Egregio Dott. Ahmadinejad, Sono Narges Mohammadi, giornalista, laureata in Fisica, moglie di Taghi Rahmani e madre di due gemelli di soli tre anni. Sono un'attivista del Centro dei difensori dei diritti umani in Iran, recentemente chiuso illegalmente, nonché del Consiglio nazionale della pace. Da quando è stata messa al bando la stampa democratica iraniana, dal 22 settembre 2001, fino al 19 novembre 2009, cioè pochi giorni fa, sono stata impiegata con un contratto regolare presso la Società per le Ispezioni Ingegneristiche, nel gruppo specialistico per le ispezioni industriali e minerarie. Il 19 novembre sono stata licenziata. Questo è il breve curriculum di una 36enne iraniana.E' bene che Lei sappia che il mio ordine di licenziamento, prima di essere notificato a me, ha seguito un iter attraverso le forze di sicurezza. Nel mese di Khordad 1387 (maggio-giugno 2008), tornando da una riunione dei difensori dei diritti umani e degli esperti delle Nazioni Unite tenutasi a Vienna, sono stata convocata e interrogata dagli agenti del ministero dell'Intelligence del Suo governo. L'8 maggio 2009, quando stavo per recarmi in Guatemala per partecipare ad un convegno internazionale delle donne, mi è stato illegalmente impedito di lasciare il Paese, e non ero stata accusata di alcun reato: infatti non sono mai stata chiamata in giudizio come imputata. Il passaporto mi è stato sequestrato all'aeroporto e da allora non ne ho uno. Perciò ho dovuto presentarmi di nuovo agli agenti dell'intelligence, i quali mi hanno chiesto apertamente di abbandonare le attività nel Consiglio nazionale della pace e nel Centro dei difensori dei diritti umani, minacciando altrimenti di sottopormi a restrizioni ancora più severe. Il 18 giugno scorso, cioè sei giorni dopo le elezioni, sono stata nuovamente minacciata per telefono da un agente dell'intelligence: se avessi continuato le mie attività e non avessi lasciato Teheran, sarei stata arrestata insieme ai miei piccoli. Più tardi, in un’altra convocazione, gli agenti, come ultimo avvertimento, mi hanno riferito che se non avessi lasciato il Centro e il Consiglio e interrotto ogni rapporto con il premio Nobel per la Pace Shirin Ebadi (di cui Narges Mohammadi è collaboratrice, ndr), sarei stata licenziata e arrestata. In settembre, dopo essere stata accettata per un corso di specializzazione, ho chiesto al ministero dell'Intelligence di restituirmi il passaporto. Mi è stato detto che il ministero aveva un parere negativo su di me e che non avrei potuto partecipare al corso se non avessi cambiato idea sulle loro proposte. Alla fine, in data 19/11/2009, l'amministratore delegato dell’azienda dove lavoravo mi ha informata di aver avuto richiesta di licenziarmi; quando ho chiesto una spiegazione, mi sono sentita dire che era una decisione dettata dall'alto.Ora vorrei dirle quello che penso. Mi ricordo quando, dopo una stagione di riforme, Lei è diventato presidente della Repubblica: ha fatto tante promesse di «amore» e di generosità e ha detto che portava al tavolo degli iraniani gli utili del petrolio. Ma quello che testimoniano questi tempi amari è una espressione opposta, cioè la vendetta, la violenza nella sua forma più nuda e cruda. Sicuramente non sono poche le persone alle quali da anni è stata negata la possibilità di studiare, ed io sono una goccia in questo mare tempestato di ingiustizie e oppressione. Parlo di donne e di uomini che per idee diverse da quelle del regime hanno subìto privazioni pesanti e le loro famiglie sono state vittime di gravi e illimitate violenze. Mi permetto di chiedere: per quale colpa i miei bambini devono essere vittime delle vendette del regime? Il padre di questi bambini è stato per 15 anni in carcere ma continua ad essere un attivista civile e politico e a rispettare le leggi. Essendo stato incarcerato diverse volte dai primi anni della Repubblica Islamica, non ha potuto portare a termine i suoi studi di Storia all'Università di Tabriz e, a causa dei lunghissimi periodi di detenzione, non ha mai potuto avere un impiego. Forse è facile parlarne, ma vivere così, privati di ogni diritto in questo dissestato Paese, è davvero difficile. (Fonte: Corsera, da Informazione Corretta , 5/12)
domenica 6 dicembre 2009
NARGES MOHAMMADI: "LICENZIATA PERCHE' LOTTO PER I DIRITTI UMANI. E' COSI' CHE AMATE IL NOSTRO IRAN?"
