domenica 4 aprile 2010

SUI BLOG DI INCA, VITUCCIO E FRANCESCA

1) Tra gli ultimi interessanti post di Incapervinca sulle donne in Marocco, troviamo per esempio: Barbarie, Medici Senza Frontiere denuncia la violenza sessuale sulle donne migranti

Il governo marocchino e L’Unione Europea devono adottare misure urgenti a tutela delle vittime.

2) Invece tra quelli di Per la pace e l'amicizia tra i popoli :

Gran Bretagna: le nuove direttive del dipartimento della salute tengono conto “della modestia islamica„


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NASCE IL SEXY SHOP A PROVA DI SHARIA


Un sexy shop per musulmani. Quella di Abdelaziz Aouragh è un’offerta che rispetta i dettami della sharia e che quindi si rivolge esclusivamente a coppie sposate. Nei primi quattro giorni settantamila visite.

Amsterdam - "Settantamila visite nei primi quattro giorni" di vita sul Web. Questo il risultato record del primo sexy shop online dedicato ai musulmani, come racconta il suo ideatore Abdelaziz Aouragh, 29 anni, cittadino olandese di genitori marocchini. Un’idea rivoluzionaria, quella di creare El Asira, che mira a portare su Internet un’offerta erotica che rispetti i dettami della Sharia, la legge islamica, e che quindi si rivolge esclusivamente a coppie sposate. Un'alternativa a prova di fede Un’alternativa, spiega lui, ai siti che "si focalizzano sulla pornografia e su un’idea stravagante dell’erotismo" e che quindi sono proibiti dall’Islam. Basta andare sull’home page di El Asira (che in arabo significa "società"), per notare la sobrietà dominante: i colori sono quelli del nero e del grigio, con una linea centrale che invita le donne a collegarsi usando un accesso a sinistra e gli uomini a usare quello di destra. Un sito innovativo. Divisi nell’acquisto, le coppie possono quindi scegliere di procedere in olandese, arabo o inglese tra decine di prodotti. Su tutti, ci sono oli per i massaggi, lubrificanti e afrodisiaci sotto forma di pillole. Tutti gli ingredienti, viene precisato, sono halal, ovvero "permessi dall’Islam", spiega Aouragh. Proprio per rispettare la Sharia non viene commercializzato alcun tipo di oggetto pornografico. Inoltre, siccome "abbiamo scelto un approccio di rispetto" come "novità nel mondo islamico", Aouragh sottolinea come sul sito appaiaono solo foto di scatole, pastiglie, tubetti o bottiglie, soprattutto in rosa o in blu. La sede ad Amsterdam.
Nato ad Amsterdam da genitori marocchini, Aouragh è da sempre un musulmano praticante. Come molti altri fedeli dell’Islam, dice, ho sempre visto la sessualità come un tabù fino a quando il suo socio in affari, Stefan Delsink, gli ha proposto di guardare oltre. "Quella della sessualità è davvero un’idea stereotipata sia dentro, sia fuori la comunità musulmana", ammette Aouragh. L’uomo, che è sposato, ha quindi deciso di confrontarsi con i leader religiosi islamici e con alcuni studiosi circa la sua idea di business. "Ho imparato molto circa quello che l’Islam dice a proposito della sessualità, circa quanto sia importante avere una vita sessuale sana", prosegue. Alcuni religiosi musulmani, come l’imam olandese Abdul Jabbar, non vedono nulla di male nel sito di Aouragh. (Fonte: Liberali per Israele , 30/3) Leggi tutto ...

AUGURI A TUTTI !


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sabato 3 aprile 2010

INTERVISTA A NAWAL EL-SAADAWI SUL DIVIETO DEL VELO INTEGRALE IN BELGIO

"Legge sbagliata. Così si minano i diritti individuali".

La scrittrice egiziana: «Non è per via giudiziaria che si rendono più libere le donne musulmane. L’emancipata Europa manda un altro segnale distruttivo a chi punta allo scontro di civiltà».

Non è con i divieti o le imposizioni di legge che si modificano i costumi o si rendono più libere le donne musulmane. Non credo in una “via giudiziaria” all’emancipazione». A sostenerlo è Nawal El Saadawi l'autrice egiziana femminista più conosciuta e premiata. I suoi scritti sono tradotti in più di trenta lingue in tutto il mondo. Per le sue battaglie in difesa dei diritti delle donne e per la democrazia nel mondo arabo, la scrittrice egiziana compare su una lista di condannati a morte emanata da alcune organizzazioni integraliste.

