martedì 3 marzo 2009

IRAN: ARRESTATA GIORNALISTA USA DELLA NATIONAL PUBLIC RADIO


Teheran, 2 mar. (Adnkronos) - Arrestata in Iran la giornalista free lance con doppia nazionalita' americana e iraniana Roxana Saberi (sopra all'Università, sotto al lavoro in Iran, ndr.) che ha 31 anni, da sei lavora a Teheran per diverse testate fra cui l'americana National Public Radio (NPR) e BBC oltre a effettuare ricerche per completare una tesi di master in relazioni internazionali e studi iraniani. A denunciare l'arresto della donna avvenuto lo scorso 31 gennaio e' stato il padre di origini iraniane, Reza Saberi, che ha telefonato a NPR. Sabato il quotidiano Etemaad aveva reso noto l'arresto di una giornalista con doppia nazionalita' iraniana e americana, senza tuttavia precisare altro. Roxana, che e' cresciuta nel Nord Dakota, aveva chiamato il padre lo scorso dieci febbraio informandolo di essere detenuta ''in una localita' non precisata''. Lo scorso anno le autorita' iraniane avevano revocato il suo permesso a svolgere il lavoro di cronista in Iran, ma il proseguimento del suo impegno come giornalista veniva comunque tollerato. Entro la fine dell'anno sarebbe tornata negli Stati Uniti. ''Ha riferito di aver acquistato una bottiglia di vino e che la persona che gliel'aveva venduta l'aveva denunciata e quindi sono andati ad arrestarla'', ha riferito Reza, che risiede negli Stati Uniti, accusando le autorita' iraniane di aver voluto solo trovato una scusa nella violazione del bando sugli alcolici in vigore in Iran.

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ALTRI DEI, di Andrea B. Nardi


Se Dio è buono allora perché? Viaggio tra le dottrine che non credono nell'amore di Dio.

I giorni sono cattivi (Ef 5, 16) Altri dèi è un breve excursus storico attraverso i tentativi del pensiero umano di spiegare la contraddizione fra la bontà divina e la malvagità nell'universo: la cosiddetta teodicea. In una ricerca che si svolge dall'antichità fino ai giorni nostri tentiamo di rispondere a una delle piú grandi e complesse domande con cui la fede, non solo quella cristiana ovviamente, deve fare i conti: se Dio è buono allora perchè consente il male? Altri dèi è un viaggio fra le dottrine che non credono nell'amore di Dio. «A che cosa si sono trovati di fronte gli uomini, fin dall'inizio della propria storia? Con che cosa devono fare i conti tutti i giorni? Con il fatto che l'amore, la gioia, il bene, il paradiso che ci aspetta, le ricompense sono solo finzioni di intere generazioni destinate a soffrire. Dal primo all'ultimo secondo la vita del mondo è una vita di paura. Le religioni tradizionali sono state l'aspirina con cui si è tentato di soffocare l'urlo di dolore lancinante che attraversa tutto l'universo. Anche l'essere piú fortunato del pianeta vive una sua interiorità di inevitabile sofferenza. La natura stessa, che è quanto di piú crudele possa essere concepito, strazia spietatamente altre vite per far posto a una nuova inutile vita, che poi abbandonerà a sua volta, non prima peró di averla martoriata fino alla morte. In un gioco sadico senza nessuna giustificazione. Nessuna. E l'uomo è una creatura talmente impaurita dalla natura del mondo, che non esita a definire buona proprio la causa stessa dei suoi mali».

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SEGREGAZIONE POSITIVA IN OLANDA: SEPARAZIONE DEGLI UOMINI E DELLE DONNE MUSULMANE IN TEATRO

"Segregazione organizzata su richiesta dell'artista che si esibiva nel teatro. Ciò tende a mostrare fino a che punto si è integrato nel paese ospite, e la facilità con la quale la direzione del teatro si sottopone alle esigenze della sharia. Buone notizie tuttavia: uomini e donne si sono mescolati in occasione della rappresentazione. Lo spazio riservato alle donne non riscontra successo, il personale del teatro ha dovuto ritirare i cartelli per accogliere un pubblico misto". (fonte: "Scettico", da Islam in Europe)."


