venerdì 3 ottobre 2008

FRANCIA, LE MUSULMANE NELLE SCUOLE CATTOLICHE PER INDOSSARE IL VELO

MARSIGLIA (Francia) – Frequentare una scuola cattolica per indossare il velo islamico. In Francia sono ormai decine di migliaia le ragazze musulmane che studiano in istituti cattolici privati per aggirare la legge sulla laicità dello Stato che vieta di ostentare simboli religiosi nelle scuole pubbliche francesi. (…)
CIFRE - La maggior parte degli studenti, in alcuni istituti privati cattolici, è di religione musulmana. Addirittura nel collegio di St. Mauront, a Marsiglia, la presenza di alunni di fede islamica raggiunge la percentuale record dell'80%. Gli istituti musulmani in Francia sono solo quattro e per questo le 8.847 scuole cattoliche sono diventate l'ultimo rifugio per quei tanti musulmani che considerano la legge sulla laicità dello Stato qualcosa di ingiusto e liberticida. Secondo le statistiche diffuse dagli insegnanti francesi oggi le scuole cattoliche transalpine sono frequentate da circa due milioni di ragazzi: oltre il 10% degli studenti sono di religione musulmana.
TOLLERANZA - Gli alunni di origine musulmana che frequentano la scuola cattolica di St. Mauront si dichiarano felici di non studiare in un istituto pubblico: «Qui almeno c'è rispetto per la nostra religione» taglia corto Nadia, studentessa di 14 anni di origine algerina. «Nelle scuole pubbliche non potrei mai indossare il velo». (…) (Fonte: "Unpoliticcallycorrect", Corsera)
LIBERTÀ RELIGIOSA - Jean Chamoux, direttore dell'istituto di St. Mauront, lavora in questa scuola da circa 20 anni: «A differenza della scuola pubblica noi crediamo nella libertà religiosa» afferma il preside. «Se proibissi alle ragazze di portare il velo, la metà degli studenti che oggi sono in queste classi non andrebbe a scuola. Preferisco averli qui, parlare con loro e spiegare che esse sono ragazze fortunate perché possono scegliere». Naturalmente anche nel collegio di St. Mauront non regna sempre l'armonia. È lo stesso preside Chamoux a confessare che probabilmente una minoranza delle studentesse è costretta dai genitori a portare il velo. Inoltre quando vi sono le lezioni di nuoto, tanti familiari fanno rimanere a casa le proprie figlie per evitare che mostrino parti del corpo o che nuotino in piscina con dei ragazzi. Infine Chamoux sottolinea che anche le libertà religiose hanno un limite: quando gli studenti musulmani gli hanno chiesto di togliere dalla classe il crocifisso per poter pregare «liberamente» durante i giorni del Ramadan, egli non ha voluto sentire ragioni e non ha mosso dalla parete il simbolo cristiano. CRITICHE – Le considerazioni dei fautori del secolarismo sono totalmente diverse da quelle del preside Chamoux. Secondo costoro bisognerebbe rafforzare ulteriormente lo spirito laico dello Stato affinché alcuni dei valori occidentali quali il rispetto della donna e le libertà personali continuino ad essere principi inviolabili: «Il velo è un simbolo sessista e attesta la sottomissione della donna all'uomo» afferma Xavier Darcos, ministro dell'educazione francese. «Nella nostra scuola repubblicana non vi può essere posto per la discriminazione sessuale».
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giovedì 2 ottobre 2008

"SONO UNA VERA MUSULMANA E ODIO TUTTI GLI OCCIDENTALI MISCREDENTI"

Il mio blog, l’ho scoperto ieri, sponsorizza una "famosa" agenzia matrimoniale online per musulmani. Curiosando tra gli utenti registrati, ho trovato una trentatreenne iraniana «molto attraente», di Macerata, che si presenta in questo modo: «Sono una vera musulmana, amo essere sottomessa alla forza del mio uomo. Allah è la mia guida e odio tutti gli occidentali miscredenti. (…) Non vado in giro mezza nuda come le occidentali o le prostitute cristiane e indosso il burqa per nascondere la mia bellezza». (Fonte: "Unpoliticallycorrect") Leggi tutto ...

