martedì 3 luglio 2012

"C'E' UNA SHARIA BUONA CHE NON VUOLE IL VELO" di Souad Sbai



La forza di un’idea. La forza di un pensiero che scorre come un rigagnolo sotterraneo, pronto ad esplodere in un fiume in piena, la cui forza diventa inarrestabile man mano che si fa più impetuoso. Così nei media arabi descrivono la tesi esposta da Mustapha Mohamed Rashed, studioso che in Marocco ha dettagliato, smontandole senza pietà, le ragioni dell’odiosa imposizione del velo. Che viene descritto come uno dei pilastri dell’islam, ma che in realtà ha ben altra veste agli occhi di chi sa bene cosa sia il Corano e come va interpretato. La tesi di Rashed è stata approvata dall’università di Al Azhar, massima autorità in materia, e sta suscitando uno sconquasso nel mondo degli studiosi arabi. Che non riescono spesso a comprendere la giusta distanza fra libertà e rispetto di una fede. Rashed dice testualmente: «Chi propende per l’obbligatorietà dell’hijab ha deviato dagli scopi della legge islamica e della sua vera interpretazione. Ha rifiutato il ragionamento, basandosi solo sul testo letterale». Ma è un fattore che differenzia nella sostanza il pensiero di Rashed da quello di altri che, per il vero, avevano già azzardato la tesi del non obbligo del velo: l’ijtihad, «lo sforzo giurisprudenziale, ovvero lo sforzo di energia mentale del giurista musulmano di dedurre sentenze giuridiche dal sacro dell’islam». Averroè, insomma. Riscoperto e rivalutato in tutta la sua forza concettuale e storica. Letteralmente, dice Rashed, «Hijab significa tenda, partizione e il versetto di cui si parla è specificatamente rivolto alle mogli del Profeta come “separazione”. Non c’è disputa tra gli studiosi a tale proposito. Il termine hijab è finalizzato ad avere una partizione tra le mogli del profeta e dei suoi compagni. Non è rivolto alle donne musulmane, altrimenti sarebbe stato specificato apertamente». Nonostante Qaradawi si affanni ancora a dire il contrario e Rashed nella sua tesi ne smonti ogni velleità concettuale. Un colpo di mannaia alle odiose quanto false piaghe psicologiche cui l’estremismo ha attinto nel tempo per formare una mentalità del terrore e della soggezione nelle donne musulmane. Un giogo mentale e fisico cui per troppo tempo non ci si è potuti sottrarre se non esponendosi al rischio di essere radiate da qualsivoglia comunità o gruppo sociale, sulla scorta di una previsione che non ha mai avuto alcun riscontro nel testo. Noi lo diciamo da anni, lo gridiamo tanto da esser rimaste spesso senza voce, urlando al posto delle donne che vengono da noi e confidano che quel velo non lo hanno mai scelto ma è stato loro imposto, spesso con la forza. Decontestualizzata, male interpretata e forzata ad arte dall’estremismo di matrice salafita, l’usanza del velo è divenuta un simbolo, un’apparte - nenza non religiosa ma radicalista sulla base della quale si sono consumate le peggiori follie. Fino a cadere nel niqab e nel burqa, che oggi sono il nemico da combattere senza pietà. Peccato che mentre in Marocco si studia su questo e ci si confronta in maniera aperta, da noi una certa politica falsamente buonista e multiculturale, con una decisione di rara ottusità, ha deciso di accantonare appena arrivato in Aula il provvedimento relativo al travisamento del volto, rendendo così vita facile a chi in questo lasso di tempo vorrà fare carne da macello delle donne musulmane messe all’angolo dal fondamentalismo. Cecità storica? Malafede ? Ignoranza della materia? Abbiamo bisogno che uno come Rashed venga da noi, magari in qualche Commissione, a spiegare che l’hijab non ha nulla a che vedere con la religione e meno che mai burqa e niqab? Io so solo che noi nel frattempo stiamo seminando, giorno dopo giorno, nella mente delle donne la convinzione che la paura non deve vincere. E che nonostante al di là del Mediterraneo i veli offuscanti crescano sempre più grazie al salafismo della primavera islamica, ogni donna che voglia dirsi tale non deve mollare, perché la sua libertà si rifletterà nei suoi figli, portatori del seme della speranza del mondo arabo e dell’Europa. (Libero, 30/06)