ROTTERDAM, 28/02/09 - venerdì sera, un comico musulmano doveva dare uno spettacolo in un teatro di Rotterdam attuando la segregazione degli uomini e delle donne nell'auditorio (nella foto, uno spettacolo teatrale a Dubai, in cui il pubblico femminile è separato da quello maschile con tanto di TRANSENNE, ndr).
È su richiesta dell'artista Salaheddine Benchikhi che il teatro ha previsto posti speciali per le donne. L'autore e produttore di televisione d'origine marocchina Salaheddine Benchikhi doveva fare i suoi inizi come umorista al teatro Zuidplein a Rotterdam. Il teatro ha detto che alla sua domanda, offrirà alle spettatrici musulmane la possibilità di sedersi separatamente dagli uomini, secondo quello che ha riportato Algemeen Dagblad molte ore prima dello spettacolo di venerdì.
Secondo il giornale, 50 delle 590 sedie sono state riservate per le donne che rifiuterebbero di prendere posto accanto ad un uomo a causa della loro fede islamica. "Un bonus" è offerto alle donne ortodosse, con la possibilità di sedersi nelle prime file.

"Rimane da vedere se quest'opzione sarà effettivamente utilizzata", ha dichiarato Joyce Van Dongen del Theatre Zuidplein. "Cinquanta posti, sono una stima fatta dalla direzione di Salaheddine. Siccome si tratta della prima dello spettacolo, non abbiamo precedenti per servire da esempio". Se necessario, un più grande numero di sedie distinte sarà offerto, secondo Van Dongen. (Fonte: "Scettico", da NisNews)
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lunedì 2 marzo 2009

UNA "FATWA" CONTRO LA LEGGE YEMENITA CHE FISSA L' ETA' MINIMA PER SPOSARSI

La norma pone il limite di 17 anni, ma secondo gli esponenti islamici essa va contro la Shariah e quindi il Parlamento non può legiferare sulla materia. I deputati intanto hanno deciso di spostare di due anni le elezioni politiche previste ad aprile.

Sana’a (AsiaNews) - Alcuni esponenti religiosi yemeniti hanno lanciato una “fatwa” contro una legge recentemente approvata dal Parlamento che fissa a 17 anni l’età minima per sposarsi. La dichiarazione, firmata dal rettore dell’università Al-Eman, Sheikh Abdul-Majid al-Zindani, e da esponenti del partito Islamic Islah, mira ad eliminare il limite minimo di età.
La questione dell’età minima per il matrimonio nello Yemen era stata portata all’attenzione dell’opinione pubblica mondiale nell’aprile dell’anno scorso, in seguito al caso di Nojud Mohammed Ali, la bambina di 8 anni che, costretta a sposare un uomo di 30, ha chiesto, e ottenuto, il divorzio.
I 17 firmatari della “fatwa”, riferisc News Yemen, affermano che la legge non ha alcun fondamento islamico e viola la Shariah, la legge islamica, che la Costituzione del Paese afferma essere la base di tutte le leggi. “L’età per il matrimonio - ha affermato l’assistente segretario generale del partito Islah, Mohammad Assadi – è una norma islamica e i partiti politici non possono intervenire su tale questione”. Egli ha chiesto che il governo ritiri la legge.
C’è anche, però, chi chiede che l’età minima venga alzata a 18 anni. Un ricercatore di questioni islamiche, Abdul Aziz al Asali, pure aderente all’Islah, sostiene che bisognerebbe dare alle ragazze il tempo di completare le scuole superiori e che “a 18 anni sono fisicamente e mentalmente pronte alle nozze”.
Da parte sua, il Comitato nazionale delle donne (WNC) ha chiesto al Parlamento di non rispondere a quei deputati che chiedono che il limite di età per sposarsi sia abbassato a 12 anni.