IRAN/AYATOLLAH: DONNE SENZA VELO PEGGIO DELL'AIDS

Sulla questione femminile è in corso una pesante escalation da parte dei custodi della Rivoluzione iraniana. L’ayatollah Seyyed Ahmad Elm al Hoda, guida della preghiera del venerdì di Mashad, la città più santa dell’Iran meta di milioni di pellegrini in visita al mausoleo dell’imam Reza, ha definito le donne che non indossano il velo come “fanterie del nemico” e come un male “peggiore dell’Aids”. “L’Occidente ha testato la sua ‘rivoluzione morbida’ in Georgia e Ucraina, perchè vuole metterla in pratica anche nel nostro paese - ha detto Elm al Hoda -. Diffondendo la prostituzione e incoraggiando le donne a non rispettare l’obbligo del hijab, il nemico vuole allontanarci da Allah. (Fonte: "Liberali per Israele")
Le donne senza il velo e le ‘malvelate’ sono la fanteria del nemico, anzi sono veri e propri siluri lanciati per affondare la Repubblica Islamica”, ha aggiunto Elm al Hoda che ha invitato il governo “ad abbandonare gesti democratici”. “Le donne senza il velo - ha concluso - sono un virus peggiore dell’Aids”. “Le atlete iraniane non devono più andare in trasferta all’estero” aveva detto l’ayatollah. Per al Hoda “è in gioco l’onore della fede, del paese e degli uomini” iraniani che “devono reagire e difendere l’onorabilità delle proprie donne, protestando contro questi atti disonorevoli. Non si può - ha aggiunto il religioso - mettere in gioco in nome dello sport la dignità del paese e far sfilare davanti agli occhi indiscreti degli stranieri persone che rappresentano il nostro onore”.
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... MA IN IRAQ LE "MISSIONI" (SUICIDE) AUMENTANO

Dal box dell'articolo sotto su "IO DONNA".

Boom di donne kamikaze in Iraq: Rania Ibrahim, 15 anni, (di cui abbiamo parlato anche noi) è stata fermata prima che riuscisse a farsi esplodere a un checkpoint di Baquba. Il poliziotto che l'ha immobilizzata e "disinnescata" ha avuto un premio di 8mila dollari (20 stipendi). Un'eccezione. Finora nel 2008 almeno 30 donne hanno portato a termine la loro missione suicida (4 volte i casi del 2007). Mentre la violenza in Iraq diminuisce, aumentano le donne che si fanno saltare in aria (causando centinaia di vittime). Nella catena di morte organizzata da Al-Qaeda, le donne (soprattutto giovani) sono l'anello più vulnerabile e al tempo stesso più spendibile. Il coraggio della disperazione. Si calcola che in Iraq ci siano un milione di vedove con meno di 45 anni.
Il dolore e l'emarginazione (difficile risposarsi nella società irachena) costituiscono un micidiale detonatore.
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mercoledì 1 ottobre 2008

QUANDO ERO UNA BOMBA


Voleva farsi esplodere e lo aveva già confidato alla figlia di 7 anni. Non furono i pianti della bambina a fermarla, ma una soffiata. Oggi la palestinese Shifa ne ringrazia l'autore. E racconta la sua metamorfosi di kamikaze fallita.

