Ma prima, da Scettico : Foto del giorno link .
La scorsa settimana il presidente francese ha provocato l'ira di molti quando ha descritto la copertura del capo delle donne musulmane come un "segno di sottomissione". Ma la questione è poi così semplice come pensa Nicholas Sarkozy? 10 donne britanniche spiegano ad Andrew Johnson perché - per varie ragioni - scelgono di coprirsi .
Saleha Islam
45 anni da Londra. Alla guida della linea di aiuto dell’ NSPCC per la tutela dei bimbi asiatici. Indossa lo hijab – di solito un foulard per coprire i capelli e le spalle - e vestiti occidentali
“Ho iniziato ad indossare lo hijab secondo la regola circa 15 anni fa. Opero nel sociale da oltre 20 anni ed ho avuto a che fare con ogni tipo di persona, ho imparato che cosa sia l’oppressione e cosa non lo sia. Non mi sento una donna oppressa. Dirigo un grande servizio al’interno dell’NSPCC; Sono una delle poche amministratrici donna di una moschea. Indossare lo hijab significa solamente dire sono un musulmana. E’ parte della mia identità. Mi piace sembrare sveglia, mi piace sembrare buona. Ma sono una persona modesta. Non sto affermando che nelle famiglie musulmane ci non siano diversi problemi. Dirgo l'help-line per la tutela dei bimbi asiatici nel Regno Unito e proviamo lo stesso dolore come tutti gli altri. Mi ci è voluto coraggio per portare lo hijab. Allora erano poche le musulmane che stavano indossandolo, al punto che mi sono state poste diverse domande dalla mia stessa comunità".
Sarah Joseph
38 anni da Londra. Redattrice di Emel, giornale musulmano di stile di vita. Indossa lo hijab
“Lo abbino a vestiti decisamente occidentali. Per me era un punto di vista molto femminista. E per affermare di rifiutare il fascismo della bellezza e l'aspirazione alla perfezione del corpo. Sono entrata nel mondo della moda, dove predomina l’aspetto e l’ho rifiutato. Sono diventata musulmana 21 anni fa. Lo hijab è inoltre un obbligo religioso e fa parte di un percorso spirituale. Sento e indosso dei vestiti che sono parte e identità la mia stessa vita spirituale”.
Sanja Bilic
33 anni, da York. Studentessa di medicina. Porta lo hijab con vestiti occidentali
“Sono europea: Provengo dalla Bosnia, ma sono cittadina britannica. Quando avevo 16 anni sono venuta in Inghilterra per una vacanza di due settimane nel 1992. Poi è scoppiata la guerra e non abbiamo potuto tornare a casa. Fu un periodo molto traumatico. Quando indossai il foulard la prima volta, ricevetti di commenti per circa cinque minuti, come se avessi cambiato i miei capelli. Non porterei il niqab poichè personalmente non lo ritengo plausibile, ma non giustifico o lo condanno”.
Abeer Pharaon
40 anni, da Nottingham. Ricercatrice universitaria. Indossa lo hijab e lo jilbab, un abito lungo che copre le forme
"L'islam pensa che, affinchè la società prosperi, si debba regolare il rapporto fra uomini e donne". Un uomo per strada non dovrebbe guardare nessuna donna. Dovrebbe abbassare lo sguardo. Coprendo il corpo si aiuta l’uomo e si protegge la società da rapporti fuori dal matrimonio. Se si espone il corpo di una bella donna per strada, tornando a casa l’uomo può vedere sua moglie come poco gradevole, e quindi avere una relazione. Allo stesso modo anche le donne non dovrebbero guaradare gli uomini".
Ruhana Ali
23 anni, da Luton. Porta il burqa, che copre interamente il corpo
“Ho scelto di portarlo perché voglio praticare la mia fede. Essere musulmana era una scelta in termini di identità e sono fiera di indossarlo. Ci ho pensato un paio d’anni prima di farlo. Ero preoccupata per come sarei stata trattata. I capelli vi fanno sentire belle, ma vi sentite piene d’orgoglio quando coprite la vostra bellezza e siete modeste in conformità alla fede islamica".
Marriam Ghaffar
21 anni, da Nottingham. Studentessa. Porta lo hijab e lo jilbab
“Indosso lo hijab da quando avevo 18 anni e da allora, grazie alla mia esperienza all’università, mi sono sentita più a mio agio come musulmana così come pure sento il bisogno di portare lo jilbab. E’ stato un percorso lungo: quando ero piccola non mi è stato imposto. La società tende a farti giocare un un ruolo, ma nel mio caso è stata una mia decisione, senza pressioni, per la mia crescita personale. Non mi stavo ribellando contro qualche cosa. Ero più felice come persona ed era un simbolo di devozione nei confronti della mia religione".
Aicha Manakoua
31 anni, da Londra. Porta il hijab e il jilbab
“Sono stata cresciuta come cattolica ed ero molto impegnata. Mia madre ha pianto. Ha detto: “Perché devi mostrare alla gente che sei musulmana?„ Per loro era difficile perché non hanno visto un cambiamento graduale. Non ho mai pensato di non poter comunicare con la gente perché ha un pezzo di stoffa sul capo. Se osservate il passato, nella chiesa cattolica, mia nonna porterebbe una sciarpa sui capelli, non vedo nessuna differenza”.
Haneefa Sarwar
27 anni, da Londra. Porta lo hijab e lo jilbab
“Prima del 7/7 tutto andava benissimo. Dopo mentre camminavo lungo Baker Street [a Londra] sentii dire da qualche persona dietro di me che avrei potuto avere una bomba. In metropolitana, particolarmente nelle zone poco affollate, mi fissano. La sera cerco di non uscire, perché è allora che la gente diventa troppo disinvolta".
Ayesha Ayub
20, da Manchester. Insegnante part-time. Porta il niqab, che lascia intravedere soltanto gli occhi
“Ho cominciato portarlo quando ne avevo 18. Mi ha avvicinato molto di più al mio Dio. Nell’islam ci sono diversi livelli per coprirsi; più lo fai e più sei vicina a Dio. Portando il velo mi sento più coinvolta. Quando parlo con la gente, in particolare di sesso opposto, non mi scrutano, o mi giudicano per l’abbigliamento che indosso, ma parlano con me".
Na'imi B Robert
32 anni. Redattrice del giornale Sisters. Porta il niqab
“Non sono sempre stata musulmana. Ma vedere lo hijab durante un viaggio in Egitto 10 anni fa mi ha aperto gli occhi. Chiesi ad una donna perché lo portava e mi rispose: “Voglio essere giudicata per quello che faccio, non per il mio aspetto”, questo mi portò a riflettere. Non ho mai voluto che [il niqab] mi escludesse dalla società. Così se lo avessi indossato, avrei potuto parlare con i miei vicini ed essere certa che mi avrebbero guardata mentre sorridevo loro”. (Fonte:
Liberali per Israele , Andrew Johnson The Independent – Traduzione Hurricane 53 )
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