

martedì 3 marzo 2009
IRAN: ARRESTATA GIORNALISTA USA DELLA NATIONAL PUBLIC RADIO
ALTRI DEI, di Andrea B. Nardi
SEGREGAZIONE POSITIVA IN OLANDA: SEPARAZIONE DEGLI UOMINI E DELLE DONNE MUSULMANE IN TEATRO
"Segregazione organizzata su richiesta dell'artista che si esibiva nel teatro. Ciò tende a mostrare fino a che punto si è integrato nel paese ospite, e la facilità con la quale la direzione del teatro si sottopone alle esigenze della sharia. Buone notizie tuttavia: uomini e donne si sono mescolati in occasione della rappresentazione. Lo spazio riservato alle donne non riscontra successo, il personale del teatro ha dovuto ritirare i cartelli per accogliere un pubblico misto". (fonte: "Scettico", da Islam in Europe)."
lunedì 2 marzo 2009
UNA "FATWA" CONTRO LA LEGGE YEMENITA CHE FISSA L' ETA' MINIMA PER SPOSARSI
La norma pone il limite di 17 anni, ma secondo gli esponenti islamici essa va contro la Shariah e quindi il Parlamento non può legiferare sulla materia. I deputati intanto hanno deciso di spostare di due anni le elezioni politiche previste ad aprile.
Sana’a (AsiaNews) - Alcuni esponenti religiosi yemeniti hanno lanciato una “fatwa” contro una legge recentemente approvata dal Parlamento che fissa a 17 anni l’età minima per sposarsi. La dichiarazione, firmata dal rettore dell’università Al-Eman, Sheikh Abdul-Majid al-Zindani, e da esponenti del partito Islamic Islah, mira ad eliminare il limite minimo di età.
La questione dell’età minima per il matrimonio nello Yemen era stata portata all’attenzione dell’opinione pubblica mondiale nell’aprile dell’anno scorso, in seguito al caso di Nojud Mohammed Ali, la bambina di 8 anni che, costretta a sposare un uomo di 30, ha chiesto, e ottenuto, il divorzio.
I 17 firmatari della “fatwa”, riferisc News Yemen, affermano che la legge non ha alcun fondamento islamico e viola la Shariah, la legge islamica, che la Costituzione del Paese afferma essere la base di tutte le leggi. “L’età per il matrimonio - ha affermato l’assistente segretario generale del partito Islah, Mohammad Assadi – è una norma islamica e i partiti politici non possono intervenire su tale questione”. Egli ha chiesto che il governo ritiri la legge.
C’è anche, però, chi chiede che l’età minima venga alzata a 18 anni. Un ricercatore di questioni islamiche, Abdul Aziz al Asali, pure aderente all’Islah, sostiene che bisognerebbe dare alle ragazze il tempo di completare le scuole superiori e che “a 18 anni sono fisicamente e mentalmente pronte alle nozze”.
Da parte sua, il Comitato nazionale delle donne (WNC) ha chiesto al Parlamento di non rispondere a quei deputati che chiedono che il limite di età per sposarsi sia abbassato a 12 anni.
E un membro di Hezbollah ammette, col sorriso sulle labbra, di aver minacciato, quando aveva 14 anni, la sorella con un coltello perchè non portava l'hijab, di aver accusato di apostasia i genitori e dice: "Eravamo soliti fare sesso con le prostitute siriane dopo aver contratto un matrimonio temporaneo con loro: http://www.memritv.org/clip/en/2037.htm .
Improbabile, comunque, che la questione sia esaminata subito. Ieri il Parlamento yemenita ha in pratica deciso lo spostamento di due anni delle elezioni politiche previste per il prossimo aprile. I parlamentari hanno infatti approvato un documento che dà il via alle procedure necessarie per modificare gli articoli della Costituzione che fissano la durata del mandato parlamentare. La decisione è stata presa per permettere l’introduzione degli emendamenti necessari “per lo sviluppo politico ed elettorale”, compreso il sistema proporzionale.
La decisione è stata presa a seguito della minaccia dell’opposizione di boicottare il voto se non fosse stata modificata la legge elettorale.
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LA REALTA' DEI MATRIMONI MISTI
Non solo divorzi, ma anche violenze fisiche e psicologiche. La realtà dei matrimoni misti, dove otto su dieci finiscono con un addio dopo cinque anni di convivenza, è spesso triste e disperata. Lo conferma il presidente dell’Associazione matrimonialisti italiani, Gian Ettore Gassani. «Nell’80 per cento dei casi riscontriamo violenze, abusi e pressioni pesantissime».
Una sorta di mobbing familiare, avvocato?
«Esattamente. E negli ultimi anni assistiamo a una recrudescenza di queste violenze soprattutto da parte dei mariti stranieri sulle mogli italiane».
Quali sono i matrimoni misti più fallimentari?
«Quelli tra italiane e nord africani, ma anche mediorientali come i libanesi».