Le donne musulmane non potranno portare nè burqa nè niqab camminando per le strade, nei parchi, in ospedali e scuole, sugli autobus e in tutti i luoghi pubblici. Così ha votato all’unanimità la Commissione affari interni del Parlamento belga. Cosa ne
pensa?

«Vede, in Occidente, nella “libera”ed emancipata Europa, vige la convinzione che una donna musulmana che indossa il burqa, il niqab o lo chador, sia di per sé una donna violata, costretta da una società o comunità o famiglia maschilista, patriarcale, sessuofobica, a nascondere
il proprio corpo o parte di esso. Non nego che vi sia anche questo, ma eviterei di assolutizzare questo dato. Per tornare al Belgio, mi sembra che siamo di fronte ad un provvedimento forzato, che finisce per intaccare profondamente il principio di libertà individuale».

«È un segnale molto forte che inviamo agli islamici», ha detto il liberale francofono Denis Ducarme, «fiero» che il Belgio sia il primo Paese europeo a legiferare su una materia così sensibile.

«Francamente faccio fatico a capire di cosa il signor Ducarme sia fiero. Eancor più mi preoccupa il presunto “segnale forte” che si è inteso mandare “agli islamici”. Ma di quale Islam parla il signor Ducarme? Quello degli integralisti teocratici e sessuofobici, o l’Islam che punta decisamente a coniugare modernità e tradizione, che rivendica libertà ma non per questo ritiene che la libertà significhi, anche nel campo della liberazione femminile, assumere il modello occidentale?
Il segnale è distruttivo e finirà per fornire altro materiale di propaganda a quanti, nel complesso mondo musulmano, teorizzano e praticano lo “scontro di civiltà”».

Lei ha sperimentato personalmente l’odio dei fondamentalisti.

«Questi fanatici che dicono di agire per conto dell’Islam sono in realtà i primi nemici dell’Islam. Ero e resto fermamente convinta che la maggioranza dei musulmani non ritenga che sia impossibile coniugare la fede religiosa e la costruzione di una società sostanzialmente laica, plurale nelle sue espressioni politiche, culturali, di fede. La tolleranza e il rispetto delle diversità non sono affatto estranee alla millenaria cultura islamica. Non bisogna negare i diritti ma garantirli a tutti, a cominciare dalle donne, che per i fondamentalisti, in Afghanistan come in Egitto, in Bangladesh come in Arabia Saudita e in Iran, esistono solo in quanto “figlie di”, “madri di”, “mogli di”E la cosa ancor più allarmante e che in molti dei Paesi che discriminano le donne e perseguitano chiunque si batta per i loro diritti, al potere vi sono regimi sostenuti dal civile edemocratico Occidente. Quel civile e democratico Occidente che in Belgio decide di dare una lezione agli islamici... Ma il problema non riguarda solo il rapporto tra Occidente e mondo islamico. Riguarda un’Europa sempre più multietnica, multireligiosa. Un’Europa che deve integrare e non vietare. Evitando di considerare le comunità islamiche come incubatrici di fondamentalisti e potenziali jihadisti». (Fonte:http://www.archivio2.unita.it/ , 1/4)
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venerdì 2 aprile 2010

LA SFIDA DELLA CASALINGA IN BURQA: "I MIEI VERSI CONTRO IL FANATISMO"


EMIRATI. LA DONNA E' STATA MINACCIATA DI MORTE DAGLI INTEGRALISTI.

La saudita in testa al concorso di poesia islamica.