sabato 5 dicembre 2009
VIETEREBBERO ANCHE LA TV SE NON SERVISSE PER LA LORO PROPAGANDA
Divieto di trucco in Iran per le donne che appaiono in televisione. E' quanto ha stabilito Ezatollah Zarghami, direttore della tv di Stato 'Irib', secondo il quale il make up è "illecito" e "contrario alla legge islamica", stando a quanto si legge sul quotidiano 'Etemad'. "Le donne truccate non rispettano gli insegnamenti della sharia" ha affermato Zarghami. "In tv non dovrebbe apparire nemmeno una donna truccata", ha aggiunto.
Ma il giro di vite imposto dal capo della Tv di Stato, un ex guardia della rivoluzione, non si limita al divieto di make up. Zarghami, infatti, ha anche auspicato che le donne che appaiano in tv vengano ospitate "preferibilmente" in programmi condotti da altre donne. Intervenendo durante una conferenza dei direttori di network televisivi, l'ex pasdaran ha inoltre chiesto di ridurre gli stacchi musicali durante i programmi televisivi e ha invitato i suoi collaboratori a prendere spunto dai film d'azione occidentali, che hanno "musiche eccellenti". "Questo non significa che dobbiamo diventare come loro - ha precisato Zarghami - ma solo coglierne gli aspetti positivi".
L'ex pasdaran lo scorso mese e' stato confermato alla direzione della tv pubblica dalla Guida Suprema, Ali Khamenei, che ha motivato la sua decisione dichiarando che Zarghami è la persona indicata per "diffondere moralità, spiritualità e conoscenza" nei programmi televisivi. (Fonte: Esperimento, 3/12)
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giovedì 3 dicembre 2009
L' INTELLETTUALE EGIZIANA: "QUEL VOTO E' RAZZISTA"
SBAI: "GLI ESTREMISTI HANNO GENERATO ODIO"
Questi timori sono condivisi anche dalle comunità musulmane moderate che vivono in Europa e che, dagli integralisti, vedono vanificati i propri sforzi verso una più completa integrazione. "In questi giorni - prosegue la deputata - ho parlato con diversi amici marocchini che abitano in Svizzera e tutti mi hanno detto di aver votato contro la diffusione dei minareti nel Paese. I musulmani moderati hanno paura dell'islam politico, che non è ben visto nemmeno dallo stesso mondo arabo. Se così non fosse - si chiede Sbai - perchè nessuno ha protestato per l'esito del referendum svizzero?".
Per l'Italia, la parlamentare auspica controlli più severi delle moschee e degli imam improvvisati, senza però "ai bloccare il dialogo interreligioso", che toglie ossigeno agli estremisti. "L'islam politico non vuole il dialogo e la serenità - aggiunge Sbai - ma lo scontro e il disagio sociale. Noi non dobbiamo avere paura di loro e non dobbiamo confondere il musulmano moderato con l'estremista politico che ha come obiettivo islamizzare l'Europa. Questo è un pericolo da non sottovalutare, rispetto al quale anche la politica deve dimostrare più coraggio. Vanno bene gli accordi commerciali con i Paesi arabi, ma questo non deve schiacciare la nostra libertà".
Sull'esito del referendum elvetico interviene anche Mario Scialoja, membro del consiglio del Centro islamico culturale d'Italia. Per l'ex - ambasciatore, quella del minareto è soprattutto una questione "paesaggistica"; l'importante, sottolinea, "è che sia riconfermato il diritto dei musulmani alla preghiera".