Come vive la moglie?
«Molto male. La differenza culturale crea fratture profonde. Questi mariti fanno pressioni sulle mogli per farle convertire all’Islam. Vogliono la donna supina nelle decisioni maritali, perché è bagaglio culturale degli islamici. Le impediscono di frequentare altri italiani, perché li ritengono indegni».
Allungano le mani sulle mogli?
«Spesso le picchiano, ma la violenza per fortuna non sfocia quasi mai nella tragedia».
Come educano i figli?
«Impongono modelli educativi islamici, non gli fanno frequentare i coetanei italiani, non permettono loro di avere un fidanzato. E se la moglie non è d’accordo scattano le minacce».
Che tipo di minacce?
«Di sottrarre i bambini e portarli nel paese d’origine».
Legalmente perché è possibile?
«Perché la Convenzione dell’Aia non è stata ratificata dai paesi del Nord Africa, Egitto compreso. Così, se il padre si porta via i bambini, le possibilità di intervento di un legale sono nulle. Solo la politica può sbloccare situazioni personali quando si riescono ad individuare i bambini».
Perché queste donne italiane scelgono l’uomo islamico?
«Per il gusto della novità o per difficoltà di trovare un partner. Non dimentichiamo che i matrimoni tra italiani sono diminuiti del 30%. Comunque non c’è una grande informazione su questi matrimoni e la cultura buonista degli ultimi anni non ha focalizzato i limiti dei legami misti». E poi dopo le nozze civili saltano fuori i difetti.
«Un tunisino, per esempio, aveva distribuito le chiavi dell’appartamento a tutti i parenti che potevano entrare nella casa coniugale quando volevano: mangiavano, dormivano, bivaccavano e se ne andavano senza neppure pulire. Ma la moglie italiana ha sopportato tutto questo per suo figlio, perché il marito minacciava di portarselo in Tunisia». (Fonte: "Unpoliticallycorrect", da Il Giornale)
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domenica 1 marzo 2009
TUTTI PAZZI PER LE "LADY - GUARD", GORILLA IN GONNELLA (E COL VELO)
UNIVERSITA' (BETLEMME)
Questa mattina sono stato all’università di Betlemme. È un bel posto, ed è nettamente il luogo più occidentale che abbia visto in Palestina: il modello è quello americano, e tutto è in inglese. Si respira molta meno tensione, tutto è enormemente più pulito, c’è più libertà. Il maligno direbbe che l’Occidente sia la cultura, ma la verità è l’opposto: che in Occidente è stato ottenuto quello che qui non è ancora stato ottenuto, definire quei valori “occidentali” è una svalutazione, per tutti coloro che credono nella parità dei sessi, la libertà sessuale, etc.
In ogni caso maschi e femmine sono anche qui molto separati, ci sono gruppi di maschi e gruppi di femmine: io facevo un po’ la spola fra tutti, una ragazza venuta a Betlemme dall’Arabia Saudita non mi ha voluto stringere la mano (che pensi che sia “adulterio della mano”, come ha detto uno di quegli imam pazzi?), mi era già successo altre volte, comunque. Ma al di là del costume, e dell’abitudine a stare separati, la segregazione è molto soft: gli spazî sono comuni, e il controllo sociale per quanto c’è, è minore. È anche non irrilevante il fatto che sia un’università cattolica, e i cattolici qui sono l’avanguardia.
Nella biblioteca una ragazza ha avuto anche l’ardire di sedere al mio stesso tavolo, molto distante, dall’altra parte di un tavolone come ci sono all’università: io stavo leggendo delle cose intanto che aspettavo la fine di una lezione della mia accompagnatrice. Siccome sono uno molto irrequieto mentre leggo, specie se una cosa che mi piace, muovo le gambe, mi dondolo sulla sedia, faccio ballare il tavolo, quando questa ragazza si è seduta, io mi sono alzato e mi sono messo al tavolo accanto. Non volevo disturbarla con i miei movimenti: avrei fatto lo stesso in Italia, aggiungendo la spiegazione.
Lei, però, ha pensato che fossi un qualche cosa di religioso perché ha fatto una faccia sconvolta e umiliata perché pensava di avermi offeso sedendosi al mio stesso tavolo: allora io mi sono affrettato a dire, in un modo molto impacciato «nono, sono io quello matto, che non riesco a stare fermo mentre leggo: tu non hai fatto nulla di male!». Per fortuna mi ha creduto.
Comunque, al di là del mio notorio essere imbranato, la cosa mi ha fatto un’impressione positiva, perché con tutte le premesse possibili - cioè che si fosse seduta dalla parte opposta, che io fossi evidentemente occidentale (i capelli lunghi) - è la prima volta che mi è capitato, perché in genere se una ragazza si avvicina a un ragazzo è un segno automatico di mancanza di pudore. (Fonte: "Distanti saluti", 24/2)
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