E' come essere nata una seconda volta. Ci penso spesso. Quando mi vesto, quando bacio mia figlia. E' una strana sensazione, di peso e di sollievo". Shifa Al-Qudsi è una kamikaze sopravvissuta. La notte prima di farsi esplodere in un supermarket di Netanya, i soldati israeliani l'arrestarono nella sua casa di Tulkarem, Territori Occupati.
A condannarla (salvarla) fu la soffiata di un informatore palestinese. La notte del 9 aprile, la notte più lunga della sua vita. Era il 2002, in piena intifada. "Il tempo dell'occhio per occhio. I miei cugini di 14 e 17 anni erano stati uccisi negli scontri con gli israeliani. Mio fratello Mahmoud era in prigione condannato a 18 anni. Andai dagli uomini delle brigate Al Aqsa e dissi che volevo diventare martire. Provai il corpetto esplosivo. Venne un uomo a casa mia con due modelli. Uno era della mia misura, mi andava a pennello".
Shifa aveva 24 anni. Faceva l'estetista. Divorziata, con una bimba di 7 anni, Diana: "L'ho chiamata così in onore di Lady D, il mio grande mito da ragazzina". Poi venne il mito chiamato Wafa Idriss, la prima donna kamikaze palestinese: "Dissi a mia figlia che mamma seguiva l'esempio di Wafa". Lei pianse: non andare, resta con me. E io: lo faccio per il tuo futuro, per il futuro della Palestina. Alla fine la convinsi. Mamma va in paradiso e ti aspetta là". Diana dormiva nelle braccia di sua madre quando arrivarono i soldati. "Prima che mi prendessero, mentre cercavo di distruggere la videocassetta con il testamento, feci in tempo a parlare ancora con Diana. Le dissi: mamma non va più in paradiso, ma starà via per un po' ". E' stata via sei anni. E' uscita dal carcere a gennaio. In questo tempo ha visto Diana tre volte. Sua figlia è cambiata. Ed è cambiata. Ed è cambiata anche Shifa. Nata due volte. E' tornata a fare l'estetista al vecchio negozio di Tulkarem, con la padrona e i mille sheckel (200 euro) al mese di stipendio. Ma il resto è diverso. "Quando ho lasciato Diana ero una kamikaze fallita. Adesso so che soltanto Dio può dare e togliere la vita. Ne parlo con mia figlia. Ci siamo sempre dette tutto e non mi pento". Neanche di aver detto a una bimba di sette anni che stava andando a farsi esplodere? "Dirsi tutto è la cosa giusta. Come potevo andarmene per sempre senza provare a spiegarle perchè? L'importante è crescere. Oggi Lady D rimane un nostro mito. Wafa Idriss appartiene al passato".
Da kamikaze fallita a "combattente per la pace". Si chiama così il piccolo club a cui appartiene adesso anche Shifa. Un gruppo di ex violenti che raccoglie 150 tra palestinesi e israeliani: nella vita precedente hanno usato l'arma della violenza, adesso credono nell'arma della parola. Promuovono il messaggio della non-violenza. (Fonte: "IO DONNA")
"Che non vuol dire cessare di combattere l'ingiustizia. Gandhi era un combattente disarmato, no? Uno tosto. Non so se la sua lezione può funzionare qui. So che questo è il modello che voglio insegnare a mia figlia e alle sue amiche".
Parole che suonerebbero retoriche sulle labbra di chiunque, tranne che su quelle di una kamikaze rediviva. "I Combattenti per la pace mi hanno chiesto di andare con una delegazione in Europa, ma poi ho preferito restare a casa. Adesso non posso lasciare il lavoro. Mia figlia ha bisogno di me. Con molti sacrifici le ho appena comprato un computer di seconda mano. Non ho marito, non ho tempo per l'amore. Però se qualcuno mi vuole sposare posso pensarci. Tu giornalista per esempio. Hai abbastanza soldi per la dote?" (il giornalista in questione è Michele Farina, ndr.)
Come le cose cambiano. Adesso a casa Al-Qudsi una via verso il paradiso (in terra) non è un'aderente cintura esplosiva ma un computer usato sul tavolo in cucina. Tra israeliani e palestinesi è in corso (finchè dura) una tregua, o se preferite uno stallo. (veramente la tregua o lo stallo si sono già rotti, ndr.). Come cambiano le cambiano le cose? C'è stato un momento in cui Shifa ha capito? "In carcere c'era una guardia che mi ha colpito molto. Un'israeliana, una donna secondina. Suo fratello era morto per mano di un kamikaze palestinese. A me e alle mie compagnie di prigionia diceva: "Adesso potrei vendicarmi, trattarvi male, farvi pagare la mia sofferenza. Ma non lo faccio. Perchè anche voi soffrite, come noi. Quelli che giocano sulla nostra pelle, i capi politici, sono loro i responsabili". Le sue parole hanno lasciato una traccia nel mio cuore, come un aratro fa il solco dove si buttano i semi".
Non l'ha più rivista quella donna? "No, ma presto voglio andarla a trovare. Voglio che anche mia figlia Diana conosca quella donna. Ecco, le dirò: "Questa è la tua nuova zia".
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SE ORIENTE E OCCIDENTE RIFIUTANO L'AMORE