I riflettori sono puntati su una donna, nell' enorme teatro di Abu Dhabi dove ogni mercoledì si gira il programma televisivo «Il Poeta milionario», un concorso popolarissimo nel Golfo. Quella donna si chiama Hissa Hilal, è una casalinga saudita di Riad, 43 anni, madre di quattro figlie. Il suo corpo, avvolto nel velo integrale, è invisibile. Guarda il mondo da due fessure, e il mondo vede l' ombra dei suoi occhi. Ma non ha avuto paura di dire ciò che vede, in versi da lei composti. «La nostra società è in pericolo». La voce, da ragazzina, a tratti tremava. Ma quando Hissa ha accusato i religiosi islamici per i loro editti che opprimono le donne e spingono la società all' estremismo, il suono era forte e limpido, il tono privo d' esitazione. «Ho visto il male negli occhi delle fatwe, in un tempo in cui ciò che è ammesso viene confuso e distorto per poterlo vietare», ha declamato. «Quando svelo la verità, un mostro emerge dal suo nascondiglio: crudele nel pensiero e nelle azioni, rabbioso e cieco, indossa una veste e una cintura di morte», ha aggiunto alludendo ai kamikaze. Hissa è stata elogiata per il suo coraggio dalla giuria, che l' ha scelta per andare in finale, il 7 aprile. Il cameraman inquadrava le donne tra il pubblico. Molte erano giovani, alcune col velo spinto indietro per far vedere i capelli. Applaudivano contente. Insieme alla fama, però, sono arrivate le minacce di morte. Un utente del sito «Ana Al Muslim», usato anche dai seguaci di Al Qaeda, chiedeva indicazioni per trovare l' abitazione della poetessa. «Allah ti ha maledetto», ha affermato un altro, chiamandola «prostituta». C' è chi non accetta che Hissa appaia in tv: anche se velata, fa sentire la sua voce. C' è chi non tollera che abbia criticato i religiosi. I giornali in Arabia Saudita, dove vige una rigida separazione tra uomini e donne, hanno interpretato la sua poesia come un' accusa contro un religioso saudita, Abdul Rahman Al-Barrak, che ha proclamato di recente che chi incoraggia contatti tra i sessi in ufficio o a scuola merita la morte. Lei ha replicato di riferirsi non a lui in particolare, ma in generale al fanatismo. «Ci sono uomini che non stringono la mano nemmeno alle parenti. Una volta non era così. Ora la gente si chiede se sia haram (proibito) persino dire ciao agli estranei». Non è stato facile per Hissa uscire allo scoperto. Le minacce non le impediranno di andare in finale.«Sono prevedibili - ha osservato - quando parli di certi argomenti». Sin da bambina scrive poesie e per 15 anni le ha pubblicate sotto falso nome per paura della reazione della tribù. «Quando mio padre lo scoprì, si infuriò», ha raccontato. Si placò quando un uomo, commosso dalle poesie, chiese Hissa in moglie. Hanno avuto quattro figlie, una delle quali autistica. Il premio in palio di 5 milioni di dirham (un milione di euro) le farebbe comodo. «Vorrei viziarle, comprare una casa, pagare per la loro istruzione». Ma non è solo una questione personale. «La gente nelle strade è contenta che io abbia parlato così apertamente». In Arabia Saudita, in particolare, tante donne l' hanno incoraggiata su internet. «Voglio far capire che una donna, anche se non viene da una famiglia importante, può farcela». Dice queste cose attraverso la poesia Nabati, un genere beduino recitato nel dialetto nel Golfo, come richiesto dal concorso. Una struttura tradizionale che già nelle passate edizioni ha permesso di veicolare contenuti controversi. «Ma non è una contraddizione presentarsi in burqa?», le hanno chiesto i giornalisti stranieri. Lei ha replicato che vuole proteggere gli uomini che ama. «Viviamo in una società tribale. Se non mi coprissi, mio marito e mio fratello verrebbero criticati dagli altri uomini».

La poesia Nabati È un genere di poesia beduina recitata nel dialetto del Golfo ed è in via d' estinzione. Per valorizzarla è nato il concorso «Il Poeta milionario»

A gennaio dell'anno scorso una storia analoga nello stesso concorso per la poetessa saudita Aydah Al Jahani: EMIRATI ARABI, MINACCE ALLA POETESSA IN TV: "PECCATRICE" . (Fonte: Corriere della Sera , 1/4)
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giovedì 1 aprile 2010

CRONACA. SANAA: RITO ABBREVIATO PER IL PADRE CHE UCCISE LA RAGAZZA

(ANSA) - PORDENONE, 30 MAR - Richiesta di rito abbreviato per il marocchino 46enne che uccise la figlia 18enne Sanaa nel 2009 perche' fidanzata con un italiano. A depositarla, alla segreteria del Gip del Tribunale di Pordenone, i legali di El Ketaoui Dafani. Se accolta, potrebbe consentire all'uomo, con lo sconto di un terzo della pena, di evitare l'ergastolo e l'udienza si terrebbe a porte chiuse a Pordenone. Se l'istanza venisse rigettata, il processo si svolgerebbe invece a Udine dal 27/9 in Corte d'Assise. (Fonte: http://www.sussidiario.net/, 30/3)
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CONQUISTE DELLE DONNE ISLAMICHE POSSIBILI ANCHE CON IL VELO

Avevo deciso di non postare questo articolo, ma ho cambiato idea.


