sabato 2 giugno 2012

SUDAN, GIOVANE DONNA ACCUSATA ALLA LAPIDAZIONE PER ADULTERIO



In Sudan una giovane, di eta' al massimo sulla ventina o addirittura inferiore ai 18 anni, e' stata condannata a morte mediante lapidazione per adulterio, e attualmente e' rinchiusa in carcere insieme al suo bambino: lo denunciano Amnesty International e Human Rights Watch, sottolineando come la sentenza capitale, risalente a uno o due mesi fa, sia stata pronunciata "in violazione degli standard africani e internazionali".

In quanto sposata la vittima, identificata come Intisar Sharif Abdallah, secondo il codice penale sudanese va lapidata, mentre se fosse stata nubile se la sarebbe cavata con un numero variabile di frustate. La vicenda, notano le due organizzazioni umanitarie non governative, in patria e' passata praticamente sotto silenzio ne' i mass media le hanno dato il benche' minimo risalto.
Intisar e' stata riconosciuta colpevole sulla base della sua sola confessione, peraltro rilasciata dopo che un congiunto l'aveva picchiata selvaggiamente. Durante il processo, celebrato nel circondario della capitale Khartoum, non ha avuto alcuna assistenza legale ne' quella di un interprete, pur esprimendosi il giudice in arabo che non e' la sua lingua madre. I familiari hanno preannunciato ricorso.
Human Rights Watch e Amnesty International, ricordano che al mondo rimangono soltanto sette Paesi, Sudan compreso, il cui ordinamento prevede ancora una pena anacronistica come la lapidazione.
Nel 2009 fece scalpore il caso della giornalista e attivista Lubna Hussein, finita in cella per il semplice fatto di aver indossato "pantaloni indecenti" ed essersi rifiutata di pagare una multa. Fu rilasciata dopo 24 ore, ma altre donne arrestate insieme a lei in un ristorante furono invece frustate.
Intanto il Sudan ha espulso quattro organizzazioni umanitarie straniere che operano nell'est del paese. Lo ha dichiarato una fonte della Commissione degli affari umanitari (Hac) del governo. "Hac ha deciso di espellere quattro ong internazionali che lavorano nell'est del Sudan perche' non hanno gestito bene i loro progetti", ha detto la fonte. Tra le ong ci sono Save the Children Svezia, l'irlandese Goal e una organizzazione giapponese.
La ripresa dei negoziati di pace tra Sudan e Sud Sudan a Addis Abeba ha restituito "un filo di speranza" alla comunita' internazionale, ma la situazione umanitaria e' drammatica, "soprattutto al sud". E' questa la valutazione riportata da Margherita Boniver, inviato speciale del ministro degli Esteri, Giulio Terzi, per le emergenze umanitarie nel Sahel e nel Corno d'Africa, al rientro da una missione in Kenya, Sudan e Sud Sudan. "Abbiamo riscontrato un'impressionante sequenza di disastri umanitari, persino peggiore rispetto a 3 anni fa, e a complicare la situazione c'e' stata la chiusura dei pozzi petroliferi per protestare contro le presunte 'malefatte' del nord", ha spiegato la Boniver, riferendo delle tappe a Khartoum e Giuba. (Fonte: RaiNews24.it)

3 commenti:

Nada ha detto...

Se il Sudan non fosse stato separato in nord e sud , forse una rivoluzione ci fosse stata, ma adesso il radicalismo nel Sudan nord è più che rafforzzato. pageranno le fasce più deboli, cioè donne e bambini. una ragazza di 18 anni anche se è sposata è una BAMBINA

Alessandra ha detto...

Sì, ma vediamo bene anche nel mondo arabo le rivoluzioni hanno portato al rafforzamento del radicalismo.

Nada ha detto...

Secondo me il radicalismo non è rafforzato a causa delle rivoluzioni, solo che è saltato al potere e essendo al potere è sotta la luce e tocca alla gente rifiutarlo o almeno modificarlo