Ha l'occhio soprattutto rivolto al passato, la scrittrice marocchina Fatema Mernissi, quando racconta dell'amore nel mondo islamico. Nelle 51 parole dell'amore (ripubblicato in questi giorni con una nuova introduzione) ripercorre infatti la grande tradizione araba antica dei poeti, dei letterati, dei filosofi che cantarono passione e seduzione con estrema libertà. L'amore narrato, insomma, come una specie di paradiso terrestre, dove le donne non erano affatto sottomesse, bensì ascoltate e rispettate quando non anche obbedite, dove i matrimoni combinati non erano affatto la regola, dove si parlava di innamoramento non come di una cosa buona al massimo per gli adolescenti, ma di un prezioso miracolo da gridare ai quattro venti. Ed è questo ciò che la Mernissi in particolare rimpiange, l'antico piacere di parlare pubblicamente dei sentimenti, oggi quasi completamente perduto, in verità non soltanto nel mondo arabo: nel pudico — o cinico — rifiuto del discorso amoroso Oriente e Occidente sono più o meno alla pari. Di ciò che nel rapporto tra i sessi succede oggi nell'Islam, l'autrice parla invece assai meno e se anche è ovvio che le infauste notizie riportate dalla cronaca mostrano soltanto un aspetto della questione, nell'insieme la situazione — soprattutto in alcuni Paesi — non sembra così rosea come potrebbero far immaginare i liberi scritti della tradizione. Scritti che, peraltro, non trovano molti corrispettivi nell'antica letteratura occidentale segnata com'era dalla sessuofobia cristiana: del resto non è un caso che le Mille e una notte andassero in scena a Bagdad e non a Roma o a Parigi. (Fonte: "Corriere").

Mi sembra interessante questo libro... ma trovo anche interessante il fatto che Fatema Mernissi parli molto meno dell'amore e del rapporto tra sessi nel mondo islamico!
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LA FIGLIA DEL PREDICATORE D'ODIO OMAR BAKRI MINACCIATA DI MORTE, DOPO LE RIVELAZIONI SULLA SUA CARRIERA DI BALLERINA IN TOPLESS

La figlia dell' imam radicale Omar Bakri Mohammed è stata condotta in un luogo segreto dopo minacce di morte che arrivano da estremisti musulmani. Yasmin Fostok, 27 anni, madre di un bimbo di tre anni, è stata condannata a morte da quando si è rivelato che esercita la professione di polo-danzatrice. La polizia si è presentata al suo appartamento del Sud-Est di Londra venerdì sera dopo avere deciso di trasferirla in luogo sicuro. Secondo una fonte della polizia, "è preoccupata per le minacce che giungono dagli estremisti. Ha un bambino piccolo, e non può correre rischi". Yasmin si trovava in un locale notturno e stava per iniziare a ballare. Ha lasciato l'appartamento una borsa in mano e lo sguardo abbassato, mentre sette poliziotti in uniforme, oltre ai poliziotti in abiti civili, la accompagnavano verso un furgone di polizia. Suo figlio vive ormai in posti diversi per proteggerlo da attentati. Secondo le dichiarazioni di uno dei suoi amici ieri sera, "Si sente morire. Non può neppure vedere suo figlio né rientrare per vederlo. Ha molta paura adesso". Il suo avvocato, Iqbal Ahmed, ha detto di essere stato sconvolto quando è stata resa pubblica l'informazione che rivela che lavorava come polo-danzatrice. Ha dichiarato: “Yasmin è sconvolta e si sente morire" (Fonte: Vituccio).
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