Alcuni giorni fa in Karnataka la popolazione islamica si è rivoltata dopo la pubblicazione di un articolo contro il velo islamico pubblicato dal quotidiano Kannada Prabha e attribuito alla nota scrittrice Taslima Nasreen. La Nasreen per le sue posizioni liberali nei confronti dell’islam e dalla donna vive da 16 anni in esilio. Il bilancio degli scontri è stato di 2 morti e 50 feriti, portando rabbia e paura nella popolazione di religione indù. Asghar Ali Engineer, musulmano e responsabile del centro Studi sulla società e il secolarismo di Mumbai, descrive agli indiani la battaglia delle donne islamiche per i loro diritti. Egli accusa i giornali indiani di dare una visione distorta della realtà, che impedisce una reale riforma dell’islam.


Mumbai (AsiaNews, 4/3) – Due morti, 50 feriti, decine di auto ribaltate e negozi distrutti. È questo il bilancio delle proteste di migliaia di musulmani avvenute In questi giorni in Karnataka. Oltre 15mila persone sono scese in strada nella città di Hassan, 1500 invece a Shimoga. A scatenare le violenze la pubblicazione sul quotidiano Kannada Prabha di un articolo della scrittrice dissidente bangladeshi Taslima Nasreen, dove si dice che Maometto era contro il velo islamico. La Nasrenn afferma di non aver mai sostenuto questa tesi e nega qualsiasi rapporto con il giornale. La polizia ha imposto il coprifuoco in quattro località interessate da scontri per evitare tentativi di rappresaglia da parte della popolazione indù, ma afferma che la situazione resta tesa. Atti intimidatori si sono verificati anche a Mangalore dove il 3 marzo scorso ignoti hanno fatto esplodere una bomba molotov nella sede del quotidiano Kannada Prabha e scagliato pietre contro le sedi di altri due quotidiani.
Questi fatti hanno destato preoccupazione nella popolazione di religione indù, nonostante la condanna di alcune organizzazioni islamiche locali. In India i musulmani sono circa 137 milioni (12,1% della popolazione) e in stati come il Karnataka, governati dai nazionalisti del Bharatiya Janata Party (Bjp), la rigida cultura islamica si scontra con il nazionalismo indù. Questo è spesso fonte di incomprensioni che sfociano in violenze e accuse reciproche.
Pubblichiamo di seguito un articolo dal titolo: “Le donne musulmane e il cambiamento” scritto proprio in occasione degli scontri da Asghar Aki Enginneer, musulmano indiano e responsabile del centro Studi sulla società e il secolarismo di Mumbai.
“La maggior parte della gente pensa che le donne musulmane siano costrette con la forza a portare il velo e che siano confinate all’interno delle mura domestiche. Questo avviene perché leggiamo ogni giorno sui giornali che i talebani costringono le donne a portare il velo, incendiano scuole femminili e raffigurano le donne sempre avvolte in scialli scuri che le coprono da capo a piedi. Questa immagine delle donne musulmane è stata anche rinforzata dalla controversia sul burqa avvenuta nelle scorse settimane in Francia.
Questa immagine sarebbe giustificata se tutte le donne musulmane seguissero le severe regole propugnate dai teologi islamici sviluppatesi nel periodo medioevale e da loro utilizzate oggi per giustificare le loro imposizioni. Ma c’è una grande differenza tra ciò che è espresso da progetti teologici e ciò che avviene sul piano reale. Potrei non sbagliarmi se mi azzardassi a dire, che le donne musulmane hanno sfidato le regole da più di un secolo.
E ora un secolo dopo, le donne islamiche stanno andando avanti nella loro affermazione pubblica. È vero che ancora oggi molti teologi islamici discutono se la donna abbia o no un minore capacità di comprensione (rispetto all’uomo n.d.r) , ma molte donne musulmane hanno rimpiazzato gli uomini in molti campi. In Arabia Saudita, dove le donne non possono guidare le macchine, una donna ha ottenuto il brevetto da pilota e guida gli aerei.