"Il minareto - ricorda Scialoja - è un po' come il campanile per i cattolici, nei paesi islamici serve per richiamare i fedeli alla preghiera, in Italia, come del resto in Svizzera, non viene neppure utilizzato". (Fonte: "Avvenire", 1/2) lass="fullpost">
CITTADINANZA: LA CONTROPROPOSTA DI SBAI (PDL)
Roma – 26 novembre 2009 - Dalle file del Popolo della libertà esce una nuova proposta di riforma della cittadinanza. Il testo, presentato dalla deputata Souad Sbai, si pone su un piano decisamente diverso rispetto alla proposta bipartisan Sarubbi-Granata e per alcuni aspetti prevede un percorso anche più difficile rispetto a quello attuale. Sbai propone di dare la cittadinanza ai minori nati in Italia o arrivati qui da piccoli dopo che hanno frequentato e concluso tutto il ciclo della scuola dell’obbligo (dieci anni tra elementari, medie e biennio delle superiori). I minori che quando arrivano in Italia sono già oltre l’età dell’obbligo (che oggi è fissata a 16 anni), per diventare italiani dovrebbero invece prima completare le superiori o una scuola professionale e comunque aspettare la maggiore età. Agli adulti verrebbero invece richiesti otto anni di residenza legale (quattro con il permesso e quattro con la carta di soggiorno) per prendere la cittadinanza, rispetto agli attuali dieci. Il percorso verso il passaporto tricolore sarebbe però scandito da due verifiche al termine del quarto anno e dell’ottavo anno: gli aspiranti italiani dovrebbero dimostrare di conoscere lingua, storia, cultura, educazione civica e costituzione, la prima volta a livello base, la seconda bene. Altri requisiti per la cittadinanza sarebbero poi una casa, un lavoro, un reddito sufficiente a mantenersi e nessun carico pendente con la giustizia. “Vogliamo preservare l’integrità politica e sociale dell’Italia, prevenendo il rischio di disgregazione. Tendiamo la mano a chi consapevolmente sceglie l’Italia come sua nazione” ha detto Sbai oggi in conferenza stampa. La deputata del Pdl ha annunciato anche che non voterà la Sarubbi-Granata: “Cinque anni per la concessione della cittadinanza sono pochi e ci sono tanti contrari a quella legge”. Scarica SBAI: "Modifiche alla legge 5 febbraio 1992, n. 91, in materia di acquisto della cittadinanza" (2904) (Fonte: Souad Sbai, 26/11)
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DACIA VALENT INSULTA, FA LA MORALE (E IN QUALE AULICO MODO!!!!) ALLE DONNE ITALIANE, ALL' ITALIA E AL CRISTIANESIMO

Un paese di puttane, naturalmente con rispetto parlando.
Le troie italiane, bianche e cristiane costano - per gli arabi - 50 euro a serata.
E pare non le si debbano nemmeno violentare, come scrivono quotidianamente i giornali. Basta pagarle, no (e se qualcuno si azzarda ancora a dirmi che le ragazze "di Gheddafi" ci sono andate liberamente, "lui non le ha mica violentate"... !!!!!) ? E chi è quel pezzente che non ha 50 euro da dare alle nostre "migliori"?
Basta che si presentino con il curriculum e le mutandine in mano, le molto puttanelle.
Magari accompagnate dalle mamme pappone (perché una figlia troia ha sempre per madre una prosseneta apprensiva, insomma, siamo o no il paese di mamme e figlie al di sotto di ogni sospetto?) oppure un imprenditore aggressivo, che quando è polacco viene chiamato magnaccia, ma quando è uno dei nostri connazionali "italiano brava gente", viene definito manager. Magari della sanità, come il Tarantini.
Una nuova frontiera dei valori cristiani e del turismo, direi.
Ficcatemi un crocefisso in figa, magari divento cristiana anche io, senza problemi e soprattutto sentendomi parte di un paese che definire finito sia dal punto di vista economico, sia da quelli culturale e sociale sarebbe pietoso.
Complimenti a Berlusconi per aver fatto dell’Italia una meta per il turismo sessuale, una specie di Putan Tour per una manica di capi di stato troppo vecchi, troppo coglioni, troppo arrapati e in manca di viagra.
Non deve rispondere alle 10 domande di Repubblica, il Berlusconi, basterebbe che si tenesse quel coso triste e moscio nei boxer e saremmo a posto.
Ragazze, giusto un suggerimento: il corpo umano, soprattutto quello delle donne, ha altri slot da far lavorare, non solo la figa, eh?
E, comunque, 50 euro li prendete pure sulla Salaria, senza curriculum. O almeno, da quelle parti pare che non si chiami così.
Sia mai che regalando il Santo Corano a queste ragazzette scollacciate e pigre, in grado solo di aprire le gambe, non si riesca a farne delle brave cristiane. Nel vero senso del termine. (Fonte: http://www.verbavalent.com/, 19/11 )
CHE SCHIFO, CHE SCHIFO, CHE SCHIFO! Ma non si vergogna 'sta qua?! Se riuscite a leggere tutto il post, mi complimento con voi: io l'ho letto a fatica!
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