E un membro di Hezbollah ammette, col sorriso sulle labbra, di aver minacciato, quando aveva 14 anni, la sorella con un coltello perchè non portava l'hijab, di aver accusato di apostasia i genitori e dice: "Eravamo soliti fare sesso con le prostitute siriane dopo aver contratto un matrimonio temporaneo con loro: http://www.memritv.org/clip/en/2037.htm .
Improbabile, comunque, che la questione sia esaminata subito. Ieri il Parlamento yemenita ha in pratica deciso lo spostamento di due anni delle elezioni politiche previste per il prossimo aprile. I parlamentari hanno infatti approvato un documento che dà il via alle procedure necessarie per modificare gli articoli della Costituzione che fissano la durata del mandato parlamentare. La decisione è stata presa per permettere l’introduzione degli emendamenti necessari “per lo sviluppo politico ed elettorale”, compreso il sistema proporzionale.
La decisione è stata presa a seguito della minaccia dell’opposizione di boicottare il voto se non fosse stata modificata la legge elettorale.
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LA REALTA' DEI MATRIMONI MISTI

Non solo divorzi, ma anche violenze fisiche e psicologiche. La realtà dei matrimoni misti, dove otto su dieci finiscono con un addio dopo cinque anni di convivenza, è spesso triste e disperata. Lo conferma il presidente dell’Associazione matrimonialisti italiani, Gian Ettore Gassani. «Nell’80 per cento dei casi riscontriamo violenze, abusi e pressioni pesantissime».

Una sorta di mobbing familiare, avvocato?

«Esattamente. E negli ultimi anni assistiamo a una recrudescenza di queste violenze soprattutto da parte dei mariti stranieri sulle mogli italiane».

Quali sono i matrimoni misti più fallimentari?

«Quelli tra italiane e nord africani, ma anche mediorientali come i libanesi».

Come vive la moglie?

«Molto male. La differenza culturale crea fratture profonde. Questi mariti fanno pressioni sulle mogli per farle convertire all’Islam. Vogliono la donna supina nelle decisioni maritali, perché è bagaglio culturale degli islamici. Le impediscono di frequentare altri italiani, perché li ritengono indegni».

Allungano le mani sulle mogli?

«Spesso le picchiano, ma la violenza per fortuna non sfocia quasi mai nella tragedia».

Come educano i figli?

«Impongono modelli educativi islamici, non gli fanno frequentare i coetanei italiani, non permettono loro di avere un fidanzato. E se la moglie non è d’accordo scattano le minacce».

Che tipo di minacce?

«Di sottrarre i bambini e portarli nel paese d’origine».

Legalmente perché è possibile?

«Perché la Convenzione dell’Aia non è stata ratificata dai paesi del Nord Africa, Egitto compreso. Così, se il padre si porta via i bambini, le possibilità di intervento di un legale sono nulle. Solo la politica può sbloccare situazioni personali quando si riescono ad individuare i bambini».

Perché queste donne italiane scelgono l’uomo islamico?

«Per il gusto della novità o per difficoltà di trovare un partner. Non dimentichiamo che i matrimoni tra italiani sono diminuiti del 30%. Comunque non c’è una grande informazione su questi matrimoni e la cultura buonista degli ultimi anni non ha focalizzato i limiti dei legami misti». E poi dopo le nozze civili saltano fuori i difetti.

«Un tunisino, per esempio, aveva distribuito le chiavi dell’appartamento a tutti i parenti che potevano entrare nella casa coniugale quando volevano: mangiavano, dormivano, bivaccavano e se ne andavano senza neppure pulire. Ma la moglie italiana ha sopportato tutto questo per suo figlio, perché il marito minacciava di portarselo in Tunisia». (Fonte: "Unpoliticallycorrect", da Il Giornale) Leggi tutto ...

domenica 1 marzo 2009

TUTTI PAZZI PER LE "LADY - GUARD", GORILLA IN GONNELLA (E COL VELO)


Il quotidiano panarabo al Sharq al Awsat, dà notizia dell’annuncio di una società egiziana dell’apertura dell’iscrizione ad un corso per “Guardia personale donna”.