Abbiamo notizie dalla Malaysia che Farah al-Habshi, un ingegnere di professione, è stata scelta come sottufficiale per gli armamenti e nella strumentazione elettrica della KD Perak, nuova ed eccellente nave da guerra della marina. Ora lei veste l’uniforme bianca e blu della Marina reale malaysiana. Quello che interessa è che lei indossa anche l’hijab per coprire il capo. Sostiene che l’hijab non l’ha in alcun modo ostacolata nel compiere il suo dovere.
La Malaysia è un Paese islamico e l’ortodossia degli ulema esercita un forte controllo sulla vita delle persone. Di recente il governo malaysiano si è tirato indietro quando gli ulema hanno sostenuto che i cristiani non possono utilizzare la parola Allah nella loro letteratura religiosa e nei loro giornali. Le donne musulmane affrontano molti problemi nel rispettare il diritto familiare in questo Paese in mano a ulema conservatori.
In questo stesso Paese, una donna è stata scelta come sotto ufficiale con mansioni di combattimento. In India le donne non hanno ancora il diritti di avere ruoli di combattimento nella marina e non è permesso loro volare su aerei da guerra o servire nelle unità di combattimento. Esse non hanno nemmeno il permesso di servire come marinai sulle navi da guerra. Inoltre, Farah al- Habshi ha di recente partecipato a Milano a un’ esercitazione realizzata insieme ad altre donne.
Farah è anche molto preparata e ha risposto a tutte le domande che le hanno posto i giornalisti. E questo è solo uno degli esempi. Ci sono altri esempi. Molte donne islamiche eccellono anche nel campo teologico e in modo abbastanza indipendente rispetto ai teologi tradizionali. Esse hanno mostrato coraggio nell’affrontare gli ulema ortodossi. Qui posso fornire l’esempio di Amina Wudud, americana, che insegna Studi Islamici all’Università di Washington.
Essa sostiene che le donne possono guidare nella preghiera congregazioni miste
e guida circa 100 persone tra uomini e donne da circa un anno
, e questo pure il venerdì, giorno della preparazione del khutba (sermone), un fatto praticamente impensabile nel mondo musulmano tradizionale. Questo ha sollevato una forte controversia e anche Yusuf Qaradawi, un teologo moderato dal Qatar, ha scritto un articolo, con il quale si è opposto alla possibilità che una donna guidi gruppi misti nella preghiera.
Alcune donne del Kuwait, elette in parlamento dopo molto difficoltà, hanno rifiutato di indossare l’hijab e hanno combattuto per il loro diritto di andare alle sedute del parlamento senza velo (erano state cacciate) e hanno portato il loro caso fino alla Corte suprema del Kuwait, vincendo. Possono essere citati molti esempi di audacia delle donne musulmane nel battersi per i loro diritti.
Ma i media, che sono interessati solo alle notizie sensazionali, rifiutano di sottolineare le conquiste compiute dalle donne musulmane e continuano a dipingerle come sottomesse alle autorità tradizionali accettando docilmente la loro condizione. Questa immagine deve cambiare, la realtà è molto più complessa e deve essere compresa.
Con questo non si nega che in molti Paesi islamici le donne affrontano difficoltà e problemi e la loro libertà non è qualcosa di scontato. Però, è anche vero che molte di loro combattono e rifiutano di sottomettersi docilmente. Quello che ci dà speranza è la loro continua lotta e sfida delle autorità tradizionali.
Si dovrebbe anche citare qui che molti ulema e giuristi islamici hanno capito che le formule della Shari’ah medievale rispetto alla donna non possono essere forzate ancora di più e alcuni di loro come l’egiziano Muhammad Abduh, l’indiano Maculavi Mumtaz Ali Khan e il pakistano Maulana Umar Ahmed Usmani hanno espresso le loro serie riserve rispetto alla tradizionale concezione della donna. La lotta piena di determinazione da parte delle donne islamiche potrà costringere molti più teologici a rivedere le loro posizioni e considerare alla questione della donna in modo più serio partendo il Corano e dalle regole della teologia medievale”.
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