17 commenti:

Anonimo ha detto...

si dimentica solo che.....
l'islam non è solo Qur'an ma anche Sunna....
e qua di esempi che obbligano il velo ce ne sono e come....
non si dimentichi che in certi casi la Sunna ha maggiore valore dello stesso Qur'an, come per esempio nel caso delle preghiere...il Qur'an ne cita 3, la Sunna 5...indovinate chi vince?

Brava Sbai, la adoro, ma il discorso ü un poco più complicato....

Bb

Alessandra ha detto...

Ma neanche nella Sunna il velo è obbligatorio, Bb. Semmai è una tradizione.

yiyuiuy ha detto...

ykjhtkjuhkoijhk

Nada ha detto...

Guardate, Alessandra parla di Sunna . . . . ma Ch.......

Anonimo ha detto...

Alex, cerchiamo di capirci
a) non esiste dicotomia tra qur'an e sunna. La "Summa" confluisce nel diritto islamico, che tramite le 4 scuole definisce tutta la vita dei credenti.
b) Il Qur'an è contraddittorio sul velo (surah 33:59 è per il velo: O Prophet! Tell thy wives and daughters, and the believing women, that they should cast their outer garments over their persons) contro 24:31. Il problema è che qua mancano i riferimenti contestuali per cui non si può dire quale abroga l'altra
c) Vediamo dunque cosa dice la sunna...ci sono almeno due ahadith che testimoniano l'utilizzo del velo (riguardano Aisha e Asmaa, figlia di Abu Bakr)
c) cosa dice dunque il diritto musulomano? Tutte le 4 scuole son d'accordo sul fatto che le donne debbano coprirsi. La differenza ü se comprende anche il volto e/o le mani.

Per cui tutta la discussione quando si parla di velo basa cosa sia permesso: il niqab o l'hijab..

Anche il rettore di al-azhar ha proibito a una ragazza di presentarsi ai corsi col niqab, mica col hijab.

Per cui. sum.summarum: il velo è obbligatorio, il niqab (i.e. quello completo) no.

Come la mettiamo cara Alessandra?

BB

Alessandra ha detto...

BB, innanzitutto, vorrei il tuo nome e cognome completo. Ci sono almeno due ahadit che testimoniano l'utilizzo del velo? Bene, non significa che questo sia IMPOSTO dalla religione! Comunque qui si parla di Aisha, una delle mogli di Maometto, e di sua sorella, non di tutte le donne musulmane.
E' vero quello che dici di Al-Azhar (hijab obbligatorio, niqab no), ma questa è un'Università legata dei Fratelli musulmani: hai detto tutto. Le 4 scuole musulmane dicono che le donne debbano coprirsi tutto tranne il viso e le mani? Anche un paio di pantaloni e una camicia a maniche lunghe coprono tutto tranne il viso e le mani.

Alessandra ha detto...

Nada, cosa c'è?

Anonimo ha detto...

