo degli Imam, e concordare/controllare la qualità e i contenuti della loro formazione. Ma soprattutto non limitarsi a fare proclami contro l'immigrazione, ma IMPEGNARSI concretamente a far rispettare le leggi, cercando concretamente di dare vero ascolto, appigli, protezione e risorse alle donne. Che invece sono sempre abbandonate. Questo medico, per loro, è comunque prezioso.

Ondina ha detto...

ps- cambiando argomento.. ma neanche tanto; insomma mi rendo conto che qui non si parla (solo) di donne specificamente mussulmane, ma penso che questo articolo sia VERAMENTE da conoscere:
http://www.maschileplurale.it/cms/index.php

petroniostefano ha detto...

x ondina. "DEVI venire a patti con le folli regole di queste comunità, in attesa che cambi la mentalità"
Questo è proprio la cosa che non devi fare, perchè se aspetti che la mentalità cambi spontaneamente ciò non avverrà mai! non solo, tiene presente che le comunità immigrate tendono ad essere più restie ai cambiamenti rispetto alla parte della famiglia che rimane nel paese d'origine. In questa fase le leggi devono essere impositive, solo così si ha anche l'effetto educativo, non viceversa.
Per quanto riguarda l'albo degli imam è chiaro che sarebbe una cosa buona, però il problema non dipende dallo stato italiano, altrimenti avrebbe già stretto accordi, come avviene anche per le comunità ebraiche: se questo non è avvenuto è perchè manca l'accordo interno tra le comunità islamiche, non solo per una differenza tra sciiti e sunniti ma anche perchè esistono differenze notevoli tra le etnie della stessa religione (ad es. un sunnita marocchino ha tradizioni diversissime da un sunnita pakistano).

Anonimo ha detto...

ma a livello religioso quel è il problema? di sicuro non è un medico, ma la medicina italiana com'è vista?

Alessandra ha detto...

Ondina, la sua proposta sulle mgf limitava i danni e presupponeva che la "puntura di spillo" venisse fatta in ospedale. Vista la diffusione di questo dramma del nostro Paese, avrebbe potuto sembrare accettabile, ma di fatto si tratta sempre di un escamotage per aggirare il problema: le mgf tout court, l'inviolabilità del coropo della donna e quest'ultima "novità" da parte di Omar Abdelcair, lo conferma. Mai venire a patti con certe usanze. Souad Sbai, per esempio e da mo' che propone l'albo degli imam... .
Grazie del link.

Anonimo, qualsiasi cosa porti alla parità tra uomo e donna e alla tutela di quest'ultima come essere umano, è vista da alcuni proprio come mero strumento occidentale, come la medicina (ricordiamo i Talebani!)

barbara ha detto...

No, il discorso è un altro, e per chiarirlo parto da un po' lontano. In Arabia Saudita si pratica la sunna, ossia una incisione rituale del clitoride facendo uscire sette gocce di sangue. Una cosa rituale, simbolica, che non lascia tracce. Molto probabilmente non sarà troppo difficile indurre quei genitori che praticano questo tipo di rituale a sostituire il taglietto con una puntura, a ridurre le gocce di sangue da sette a una e, a questo punto, anche a spalmare un velo di crema anestetizzante. Ma chi mutila lo fa perché lo ritiene necessario: il clitoride si elimina perché è un errore di natura, le piccole labbra si tagliano perché se no crescono all'infinito e si trascinano per terra, l'infibulazione si pratica perché la donna deve essere chiusa e non aperta, punto. Immaginarsi di convincere queste persone a sostituire tutto questo con una simbolica puntura di spillo è come provare a convincere chi abbia una cancrena a una gamba a bere un bicchiere d'acqua invece che amputare. La questione non è che la proposta lascia intatta l'idea di dover intervenire sui corpi delle bambine: la questione è che chi si immagina che possa funzionare è un idiota totale. Ed è un idiota al quadrato se è un somalo, ossia uno che esce da una società in cui TUTTE le donne sono infibulate, da una società che semplicemente non concepisce una donna aperta.

Alessandra ha detto...

E'vero, ho tralasciato il discorso delle 7 gocce di sangue in base alla Sunna e hai ragione anche sul resto. Ho semplicemente detto che comunque puntura di spillo è sempre un escamotage per aggirare il problema: insomma, ho parlato del principio dell'inviolabilità del corpo della donna, dell'essere umano, che nel nostro Paese non dovrebbe essere consentito. In ogni caso.

Alessandra ha detto...

Ecco, ho dimenticato il riferimento alla Sunna, delle 7 gocce di sangue.

barbara ha detto...

Sì, lì può funzionare benissimo, perché si tratta di sostituire un rito simbolico a un altro rito simbolico. Ma immaginarsi di sostituire con un simbolo una cosa materiale e concreta significa vivere fuori dal mondo.

Anonimo ha detto...

L'infibulazione è una pratica barbara e disumana, viene praticata in Italia come in altri stati europei ancora oggi e spesso la praticano medici qualificati e delinquenti o carnefici musulmane venute dal paese d'origine della giovane, per tagliare e cucire, le conseguenze sono disastrose, la pipì esce a piccole gocce, immaginate cosa dev'essere stare in bagno un quarto d'ora per farla tutta, per non parlare del ciclo, il sangue ristagna e le malattie che derivano da questa usanza allucinante sono molteplici. Spesso viene praticata senza anestesia e con coltellini arruginiti, il dolore non è comprensibile da chi non l'ha subita. Non si possono accettare compromessi, nessuna donna deve essere vittima di queste atrocità e loro stesse devono comprendere che sono perfette così, che sono i loro uomini ad essere sbagliati, non la natura stessa del loro corpo.
Warise Dirie parla approfonditamente dell'argomento in "Figlie del dolore" e in "Fiore del deserto".
Valentina