Gli sceicchi dei ricchi paesi del Golfo dicono di volerlo per se stessi, ma ci sarebbe da scommettere che lo fanno soprattutto per proteggere le loro donne nei loro spostamenti nelle occasioni pubbliche.
Si tratta delle “Ladyguard”, l’ultima risposta islamica al tradizionale ‘Gorilla’ un mestiere che da sempre è stato prerogativa di uomini atletici a difesa di personalità pubbliche. Il quotidiano panarabo al Sharq al Awsat, dà notizia dell’annuncio di una società egiziana dell’apertura dell’iscrizione ad un corso per “Guardia personale donna”.
Come è noto, nell’islam, la promiscuita è interdetta: quindi, la nuova ‘trovata’ se risolve un problema della donna musulmana, ne crea un altro; quello di un uomo a stretto contatto con una donna che non sia sua moglie oppure figlia e sorella, come impongono i rigidi dettami della Sharia islamica.
Mahmoud Fathi, direttore di marketing della società ‘Falcon’ che ha promosso l’iniziativa assicura che le aspiranti gorilla, “saranno sottoposte a una selezione severissima” dove “performance fisica”, non significherà rinunciare ad: “eleganza nelle linee; preparazione psicologica per affrontare le situazioni difficili; cultura generale, e conoscenza di almeno una lingua straniera”. E per non venire meno ai dettami della fede islamica, ai facoltosi clienti arabi, sarà garantito a chi lo chiede anche “ladyguard coperte con l’Hijab”, il tradizionale velo islamico che avvolge il capo.
Non è così per gli utenti del sito web della tv al Arabiya che rilancia la notizia: “E’ prostituzione camuffata”, protesta Mirya dallo Yemen che osserva: “ma se la più grande disoccupazione maschile è in Egitto, che senso ha proporre alle donne un lavoro così da uomini?” (Fonte: "Liberali per Israele", quotidianonet.ilsole24ore.com)

Anche Gheddafi ha soltanto guardie del corpo donne (gli serviranno solo per questo? Mah!).
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UNIVERSITA' (BETLEMME)

Questa mattina sono stato all’università di Betlemme. È un bel posto, ed è nettamente il luogo più occidentale che abbia visto in Palestina: il modello è quello americano, e tutto è in inglese. Si respira molta meno tensione, tutto è enormemente più pulito, c’è più libertà. Il maligno direbbe che l’Occidente sia la cultura, ma la verità è l’opposto: che in Occidente è stato ottenuto quello che qui non è ancora stato ottenuto, definire quei valori “occidentali” è una svalutazione, per tutti coloro che credono nella parità dei sessi, la libertà sessuale, etc.
In ogni caso maschi e femmine sono anche qui molto separati, ci sono gruppi di maschi e gruppi di femmine: io facevo un po’ la spola fra tutti, una ragazza venuta a Betlemme dall’Arabia Saudita non mi ha voluto stringere la mano (che pensi che sia “adulterio della mano”, come ha detto uno di quegli imam pazzi?), mi era già successo altre volte, comunque. Ma al di là del costume, e dell’abitudine a stare separati, la segregazione è molto soft: gli spazî sono comuni, e il controllo sociale per quanto c’è, è minore. È anche non irrilevante il fatto che sia un’università cattolica, e i cattolici qui sono l’avanguardia.
Nella biblioteca una ragazza ha avuto anche l’ardire di sedere al mio stesso tavolo, molto distante, dall’altra parte di un tavolone come ci sono all’università: io stavo leggendo delle cose intanto che aspettavo la fine di una lezione della mia accompagnatrice. Siccome sono uno molto irrequieto mentre leggo, specie se una cosa che mi piace, muovo le gambe, mi dondolo sulla sedia, faccio ballare il tavolo, quando questa ragazza si è seduta, io mi sono alzato e mi sono messo al tavolo accanto. Non volevo disturbarla con i miei movimenti: avrei fatto lo stesso in Italia, aggiungendo la spiegazione.
Lei, però, ha pensato che fossi un qualche cosa di religioso perché ha fatto una faccia sconvolta e umiliata perché pensava di avermi offeso sedendosi al mio stesso tavolo: allora io mi sono affrettato a dire, in un modo molto impacciato «nono, sono io quello matto, che non riesco a stare fermo mentre leggo: tu non hai fatto nulla di male!». Per fortuna mi ha creduto.
Comunque, al di là del mio notorio essere imbranato, la cosa mi ha fatto un’impressione positiva, perché con tutte le premesse possibili - cioè che si fosse seduta dalla parte opposta, che io fossi evidentemente occidentale (i capelli lunghi) - è la prima volta che mi è capitato, perché in genere se una ragazza si avvicina a un ragazzo è un segno automatico di mancanza di pudore. (Fonte: "Distanti saluti", 24/2)
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