Alex,
ci conosciamo, siamo anche amici di battaglia, speravo mi riconoscessi...;-((( ho scritto tante volte sul tuo blog,(basta aggiungere 2 volte le stesse vocale al mio nome ;-))). Adesso sono proprio in uno di quei paesi musulmani dove tutto è controllato e non vorrei rischiare l'espulsione o peggio...capiscimi per favore, senò va bene cosi...di più non posso.
Guarda che siamo dalla stessa parte, solo che cavalcare false illusioni non serve a niente (come la storia della primavera araba)----...allora:
a) si deve capire come fu determinato il diritto islamico per capire l'importanza degli ahadith. Basta certe volte un solo hadith per "soprassedere" sul qur'an...questo per capire l'importanza della sunna.HA quindi valore di legge, è normativo. Senò verrebbe a cadere tutta la giurisprudenza islamica. Se vuoi parlare di islam...così è...non si sfugge...senò parliamo di "matrix"
b) il discorso che ciò varrebbe solo per le donne di Muahmmad e non per altre ha un problema sempre giuridico ma anche logico: come ben saprai Muhammad (soprattutto) ma anche le sue mogli, sono l'esempio perfetto da seguire. Proprio loro con il loro comportamento hanno dettato e dettano ancora la vita di un miliardo di persone!!!! Non vale dunque il contrario, ma anzi, ciò corrabora proprio il discorso di al Azhar.
c) per quel che rigaurda al-azhar...mi dispiace ma non sei informata....la al-azhar forse adesso (non sono ancora a conoscenza che abbiano eletto un nuovo rettore), ma prima, almeno fino a Tantawi, era sotto diretto controllo del governo egiziano, che era ferocemente anti-fratelli musulmani. Certo non vuol dire che non sentisse influenze radicali, ma che fosse fotto il diretto controllo degli ikhwan è proprio da escludere. Cmq....è stata ed è reputata il "vaticano" dei sunniti, rappresentante ufficilale di maggior peso persino rispetto alle univerità di MEdina e la Mecca...
...si si...le 4 scuole dicono (con diverso accento proprio quello che hai detto anche tu)...come hai ben capito..la differenza cosa la fanno?.....i capelli...e come tu ben sai...c'è un hadith che dice...che il diavolo si annida proprio nei capelli delle donne....per questo sono costrette a coprire anche il minimo ciuffo...la questione è tutto qua. Cmq senza ad andare a riprendere questioni teologiche....il qur'an di per se è gia chiaro: ti ho citato 33:59 dove parla espressamente di (...believing women).....così come 24:312.

Alex, mi dispiace, ma lo dice il qur'an, lo dice la sunna, lo dice il diritto....è come sbattere le corna contro un muro...non si può sindacare sulla fede di una persona (non posso dire a un musulmano di lasciare la parte violenta della sua religione ma di rimanere musulmanO), ma quello che posso fare è rendergli presente che la sua fede è cieca, che è fideismo, che il suo dio è assurdo. Ma non ho il diritto di potergli dire a cosa credere o no, cosa lasciare o no. Io lotto per aprire gli occhi su tutto. Per questo ti dico cara ALex...lottiamo la stessa guerra, ma ci sono battaglie perse e altre no....
buona lotta ;-)
BB

Alessandra ha detto...

Ti ringrazio BB... Mi spiace non riconoscerti, anche se un'idea ce l'ho... Comunque allora anche questo Mustapha Mohamed Rashed, allora, è un ignorante e non lo credo... Riguardo al Corano, in ogni caso, non dice che bisogna coprirsi capelli: su questo non è chiaro affatto! Poi che dire? Ti auguro di tornare al più presto in Italia e di lasciare quel Paese musulman al più presto!

Alessandra ha detto...

BB, devo contestare quello che dici sulla Sunna: non c'è nessun ahadit che dice che il diavolo si trova tra i capelli della donna, ma ce n'è uno che dice i capelli distraggono dalla preghiera: perciò le donne musulmane devono velarsi, QUANDO PREGANO.Questo, per quanto ridicolo, era detto anche dal misogino S. Paolo.

Anonimo ha detto...

Alex, ci conosciamo ci conosciamo ;-) solo che non tornerò che tra un anno circa in italia... se ci saremo ancora ti dirò chi sono...sto studiando islamologia qua;-);ho un blog, dove mi hai anche già scritto, ho dovuto mettere impostazioni sui posts "automatici" per tutto l'anno prossimo! immaginati!!!! per non farmi beccare ;-)
MM Rashed certamente non è un ignorante, sul ijtihad ha ragione, che i versetti coranici siano solo per le donne di Muhammad, qua sbaglia di sicuro (infatti i 2 versetti citati parlano di "believing women"e non solo di quelle di Muh.),su cosa si intendi per coprire corpo/petto/viso/occhi/capelli qua ha ragione. Ma ciò dipende dalla struttura del qur'an, e dell'islam in generale: che è binaria (dice una cosa e il contrario ;-((( mah!. Questo spiega tutte ste discussioni infinite. In realtà a dettar legge è alla fin dei conti il diritto islamico che condensa tutto. E fintanto che non si apriranno le porte dell'ijtihad....questo è quello che abbiamo (insomma: un dio islamico confuso, dove poco chiaro, insomma un dio poco dio e non il Dio assoluto che incarna tutte le perfezioni). Cmq: questa è l'ortodossia.
Certamente le donne si devono coprire i capelli...sul resto c'è discussione. Insomma il velo ü obbligatorio. (ps: l'hadith sul diavono nei capelli delle donne l'ho letto per di sicuro, ma non lo trovo più. ma continuo a cercarlo appena trovato ti fò sapere, ok ;-)). Sai com'è con gli ahadith...ce ne sono a decine di miglaiia!Comunque fa testo la legge islamica e lo stesso qur'an.

Last but not least....su San Paolo, mi dispiace ma non ü corretto ciò che dici. È luogo comune dar del misogino a SP, ma in realtà quando apostrofa le donne nelle assemblee è perchè spesso nelle nuove comunità che si formavano, spesso l'ambito iniziale era ebraico, per cui le donne "non giudee", abituate a non portar il velo creavano malumori (se non di più) nelle comunità. Se leggi le lettere di SP, vedrai come in nuce vi sia un avanzamento immenso dei diritti umani e soprattutto delle donne (si si). Infatti chiede alle donne di essere sottomesse agli uomini, ma....agli uomini chiede di amare le donne come il Cristo ha amato Chiesa (i.e. sacrificandosi fino allamorte)!!!! Un altro esempio...ai figli chiede di essere sottomessi ai genitori, ma dice la stessa cosa ai genitori: di amare i propri figli come il Cristo (i.e.: esistono diritti e doveri). Non esiste nessun'altra testimonianza nel mondo occidentale di una tale rivoluzione,che viene poi dal cuore e non dalla legge (se abbiamo le leggi e non cambiamo il cuore...non cambia niente, siamo dei farisei). La stessa cosa per la schiavitù. SP nnon l''ha abolita...ma leggi la lettera a Filemone, è un gioiello di amore (sorry Alex, ma ho una laurea in teologia ;-)))


Un saluto alla Sbai, che adoro, non la conosco ma ho un amico intimo che la conosce benissimo ;-)

PS: ho una tastiera non "classica" e non riesco ad evitare un sacco di errori di battitura...è una tortura scrivere, spero mi perdonerai

Donna con Fuso ha detto...

complimenti per l'articolo e anche per il dibattito che ne è seguito. estremamente interessante e istruttivo

un saluto da NYC
Dcf

Alessandra ha detto...

Grazie Donna! Seguirà un altro articolo su questo tema, che dimostri quanto il velo non sia "islamico".

ilMaLe ha detto...

Un'intervista a un islamico di Brianza dal nuovo giornale online Talkactive.it
Ci occupiamo di tutto, ma un pensierino al mondo islamico e alla donna lo facciamo.
Leonardo

Alessandra ha detto...

Grazie, verrò a vedere!

gabriella CARNINO ha detto...

Mi unisco senz'altro al commento di Donna, non sono sufficientemente addentro alle questioni teologiche da poter competere, ma mi interessa moltissimo leggere questo blog appena scoperto. Vorrei solo aggiungere quella che forse sarà una banalità, ma sono sempre più del parere che, come per i cristiani, tutto dipenda dalle interpretazioni, quindi dalla sagacia e dalla purezza della fede e della cultura, nonchè dall'apertura mentale. Abbraccio

Anonimo ha detto...

l'obbligo del velo per la donna musulmana esiste. Sono musulmana e ho indossato il velo volontariamente e pienamente convinta. Se una non lo vuole indossare o se uno non è convinto è inutile che va in giro dicendo che è un'invenzione o che fa parte della tradizione. Sbai non rappresenta affatto una donna musulmana ma è una signora che pur di mantentere il proprio 'posto' le fa comodo dar ragione agli 'anti-velo'. Il fatto che io porti il velo non mi ha mai portato a giudicare male coloro che non lo hanno, lo stesso dovrebbero fare gli altri con me. Ci vuole rispetto per le scelte di tutti: questo è quello che ci ha insegnati il Profeta.